Stephen Crane – Fuoco amico

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Dalle alture giunse il suono flebile di una tromba che richiamava la cavalleria. Più tardi, sparsi drappelli del 2° Ussari di Sua Maestà ritornarono al trotto verso le posizioni sottratte a Rostina, dove stazionava soddisfatta la fanteria di Spitzbergen. I cavalieri erano molto compiaciuti e raccontavano come, per tre volte, avessero caricato il nemico in rotta confusa. Negli ultimi tempi erano stati messi alla prova da una grande verità: che quando un nemico coraggioso si dà alla fuga durante il giorno, prima o poi arriva da qualche parte con un intimo corruccio, e si volge indietro a fronteggiare la carica – specialmente se si tratta di una carica di cavalleria. Gli Ussari erano rientrati con discrezione, senza mostrare in quell’occasione uno spirito di corpo troppo sconsiderato.
Tutti ammettevano che il 12° Kickers si fosse meritato il massimo fra gli onori della giornata, ma l’artiglieria aggiungeva che, se i cannoni non avessero tirato con tanta accuratezza, la carica del 12° non avrebbe potuto essere così vittoriosa. Gli altri tre reggimenti di fanteria, naturalmente, non nascondevano l’impressione che il loro attacco sul fianco sinistro del nemico avesse impegnato molti dei fucili che sarebbero stati puntati sul 12°. La cavalleria faceva semplicemente notare che, senza di lei, la vittoria non sarebbe stata completa.
L’orgoglio dei vari corpi si scontrava ad ogni passo, ma erano i Kickers a sorridere con facilità e indulgenza. Alcune reclute esageravano nel vantarsi, ma lo facevano proprio perché erano reclute. Gli uomini più esperti non volevano far trasparire la sorpresa e la gioia per l’impresa del reggimento. Se ricevevano delle congratulazioni, si limitavano a fare un sorrisetto e a comunicare l’idea che l’abilità del 12° fosse loro nota da tempo, e che la carica, vedi, era stata una piccola cosa, solo una deviazione lungo il percorso lavorativo del pomeriggio.
Il generale di divisione Richie fece accampare le truppe sulle posizioni sottratte al nemico. Il vecchio colonnello Sponge del 12° ridistribuì i propri ufficiali: le perdite erano state così ingenti che Timothy Lean ricevette il comando di una compagnia. Non era poi una compagnia tanto grande. Il nuovo comandante incontrò 53 soldati dai volti sporchi e sudati. Quando era scesa in campo, la compagnia contava una forza di 86 uomini. A Timothy Lean il cuore palpitava di orgoglio. Aveva l’intenzione di essere nominato generale, un giorno, e se davvero lo fosse diventato, il momento di quella promozione non avrebbe uguagliato, in termini di soddisfazione, il momento in cui aveva preso possesso di quei 53 vagabondi. Scrutò i loro visi e riconobbe con soddisfazione un sergente anziano e due brillanti giovani caporali. «Ora», disse a se stesso, «ho qui un piccolo gruppo di uomini di cui debbo fare qualcosa». Bruciava in lui il solito fuoco ardente che lo spingeva a trasformarli nella migliore compagnia del reggimento. Li aveva adottati; erano i suoi uomini. «Farò il massimo per voi», disse. «Voi fate lo stesso per me».
Il 12° si accampò sul crinale. Vennero accesi dei piccoli fuochi, e fra gli uomini apparvero numerose tazze di stagno annerito, considerate così preziose che un vago sospetto legato alla loro perdita poteva condurre al più spietato degli scontri. Intanto, alcuni dei soldati rimettevano silenziosamente in ordine il proprio equipaggiamento, mentre i sergenti pronunciavano i loro nomi. Erano quelli condannati a stare di picchetto dopo una dura giornata di marce e di combattimenti. Il crepuscolo calava lentamente, e il colore dei tanti fuochi che punteggiavano il crinale e la pianura si faceva più intenso nel buio che scendeva. In lontananza, i picchetti sparavano a qualcosa.
Una dopo l’altra le teste dei soldati si abbassarono verso terra, finché il crinale fu segnato da due lunghe file di uomini nell’ombra. Qua e là un ufficiale, avvolto nel suo mantello scuro, sedeva pensieroso, con un riflesso del fuoco morente che brillava sull’elsa della sciabola. A intervalli, dalla pianura giungeva il rumore dei cavalli dell’artiglieria, che si muovevano irrequieti alla cavezza, e si potevano immaginare le imprecazioni gutturali borbottate dai loro conducenti. La luna tramontava rapida dietro alle nuvolette che sfilavano nel cielo. In lontananza, i picchetti sparavano a qualcosa.
Al mattino la fanteria e l’artiglieria fecero colazione al suono di uno scontro fra la cavalleria e il nemico, che si svolgeva nella vallata, a qualche miglio di distanza.
Pareva che gli ambiziosi Ussari avessero scovato un nido di vespe, e che stessero combattendo senza la presenza nei dintorni di amici importuni che interferissero. Il resto dell’esercito guardava la battaglia dall’orlo delle tazze di stagno, meditando. Infine, la colonna avanzò pigramente per controllare.
Il 12°, mentre procedeva lentamente, vide un reggimento schierarsi sulla destra e una batteria affrettarsi a prendere posizione. La cavalleria ritornò tintinnando, sorridente d’orgoglio e in attesa dell’ammirazione generale. In quel momento al 12° fu ordinato di fermarsi sul ciglio della strada e di attendere il proprio turno. Istantaneamente, alcuni uomini che si ritenevano saggi quanto i Re Magi – ed erano molti più di tre – vennero dall’Oriente per annunziare che avevano indovinato tutto il piano di battaglia. I Kickers sarebbero stati tenuti di riserva fino al momento culminante dello scontro, e poi lanciati in avanti a conquistare la vittoria. In più, essi fecero notare che il generale si tratteneva vicino a loro per essere pronto, dicevano, a dare rapidamente l’ordine nel momento opportuno. E davvero, su una collinetta a destra, il generale di divisione Richie era a cavallo e guardava con il binocolo mentre, dietro di lui, il suo stato maggiore e le ordinanze montavano cavalcature che mordevano il freno e caracollavano.
È sempre buona norma guardare con attenzione un generale, e i Kickers erano immobili, come inchiodati dall’interesse. Di nuovo i Re Magi vennero dall’Oriente e raccontarono ciò che passava per la testa di Richie, ma persino loro si chiedevano che cosa vi passasse.
D’improvviso accadde qualcosa di emozionante. Verso sinistra, più avanti, si trovava una batteria di Spitzbergen che martellava di colpi il nemico, quando un giocattolo apparve sull’erta alle spalle dei cannoni. Il giocattolo era un uomo con una bandiera – la bandiera era bianca, salvo che per un quadrato rosso nel mezzo. Quel giocattolo iniziò a segnalare, agitando e agitando. E, con l’autorizzazione del capitano della batteria, così parlò al generale Richie: «L’88° viene respinto nel mio settore di centro-destra».
Ora, quando i Kickers avevano lasciato Spitzbergen c’era una media di sei segnalatori per ogni compagnia. Una parte di questi segnalatori era stata distrutta nel primo scontro, ma ne rimanevano a sufficienza perché i Kickers, intesi come unità, potessero leggere la notizia dell’88°. Il messaggio si diffuse in un baleno: «L’88° viene respinto nel mio settore di centro-destra».
Richie si spostò fino al punto dove il colonnello Sponge sedeva alto sul suo gigantesco cavallo e, subito dopo, un grido corse lungo la colonna: «Kim up, the Kickers!». Un gran numero di uomini era già sulla strada, ad assicurarsi le cinture e a indossare gli zaini. I Kickers avanzarono.
Si misero in posizione e passarono in linea irregolare attraverso la batteria, alla sua sinistra e alla sua destra. Gli artiglieri gli si rivolsero con sollecitudine, dicendo loro di non aver paura.
La scena che si trovarono di fronte era sorprendente. Davanti a loro si stendeva un paesaggio inciso da valloncelli dai fianchi ripidissimi e, dalle colline che ne risultavano, si stavano ritirando piccoli drappelli dell’88°. Il 12° scoppiò a ridere, esultando. Gli uomini potevano ora comprendere, dal volume del fuoco, che l’88° si stava ritirando per ragioni che il rumore della fucileria di Rostina non giustificava pienamente. Guidati dagli squilli della tromba, i Kickers risalirono la prima collina e guadagnarono il crinale. Gruppi dell’88° penetrarono attraverso la loro linea, e il 12° gli fece capire, con linguaggio durissimo, le proprie disparate opinioni. I mirini furono graduati sulle 600 iarde[1] e, con una scarica devastante, il reggimento entrò nella sua seconda battaglia.
A un migliaio di iarde[2], sulla destra, la cavalleria e un reggimento di fanteria stavano avanzando cautamente. Sponge decise di non farsi lasciare indietro, e la tromba avvertì il 12° di continuare a procedere. Il 12° caricò, seguito da un gruppo disordinato di soldati dell’88° che si erano di nuovo riuniti e urlavano a piena voce che era stato tutto un errore.
Al giorno d’oggi una carica non è una gara di corsa. Le splendide immagini di baionette puntate, che si muovono a rotta di collo contro i ranghi compatti del nemico, sono un’assurdità, se le si paragona a quanto succede nel presente. Al giorno d’oggi le cariche coprono probabilmente mezzo miglio[3], e muoversi al passo raffigurato in quelle immagini obbligherebbe i soldati a portare dentro di sé dei piccoli motori a vapore.
La carica dei Kickers assomigliava, in un certo qual modo, all’avanzata di una grande folla di battitori che, per qualche motivo, desiderasse ardentemente iniziare il gioco. Gli uomini scivolavano; gli uomini cadevano a terra; gli uomini imprecavano; si alzavano grida: «Di qua!», «Vieni di qua!», «Non andare di là!», «Non puoi alzarti in quel modo!». Gli uomini del 12° balzavano fra le rocce, rossi in faccia, sudati e furenti. I soldati cadevano perché i proiettili li colpivano, e perché non rimaneva loro nemmeno un’oncia di forza. Il colonnello Sponge, sfiatato, con la faccia rossa come un cuscino, veniva trascinato lungo il pendio da uomini devoti e atletici. Tre dei capitani anziani avevano ormai perso contatto e imprecavano con gli occhi, poiché le lingue erano temporaneamente fuori servizio.
Eppure… eppure la velocità della carica non era elevata. Dalla posizione della batteria, sembrava che i Kickers stessero camminando su un terreno estremamente accidentato.
Il reggimento raggiunse una quota più alta, e trovò fortificazioni e morti. Gli uomini si sedettero fra i caduti, accontentandosi di quella compagnia, fino a quando poterono riprendere il fiato. Per trenta minuti chi era rimasto staccato si ricongiunse, venendo da dietro. Il colonnello Sponge guardò alle proprie spalle e vide che Richie, con il suo stato maggiore, si era approssimato percorrendo un’altra strada, ed evidentemente era stato così vicino da notare tutto lo sforzo dei Kickers. In quel momento Richie stava tentando di dirigere il proprio cavallo verso la posizione appena catturata. Sparì in un vallone fra due colline.
In quel momento avvenne che una batteria di Spitzbergen all’estrema destra colse l’occasione per fraintendere l’identità del 12°, e che il suo capitano, non avendo davanti nulla di cui occuparsi, puntasse i propri sei cannoni da 3.2 verso il crinale dove i Kickers, esausti, giacevano fianco a fianco con i morti di Rostina. Un proiettile ribollente e fumoso passò vibrando oltre i Kickers. Esplose appena al di là delle fortificazioni e, essendo uno shrapnel[4], si frammentò all’intorno, senza colpire nessuno. Ma un soldato urlò al proprio ufficiale: «Per Dio, signore, quella è una delle nostre batterie!». Tutto lo schieramento tremò di orrore. Cinque altri proiettili gli saettarono sopra, e uno esplose, grandinando nel mezzo della linea del 3° battaglione. I Kickers sussultarono fino al centro esatto dei loro cuori, si alzarono in piedi e, come un sol uomo, si diedero alla fuga.
Il colonnello Sponge, lottando con la bava alla bocca, distribuendo pugni a destra e a manca, si trovò a fronteggiare la loro furia dalla sommità del suo cavallo. Richie era pallido come la morte, e i suoi occhi mandavano scintille. «Che cosa significa questo comportamento?», mugolò a denti stretti.
Sponge poté soltanto farfugliare: «La batteria… la batteria… la batteria!».
«La batteria?», gridò Richie, con una voce che risuonava come colpi di pistola. «Vi fanno paura i cannoni che stavate per prendere ieri? Tornate là, donnicciole, codardi! Maiali! Cani! Bastardi! Bastardi! Bastardi!».
Gran parte degli uomini si fermò, atterrita dal linguaggio sferzante del generale furibondo. Ma un soldato trovò le parole della disperazione: «Generale, è una delle nostre batterie che ci sta sparando addosso!».
Molti sostennero che il volto del generale si fosse deformato fino a ridursi a una maschera. I Kickers si ritirarono in un luogo confortevole, dove rimaseroo sotto il fuoco, ma soltanto sotto quello dell’artiglieria di Rostina. Gli uomini videro un ufficiale dello stato maggiore che, a cavallo, si muoveva fra gli ostacoli in un modo che sembrava fatto apposta per rompersi l’osso del collo.
I Kickers erano risentiti, ma il cuore del colonnello era spezzato in due. Quasi balbettava al suo maggiore, parlando come se stesse per morire di rabbia. «Avete sentito che cosa mi ha detto? Avete sentito come ci ha chiamati?».
I maggiori si scervellavano per trovare parole che potessero lenire quella profonda ferita.
Al 12° venne comandato di accamparsi sulla collina dove erano stati insultati. Il vecchio Sponge sembrò sul punto di buttare l’ordinanza giù da cavallo a suon di pugni, ma fece il saluto e riportò il reggimento a fare momentanea compagnia ai morti di Rostina.
Il generale di divisione Richie non fece mai le proprie scuse al colonnello Sponge. Quando si è ufficiali in posizione di autorità non si ha l’abitudine di chiedere scusa per i torti fatti ai propri subalterni. Basta andarsene via a cavallo; ed essi comprenderanno, fiduciosi, che l’onore verrà loro restituito. Richie non aprì mai le sue austere, giovani labbra davanti a Sponge per accennare alla scena presso la collina dei morti di Rostina, ma al momento opportuno fu emanato l’ordine generale numero 20, che faceva chiaro riferimento al coraggio mostrato in battaglia dal 12° Reggimento di Linea di Sua Maestà e dal suo colonnello. Infine fu conferita a Sponge un’alta onorificenza, poiché quel giorno era stato maltrattato da Richie. Richie, che comprese quanto è duro per i soldati resistere sotto i colpi del fuoco amico.
Qualche giorno dopo i Kickers, marciando incolonnati lungo una strada, s’imbatterono in quella batteria loro amica, che stazionava in un prato; e si rivolsero alla batteria, e il capitano della batteria impallidì fino alla punta delle orecchie. Ma i soldati della batteria dissero ai Kickers di andare al diavolo – francamente, liberamente, placidamente dissero ai Kickers di andare al diavolo.
E questo fatto dimostra che è meglio, a volte, essere un soldato.


Traduzione di Michele Curatolo


[1] Circa 550 metri.
[2] Circa 900 metri.
[3] Circa 800 metri.

[4] Proiettile esplosivo a frammentazione.

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