Joseph Conrad – Cuore di tenebra

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“Il titolo a cui sto pensando è ‘Il cuore della Tenebra’ – ma la storia non è cupa. La criminosità di inefficienza e puro egoismo nell’affrontare il lavoro di civilizzazione dell’Africa è un’idea legittima”. In questo modo Joseph Conrad raccontava il suo progetto imminente all’editore William Blackwood, che avrebbe pubblicato Cuore di Tenebra un anno dopo, nel 1899.

La storia è ambientata nella seconda metà del XIX secolo, in piena epoca coloniale, caratterizzata dalla Scramble for Africa, ovvero la smania dei paesi europei per la spartizione del continente africano. Attraverso un meccanismo di doppia narrazione il romanzo presenta la storia di Marlow, un marinaio incaricato di ritrovare Kurtz, un commerciante di avorio. Attraverso i ricordi del protagonista, il lettore intraprende un viaggio avventuroso che ricorda molto la tipica quest arturiana dei cavalieri alla ricerca di se stessi, addentrandosi sempre di più nelle tenebre oscure del continente africano. Tuttavia, utilizzando uno stile misterioso e mistico, l’autore svelerà che le tenebre da affrontare non sono una prerogativa dei colonizzati, ma bensì dei colonizzatori.

Cuore di Tenebra si basa sull’esperienza personale di Conrad, cresciuto idealizzando l’Africa in quanto spazio bianco da esplorare, proprio come i suoi coetanei. Infatti, l’idea ricorrente dell’epoca coloniale era proprio quella di occupare quante più terre possibile, e riempirle mediante canoni occidentali. È un dato di fatto che per secoli gli europei abbiano assimilato la figura dell’altro, invece di rispettarne usi, costumi e tradizioni. Allo stesso modo, un continente inesplorato rappresentava una tela bianca sulla quale dipingere il proprio immaginario e imporre la propria supremazia, in nome della civilizzazione di popolazioni selvagge e barbare.
A un certo punto della sua vita, Joseph Conrad si rese conto che la vera barbarie risiedeva in coloro che professavano buone intenzioni, i cui veri fini altro non erano che lo sfruttamento e la violenza ingiustificata, il tutto corredato da una sensazione di superiorità indiscutibile. Cuore di Tenebra intende denunciare questi aspetti del colonialismo, celati e giustificati universalmente dalla necessità di uno scopo superiore che unisse tutti coloro che partecipavano a queste pratiche: l’impero.

Come Marlow stesso dice nel romanzo, “La conquista della terra, che più che altro significa toglierla a chi ha un diverso colore di pelle […] non è una bella cosa a guardarla bene. C’è solo l’idea che la può riscattare. L’idea che le sta dietro: […] qualcosa che si possa innalzare, davanti a cui ci si possa inchinare e offrire sacrifici…” In nome di quest’idea, nel romanzo l’Africa cessa di essere uno spazio vuoto per trasformarsi in un luogo di tenebra, dove i colonizzatori possono proiettare le proprie fantasie e soddisfare i propri bisogni, noncuranti degli autoctoni.

Cuore di Tenebra è sicuramente un romanzo all’altezza delle aspettative del lettore, e in un certo senso potremmo anche definirlo il precursore di diversi scritti sulla questione razziale. È un racconto che si distingue per il suo simbolismo e il suo moralismo, che vuole fare riflettere e lanciare un messaggio importante. Se consideriamo l’anno di pubblicazione, risulta un’opera rivoluzionaria e innovativa, ma al tempo stesso presenta le caratteristiche di un tipico racconto di avventura, con un protagonista eroico e intraprendente.
L’unica critica da muovere all’autore è l’assenza di rappresentazione della popolazione nativa, ridotta a figure sfocate, ombre e addirittura cespugli personificati, privi di parola o di qualsivoglia personalità. Tuttavia, bisogna notare che il narratore non descrive l’Africa, ma piuttosto l’immagine che l’uomo occidentale aveva del continente, sottolineando ancora una volta la tenebra che attanaglia il cuore dei colonizzatori, talmente assorbiti dalla loro arroganza che non si accorgono dell’altro.

In conclusione, Cuore di Tenebra è purtroppo ancora un romanzo attuale e rilevante ai giorni nostri, ci provoca la sensazione di dover mettere in discussione i nostri parametri e i nostri criteri durante il viaggio fisico e psicologico intrapreso dal protagonista, che ne uscirà completamente mutato, ma consapevole.

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