Nina George – Una piccola libreria a Parigi

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È una falsità […] che i librai si occupino di libri.
Si occupano delle persone.

Ho acquistato Una piccola libreria a Parigi di Nina George d’impulso, anche se lo avevo annotato mentalmente nella mia lista desideri.
Era l’ultima copia rimasta sul bancone e ho sentito che doveva essere mia, che quello era il momento di leggerlo. Ho tantissimi libri che mi aspettano, nella mia libreria, e non so mai quale sarà il prossimo che leggerò, ma ho imparato che la scelta giusta arriva sempre nel momento giusto. È come se ogni libro “sapesse” che abbiamo bisogno proprio di quello, di quella storia e di quel messaggio, in quel momento della nostra vita, e in qualche modo si fa notare e ci convince a sceglierlo.
Una piccola libreria Parigi racconta la storia di Jean Perdu, che possiede una libreria galleggiante sulla Senna–la Farmacia Letteraria–e ha un dono speciale: sa sempre qual è il libro di cui i suoi clienti hanno bisogno in quel momento (e raramente è il libro che erano andati a comprare).
Per Jean Perdu infatti, i libri sono medicine per l’anima.

Perdu utilizzava orecchie, occhi e istinto. Era in grado di riconoscere di che cosa avesse bisogno l’anima, come se gli parlasse. Poteva rilevare dal linguaggio corporeo, dal portamento, dai movimenti, dai geti, cosa la affliggeva o schiacciava. Inoltre possedeva quella che suo padre aveva soprannominato “trasmiranza”. “Tu percepisci e vedi attraverso la maschera dietro cui si nascondono in molti. Riesci a capire tutto quello che li preoccupa, quello che sognano e quello che gli manca.

La vita di Perdu procede tranquillamente fino all’arrivo, nel suo condominio, di Catherine, una donna abbandonata dal marito. Le vicine chiacchierone e invadenti di Perdu lo convincono a regalare un tavolo alla donna, che non possiede più nulla, dimenticandosi che nel cassetto di quel tavolo c’è LA lettera che gli scrisse vent’anni prima Manon, la donna della sua vita, quando se ne andò. Una lettera che lui si rifiutò sempre di leggere.
Ma Catherine, la prima donna che dopo vent’anni di “isolamento” tocca il cuore a Perdu, in qualche modo lo convince a leggerla, sconvolgendolo. La lettera infatti svela il segreto di Manon e il vero motivo per cui lo aveva lasciato, ribaltando completamente la situazione e facendo mettere in discussione a Perdu le scelte della sua vita.
Il libraio decide così, all’improvviso, di salire a bordo della sua Farmacia Letteraria e di partire, per andare in Provenza, luogo di nascita della sua Manon. Ma quello che doveva essere un viaggio solitario diviene invece la sua occasione di riaprire il cuore agli altri: ad accompagnarlo troverà infatti Max, giovane scrittore in crisi e in cerca di ispirazione; Vitale, un italiano pieno di sorprese; e Samy, una donna molto particolare.
Il prezioso dono di Perdu di aiutare gli altri e la sua empatia lo rendono, per me, un personaggio molto piacevole, un libraio che andrei costantemente a trovare, anche se a volte possono irritare la sua arrendevolezza e il rifiuto di prendersi cura di se stesso, come se volesse autopunirsi in eterno. Sono spassosissimi i dialoghi con i clienti della libreria, che spesso rimangono senza parole davanti alla franchezza di Perdu:

“Con permesso, quello che legge è più importante, a lungo termine, dell’uomo che sposerà, ma chère -madame.”
Lei lo guardò irritata. “Mi dia il libro, si intaschi i soldi e faremo finta che sia una splendida giornata.”
“Ma è già una splendida giornata, domani probabilmente comincerà l’estate, ma lei non avrà questo libro. Non da me. Posso consigliargliene degli altri?”

Il viaggio in barca da Parigi fino alla Provenza è una delle parti più belle del libro. Romantico, avventuroso, un vero e proprio viaggio di iniziazione per i passeggeri della Farmacia Letteraria.
Nonostante queste bellissime premesse e la scrittura piacevole, ci sono punti in cui la spontaneità si perde, sopraffatta da una cura quasi maniacale del lessico, che crea l’effetto “motore ingolfato”, nonché quello di un brusco risveglio durante un bel sogno. Un altro aspetto che, personalmente, mi ha fatto un simile effetto, è stata la struttura anomala di alcuni dialoghi che li rende confusi.
I pregi di questo romanzo, tuttavia, superano i difetti, presentando spunti interessanti sulla natura umana e affermando il grande potere curativo dei libri.
In appendice, vi sono anche delle ricette provenzali e una lista di libri “medicine”.

I librai non dimenticano mai che i libri sono un mezzo per esprimersi, per cambiare il mondo e far cadere i tiranni.
Quando Monsieur Perdu li guardava, non vedeva solo storie, il loro prezzo e un pronto soccorso per l’anima. Vedeva la libertà su ali di carta.

“Kästner è stato uno dei motivi per cui ho chiamato la mia libreria galleggiante
‘Farmacia letteraria’”, spiegò Perdu. “Volevo dedicarmi a quegli stati dell’animo che non hanno lo status di malattia e che i dottori non degnano di attenzione. Tutte queste timide emozioni, i moti interiori, a cui nessun terapeuta si interessa perché probabilmente troppo piccoli e incomprensibili. Ciò che proviamo quando l’estate finisce di nuovo. O quando capiamo di non avere più tutta la vita davanti per poter trovare il nostro posto nel mondo. O anche i sottili dispiaceri per quando un’amicizia rimane in superficie e bisogna continuare la ricerca di un confidente. La malinconia che ci coglie la mattina del compleanno. La nostalgia dell’aria che respiriamo nell’infanzia. E cose del genere.