Le saghe dei Narti

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I lati settentrionali delle montagne del Caucaso, le pianure verso l’Europa, le coste del Mar Nero e le valli dei fiumi hanno ospitato uno dei più ricchi mosaici al mondo di popoli dell’antichità e dei tempi moderni.
Alcuni erano già insediati ai tempi dei contatti con la cultura greco-latina, altri furono avamposti e successioni di popolazioni che dall’Asia si spinsero verso occidente e poi si trattennero grazie alle caratteristiche del clima e della terra.
Nonostante la frammentarietà culturale e le frequenti guerre interne, il Caucaso si mantenne ricco di peculiarità proprie e differenzianti dal mondo circostante fino a quando rimase isolato. Gli abitanti di questo mondo erano Circassi, Ubykhi, Abkhazi, Tatari, Osseti, Ceceni, Ingusci e più a sud Daghestani e Georgiani, oltre a popoli minori.

I Cosacchi, nel XVIII secolo, furono l’avanguardia dell’invasione russa che avrebbe avuto luogo nel secolo successivo con le guerre caucasiche. In questo luogo al tempo vivevano circa due milioni di persone, con caratteristiche linguistiche e abitudini proprie. In tempo di pace erano organizzate in numerose tribù, e in tempo di guerra si univano e si comportavano come uno Stato unico.
Esisteva un’elaborata struttura sociale: i popoli erano guerrieri e la società era fortemente strutturata per rafforzare la disciplina e l’ordine che servivano sul campo di battaglia.
Durante le festività, i bardi – sia uomini che donne – celebravano le antiche leggende nei vari linguaggi della zona. Non vi erano grandi edifici, e il monumento principale della loro civiltà era costituito dalle lingue e dal folklore che racchiudevano. Il più vario e prezioso, tra tutte le storie, era un corpus di leggende che raccontava le imprese di un gruppo di eroi che si narrava avessero un’unica madre di straordinaria bellezza. Queste erano le saghe dei Narti del Caucaso.
Verso la metà del XIX secolo la Russia si espanse in quest’area con le campagne militari del Caucaso del Nord, e nonostante la feroce resistenza delle popolazioni locali, queste si conclusero dopo alcuni anni con la deportazione di intere popolazioni.
In tempi recenti, invece, sono state proprio le autorità Russe a fondare istituzioni culturali, musei e istituti folklorici, e i moderni studiosi hanno cercato di rivitalizzare le parti sopravvissute delle antiche tradizioni, dopo che i loro antenati avevano tentato di distruggerle. Le saghe dei Narti sono state raccolte con un lavoro intensivo e gran parte dei corpora è stata pubblicata. Il passo cruciale per arrivare a questo è stato la creazione di lingue letterarie nelle quali queste tradizioni orali potessero essere raccolte e codificate.
I Narti sono presenti in molte leggende caucasiche, in particolare in quelle tramandate dagli Osseti, ma anche in diversi gradi nella loro zona di influenza, ossia presso i Tartari, Circassi, Ceceni e Ingusci.
Nel grande mosaico culturale del Caucaso, il piccolo popolo degli Osseti ha un ruolo fondamentale. Sono   i soli indo-europei della zona, l’ultimo residuo degli antichi popoli degli Sciti, Sarmati e successivamente Alani, che nell’antichità attraversarono l’Europa sino in Occidente.
Il termine Narti è di origine incerta. Data l’affiliazione degli Osseti con gli antichi popoli degli  Alani e degli Sciti, è probabile che il termine abbia un’origine iraniana. Troviamo il radicale indo-iraniano *nar, l’Aner greco e l’irlandese *nert che significa “forza” o “eroe”, che è una delle caratteristiche distintive di questa stirpe.
Le saghe sono una serie di storie che formano la base mitologica delle tribù dell’area. Alcune sono solo dei racconti, ma altre leggende sono state importanti nella creazione di miti e di un’antica teologia.
Gli Abkhazi, i Circassi, gli Osseti e gli Ubykhi hanno versioni diverse delle saghe il cui filo conduttore è il medesimo: le saghe spesso presentano particolari modificati oppure omessi, altre volte la storia è stata ampliata con caratteristiche locali.
Le leggende dei Narti non sono saghe nel senso abituale di racconti più o meno storici sulla vita di una persona, ma rassomigliano ai miti pagani scandinavi e della Grecia antica. I cantori li raccontavano attraverso versi, canzoni e semplice prosa. Sebbene i personaggi avessero capacità paragonabili a quelle di Dei, solo alcuni di loro avevano le autentiche caratteristiche di una divinità. Queste saghe sono interessanti non soltanto come testamento di una civiltà di un mondo scomparso, ma anche perché mostrano degli evidenti paralleli con le tradizioni e i miti di genti che un tempo erano entrate in contatto con il Caucaso.
Un’ idea del significato di questo folklore nel suo insieme si può ottenere attraverso la mitologia comparativa che mostra i paralleli più evidenti di questo corpus. Vi sono legami di alcune figure con i miti greci di Afrodite, le Gorgoni, Prometeo, i Ciclopi e le Amazzoni. Vi sono anche evidenti paralleli con la mitologia nordica e il suo Dio della guerra Odino, o tra l’albero del mondo scandinavo Yggdrasil e la Signora Albero dei Narti.
Julius von Klaproth fu il primo a parlare di questa epica. Durante la seconda metà del XIX secolo, l’interesse per le leggende dei Narti apparve tra gli intellettuali osseti e russi, che diedero inizio allo studio dei popoli del Caucaso. Ma è dal 1880 che i veri studi scientifici sull’epica Narte appaiono con il linguista e folklorista Vsevolod Miller con la pubblicazione dei suoi Studi Osseti.
In Europa occidentale, i testi su Narti appaiono nel 1887 grazie a Johann Heinrich Hubschmann. Seguirono molte altre pubblicazioni e studi nel Caucaso e in Europa Occidentale.  Georges Dumézil, filologo francese e comparatista, è colui al quale si deve la maggior parte della letteratura francofona sulla mitologia osseta: pubblicò nel 1930 Leggende sui Narti, che ha notevolmente influenzato lo studio della mitologia osseta attraverso il suo lavoro sulla mitologia comparata.
I Narti erano un leggendario popolo di uomini dalle caratteristiche sovrumane, come l’essere forgiati nel fuoco oppure essere capaci di vivere sul fondo del mare.
Secondo Georges Dumézil, la divisione dei Narti in tre clan dimostrerebbe come anche i popoli proto-indoeuropei fossero suddivisi in tre caste: guerrieri, sacerdoti e mercanti, così come prevedeva la classica concezione indo-iranica di società costituita dai tre elementi: sapienza, forza fisica  e prosperità economica.
Il villaggio dei Narti tradizionalmente viene diviso in tre quartieri, posti su tre livelli diversi ed occupati da tre famiglie principali:
Æhsærtæggatæ  in alto, che si distinguevano per l’eroismo e la forza;
Boratæ in basso, ricchi proprietari di mandrie;
Alærgatæ al centro, persone di grande intelligenza.
Il dio supremo è Hutsau che porta il titolo di  Hutsauty Hutsaui – “Dio degli dei” – e tutto l’universo  è popolato da esseri che intervengono frequentemente nel destino degli uomini.
Tra di loro, molti sono veri e propri personaggi mitologici. Vi sono: Uacilla, temibile lanciatore di fulmini e protettore del raccolto, e Uastyrdzhi, patrono del genere maschile e dei viaggiatori;
Safa, benefattore del villaggio, incarna lo spirito del focolare domestico, ed è il modello di vita familiare;
Kurdalaegon, il fabbro, ha la propria fucina in cielo ed è amico dei Narti: il suo compito è quello di forgiare gli eroi Narti prima nella fucina e poi nell’acqua di mare;
Donbettyr vive sul fondo del mare, è patrono delle acque (don) e diversi corsi d’acqua che sfociano nel Mar Nero portano il suo nome:  Danubio, Don, Dniepr, Dniestr;
Huyændon Ældar è il capo dei pesci, il significato del suo nome è “Signore dello Stretto” e si ipotizza che indichi lo stretto del Bosforo.
Il mondo dei morti è governato da re Barastyr che ha il ruolo di giudice, guardiano e ospitale padrone di casa; Aminon ne sorveglia la porta e ha il problema di controllare i viaggi dei vivi nel mondo dei defunti ed il rientro dei morti prima del tramonto. I Giganti costituivano al tempo un pericolo per i villaggi osseti, forti quanto stupidi, maldestri e presuntuosi.
Satana è una figura che appare in molti cicli delle saghe dei Narti. E’ la madre dei Narti, una figura che rappresenta la fertilità ma anche l’autorità che esercita sui suoi figli. E’ spesso mostrata come una persona saggia o una matriarca. E’ una donna di grande bellezza, e la storia della sua nascita è prodigiosa.

Bibliografia:
John Colarusso : Nart Sagas from ther Caucasus. Princeton University Press, © 2002,
Georges Dumezil : Il libro degli Eroi. Adelphi, 1996
The Nart Epos  :  http://www.geocities.ws/Eureka/Enterprises/2493/nartsaga.html

Nascita di Satana

libero adattamento di Anna Ettore

Dopo essersi sposati, Uærhæg e Dzerassæ vissero insieme per un anno intero, poi Uærhæg morì. Dopo un altro anno Dzerassæ si ammalò. Quando fu in punto di morte disse ai suoi due figli, che la vegliavano: «Non lasciatemi senza protezione le prime tre notti dopo che sarò morta. Sono in debito con un creditore molto malvagio, ed egli mi seguirà anche tra i morti pur di esigere quanto gli spetta».
Morì e venne sepolta. Quella sera Uryzmæg, il primo dei suoi figli, montò la guardia all’ingresso della sua tomba con le armi in pugno. Così fino al mattino. Fece lo stesso la notte successiva. Alla terza notte Hæmyts, suo fratello, gli disse: «siamo stati allevati insieme da nostra madre. Stanotte sarò io a farle la guardia».
Ma Uryzmæg gli rispose: «Tu sei il più giovane di noi due. Se avessi avuto fiducia in te stesso, avresti montato tu la guardia per tutte e tre le notti».
Hæmyts pensò che quelle parole gli recavano offesa, ma egualmente prese le proprie armi e si recò a montare la guardia dinnanzi alla porta della tomba.
Mentre era lì, udì da una parte ali allegri canti per un banchetto, dall’altra gli schiamazzi tipici di una festa di nozze. Invidioso tese l’orecchio, poi disse tra sé e sé: «Ecco la mercede per chi obbedisce ai desideri di un morente! Chi mai potrebbe venire a trarre mia madre dalla tomba?». Gettò a terra le armi e si disse: «Andrò a far festa da qualche parte».
Si allontanò ma, non appena la sua sagoma svanì nel buio, la tomba si illuminò d’improvviso. Uastyrdji , il dio del sole, era già nel suo interno. Percosse Dzerassæ con la sua frusta e lei si trasformò, divenendo sette volte più bella di quando era viva. Poi la batté nuovamente con la frusta e lei, in un istante, riprese il proprio aspetto.
Trascorso un anno Syrdon, il flagello dei Narti, passò accanto alla tomba di Dzerassæ e udì il pianto di un neonato. Allora corse verso la  Grande Piazza dove erano riuniti i Narti delle tre famiglie. «Pace a voi tutti, e buon giorno!», li salutò.
«Pace e fortuna a te, Sydron», lo accolsero.
«Accade una cosa bizzarra nel vostro cimitero», li informò. «Se si tende opportunamente l’orecchio, presso la tomba di Dzerassæ si ode il pianto di un neonato».
Uryzmæg, il primogenito di Dzerassæ , sovrintendeva l’assemblea. A quelle parole, incurante del proprio compito e della propria posizione, balzò in piedi e, d’un lampo, corse fino alla tomba della madre. Ne aprì la porta, entrò e dopo pochi istanti ne uscì con in braccio una bambina: Satana.
Satana, crescendo,  divenne tanto incantevole e intelligente che la sua sola presenza trasformava la notte in un giorno splendente, e le sue parole erano più taglienti di una spada e più penetranti di una freccia. Fu così che Dzerassæ pagò il proprio debito.

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