Francesca Rita Rombolà – Lesbos

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Quando mi sono trovato tra le mani questa insolita silloge non ho saputo esimermi dal cominciare a leggerla, date le promesse premesse poste in quarta di copertina.
Lo ammetto, ero scettico: di fronte a tanta ambizione di solito ci si ritrova a leggere testi scialbi, poco curati, che gridano vendetta al cielo e ai buoni propositi che li hanno ispirati (su indicazione dell’autrice, infatti, le royalties di questo libro vengono versate a un’associzione che si dedica a contrastare la violenza sulle donne).
Non è però il caso di Lesbos di Francesca Rita Rombolà, silloge minima di poesie che in poche pagine sa penetrare le intimità più riposte della femminilità con una perizia che, certo, è data anche dalla lunga militanza poetica dell’autrice, ma soprattutto da una capacità singolare di esprimere in versi le condizioni più inconfessabili che le donne si trovano ad affrontare, e cui solitamente rispondono con la reticenza del pudore. È con rara efficacia che l’autrice riesce a scavare nel profondo estraendone perle di dolore e di felicità, di alienazione e di creatività, ma soprattutto di ribellione, di coraggio e di libertà. In una parola, di verità. Lo fa andando alle radici stesse dell’essere donna: ripartendo da Saffo per giungere all’essenza.

L’immagine di copertina è emblematica: ci mostra una donna moderna immersa nel mito, sottolineandone l’attualità. È una donna che ci sfida, che non si ritrae, ma invece ci fronteggia, forte dell’ancestralità che le è connaturata, e con la quale si trova perfettamente a proprio agio. Non è tanto una donna da guardare, quanto una donna che ci guarda, insieme all’occhio che la spalleggia. E ci colpisce soprattutto per la sua forza.

Dalle dichiarazioni dell’autrice, contenute nella presentazione del libro, emergono ulteriori conferme: lei stessa ha dovuto affrontare mulini a vento dalla forza inimmaginabile, che volevano respingerla, impedirle di proseguire nella direzione che aveva scelto: qualche volta ho riportato belle vittorie, altre volte pesanti sconfitte ma, fino ad ora, non mi sono mai lasciata sopraffare, almeno non del tutto, da una realtà soverchiante, avulsa, indifferente.

La sua poesia oscilla, da sempre, fra la resistenza e la forza, ma la forza spesso prevale e le consente di proseguire il proprio percorso con dignità, coraggio e determinazione. Sulla scelta tematica dichiara: la donna è vitalità, bellezza, creatività, mito… Saffo lo era, l’isola di Lesbo stessa è diventata mito: l’inconscio collettivo l’ha trasfigurata nel corso dei secoli in un Altrove mitologico che non smetterà mai di essere attuale.

Non ci resta che immergerci nelle pagine di questa raccolta, accoglierle e lasciare che seminino nelle nostre menti dubbi e incertezze, dolore e gioia, forza e determinazione.
Una lettura, a suo modo, illuminante.

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