Olga Braghina – “non vedo perché dovrei ricordare…”

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non vedo perché dover ricordare la Kiev degli anni ’80

le candide pareti le asettiche finestre delle chiese

il silenzio vuoto il colore bianco delle bende e l’asfalto fresco ancora caldo di rovente bitume semifuso

perché dover ricordare il distributore automatico di acqua frizzante senz’acqua quelle meringhe bianche di celidonia

rimarresti per sempre incollato a sfogliare vecchie foto ecco uno di voi poco prima del tuo compleanno

oltrepassando furtivamente gli eroi della rivoluzione oltre le calde colonne dell’autocrazia i simboli della patria

non vedo perché dover ricordare Kiev ora che nessuno vive per amare i morti o fare a pezzi i quaderni

e il torbido olio di Podol versato da Annushka*

non vedo perché dover ricordare chi viveva in una casa che era del colore preferito dell’imperatore Nikolaj

quello che raccontava favole al portiere e agli amici d’infanzia

non ti hanno riconosciuto o ricordato dopo tutti questi anni

qui passa una vita di demarcazione sotto anestesia locale

qualcosa senza nome diverso dal motivo per cui dover ricordare la Kiev degli anni ’80 divisa in un prima e un dopo

pagine piegate libro delle ore del Duca di Berry macinate le radici

l’amore è non mente non mostra pietà non finisce né inizia solo l’asfalto infuocato

la carenza di bucce di patate ghiande e acqua del rubinetto

la carenza di sali da bagno gente allegra nella metropolitana

non vedo perché dover ricordare


Traduzione di Valentina Meloni ed Emilia Mirazchiyska


*L’olio versato da Annushka viene da una frase pronunciata da Woland (il diavolo in forma di uomo) a un uomo di nome Mikhail Berlioz nel famoso romanzo di Michail Bulgakov “Il maestro e Margherita” e, dopo il grande successo che ebbe, è entrata nell’uso comune della lingua a significare che qualcosa è già predeterminato e deve necessariamente e inevitabilmente accadere. Nel romanzo, Mikhail Berlioz, dopo essere scivolato sull’olio versato da Annushka (diminutivo del nome Anna), è caduto e il tram gli ha tagliato la testa.
Podol è una zona di Kiev

Testo originale:

Ольга Брагина

***

зачем тебе помнить Киев восьмидесятых

белые стены церквей стерильно чистые окна

пустота молчание белый цвет бинтов первая свежесть асфальта

горячего асфальта среднепрожаренного битума

зачем тебе помнить где эта газировка без воды пирожные безе чистотела

ты застрянешь здесь навсегда будешь перебирать старые фото вот ты до рождения

пробираешься мимо героев революции теплых столпов самодержавия родимых осин

зачем тебе помнить Киев теперь столько не живут не любят мертвых не рвут тетради

мутную взвесь подольского масла Аннушка разлила

зачем тебе помнить кто жил в этом доме любимого цвета императора Николая

рассказывал сказки дворникам рассказывал сказки друзьям

детства не признавшим через столько лет никто не помнит тебя

здесь проходит демаркационная линия жизнь под местным наркозом

то чему нет названия но зачем тебе помнить Киев восьмидесятых разделять на до и после

часослов герцога Беррийского загибать страницы стачивать корешки

любовь не лжет не милосердствует не заканчивается не начинается только горячий асфальт

дефицит желудей картофельных очистков воды из крана

морской соли для ванн счастливых людей в метро

зачем тебе помнить

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Olga Braghina (Kiev 1981) è una poetessa, scrittrice di prosa e traduttrice. È autrice di sei libri: “Applications” (2011), “Namedropping” (2012), “Background Light” (2018), “Speech is Like a Flash Lamp” (2020), “Prisms of Pleroma” (2021) e “Pelicans” (2021). I suoi lavori sono apparsi in riviste letterarie come Vozdukh, Interpoezia, Polutona, Novaya Yunost', Volga, Zinziver, Deti Ra e altre. Le sue traduzioni in russo della raccolta poetica “Vanishing Acts” di John High e della raccolta poetica” Ice for You” di Katie Farris sono state pubblicate a Kiev rispettivamente nel 2018 e nel 2021. Scrive regolarmente sulla pagina Facebook e dal montaggio dei post di dodici giorni di guerra è nato il suo "Diario da Kiev", già tradotto in inglese, in svedese e parzialmente in italiano. Si ringrazia la dott.sa Giulia Marcucci che ha tradotto i diari da Kiev, che potete leggere a questo link: https://www.unistrasi.it/1/10/7042/Voci_contro_la_guerra.htm

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