Profumo di donna

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Profumo di donna (1974) è una commedia tratta da Il buio e il miele di Giovanni Arpino, adattata da Risi e Maccari, sospesa tra patetico e umorismo nero, e interpretata da Vittorio Gassman, Agostina Belli, Alessandro Momo, Moira Orfei e Franco Ricci.

Il regista racconta la storia di un ufficiale, diventato cieco dopo un incidente, che rifiuta la pietà degli altri indossando una maschera da cinico donnaiolo. In realtà soffre e pensa di uccidersi, ma saranno un soldato (Momo) che l’accompagna in un viaggio da Torino a Napoli e l’amore di una ragazza (Belli) a fargli cambiare idea.

Gassman è bravissimo e si aggiudica la Palma d’Oro a Cannes come miglior interprete. Due nomination agli Oscar per la miglior sceneggiatura originale e come miglior film straniero. Il film gode di un pessimo remake statunitense uscito nel 1992 con il titolo Scent of a Woman – Profumo di donna, interpretato da Al Pacino e Chris O’ Donnell, diretto da Martin Brest.

Profumo di donna è il romanzo di Arpino portato al cinema, sceneggiato seguendo le linee tracciate dal grande (e dimenticato) scrittore torinese, dotato di uno stille secco e lucido, già pronto per la traduzione in immagini. Film on the road girato tra Torino, Genova, Roma e Napoli, racconta il viaggio in treno attraverso l’Italia di un capitano cieco che vorrebbe ritrovare la donna amata prima di suicidarsi.

Il regista alterna intense parti oniriche e flashback a panoramiche ben fotografate, soprattutto di Genova (il porto), Roma (vista dal balcone dello zio prete) e Napoli (il lungomare e il golfo), poetici piani sequenza e primi piani evocativi. La macchina da presa di Risi indaga i sentimenti da poeta della piccola umanità e scava nei meandri più reconditi dell’animo umano, tratteggiando benissimo il carattere del burbero protagonista e facendone affiorare poco a poco tutte le debolezze.

Alcune sequenze sono memorabili per definire la perfidia del capitano: un pisano scacciato dallo scompartimento del treno a male parole, un collega offeso fingendo di credere che abbia lasciato la tavola, una giovane suora olandese sfruttata per aiutarlo nella minzione. Al contrario c’è il dialogo con lo zio prete, al quale chiede la benedizione, che pare rendere il personaggio più umano, come se accettasse la volontà di un Dio al quale non crede. Il capitano vorrebbe far intendere a tutti che, dopo aver perso la vista, gli manca soltanto di poter vedere la bellezza delle donne, che in ogni caso sente dal profumo. Pare non avere alcun interesse per Genova, Roma e Napoli, che disprezza con epiteti volgari e definizioni riduttive, tanto meno sembra interessato alla sua Torino. Contano solo le donne.

Il cinema di Risi racconta la vita del tempo, le strade di Genova con le prostitute nei vicoli, i locali di periferia vicino al porto, i lussuosi e libidinosi night della capitale, il mare di Napoli reso cupo da nubi minacciose che si trasformano in pioggia. E racconta una storia d’amore non convenzionale, con un finale a metà strada tra il drammatico e il patetico, con il cieco che cade a terra e implora (finalmente) l’aiuto della donna innamorata.

Colonna sonora straordinaria di Armando Trovajoli, indimenticabile e struggente, che sottolinea le parti più intense della narrazione, mentre alcuni pezzi leggeri (Champagne di Peppino Di Capri, Il canotto di Davoli…) vengono inseriti per alleggerire il dramma che si sta per consumare.

Sceneggiatura perfetta, senza punti morti, che a un certo punto vira improvvisamente dalla commedia al dramma, con un pizzico di giallo.  Molte sequenze girate sui balconi, per far apprezzare la bellezza delle panoramiche cittadine, location suggestive che rappresentano la scenografia ideale dove si svolge la storia.

Vittorio Gassman è il vero mattatore della pellicola, onnipresente nei panni del capitano cieco che tratta tutti male come per punirli della sua minorazione, che avrebbe bisogno di aiuto ma non lo desidera, che si nasconde dietro la maschera di un uomo perfido e cinico mentre è ferito e innamorato. “Sono un undici di picche, una carta che non sta in nessun mazzo… buona per nessun gioco”, confessa al suo attendente in un intenso finale.

Ultimo film di Alessandro Momo – una vera promessa del cinema italiano –  che muore lo stesso anno (a soli 17 anni) per un incidente a bordo di una moto che non avrebbe potuto guidare. Momo (doppiato da Sandro Acerbo) è il giovane attendente, succube del capitano.

Agostina Belli (doppiata da Vittoria Febbi) – attrice brava quanto bella, dotata di una forza comica poco sfruttata – interpreta il ruolo più celebre della sua carriera e vince il Globo d’Oro come miglior attrice rivelazione, anche se lavorare accanto a Gassman non era semplice. Agostina Belli avrebbe anche l’idea per girare un sequel del film, ma non sarà mai realizzata.

Alvaro Vitali è un cameriere in un piccolo ruolo; viene doppiato, ancora non ha un suo pubblico, la sua voce non è riconoscibile, soltanto adesso ci facciamo caso. Moira Orfei è Mirka, la prostituta dei vicoli genovesi.


Regia: Dino Risi. Soggetto: Il buio e il miele di Giovanni Arpino. Sceneggiatura: Ruggero Maccari, Dino Risi. Fotografia: Claudio Cirillo. Montaggio: Alberto Gallitti. Musiche: Armando Trovajoli. Scenografia: Lorenzo Baraldi. Costumi: Benito Persico. Produttori: Pio Angeletti, Adriano De Micheli. Genere: Commedia, Drammatico. Durata: 102’.  Interpreti: Vittorio Gassman, Alessandro Momo, Agostina Belli, Moira Orfei, Torindo Bernardi, Franco Ricci, Elena Veronese, Stefania Spugnini, Marisa Volonnino, Sergio Di Pinto, Vernon Dobtcheff, Alvaro Vitali. Anno: 1974

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Gordiano Lupi
Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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