Celeste Augé – Cose che si scoprono

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Ci sono cose che si scoprono: non tutti i senzatetto dormono per strada. Alcuni dormono in Bed and Breakfast, alcuni in ostello, altri in albergo. Alcuni dormono sul divano di amici e familiari fino a quando logorano il benvenuto. Alcuni dormono sul pavimento della cameretta di un nipotino di nove anni, in un sacco a pelo preso a prestito. Nessuno si vede. Alcuni dormono in parchi o androni o piccole tende in Grattan Road e anche loro sono invisibili. Dai al barbone locale qualche spicciolo quando lo hai, ma sempre gli rivolgi un ciao, come stai Iggy.

Nessuno ti dice che i moduli ufficiali non sono sufficienti. È un anno da quando hai consegnato le chiavi della tua casa e non sei considerata un’emergenza. Nessuno ti dice che hai bisogno di un politico di peso, un consigliere mastino, Joe Duffy o Prime Time, un sostegno di bambini – preferibilmente con complicazioni – o una madre che vaga con l’amnesia. Nessuno ti dice che la definizione di senzatetto del Comune di Galway è piuttosto rigida: non devi avere nessun alloggio disponibile da poter ragionevolmente occupare o di cui poter restare in occupazione. Non avere un tetto sicuro sopra la tua testa, non avere una cucina, dormire su un ammuffito materasso di schiuma, non avere un luogo da chiamare casa: niente di questo è sufficiente. Impara dalla canzone di Marvin Gaye: Ovunque poso il mio cappello (Quella è la mia casa). Questa è la tua nuova verità.

Adesso sei un senza-divano, senza-sedia. Finisci col camminare un sacco. Alla biblioteca della città per sederti, o per un po’ di calore o un libro a Cannery Row per una visita col Dottore fino ad A&E, dove guardi un po’ di TV da una sedia di plastica e speri che la sicurezza non ti noti nel mucchio di caviglie rotte, anche rotte e cuori spezzati. Ti addormenti in piedi nella fila per il caffè e sul bus per Blackrock e ritorno alla Piazza.

Il tuo sorriso da ragazza in gamba non è mai abbastanza. Quando fai la voce sofisticata, quella che tua madre ti ha insegnato ad usare con gli insegnanti e i capi e gli americani, non è abbastanza. Passare un pettine fra i capelli, persino una piastra, non è abbastanza. Sei separata, altra, sei sola, è come se comunque il mondo sentisse la tua disperazione.

Scrocchi dai tuoi amici e non sarai mai in grado di ripagarli. Qualche volta ti dimentichi di dire grazie o lo dici troppo. Con un po’ di fortuna, i tuoi più vecchi amici saranno pazienti. Nei giorni peggiori, finirai per evitarli. (Nei giorni migliori sei in grado di fingerti normale per un po’).

Non perderai mai del tutto quella sensazione di panico – anni dopo – quando arriva una busta marrone con sopra il tuo nome, quando suona il telefono inaspettatamente, quando suona il campanello della porta e tu non riconosci il fantasma attraverso il vetro ghiacciato. Non ti lascerai mai alle spalle la vergogna. Persino quando avrai finalmente un tetto sicuro sopra la tua testa, dopo dieci – quindici – venti anni ancora non vorrai pensare a questo, parlare di questo, ricordare quello che hai sentito alla bocca dello stomaco il giorno in cui hai perso la chiave della tua porta. Il giorno che hai ridotto tutto ciò che possedevi a due neri sacchi della spazzatura. Poi uno. Poi una vecchia scatola Powers Gold Label perché era più facile trasportarla.

Il pensiero magico non ti porterà da alcuna parte – non vincerai alla lotteria, tua sorella non vincerà alla lotteria, qualcuno di famoso non avrà compassione di te o ti prenderà in simpatia, qualcuno di ricco non ti salverà, gli allibratori non pagheranno quando matureranno gli interessi, quelle obbligazioni che tua nonna ti ha comprato quando avevi nove anni non ti compreranno una casa a Roscommon o Ballinasloe.

Il pensiero magico sarà quello che ti salverà – nei più bui e tetri momenti quando non potrai dormire per la preoccupazione o per il percettibile delirio della donna nel letto accanto al tuo e tu sai, tu sai, profondamente nella bocca dello stomaco o della tua anima (che si sentono più o meno allo stesso modo, ora), tu sai che tutto questo è colpa tua, lo meriti, te lo sei tirato addosso per aver avuto quell’ultimo diverbio col tuo capo, il tuo ragazzo, la tua disastrosa madre imbottita di Xanax, che tu non sei mai valsa niente – in questi momenti sognerai i numeri vincenti e crederai contro ogni senso terreno che verrai salvata, che verrai sollevata al tuo vero livello di vita.

Imparerai a rinchiudere una piccolissima parte di te in qualche luogo sicuro, dove nessun altro possa giungere. Andrai lì quando il funzionario dei servizi sociali perderà la tua richiesta. Andrai lì quando ti verrà detto che non otterrai ulteriori sussidi. Andrai lì quando siederai in fila sotto la pioggia, aspettando di scoprire se avrai un letto più tardi quella notte. Nessun altro vedrà quel luogo. Nessuno potrà reclamarlo. È minuscolo ed è tutto ciò che hai. Lo porti con te, sepolto profondamente sotto la vergogna.
Al suo interno, tieni le decorazioni, i comfort moderni, i mobili per la tua casa. Il letto di quercia di Habitat, le tende di pizzo che hai avvistato da Dunnes. Inutili cuscini multicolore. Niente si abbina, ma va bene. Ci stai ancora aggiungendo: lampade industriali, sedie di legno curvato, porte recuperate. Ci porti quello di cui hai bisogno, lo tieni al sicuro, per dopo. La casa che trasporti è tua, tutta tua.

Traduzione di Anna Ettore

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Celeste Auge
Celeste Augé è l’autrice di "Skip Diving" (Salmon Poetry, 2014), "The Essential Guide to Flight" (Salmon poetry, 2009) e la raccolta di racconti brevi "Fireproof and Other Stories" (Doire Press, 2012). World Literature Today ha detto che “Le poesie di Celeste Augé sono lodevoli per cura, profondità di pensiero, ed ambizione intellettuale”. I suoi scritti sono stati ampiamente pubblicati nelle riviste letterarie e ha tenuto letture a festival, in biblioteche e pub, così come ha diretto eventi letterari. La poesia di Celeste è stata selezionata per l’Hennessy Award nel 2011, e ha vinto il premio Cúirt New Writing per la Narrativa. Vive a Connemara, nella zona ovest dell’Irlanda.

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