Rishi Dastidar – Pianeta nuovo, chi sei?

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certo le poesie che iniziano con “oh, era un sogno!”sono noiose
ma sinceramente questo sogno li supera tutti perché l’ho fatto
38 anni fa e non solo lo ricordo ancora ma lo tengo come un
portafortuna però una volta che lo racconto è più probabile
che lo consideriate un amuleto di sventura peraltro           devo
aver visto 2001: Odissea nello Spazio e si sa quant’è incasinato –
proprio come il nostro futuro – io divago ma sono abbastanza
sicuro che il film abbia scatenato il sogno ma passato tanto tempo
chi può dirlo o a chi importa, no?           peraltro
            eccomi qui a fluttuare senza camminare nello spazio
spazio alla deriva spazio a scrocco spazio di ozio oh, aspetta mi sono
ricordato quale potrebbe essere il fattore/stimolo che ha contribuito
a questo sogno leggendo un libro sui disastri – un attimo
che ci faceva un libro sui disastri in una biblioteca di una scuola
cioè, era un tentativo cosciente di innescare in noi la convinzione che
violenza caos destino e l’imprevedibile alleanza tra tutti e tre e i risultati
casuali che ne derivano siano le uniche costanti nella vita perciò fateci
il callo ragazzi –          peraltro in questo libro c’era il resoconto di come
al rientro dallo spazio dei cosmonauti sono morti carbonizzati perché
il portello della capsula non si era chiuso bene e sì, dovrei andare su
wikipedia per dirvi di più ma non è quel tipo di poesia
e ora come ora tipo non amo più le note in calce[1]          peraltro mentre
ozio, giro qua e là nello spazio comincio a cadere, a cadere non in modo
teatrale con un gesticolare plateale di braccia non assomiglio all’arcinoto
dico arcinoto che ne lanciò uno, no? il ciottolo di pietra che Galileo lasciò
cadere così giù dritto livella a bolla d’aria giù filo a piombo giù vano
ascensore giù oh, forse anche l’Inferno di Cristallo si aggira in questa
congèrie  ricordatevi le fiamme alte nel vano ascensore che fecero
schizzare le sopracciglia di Faye Dunaway insù
            il punto focale è giù e scendo e continuo
ancora a infilarmi nella tuta spaziale senza ruotare o stendere
le gambe o fare salti mortali solo freccia fuso palla di cannone
qualunque sia il bang sonico nei sottili frammenti dell’atmosfera
non rallento anche se so che per la fisica è così e non brucio sono solo calore
bianco Omino Michelin con uno zaino jet sulle spalle e pieno di rancore
ecc. ecc. anche se sembra tutto infinitamente lento ma non era così
perché poi si trova un deserto nessun canyon di tipo arido non sabbioso
 e senz’altro un cactus e terra senza lasciare un segno sul suolo alcuna
traccia un tonfo per l’impatto un suono alcun granello di polvere
un atomo disturbato e alzo la visiera della tuta e scopro di essere
diventato un coyote una iena un lupo        che         volete pure la morale?
Lasciatemi in pace, cazzo


Traduzione di Emanuela Chiriacò
(per gentile concessione dell’autore e della casa editrice Nine Arches Press che in aprile 2023 ha pubblicato in Inghilterra il terzo libro di poesie di Rishi Dastidar Neptune’s Projects):
https://www.ninearchespress.com/publications/poetry-collections/neptune-s-projects 
Rubrica a cura di Emilia Mirazchiyska


[1] cioè, quanto bagaglio sono destinato a portarmi appresso in questo viaggio esistenziale?


Testo originale inglese:

New planet who dis?
of course poems that start ‘oh this was a dream’ are dull
but honestly this was a better than average one in that i
dreamt it 38 years ago and i still not only remember it but
carry it with me like a good luck charm though once i tell you
about it you’ll more likely think of it as an amulet of doom
anyway i must have just watched 2001 and you
know how fucked up that – and so our future – is i digress
but i’m pretty sure the film triggered the dream though at
this distance who knows or cares right? anyway
there i am floating about not space walking
space drifting space mooching space loitering oh hold on i’ve
remembered what might be a contributory factor / input
strand to this dream reading a book of disasters – hang on
what was a book of disasters doing in a school library i
mean was it a conscious attempt at priming us that violence
mayhem fate and the unpredictable alliance between
all three and the resulting random outputs are the only
constant in life so get used to it kids – anyway in this
book was an account of how on their return from space
some cosmonauts were incinerated because the hatch on
their capsule didn’t shut properly and of course i should go to
wiki to tell you more but this isn’t that kinda poem
and right now i’m kinda out of love with footnotes [1]
anyway i’m space loitering /space hanging about/ when i
start falling/ falling not dramatically/ with a flourish arms
waving/ that kinda thing no more like the proverbial i
say proverbial he did actually drop one didn’t he? stone
pebble that Galileo dropped next to the feather like that
straight down spirit level down plumb line down lift shaft
down oh maybe Towering Inferno is somewhere in this mix
too remember all the flames up the lift shaft making Faye
Dunaway’s eyebrows shoot up anyway
the point is down i’m going down and i’m
going and going still inside the space suit no rotating or
piking or somersaulting just arrow ramrod cannonball
whatever sonic boom through all the wispy hair bits of
the atmosphere not slowing down even though i know the
physics says i am and not burning up either just a white
heat Michelin Man with a body-borne hoover and a grudge
and on and on even though it makes it sound endlessly slow
which it wasn’t because then there is a desert no canyon
type thing arid not sandy and definitely a cactus and land
without leaving a mark on the ground not a trace a thud
on impact a sound not a dust mote an atom disturbed and
i pop the visor on my suit and find i have become a coyote
hyena a wolf what you want a moral too? fuck off


[1] i mean how much baggage am i actually meant to carry on this whole living trip 


“New planet who dis?” from Neptune’s Projects by Rishi Dastidar.
Published by Nine Arches Press in April 2023.
Copyright © 2023 by Rishi Dastidar.
https://www.ninearchespress.com/publications/poetry-collections/neptune-s-projects

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Rishi Dastidar è nato nel 1977 a Londra, città in cui vive e lavora. La sua poesia è stata pubblicata, tra gli altri, dal Financial Times e dalla BBC. Partecipa al programma editoriale “The Complete Works”, è consulente editoriale della rivista The Rialto, membro di Malika’s Poetry Kitchen e presidente dell'organizzazione Spread The Word per l’aumento degli scrittori. Una poesia dalla sua opera prima, “Ticker-tape”, è stata inclusa in “The Forward Book of Poetry 2018”. Ha curato “The Craft: A Guide to Making Poetry Happen in the 21st Century” (Nine Arches Press) ed è uno dei curatori di “Too Young, Too Loud, Too Different: Poems from Malika's Poetry Kitchen” (Corsair, 2021). La sua seconda raccolta, “Saffron Jack”, è stata pubblicata nel Regno Unito da Nine Arches Press nel 2020.

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