Ellen Bass – Indaco

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Mentre cammino sulla West Cliff Drive, un uomo corre
verso di me spingendo uno di quei passeggini da jogging
con ammortizzatori che permettono al bambino di continuare a dormire,
in qualsiasi posizione. Posso appena intravedere
le sue palpebre quasi traslucide. Il padre è giovane
una giungla di indaco e corniola tatuata
da nocche a mascelle, rigogliosi rampicanti e fioriture,
santi e simboli. Spesse spine di legno perforano
i suoi lobi e gli occhiali da sole confermano
lo splendore che lo circonda. Sono così gelosa.
Come spesso mi accade. È una specie di ossessione.
Vorrei che fosse stato il padre di mio figlio.
Vorrei aver sposato un uomo che lo voleva così tanto
da segnarlo come si fa con un libro, sottolineando,
evidenziando, scrivendo a margine, che ero qui.
Non come il mio ex marito morto, sempre
in combattimento contro la carne, lui che rimaneva seduto per ore
sul suo zafu recitando om e subito dopo uscendo
si rompeva una mano dando un pugno all’automobile.
Immagino che quando quest’uomo al galoppo tornerà a casa
vorrà fare sesso con sua moglie,
che è rimasta a letto fino a tardi, e poi mangeremo
costolette alla brace e lasceremo che il bimbo rosicchi un osso
mentre egli beve una birra scura. Non riesco a smettere
di desiderare che mia figlia avesse avuto un padre così.
Non riesco a smettere di desiderare di aver avuto quella vita. Oh, lo so
è un miracolo avere una vita. Qualsiasi vita.
I miei genitori hanno impiegato otto anni per concepirmi.
Prima ci fu la guerra e poi dovettero aspettare.
E le ossa di mia madre erano così strette che fu necessario un cesareo
mentre io fui trasportata in aereo. Che qualcuno sia nato,
ogni precario successo da sperma e ovulo
a zigote, embrione, neonato, è una meraviglia.
Ed eccomi qui, viva.
Quasi settant’anni e nulla che mi abbia ancora ucciso.
Non l’auto che ho disintegrato ignorando uno stop
o lo Spirocheta che mi ha fottuto il sangue.
Non l’albero caduto nella foresta esattamente
nel punto in cui mi trovavo – il mio migliore amico mi diede uno spintone
all’indietro così caddi sul sedere quando si schiantò.
Sono viva.
E ho dato alla luce una bambina.
E poi non ha avuto un padre che volesse portarla
sulle sue spalle. E così tante altre cose che non ha avuto.
Ho pianto per gran parte della mia vita per questo.
E ora c’è tutto ciò di cui non possiamo parlare.
Ci amiamo — ma non possiamo occuparci
troppo l’una dell’altra.
Eppure c’era lei sola, quando chiesi di uccidermi
nel caso in cui non avessi più avuto facoltà mentali —
stavamo andando a Ross,
a comprare abiti. È qualcosa
che le piace e sembrano tutti incantevoli su di lei —
lei fu l’unica
a non esitare o rifiutare
tentennare o trasalire.
Mentre attraversavamo il parcheggio
ha detto, OK, ma quand’è il limite massimo?
Questo è ciò che ho bisogno di sapere.


Poesia tratta da Indigo, Copper Canyon Press, 2020
Traduzione di Valentina Meloni

Nata a Roma nel 1976, dal 2007 Valentina Meloni vive tra l’Umbria e la Toscana. Ha pubblicato per la poesia: Le regole del controdolore (Temperino Rosso, 2016), Eva (Edizioni Nosm, 2018), Alambic (Progetto Cultura, 2018), con Giorgio Bolla Corrispondenze da un mondo increato – epistolario poetico (La Vita Felice, 2018). Le plaquette numerate: Nei giardini di Suzhou, con dipinti sumi-e di Santo Previtera (FusibiliaLibri, 2015), Il Fiore della Luna, Leggenda di Rosaspina poemetto in haiku (La linea dell’equatore, 2018) e Suite della solitudine illustrato dall’artista Rosario Morra. Le raccolte bilingue: Nanita (Otata’s Bookshelf, 2017), Enso: Haiku Yoti (Nausicaa 2019), Usei, il suono della pioggia (in uscita); le fiabe illustrate: Storia di Goccia, Nanuk e l’albero dei desideri. Suoi testi sono stati tradotti in inglese, spagnolo, cinese, giapponese, arabo, bulgaro e sono apparsi in blog, riviste e quotidiani internazionali. Nel 2017 ha ideato e tuttora dirige la rivista aperiodica internazionale di Haiku Komorebi ni nureru. Scrive in altre riviste di letteratura e cultura e nel sito: n a n i t a

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Ellen Bass
Ellen Bass ha pubblicato numerosi e premiati libri di poesie, tra cui “Like a Beggar”, “The Human Line”, e “Mules of Love”. Sue poesie sono apparse con frequenza in “The New Yorker”, “The American Poetry Review”, e molte altre riviste. È stata co-curatrice della prima grande antologia di poesia femminile “No More Masks!”, e i suoi saggi includono il bestseller “The Courage to Heal”. Tra i suoi premi ci sono borse di studio del National Endowment for the Arts and the California Arts Council, tre Pushcart prizes, e il Lambda Literary Award. Cancelliera dell’Academy of American Poets, insegna nel programma di scrittura MFA presso la Pacific University.

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