Aoibheann McCann – Santuario

1
272

LIMBO

Non mi dirai come sei arrivata. Non mi puoi dire come sei arrivata, ma non te lo chiedo neppure. Perché non lo chiedo?  Questo è il modo in cui hai pagato. Ne sarebbe valso il prezzo, dissero. Gli uomini d’affari, abituati alle trattative, tornarono a casa per scale oscure. Non mi dirai come sei arrivata. Non mi puoi dire come sei arrivata.

CLAUSOLE DIRETTE

I soldati ancora bisbigliano, ti fluttuano attorno alle orecchie chiamandoti per nome. Hai detto che ne hai riconosciuto soltanto uno, era uno dei ragazzi del villaggio che non è mai andato a scuola. Stava a tuo padre scegliere chi dovevi sposare. Tuo padre non l’avrebbe mai scelto, se glielo avesse chiesto prima che lo uccidessero. Pensi di vederlo qui a volte, in questo paese freddo, dove vivi come in una prigione, dove aspetti e aspetti e aspetti per capire se ti rimandano indietro o ti tengono qui. Non sei più sicura di quello che vuoi. Ti manca lo spazio aperto, il calore. Qui è grigio. Tu sei diventata grigio.
Lo vedi attraverso il grigiore. Tieni la faccia giù nel caso anche lui ti dovesse vedere, sussurrarti all’orecchio, perché allora sapresti che è reale. Inspiri quando lo superi nel corridoio. L’uomo che non è lui risucchia con i denti quando non lo stai guardando.
Ma sono tutti lui, tutti loro.
Lo hai gridato nello stretto corridoio. Sono qui con i soldi della dote, hai detto, non serviva per altro, non lì. Lo hai gridato, battendo tutte le porte del centro accoglienza. Sono usciti per capire che cosa succedeva, i piccoli dietro le gambe delle loro mamme. Poi gli uomini sono venuti per te, i bianchi, vestiti di giallo canarino. Ti sei irrigidita ma non ti hanno toccato in quella maniera, ti hanno fatto entrare nel retro del furgone e ti sei stesa. Ti hanno portato all’ospedale. Era bianco e pulito.
Poi gli uomini hanno lasciato il posto alle donne in bianco, stavano in piedi sopra di te. Ti hanno detto calmati e ti hanno dato delle pastiglie.
C’è una nebbia, è venuta giù, è grigia. Come la foschia che galleggia nelle paludi attorno a Kinshasa. E’ venuta per te, per portarti indietro. Le signore pensano sia una buona cosa. Dici OK perché è la risposta giusta, però te l’hanno fatto capire, rimandarti indietro in quei luoghi oscuri. Glielo chiedi, fatemi sentire come quando sono in chiesa. Ti dicono di tornare indietro, gli dici di portar via la foschia. Esce dalla tua bocca quando parli. La vedo anch’io. Si muove lenta.
Non voglio respirarla.

TRADUCENDO

Ti guardo mentre ti parlo e tu sembri in panico e guardi di sbieco la traduttrice. Scivoli sulla sedia e adesso anche la traduttrice sembra in panico, ti conosce grazie alla chiesa. Sono il tuo consulente. Sono una tabula rasa. Le cose che mi dici non mi dici non mi ricordano di me stesso, ma le cose che dici ricordano alla traduttrice che anche lei è passata per quello che hai passato tu, anche se è riuscita a scappare per adesso. Vuole tapparsi le orecchie e passarsi la lingua rapidamente sul labbro superiore. Vuole bloccare il suono di quello che stai dicendo. I soldati vennero – blablabla – e i soldati – blablabla – e poi i soldati se ne andarono.  Vedo tutto accadere nel verde di una giungla, dove non è successo. Vedo una radura, dove non è successo. Vedo un capanno, dove non è successo.

IL NORD

Nessuna di queste cose mi dice nulla. Non sono mai stato in Africa, quindi non esiste realmente.
Ti dirò del Nord, implica che sono di quelle parti, e lo sono, ma non significa quello che tu pensi possa significare. I soldati non mi hanno fatto niente, sparivano nello sfondo delle strade di mattonelle rosse come sculture. Le loro armi erano giocattoli per la gente dal mio lato del confine. A nessuno come me è mai stato fatto del male di giorno, fintantoché te ne andavi prima del tramonto e rimanevi sulla strada principale senza andare oltre Littlewoods eri al sicuro. Non ho mai visto i murales. Ho lasciato un caos oscuro da Wellworths’ per l’allarme bomba al piano superiore al reparto ‘prendi e mescola’ e poi sono tornato per i rettangoli alla ciliegia con il doppio imballo, con plasma rosso sangue dentro le loro pastiglie di vetro purpuree.
L’unica volta che sono stato portato alla stazione è stato perché avevo rubato un portarotolo da cucina, una donna era rimasta con me tutto il tempo per tenermi al sicuro dai soldati. Abbiamo parlato di televisione, vedevo i suoi stessi canali, i suoi capelli erano tinti di biondo.

Traduzione di Gino Udina


Qui trovi la versione originale in inglese del racconto:
Aoibheann McCann – Sanctuary

Qui puoi leggere altri racconti di Aoibheann McCann:
Aoibheann McCann – Una di quelle donne
Aoibheann McCann – Johnny Claire

 

1 COMMENTI

  1. Aoibheann McCann ha una scrittura avvolgente, incisiva, e un incedere inquietante, ritmicamente scandito da immagini forti. E questo “Santuario” non fa eccezione.

Lascia un commento

Scrivi un commento
Per favore inserisci qui il tuo nome

inserisci CAPTCHA *