Olaudah Equiano – La cattura

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[dropcap type=”2″]U[/dropcap]n giorno, quando come al solito tutta la nostra gente era andata via per le proprie occupazioni, e solo io e la mia cara sorella eravamo stati lasciati a guardare la casa, due uomini e una donna scavalcarono il nostro muro e in un attimo ci presero tutti e due e, senza lasciarci il tempo di gridare o di fare resistenza, ci chiusero la bocca, e scapparono via con noi nel bosco più vicino.

Qui ci legarono le mani, e continuarono a portarci il più lontano possibile finché scese il buio, quando raggiungemmo una piccola casa, dove i ladri si fermarono per un ristoro e trascorsero la notte. Fummo allora slegati, ma eravamo incapaci di prendere alcun cibo; ed essendo sopraffatti dalla fatica e dal dolore, il nostro unico sollievo fu un po’ di sonno, che dissipò la nostra sfortuna per un po’.

La mattina successiva lasciammo la casa, e continuammo a viaggiare tutto il giorno. Per lungo tempo eravamo rimasti nei boschi, ma alla fine imboccammo una strada che credetti di conoscere. Avevo adesso qualche speranza di essere rilasciato, perché eravamo avanzati solo di poco prima che scoprissi delle persone in distanza, verso cui cominciai a gridare per avere aiuto: ma le mie grida non ebbero altro effetto che fargli stringere più forte le corde e chiudermi la bocca, e poi mi misero in un grande sacco.

Chiusero anche la bocca di mia sorella e le legarono le mani; e in questo modo procedemmo fino a che fummo fuori dalla vista di queste persone. Quando andammo a riposare, la notte seguente, ci offrirono del vitto, ma lo rifiutammo; e il solo conforto che avemmo fu nello stare l’uno nelle braccia dell’altra per tutta la notte, e il bagnarci l’uno l’altra con le nostre lacrime. Ma ahimè! Fummo presto privati anche del piccolo conforto del piangere insieme. Il giorno successivo si dimostrò un giorno di dolore più grande di quanto avessi fino ad allora sperimentato; perché mia sorella e io fummo separati mentre giacevamo stretti abbracciati. Li pregammo invano di non separarci; lei fu strappata da me, e immediatamente portata via, mentre io venivo lasciato in uno stato di prostrazione che non si può descrivere. Piansi e mi addolorai di continuo, e per diversi giorni non mangiai altro che ciò che loro mi spinsero in bocca.

Traduzione di Anna Ettore 

Olaudah Equiano e il suo sorprendente racconto di viaggio

Gli scrittori afroamericani negli Stati Uniti hanno sofferto di una emarginazione culturale fino ai tempi più recenti perché venivano considerati autori di livello inferiore o separati dal corpus degli autori principali della letteratura americana, in particolare per le prime opere, risalenti al periodo a cavallo tra il XVIII e XIX secolo.

Gli schiavi neri erano vissuti nelle colonie americane sin dal 1619, ma il loro numero aumentò grandemente verso la metà del XVII secolo con il fiorire dello sviluppo del commercio degli schiavi dovuto all’aumento delle attività e ad un maggior numero di rapimenti in Africa e successive vendite in America.

La maggior parte degli schiavi non veniva istruita volontariamente; alcuni venivano educati dai loro padroni e pochi di loro avevano un’istruzione e un talento sufficienti a permettergli di dedicarsi alla scrittura e alla trasmissione di memorie.

L’interesse per la letteratura di memorie degli schiavi afroamericani e la loro popolarità risale al periodo in cui i Quaccheri si impegnarono nella lotta di liberazione contro la schiavitù e al periodo della Rivoluzione Americana, i cui principi evidenziavano l’ipocrisia sociale del periodo per poi giungere ad affievolirsi di nuovo all’inizio dell’Ottocento, a causa della forte dipendenza dell’economia degli Stati del Sud dall’impiego di schiavi.

Nella storia della letteratura il genere dell’autobiografia degli schiavi si realizza come un racconto cronologico in cui si narrano le peripezie dello schiavo e i suoi tentativi di sfuggire alla prigionia, e dei drammi associati a questo faticoso percorso. La narrazione è episodica come il concatenarsi delle avventure e del lungo viaggio che viene intrapreso per raggiungere la libertà negli stati più a nord delle Americhe o in Canada.  Ancora ai giorni nostri il richiamo di questi uomini che anelano alla libertà e cercano di allontanarsi dalla sofferenza è molto forte, e ha influenzato i maggiori autori afroamericani.

Nel XVII secolo siamo ancora agli inizi di questo genere letterario, e le prime opere serviranno da modello per quelle successive influenzeranno la loro struttura episodica (cattura, fuga e inseguimento) e l’avventurosità delle vicende, insieme alle riflessioni spirituali, alla polemica antischiavistica e agli elementi picareschi.

Il primo racconto della vita di uno schiavo fu pubblicato a Boston nel 1760 da Briton Hammon, e fu poi seguito da altre narrazioni, specialmente nel periodo di massima intensità del movimento abolizionista sia in America che in Inghilterra. In generale in queste opere vengono raccontate le vicende degli schiavi e la loro conversione religiosa, oltre ad una valorizzazione delle peculiarità del carattere dei protagonisti che riesce a portarli al successo grazie alla perspicacia e al duro lavoro.

Il libro di Equiano fu uno dei molti pubblicati da Afro-Britannici o Afro-Americani in questo periodo. Accanto alla sua opera troviamo quelle di James Albert Ukawsaw Gronniosaw, Phyllis Wheatley,  Ignatius Sancho e John Marrant.

La narrazione dei primi scrittori afroamericani fu necessariamente influenzata e plasmata dalla tradizione narrativa occidentale dell’autobiografia, anche religiosa, alla quale si affiancò la tradizione africana dello storytelling. Inoltre le autobiografie degli scrittori neri d’America tendevano a essere meno enfatiche nei confronti dell’individualismo tipico della letteratura bianca, e invece riflettevano maggiormente il senso di appartenenza a un gruppo o a una comunità etnica o di valori, a volte anche per il fatto che la sua appartenenza ad una comunità era una necessità per riuscire a sopravvivere in un mondo e in un ambiente tanto pieno di avversità, e collegavano la condizione di prigionia a quella di una schiavitù di tipo spirituale influenzata dalla cultura biblica, alla quale attingevano o si rifacevano.

Molta della narrazione di Equiano è scritta in modo vivido e diretto. Nella sua autobiografia L’incredibile storia di Olaudah Equiano, o Gustavus Vassa, detto l’Africano, egli racconta la storia della sua vita seguendo un ordine cronologico, tentando di trasmettere al lettore i pensieri e le emozioni vissute nel suo percorso, dalla libertà in Africa fino alla schiavitù in America. Il racconto ha una struttura tripartita: dalla prima parte, che narra la sua cattura, l’imprigionamento e il trasporto fino alle Indie Occidentali in un viaggio che è una discesa dalla felicità originaria vissuta in libertà e innocenza, fino all’ arrivo in un mondo crudele e materialista: l’Occidente.

Olaudah prova meraviglia e paura per questo nuovo mondo, e impara presto che il lavoro e il denaro sono le divinità del mondo dei bianchi. Così, giorno dopo giorno, si guadagna il denaro per comperarsi la libertà.

Nella seconda parte del libro, dopo che si è guadagnato il diritto ad essere liberato, cambia lo stile della narrazione ed emerge un nuovo aspetto del suo carattere. È un uomo rinato, e ha maturato una forza di carattere che gli permette di sperimentarsi in più modi in un mondo che ormai è per lui pieno di possibilità e di scoperte. La più importante di queste è la sua nuova religione: il Cristianesimo cui si era già convertito quando era schiavo ma che, nel momento della sua liberazione, può coltivare e sviluppare in piena autonomia.

Equiano nacque intorno al 1745, nel luogo che è ora la Nigeria meridionale, in quello che lui sostenne essere un villaggio degli Igbo, nella zona del fiume Niger.

Fu imprigionato e ridotto in schiavitù all’età di undici anni insieme alla sorella. Venne inviato verso le Americh su una nave negriera, come molti altri milioni di schiavi, e giunse, dopo mesi di viaggio, prima alle Barbados e poi in Virginia. Uno dei suoi padroni, un marinaio della Marina Reale Inglese, gli diede il nome di Gustavus Vassa.

Imparò a leggere, scrivere e fare di conto e si convertì al Cristianesimo. Lavorò sulle navi inglesi e viaggiò nei Caraibi e in Nord America. Ovunque giunse svolse anche affari a proprio nome.

Dopo aver acquistato la libertà con i soldi che egli stesso aveva guadagnato con alcuni commerci, si recò in Inghilterra per non rimanere a vivere nel mondo mercantilista del Nord America, dove avrebbe potuto anche capitargli di essere ricatturato.

Si stabilì in questo Paese e, nel 1792, sposò una ragazza bianca del luogo, da cui ebbe due figlie.

In Inghilterra si impegnò nella campagna abolizionista e fu impiegato dal governo Britannico in un tentativo di ricolonizzare la Sierra Leone con i discendenti degli schiavi. Contribuì alla lotta contro la schiavitù pubblicando la sua autobiografia (nel 1789) e promuovendo instancabilmente il proprio libro per tutta l’Inghilterra.

Al tempo della sua morte aveva raggiunto una certa notorietà e prosperità economica. Pochi anni dopo venne completamente dimenticato, fino agli anni Sessanta del secolo scorsp, quando fu riscoperto dagli studiosi e riportato alla sua importanza storica e letteraria.

 


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