Il futuro è una cattiva strada – Intervista a sette autori italiani – parte I

0
174

In occasione dell’uscita delle antologie La cattiva strada (edizioni Delmiglio) e Il prezzo del futuro (edizioni La Ponga),  ambedue curate da Gian Filippo Pizzo,  abbiamo incontrato, oltre al curatore, i due editori (Emanuele Del Miglio e Stefano Tevini), la traduttrice Silvia Castoldi e quattro degli autori: Italo Bonera, Piero Cavallotti, Marco Passarello e Dario Tonani. L’intervista è stata condotta da Irene Panighetti e Heiko H. Caimi. 

Irene Panighetti (IP): La cattiva strada e Il prezzo del futuro sono due antologie di racconti curate da Gian Filippo Pizzo, e inizierei proprio dal curatore. Che cosa vuol dire curare un’antologia in Italia, e che cosa significa ricevere tutti questi racconti? Con che criterio vengono scelti? E, se li si rifiuta, per quali motivi lo si fa?.

Gian Filippo Pizzo: Quando creo un’antologia mi metto in contatto con alcuni autori -ormai, occupandomi di fantascienza da poco più di quarant’anni, conosco più o meno tutti quelli che se ne occupano in Italia- e li avverto che sto realizzando un’antologia su un tale argomento e che desidero un loro racconto. Poi tutto capita. I motivi per cui non mi convince un racconto sono diversi. La mia idea è quella di costruire delle antologie con argomenti che possano essere di interesse generale, quindi ho curato antologie sulla politica, sulla società, sull’economia e sulla musica, e ne deve uscire una sulla religione. Il mio obiettivo è far avvicinare il lettore, e questo mi spinge a privilegiare racconti che siano letterariamente validi: la prima cosa che guardo, in un racconto, è che dev’essere scritto non bene, ma benissimo.

Heiko H. Caimi (HHC): Nelle intenzioni delle numerose antologie che hai curato, questa idea, questa spinta a raggiungere i lettori generalisti con antologie che contengano anche storie fantastiche è diventato un progetto assiduo. Come mai?

Pizzo:  Il mio scopo è quello di portare i lettori generalisti, che leggono di tutto oppure la cosiddetta narrativa “normale”, ad apprezzare la fantascienza e il fantastico; questo non perché io ritenga che fantascienza e fantastico abbiano qualcosa di superiore alla narrativa “normale”, ma perché si tratta di una narrativa in qualche modo negletta, e non ho mai capito perché.
Probabilmente influisce molto l’aspetto cinematografico, che della fantascienza dà solo un’immagine, quella delle astronavi, delle guerre nello spazio; e non si pensa che la fantascienza possa essere -e per me lo è, essenzialmente- un metodo di critica sociale. C’è una derivazione forte dalla letteratura utopica, e per questo ho scelto sempre argomenti che possano interessare il grande pubblico. Ho cominciato con un’antologia che si occupava di politica, ho proseguito con una di fantascienza noir, poi ne ho fatta una sulla decrescita felice, una sulla fantaeconomia e ne uscirà presto una sulla religione: cerco argomenti di interesse generale per far sì che si comincino ad apprezzare la fantascienza e la letteratura fantastica. Mi rivolgo a un altro aspetto della fantascienza, grossomodo quello della critica sociale, che si può far risalire a Herbert George Wells, all’utopia di 1984 di George Orwell, e che si occupa del possibile futuro dell’umanità: che tipo di società ci sarà e come sarà organizzata. Facendo un’antologia, inoltre, ottengo la possibilità di presentare diversi punti di vista sullo stesso argomento.

HHC: Vuoi parlarci de Il prezzo del futuro? Il titolo è già una buona chiave di lettura per l’insieme di racconti che sono qui assemblati, ma come è nato questo progetto?

Pizzo: L’antologia è nata su impulso del curatore, Vittorio Catani, uno dei grandi della fantascienza italiana, personaggio molto riconosciuto e apprezzato nell’ambiente, che mi scrisse il suo desiderio di creare un’antologia sulla fantaeconomia; purtroppo, però, al momento stavo collaborando con la Bietti e non ero disponibile. Successivamente ci siamo rimessi in contatto, abbiamo cercato gli autori e, quando il primo editore ci ha rifiutati, grazie a Italo Bonera siamo venuti in contatto con le edizioni La Ponga, dove ho proposto questa antologia; è piaciuta e ora è disponibile. Gli scrittori raccontano l’economia del domani dovendo immaginare, date le premesse del nostro presente, come sarà l’economia del futuro.

IP: Come curatore, quanto incide -se incide- il pensiero, il ruolo di un editore e come editore cosa significa pubblicare un’antologia di racconti in Italia in questo momento?

Pizzo: In genere quando creo queste antologie ho già un accordo con un editore interessato all’argomento, che poi mi lascia libero sulla scelta dei racconti. In questo caso non l’avevo, essendo nata, come ho raccontato prima, in modo casuale. Esattamente come è accaduto con La cattiva strada. Però un’antologia con questi nomi, con questo modo di presentare racconti noir, dovrebbe essere facilissimo pubblicarla. Invece mi sono trovato di fronte al diniego di diversi editori con la stessa unica giustificazione: di non avere la collana adatta, cosa che mi ha lasciato perplesso; poi ho avuto la fortuna di trovare, per esempio, Delmiglio, a cui è piaciuta l’idea. Ne sono felice, perché ci sono racconti molto validi e, come curatore, ho anch’io le mie preferenze.

HHC: Emanuele, presenti spesso pubblicazioni di attualità, e in effetti è abbastanza raro trovare antologie di autori vari italiani di questo livello; però, al di là della qualità in sé, è un mercato difficile: come mai hai accettato questa sfida?

Emanuele Delmiglio: Si parte con la passione: si cerca di pubblicare innanzitutto cose che piacciono all’editore, e, visto che non si tratta di fare un’operazione prettamente commerciale, la mia filosofia è di dar spazio agli esordienti. Non è il caso de La cattiva strada, che è stata curata da Pizzo con autori famosi, ma molto spesso realizzo antologie con scrittori che non hanno ancora raggiunto la vetta. 

IP: Economicamente, per chi le pubblica è un grosso affare?

Delmiglio: No, non è un grosso affare per un editore. Non so perché l’editoria non ami molto i racconti. Non so se siano stati gli editori a influenzare il pubblico o il pubblico a influenzare gli editori; fatto sta che gli editori normalmente chiedono romanzi corposi, nonostante si abbia una grandissima tradizione di scrittori di racconti, quali Buzzati, Calvino e così via. Che cos’è un racconto? Dal mio punto di vista è un romanzo condensato, privo di fronzoli; c’è tutto: ci sono i personaggi, per lo meno abbozzati, c’è una storia e c’è un messaggio, c’è qualche cosa che arriva al lettore. Forse si richiede l’intervento dell’immaginazione del lettore, ma questo è un gioco ancora più interessante;, quindi, a mio modo di vedere, un volume come La cattiva strada è un condensato di diciotto romanzi.

Pizzo: Il pubblico italiano non è abituato, anche perché in Italia mancano le riviste. Solo per restare nel campo della fantascienza ci sono scrittori come Isaac Asimov o Ray Bradbury che si sono fatti le ossa sulle riviste, sia quelle specifiche di fantascienza sia, nel caso di Bradbury, su Playboy.

Stefano Tevini: Che l’editore mediamente abbia una certo pregiudizio nei confronti delle antologie è vero: tanti editori alzano il sopracciglio di fronte alla proposta di un’antologia, e io stesso, come autore, inizialmente proponevo inutilmente una mia raccolta di racconti. Certo un’antologia deve avere alcune caratteristiche fondamentali: un livello stilistico, di genere, di tema alti; che si tratti di racconti di autori con un certo percorso, sebbene non famosissimi. Sicuramente è un modulo espressivo non ancora sdoganato del tutto. Ma si può proporre e, come piccolo editore, puoi permetterti di essere coraggioso, di sperimentare; e puoi permetterti prodotti come le antologie.

Dario Tonani: La fantascienza è un genere che i grandi editori cercano di evitare, eppure Einaudi ha ancora in catalogo, dal 1959, Le meraviglie del possibile.

Marco Passarello: Per non parlare, a livello di raccolte, di Gioventù cannibale, un grande successo e un’antologia che ha portato un sacco di nuovi autori, un sacco di interesse; si corre un rischio e si crea un genere nuovo. 

HHC: In Italia abbiamo una lunga tradizione di racconti brevi, di autori che si cimentavano sulla forma racconto. Come mai ora tutto questo si è quasi perso? È un fenomeno tipicamente italiano? Il racconto, da noi, viene considerato poco appetibile?

Silvia Castoldi: Io ho sempre amato i racconti, però, parlando con alcune persone,ho scoperto che non vengono letti volentieri per una forma di pigrizia: tu cominci a leggere una cosa e vai avanti con quella, non puoi cambiare, devi leggere sempre lo stesso. E, secondo me, è una forma di pigrizia mentale.

Pizzo: Nonostante tutto trovo che le antologie siano più valide dei romanzi, proprio perché in un romanzo si ha il punto di vista di un autore, mentre in un’antologia se ne hanno di diversi, ed è più interessante.

IP: Dario Tonani, in un’intervista che gli hanno fatto, diceva che l’e-book avrebbe portato all’internazionalità, soprattutto per quanto riguarda i generi, perché, invece di leggerlo assiduamente, lo scarichi e lo leggi.

Passarello: Non sono un entusiasta dell’e-book. Ma ormai è sconveniente non farli: hai il file e lo puoi trasformare anche in e-book, ovviamente impaginato dignitosamente. Non fare l’e-book non ha senso. Però non è un supporto così rivoluzionario, alla fine. È appannaggio di pochi lettori, almeno in Italia, non una rivoluzione. Probabilmente piano piano, con l’evoluzione tecnologica, passeremo tutti all’e-book, ma si tratterà più di un fatto d’inerzia, d’osmosi, che non cambia veramente il modo di leggere. Lo cambia solo in quegli ambienti che usano il libro come self-publisning.

IP: Delmiglio, secondo te gli e-book come incidono, se incidono?

Delmiglio: In fin dei conti il libro è digitale da tantissimi anni: credo che l’e-book avrà un grande futuro. E anche altri mezzi, come l’audiolibro. Una rivoluzione sì, ma non attraverso l’e-reader.

Passarello: È anche una questione di spazio. Io nel mio lettore ho trecento e-book: non saprei dove mettere la copia fisica, perché in casa sono già allo stremo.

Italo Bonera: Secondo me l’ebook è molto interessante, perché ti permette di rileggere o avere libri non più in stampa da anni, potenzialmente da decenni. Se penso, per esempio a una pubblicazione come Urania, fra trent’anni potrò comperare i numeri che sono usciti ora, cosa che con il cartaceo non sarebbe possibile. Immagino che, anche quando un libro sarà esaurito e non più ristampato, resterà l’e-book, perché c’è una differenza enorme di costo tra mantenere un e-book on-line e mantenere un libro in magazzino. L’importanza dell’e-book, secondo me, è la possiblità di andare a cercare le cose vecchie.

FINE PARTE I

Editing intervista: Alice Corrò

Pubblicazioni di Inkroci attinenti agli autori intervistati:
Recensione dell’antologia “La cattiva strada”, a cura di Gian Filippo Pizzo
Recensione dell’antologia “Il prezzo del futuro”, a cura di Gian Filippo Pizzo e Vittorio Catani
Recensione del romanzo “Vampiro tossico”, di Stefano Tevini
Recensione del romanzo “Testamento di una maschera”, di Stefano Tevini
Recensione dell’antologia “Cielo e ferro”, di Italo Bonera e Paolo Frusca
Intervista a Italo Bonera: “Futuro? Quale futuro?”
Recensione della racconta “Cronache di Mondo9” di Dario Tonani

 

 

SHARE
Articolo precedenteSeumas O’Kelly – Il derelitto
Articolo successivoHerman Melville – I ‘Gees
Irene Panighetti
Irene Panighetti, classe 1976, nata a Brescia ma con la Palestina e Napoli nel cuore; ha una doppia, o forse tripla, formazione, per non parlare della personalità quanto meno... poliedrica! Studi universitari di carattere linguistico-letterario la portano alla laurea e al dottorato, rigorosamente in atenei pubblici e di... vecchio ordinamento. Passioni e strade della vita la conducono poi sia al giornalismo, che per lei significa in primis conoscenza e condivisione, oltre che agire politico (tra i suoi principali maestri vi è l'impareggiabile reporter Ryszard Kapuściński), sia agli studi di cooperazione internazionale; entrambi percorsi che non le procurano lavori remunerativi ma esperienze uniche e insostituibili. Lettrice appassionata e mai paga, ama la narrativa, in particolare italiana e francese, ma è aperta e curiosa verso ogni tentativo letterario: per questo sostiene chiunque si lanci nell'avventura dello scrivere, senza però venir meno ad un giudizio rigoroso e spesso stroncante, quando le pare che manchino le basi e il talento necessari per l'impegno e la fatica che comportano la messa al mondo di un'opera letteraria. Ma è severa più con se stessa che con gli altri, ed è in realtà meno dura di... come la disegnano.

Lascia un commento

Scrivi un commento
Per favore inserisci qui il tuo nome

inserisci CAPTCHA *