Contatti: un’avventura eccentrica – Intervista a Massimo Morasso

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Sono un essere curioso e libero e sempre mi spinge la necessità di comprendere, scavare in esperienze che apparentemente mi restano distanti, per forma e tradizione. Noi, più che inventare, scopriamo: lo diceva Caproni in un discorso sulla poesia del 1984. Prendo in prestito il pensiero, non proprio fedelmente, per dire che nascono a Genova le Edizioni Contatti. Un’avventura editoriale eccentrica, che propone un articolato panorama d’esperienze di scrittura contemporanea, con un occhio rivolto alla migliore tradizione del Novecento, e un altro spinto nel suo al di là. Per capire cos’è Contatti ho intervistato il poeta e saggista Massimo Morasso, anche direttore editoriale della neonata.

  1. Contatti: una nuova casa editrice; spiegaci la scelta del nome.
Il logo della casa editrice

Le edizioni Contatti nascono a Genova come filiazione naturale dell’Associazione culturale Contatti, che ha tre anni di vita.
L’Associazione e la casa editrice devono il proprio nome all’attitudine di chi le anima. A noi di Contatti, infatti, interessa mettere in relazione soggetti, saperi e ambiti intellettuali anche diversissimi fra loro. Per Contatti, è attraverso le scintille che scaturiscono dall’incontro fra persona e persona, intelligenza e intelligenza, che nascono “cose” ed “esperienze” degne di questi nomi: le occasioni, cioè – che a noi piace “fissare” anche su carta –, necessarie per condividere passioni riccamente umane e contribuire a creare occasioni di crescita.
Il logo della casa editrice, una re-invenzione grafica del geroglifico egizio A19, accenna anche a un’altra, più alta idea di contatto: quello fra la terra e il cielo, del quale noi esseri umani siamo a un tempo testimoni e mediatori privilegiati.

  1. In che cosa Contatti dovrebbe distinguersi? Non ti sembra che di case editrici ce ne siano già molte?
Un momento della prima presentazione di “Contatti”

Lo stato di salute dell’editoria italiana non è affatto buono. In Italia si legge poco e male, si sa. I marchi storici, che sono parti in causa nell’affaccendarsi dell’industria culturale supportata dai media, traccheggiano succubi delle logiche di mercato. Ma, sorprendentemente, le cose non vanno meglio neanche nel contesto meno business oriented delle case editrici cosiddette “minori”, né di quelle quasi del tutto invisibili come la nostra. A questo livello, si fa sempre ancora tanta confusione fra stamperie, stamperie “ripulite” con il belletto-garante di un marchio editoriale, e case editrici vere e proprie. Che in un’epoca di emorragica auto-promozione autoriale dovrebbero avere il coraggio di pensarsi come dei luoghi di servizio e consulenza culturale, e svolgere un ruolo di filtro e orientamento. Per mille motivi, però, poche sono le realtà in grado di prendersi queste responsabilità storicamente cruciali. Per cui, a un eccesso di domanda editoriale, non è poi così vero che oggi corrisponda un’effettiva risposta dell’offerta, perlomeno in termini di qualità.
Minuscola, conscia del suo ruolo di nicchia della nicchia, Contatti si distingue dalla maggior parte delle imprese editoriali perché ha deciso di rimanere al di fuori del circuito commerciale “classico”. I nostri libri non si affidano alla catena distributiva e non hanno indicazione di prezzo in copertina. La loro visibilità passa prevalentemente per i canali social che stiamo attivando e per una piccola catena “solidale” di librerie amiche; la loro promozione, per il passa parola dei nostri stessi lettori, che immaginiamo volentieri come lettori forti, attenti alle dinamiche profonde della contemporaneità.

  1. A quali tipi di pubblicazione punta? Quali sono le collane?
Il logo definitivo di “Contatti”

Il nostro progetto è nato per affiancare e veicolare la buona letteratura contemporanea, italiana e straniera.
La linea editoriale di Contatti si articola in sette collane che coprono, nel loro insieme, i principali ambiti formali della scrittura d’invenzione e della riflessione critica di oggi: fin da subito, ci muoviamo fra i generi entro uno spettro ampio, che va dalla narrativa sperimentale alla saggistica, alla poesia, alla scrittura per l’infanzia.
I titoli delle nostre collane ricalcano i nomi delle fasi del processo alchemico. E questo non perché in Contatti si abbiano particolari inclinazioni esoteriche, ma perché sul piano simbolico le fasi di trasformazione dell’Opus alchemico corrispondono a diversi livelli di individuazione psichica e spirituale. E noi, in analogia a tali fasi, pensiamo alla nostra avventura editoriale come a una specie coraggiosa di viaggio di gruppo, che mira a una crescita in termini di consapevolezza interiore di tutti e tre i principali attori del “fatto” letterario: l’autore, il lettore, e… l’editore. Il quale vive a fianco dell’autore il travaglio creativo e il tempo, e i passi, fra tagli, aggiustamenti e ristrutturazioni, inevitabili nel lungo corso della gestazione di un’opera, e si fa carico anche della sua messa “in comune”, la pubblicazione. Che è l’ultima tappa del lavoro di un singolo, certo, ma un lavoro che è stato visto, ripensato, discusso e validato da più teste. Abbiamo così “Nigredo” (una collana di narrativa sperimentale, zibaldoni e frammenti), “Cauda Pavonis” (una collana di dialoghi, interviste e interazioni d’autore), “Viriditas” (una collana di scritture per l’infanzia), “Blu 77” (una collana di plaquettes poetiche in 77 pagine stampate in altrettanti esemplari), “Albedo” (una collana di racconti, narrazioni e prose di romanzo), “Citrinitas” (una collana di saggistica e riflessioni critiche) e “Rubedo” (una collana di testi in versi e in prosa poetica). 

  1. Chi è Contatti?

Soci fondatori dell’associazione siamo Barbara Garassino e io. Barbara è la responsabile della programmazione della Stanza della Poesia di Palazzo Ducale, a Genova, la “casa della poesia” della nostra città, e collabora da anni all’organizzazione del Festival Internazionale di Poesia di Genova. Con il suo talento multitasking, è soprattutto a lei che pensiamo quando pensiamo a chi potrà essere in grado di tener saldo, nel tempo, il timone della nostra rotta.
Ma al di là dell’assetto associativo, con i suoi organigrammi e funzionigrammi, le edizioni Contatti possono contare su un pool di collaboratori e consulenti di lunga esperienza libresca ed editoriale. I nomi e i curricula dei curatori delle collane parlano, come si suol dire, da soli: oltre che di Barbara (che cura “Albedo” in prima persona) e di me (che mi occupo invece di “Rubedo”), si tratta di Daniela Bisagno, critica letteraria, saggista e consulente editoriale (“Citrinitas”), Liuba Cardaci, educatrice e operatrice culturale per l’infanzia (“Viriditas”), Marco Ercolani, psichiatra e scrittore (“Nigredo”), Claudio Pozzani, poeta e Direttore del Festival Internazionale di Poesia di Genova (“Blu 77”) e Stefano Rissetto, giornalista e scrittore (“Cauda Pavonis”). La grafica è di Paolo Valdenassi, cui dobbiamo, fra l’altro, l’intuizione del logo.
E poi, o meglio, forse, prima di tutto, Contatti è i suoi autori – fra i quali, a pochi mesi dalla nascita, si trovano già alcuni narratori di fama e qualità nazionale, da Marco Ferrari a Barbara Fiorio, da Lorenzo Licalzi a Chiara Matteucci, e poeti eminenti a livello nazionale e internazionale, come Luigi Cannone, Andrea Margiotta, Stefania Roncari ed Eloy Sánchez Rosillo – e i suoi lettori, con i quali amiamo pensare di riuscire a dar vita a una (magari) ristretta ma lungimirante comunità editoriale. 

  1. Che mi dici del fattore tempo? Contatti starà dietro alle novità in maniera frenetica o all’opposto dilaterà la parola nel tempo?
Un altro momento della prima presentazione

Senza eccessi di antagonismo militante, Contatti intende andare in controtempo, in direzione “ostinata e contraria” per dirla con De André (genovese come noi) in vena di citazione da Álvaro Mutis (che anni fa fu ospite al Festival di Poesia di Genova, e fu fra i firmatari della mia “Carta per la Terra e per l’Uomo”). Noi crediamo che per stare per davvero al passo profondo dei tempi non occorra inseguire il profitto, né idolatrare la nuova Dea Visibilità, ma rallentare l’andatura, e mettersi in una posizione di vigile retroguardia, con tutti gli occhi attenti al valore. Al valore letterario di un testo e, più genericamente, anche al valore umano di chi quel testo l’ha scritto, ma non ha che scarsa o nessuna cupidigia di vedersi riflesso nelle multiformi vetrine-specchi-di-Narciso che orientano il corso della comunicazione – siano essi gli scaffali dei mega-store o le pagine dei social acchiappa-like, e dei loro sempre più fatui bagliori.


Massimo Morasso è nato a Genova cinquantacinque anni fa. Germanista di formazione, ha tradotto in volume dal tedesco (Yvan Goll ed Ernst Meister) e dall’inglese (William Butler Yeats, David Jones…) e studiato a fondo la poetica di Rilke. A partire dal 1997 ha dato alle stampe soprattutto poesia (il ciclo de “Il portavoce”, 1997-2012, con L’Obliquo, Raffaelli e Jaca Book e “L’opera in rosso”, 2016, con Passigli), ma ormai scrive e pubblica quasi soltanto saggi e prose creative. Nel 2001 ha scritto la “Carta per la Terra e per l’Uomo”, un documento di etica ambientale in 12 tesi che è stato sottoscritto anche da vari premi Nobel per la Letteratura e premi Pulitzer per la Poesia. Ha vinto premi importanti (il “Gozzano”, il “Catullo”…) ed è stato tradotto in altre lingue.

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