William Golding – Il Signore delle mosche

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Il Signore delle Mosche, romanzo del 1954, è l’opera più conosciuta di William Golding, scrittore e poeta britannico, noto anche per Riti di passaggio (1980), e vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1983.

Nel bel mezzo di una guerra nucleare, un aereo precipita su un’isola disabitata, sperduta nel mezzo dell’oceano. Gli unici sopravvissuti sono un gruppo di bambini inglesi, dai sei ai dodici anni, di famiglia borghese. L’isola è un nuovo mondo, dalle spiagge bianche e dalle acque cristalline, dalla vegetazione rigogliosa e dall’abbondanza di frutti esotici e di fresche sorgenti. Sopravvivere sembra un gioco, un’affascinante avventura lontana dagli occhi degli adulti. Basta poco tempo, però, perché il ricordo della civiltà svanisca, lasciando spazio a grezzi istinti primordiali, disordine e violenza.

Il Signore delle Mosche ci ricorda una scomoda verità: è la nostra società millenaria, con le sue norme, a plasmare e inquadrare l’essere umano, allontanandolo dalla bestialità che si cela sotto gli abiti del cittadino. L’ordine sociale, che ci separa dagli altri animali, è più fragile di quanto sembri, e s’infrange facilmente di fronte a difficoltà, cambiamenti e paure. La natura animalesca, che perseguita da sempre l’umanità, non risparmia i protagonisti del romanzo, che sgretolano l’immagine dell’innocenza infantile, mostrando quanto siano profonde le radici del male.
Golding riesce a guidare con lucida calma il passaggio da ragione a caos, da un leader razionale e riflessivo, Ralph, a un capo tribù esaltato e sanguinario, Jack. I personaggi si abbandonano lentamente all’abbraccio dell’irrazionalità, abituandosi dapprima ai miraggi che abbagliano i soffocanti pomeriggi, per poi accettare l’esistenza di una fantomatica bestia e, infine, perdere di vista l’unico obiettivo ragionevole: farsi salvare.

Il Signore delle Mosche mostra quanto sia spaventosamente facile accettare un leader violento piuttosto che affrontare la dura e concreta realtà. I più piccoli, descritti come massa informe, simili a una popolazione povera e ignorante, appaiono intrinsecamente legati al bisogno di essere guidati e di riconoscere un’autorità cui rispondere.
È così che la coscienza dei giovani protagonisti si ribella al senso comune e si libera da ogni vergogna e responsabilità, fino alla brusca conclusione che interrompere il delirio di un sogno folle.

Un romanzo immortale, segnante e indimenticabile, che ci catapulta in magnifici paesaggi incontaminati e li sporca degli orrori della natura umana.

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Nata nel 1996 all’Isola D’Elba, Irene Pasotto rimane fortemente legata alla Toscana e ai paesaggi mediterranei, che ama ritrarre dilettantisticamente in foto e dipinti. Laureata in Comunicazione e Società all’Università degli Studi di Milano, vi sta conseguendo anche il titolo magistrale in Corporate Communication. Grazie ai suoi studi pre-universitari e all’esperienza di vita in Germania, che ha caratterizzato gli anni della sua infanzia, parla fluentemente inglese e tedesco. Ha inoltre studiato per cinque anni lingua e letteratura cinese al Liceo linguistico Alessandro Manzoni. Nel tempo libero pratica tennis, yoga e ama immergersi nel mondo delle serie tv, con una predilezione per gli scenari distopici come fonte di evasione dalla quotidianità e di riflessione sulla società spinta ai suoi estremi. Libro preferito: "1984" di George Orwell.

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