La libertà della poesia – intervista con Sonnet Mondal

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Come ti senti con questo nome, “Sonnet”? Ti hanno mai chiesto se è il tuo vero nome?
È una domanda in cui mi sono imbattuto anche prima di iniziare a scrivere poesie. Ricordo un giorno in cui il mio insegnante di matematica a scuola mi chiese se avessi mai provato a scrivere un sonetto. La mia reazione fu di vuoto. Il nome non mi ha mai ispirato a scrivere poesie, ma in qualche modo le reazioni che ricevo dalle persone riguardo al mio nome e al suo legame con la mia scrittura sono qualcosa che si può riassumere come il viaggio di un poeta con un nome poetico.  Il merito va ai miei genitori, per avermi etichettato con una forma poetica che in seguito avrebbe rivelato ciò di cui ero capace.

Hai mai provato a scrivere un “Sonetto”? Scrivere un “Sonetto” è difficile in inglese, ma in italiano è molto naturale e appare semplice.
Ho provato a comporre sonetti in varie occasioni, e ho anche pubblicato un libro di sonetti sperimentali nel 2010, ma mi sono presto reso conto che la forma non mi permette di esprimermi come vorrei. Era difficile per me esprimermi all’interno dei confini fissi di un sonetto. In molti casi le mie emozioni uscivano da questa cornice. Di conseguenza, ho ricominciato a scrivere in versi liberi.

Qual è il tuo “rapporto” con quel tipo di testi/poesie destinati o adattati per essere cantati?
I testi delle canzoni non possono essere definiti poesia. Per me la poesia è qualcosa che ci permette di dare un’occhiata all’infinito con lo scopo di godere dell’inconcludente. È qualcosa che getta un ponte tra i sensi, il linguaggio e l’espressione. Porta a una realizzazione, in cui le dure realtà della vita penetrano nella pelle come l’acqua nel cotone. I testi delle canzoni, invece, si sono evoluti in un genere artistico distinto, semplice da comprendere e percepire, destinato al grande pubblico, piuttosto che a chi cerca di dare un senso alle stranezze della vita. I testi sono presentati e scritti in modo molto diverso dalle poesie.

Come lettore e poeta prediligi sempre il cosiddetto “verso libero”?
Come lettore, viaggio attraverso varie forme di poesia, ma come scrittore mi concentro sul verso libero.

Cosa pensi della tradizione poetica bengalese e del suo uso moderno, cioè della lirica in rima o non in rima? Quali poeti bengalesi contemporanei segui, leggi e ami?
La poesia bengalese è una lingua-poesia relativamente recente, sviluppatasi soprattutto nel XX secolo. Dall’epoca di Tagore, quando la poesia bengalese è salita alla ribalta, ci sono stati cambiamenti significativi nel modo di scrivere, proprio come la storia in evoluzione di altre lingue-poesia. Ai giorni nostri, trovo che molti giovani bengalesi si rivolgano alla poesia come mezzo per esprimere le loro idee creative, con una preferenza per i versi liberi. Nonostante il coinvolgimento di un gran numero di giovani nella poesia bengalese, questa è rimasta per lo più non tradotta rispetto ad altre lingue.  Tra i poeti bengalesi contemporanei, mi piace la poesia di Joy Goswami, Srijato, Mridul Dasgupta e Bibhas Roychowdhury.

Perché hai scelto di scrivere poesie in inglese, e come sei arrivato a questa decisione?
La lingua non è altro che un insieme di suoni che ci permettono di comunicare, e credo si debba scrivere nella lingua in cui ci si sente più a proprio agio. Scrivere in inglese è utilizzare la lingua con cui mi sento più a mio agio. Tuttavia, mi piace leggere poesie in bengalese e in hindi.

Chi è stata la persona più influente sul tuo sviluppo come giovane poeta? A chi sarai eternamente grato? (In altre parole, chi ti ha detto per la prima volta che sei un vero poeta e chi ti ha aiutato ad aprire la tua mente al mondo della poesia)?
Non posso indicare una persona in particolare, ma è stata la strada della mia vita a condurmi nel regno della poesia, e lungo il percorso ci sono stati tanti casi, occasioni, eventi ed esperienze quante sono state le persone. Nessuno mi ha mai definito un “vero poeta”, per quanto possa ricordare.

A quante antologie di poesia hai contribuito, e cosa ne pensi?
È un numero piuttosto elevato nel corso di 15 anni di carriera di scrittore, ed è difficile sommarle tutte qui.

Che cosa pensi delle antologie di poesia? Che utilità hanno?
Le singole raccolte di poesia vendono meno delle antologie. Di conseguenza, contribuire a una particolare antologia aumenta le possibilità per un poeta di essere notato. Tuttavia, nulla nella vita di un poeta può sostituire un libro unico. Per quanto riguarda i lettori, le antologie offrono loro un assaggio dei vari tipi di poesia che vengono attualmente scritti, nonché dei contorni mutevoli della poesia.

Perché i poeti di lingua inglese come te non traducono le proprie poesie nella loro lingua madre?
Tradurre da una lingua all’altra è come lanciarsi con il paracadute in un’altra terra; bisogna avere l’attrezzatura giusta e un’esperienza sufficiente per atterrare in modo sicuro ed esperto. Inoltre, le traduzioni spesso si trasformano in transcreazioni, dando vita a contenuti completamente diversi. Quello che sto cercando di dire è che tradurre è un compito difficile, e non ho mai provato a tradurre dall’inglese al bengalese. Quando si tratta di tradurre opere letterarie, credo anche che sia semplice tradurre dalla lingua che si parla alla lingua che si scrive e si parla.

A proposito della “fotografia” della tua poesia Un pomeriggio nella mia mente, vuoi condividerla con i tuoi lettori, amici o membri della tua famiglia?
Una poesia deve parlare da sola e lasciare spazio ai pensieri. La poesia non è la fotografia; è un tipo di espressione che permette di vedere una scena attraverso la nebbia che sale.  Se un lettore chiede di vedere la foto, gliela mostro volentieri senza permettergli di memorizzarla sul suo dispositivo. È qualcosa che mi sta a cuore che rimanga lì, nella forma in cui è ora.


Traduzione dall’inglese di Heiko H. Caimi


Qui alcune poesie di Sonnet Mondal:
Inizi 
Guardando il lago di Ocrida

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