Michele Curatolo – Una sera nel giardino

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Una sera di fine maggio, nel giardino dell’Eden, passeggiando alla brezza che veniva dall’Est, Jahvè scorse Adamo seduto ai piedi dell’albero della conoscenza. Adamo era immobile, pensieroso, la testa china e la guancia appoggiata al palmo della mano. Jahvè lo chiamò a sé:

«Ehi, Adamo! Vieni un po’ qui, per favore!»
Adamo si alzò e corse a prostrarsi davanti a Jahvè, il viso affondato nella polvere.
«Amico mio, ti vedo un po’ triste. Ti senti solo, eh? Non ti bastano più il giardino, gli alberi, i frutti e tutti questi animali, non è vero?»
Adamo non rispose ma, da terra, scosse la testa.
Jahvè lo guardò sorridendo e poi, chinatosi verso di lui, gli sussurrò all’orecchio:
«Questa volta dunque la facciamo, l’operazioncina, eh?»
Adamo iniziò a tremare, si appiattì ancor di più nella polvere, e mugolò:
«No, per favore, l’operazione no!»
«Ma come? Per una sola costola che ti chiedo? Ma dài! Ti addormento due minuti, e poi vedrai che presto sarà tutto finito!»
«No, Signore, ti prego. L’operazione fa male!»
Jahvè cominciava a irritarsi. Scostatosi da Adamo, si alzò e disse:
«Senti, Adamo. Te l’ho già detto e te lo ripeto ancora una volta! Devo partire da qualcosa di tuo! Anzi, da qualcosa dentro di te. Credimi» continuò «la costola è l’ideale. Solo così potrò formarti la compagna perfetta. Si chiamerà donna: proprio perché carne della tua carne, l’armonia con lei sarà massima: nessun contrasto, concordanza di pensiero e di azione, comprensione somma e totale, passione duratura e sempre nuova a ogni amplesso. Stessi gusti, stessa lingua, condivisione di ricchezze e di gioie. E mai nessun dolore. Insomma, la felicità più completa per voi. E tu rinunci a tutto questo per un po’ di male passeggero?»
Adamo dapprincipio non rispose nulla. Poi disse con voce piagnucolosa:
«Ma io non voglio essere operato! Non ci sarebbe un altro modo per creare la donna? Un modo che non mi faccia soffrire?»
Jahvè tuonò:
«Che essere testardo e stupido ho creato! Che imprevidente, insensato, sciagurato ammasso di fango sei, Adamo! Ma non capisci a che cosa rinunci? Non riesci a vedere che cosa ti aspetta? Non so che cosa mi trattenga dall’incenerirti, dallo spezzarti all’istante!»
Gli occhi di Jahvè mandavano fiamme. A terra, Adamo tremava senza riuscire a fermarsi. Poi Jahvè, placatosi, riprese:
«Eppure ti voglio bene, e mai e poi mai potrei ucciderti… Un altro modo, dici? Lasciami pensare. Sì, un altro modo ci sarebbe. Invece di operarti, potrei soltanto farti un prelievo.»
«Un prelievo? Che cos’è un prelievo?»
«Adamo, sei impossibile! Ti dico che rinuncerò ad addormentarti e a toglierti la costola, ma non posso esimermi da prendere un po’ del tuo sangue. Qualcosa di comune fra te e lei ci deve pur essere, no?»
«E poi, Signore, che cosa farai del mio sangue?»
«Lo userò come base dell’impasto. Ma gli altri ingredienti non verranno da te, Adamo. Userò invece tutti quei materiali che mi sono rimasti dopo la creazione dell’universo. Materiali differenti l’uno dall’altro, ma molto adatti alla bisogna: sabbie del deserto, pietra dalle viscere dei pianeti, ghiacci siderali, frammenti di cometa che sono, sì, un po’ effimeri, ma tanto belli e perfetti per la luce degli occhi. Di diamanti me ne sono rimasti pochini, ma ci sono ancora le pietre dure che possono andare bene. E poi piume di pavone, e anche un pizzico di veleno di scorpione, che in piccole dosi è un toccasana per la pelle.»
Mentre Jahvè parlava, Adamo aveva alzato il volto dalla polvere, e si era messo a sedere. Da sotto in su, con espressione perplessa, guardava Javhè. Poi gli disse:
«Ma scusa, questi sono tutti materiali di scarto. Ma che pastrocchio ne verrà fuori? La donna avrà gli occhi belli e la pelle morbida, certo, ma sarà arida e dura, fredda e velenosa?»
«Non sono materiali di scarto, Adamo! È vero che sono gli ultimi che mi sono rimasti, ma sta’ pur sicuro che sono di primissimo ordine. Soltanto che, a parte il sangue, non provengono dal tuo corpo. Perciò è fatale che, oltre a quelle che le verranno da te, anche altre caratteristiche si imprimeranno in lei. Certo, la donna sarà bella. Sicuramente sarà più bella di te, e ti piacerà moltissimo. Ma quanto alla sua indole, Adamo, non posso e non voglio prometterti nulla. Proprio nulla.»
«Che cosa dici?»
Jahvè si era fatto triste:
«Anzi, la sai una cosa? A causa dei materiali con cui verrà formata, proprio perché sarà contemporaneamente simile a te e dissimile da te, non riuscirai mai a capire perfettamente chi ti starà accanto: ci saranno dei momenti, Adamo, in cui la vita con lei sarà dolcissima, altri in cui sarà amara e bruciante. Momenti in cui la desidererai più di ogni altra cosa al mondo, e altri in cui vorrai fuggirla come si fugge la rovina. Ci saranno persino dei giorni, e saranno la maggioranza, in cui bene e male, dolcezze e amarezze, desiderio e repulsione saranno tanto intrecciati da riuscirti inestricabili. E non saprai mai decidere. Anzi, se deciderai, sarà quasi sempre per il peggio.
«E la cosa ancor più strana sarà» concluse pensieroso Jahvè «che anche la donna che ti creerò come compagna, proverà verso di te medesime sofferenze che ora sto descrivendo a te, e che anche ai vostri figli, e ai figli dei vostri figli, maschi e femmine, saranno date in sorte.  Al posto della felicità che ti ho offerto, per tutti ci saranno dolore, confusione, lacrime, e solo qualche fuggevole pausa di serenità.»
«Oh, no! Ma io non potevo sapere…»
«Eppure il rimedio ci sarebbe, Adamo. Basterebbe che tu mi lasciassi prendere la tua costola.»
Ma Adamo gli rispose duramente:
«No, questo poi no! La mia costola mai!»
«Peggio per te, maledetto egoista, e per lei! Peggio per tutti voi. Per sempre.» disse Jahvè.

FINE

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Michele Curatolo
Un altro uomo invisibile che galleggia in mezzo al mare del nulla, è arduo definirlo sia per tratti somatici che per età. Campa la vita lavorando, di contraggenio, in uno dei templi assoluti della brescianità e, ciò nonostante, ne prende ispirazione per le cose che scrive. Espulso da tutti i circoli cui si è aggregato, gli amici lo chiamano “Wikipedia” a causa dei discorsi incomprensibili e della pronunzia, che confonde in un unico suono le erre, le elle, le vu, le pi, le bi, le esse e le effe. Sostiene di essere pacifista, ma si vanta di aver redatto, molto tempo fa, alcuni testi rivoluzionari per un ex-guerrigliero irascibile e avarissimo, ora convertitosi al libero mercato.

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