Silvio Donà – La lettera delle royalties

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L’ha tenuta sul comodino tutto il giorno.
L’ha presa in mano un paio di volte, poi l’ha rimessa giù. Senza aprirla.
È solo una lettera. Secondo le leggi della fisica è leggera. Secondo altre leggi, non scritte, è maledettamente pesante. Sa di che cosa si tratta, la stava aspettando: è la lettera con cui la casa editrice gli comunica ufficialmente quante copie del romanzo che ha pubblicato ha venduto l’anno precedente e, di conseguenza, quanto gli spetta di royalties.
In pratica è la sua pagella. Quella che dirà, brutalmente, com’è andata la sua prima avventura editoriale al di là delle pacche sulle spalle degli amici e delle lodi preconfezionate dell’editore; al di là delle due o tre recensioni non malvage collezionate su internet e della manciata di lettori che hanno aggiunto il suo libro nei siti per appassionati di lettura.
Lo sa benissimo: lo ha capito che il suo piccolo romanzo d’esordio, che gli è costato ansia e fatica, non ha certo fatto il “botto”. Come ampiamente prevedibile, è stato solo uno dei tanti romanzi sfornati e triturati dalla bulimica macchina editoriale nazionale che, nonostante pianga perenne miseria, riversa ogni anno sul mercato migliaia di titoli i quali, bene che vada, restano nelle librerie per lo spazio del ritorno delle mestruazioni di sua moglie e vendono, il più delle volte, un numero di copie persino inferiore al numero degli amici e dei parenti più prossimi dello scrittore.
In pratica qualche cugino, bastardo, il libro fa solo finta di leggerlo.
Del resto è consapevole che il genere del suo romanzo non è di quelli che fanno sfracelli in termini di vendite. Non si tratta, infatti, né di un thrillerone in salsa di serial killer né di una storiacchiona infarcita di misteri e di Templari. Più banalmente è l’ennesimo romanzo di formazione che racconta l’infanzia sfigata di un ragazzino timido, figlio della piccola borghesia, in una città di provincia.
Preso atto e accettato che di “piccolo cabotaggio” si tratta, non gli resta che sperare si tratti di un piccolo cabotaggio dignitoso. L’editore (uno – incredibile ma vero – che non gli ha chiesto soldi sottobanco) gli ha fatto capire che riterrebbe un successo esaurire la prima tiratura di mille copie, ma che per rientrare dalle spese gli basterebbe venderne trecento, meglio magari trecentocinquanta.
Fino a ieri diceva a se stesso che si sarebbe ritenuto soddisfatto di raggiungere quota cinquecento. Gli sembrava un bel risultato, paragonato alle vendite medie degli autori che pubblicano con un piccolo editore. Oggi, con la busta che lo aspetta pazientemente sopra il comodino, silenziosa e infida, gli pare che anche trecento copie andrebbero bene. Magari anche duecentocinquanta. Magari pure duecento, che poi, nel corso del prossimo anno, se ne potrebbero vendere delle altre e…
L’orologio segna le 22:00. Si mette il pigiama, va in bagno, si lava i denti.
Infine eccolo lì. Seduto sul bordo del letto. Non si può più aspettare.
Una volta deciso, prende la lettera con improvvisa frenesia. La straccia con mani non molto ferme e tira fuori l’unico foglietto che contiene. È ripiegato in tre. Lo apre piano, si può dire che lo “spizza” come il giocatore di poker che scopre poco per volta le carte che ha ricevuto in sorte.
Legge il numero. Gli cadono le braccia. Lo rilegge di nuovo. Forse non è quello giusto. Forse…
No. È proprio il numero giusto. C’è scritto “98”.
Nel corso del primo anno di pubblicazione ha venduto novantotto copie del suo romanzo. Neanche cento. Non è neanche arrivato a fare cifra tonda. Porca miseria! A saperlo se le sarebbe comprate lui, di tasca sua, quelle due maledette copie mancanti.
Quanto sono gli amici e i parenti? Non ha una famiglia molto numerosa. Né un gran giro di amici (mai come in questo momento vorrebbe essere uno di quei tipi estroversi che conoscono mezzo mondo, invece che il classico timido che frequenta la stessa cerchia di persone da una vita). Un paio di volte si è messo a fare il conto. Diciamo che amici e parenti avranno comprato un’ottantina di volumi?
Insomma: il suo libro, in libreria, ha venduto sì e no quindici copie.
Eccolo qua, nero su bianco. L’ennesimo esordiente senza fortuna. Uno dei tanti. Né meglio né peggio della maggior parte degli altri. Se si trattasse di una pagella scolastica sua mamma lo prenderebbe per le orecchie e gli direbbe che se lo può scordare il motorino.
Continua a scorrere il foglio. A questo punto il bicchiere bisogna berlo fino in fondo. Legge così anche l’ammontare delle “famose” royalties. Gli viene fuori una risatina involontaria, una specie di pernacchia tra le labbra. Con quella cifra farà fatica a portare sua moglie a mangiare una pizza.
In quel mentre lei entra nella stanza. Anche lei in pigiama, struccata, pronta per andare a dormire.
Le basta uno sguardo.
Non dice niente. Si infila nel letto. Lui poggia la lettera; a sua volta si mette giù. Spegne la luce sul comodino. La stanza casca nel buio.
«Vieni qua…» mormora lei.
Lui si avvicina. Lei lo abbraccia e lo tiene stretto stretto.
«Non mollare. Vedrai che il prossimo andrà meglio, sono sicura!».
Lui non ne è altrettanto sicuro. Ciò nonostante sa che non mollerà. Non ha dubbi: non mollerà perché scrivere gli piace, perché scrivere è importante, perché lo ha fatto per anni, anche solo per se stesso, anche quando un editore non ce l’aveva; non mollerà perché le storie da raccontare non gli mancano e le parole neppure, perché quella sua testa un po’ spelacchiata, che ora sua moglie accarezza con dita leggere, è sempre piena di parole. Scriverà perché il mondo così com’è non gli basta e non gli basterà mai e ha bisogno di masticarlo, digerirlo e risputarlo nel modo in cui sanno fare (bene, male, abbastanza bene) le sue dita sui tasti di una tastiera.
Sì. Il prossimo andrà meglio. Ha già una straordinartia trama in mente.
Sua moglie lo bacia. Ha le labbra calde. Le mani si muovono a memoria. I corpi conoscono le regole.
Grazie, amore mio, per questo amore fatto con amore.
Sì…
Fanculo al mondo!
Il prossimo romanzo sarà bellissimo

P.S. Per fortuna i miei romanzi hanno venduto un po’ di più, ma tutti gli autori “non famosi” potranno riconoscersi in queste righe.

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Silvio Donà
È nato in Veneto l’anno in cui la sonda Mariner 4 è atterrata per la prima volta su Marte. Vive in Puglia. È sposato e ha due figli. Oggettivamente i due ragazzi più belli del mondo. Ha preso (inavvertitamente) una laurea in legge e lavora nell’ufficio legale di una banca. Ha pubblicato per Leone Editore i romanzi di ambientazione fantascientifica: "Extasia" (2015) e “Pinocchio 2112” (2009) e il romanzo breve (ironico) “Luisa ha le tette grosse” (2011). Finalista nell’edizione 2011 del “Torneo letterario Io Scrittore”, ha pubblicato in formato ebook per GEMS (Gruppo Editoriale Mauri Spagnol) il romanzo “Nebbie” (2012). Nel 2017 ha pubblicato per CentoAutori “La ragazza che non sapeva respirare le nuvole”. Ama scrivere anche storie brevi e ha pubblicato numerosi racconti. Ha vinto concorsi letterari a livello nazionale (ad es. il Premio “Mondolibro” e Il Premio “Orme Gialle”). Per il cinema insieme a Antonio De Santis ha scritto soggetto e sceneggiatura del film “Mi rifaccio il trullo” con Uccio De Santis e Lorena Cacciatore, regia di Vito Cea, uscito nei cinema a marzo 2016. Collabora con riviste e con la moglie Imma, che di recente è riuscita a insegnargli a stirare.

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