Un poeta di paese: intervista a Franco Arminio

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Franco Arminio è considerato un fenomeno social della poesia. Sulla sua scrittura appaiono pareri molto discordanti: da un lato c’è chi lo ama e gli riconosce d’aver riportato attenzione alla poesia anche e soprattutto tra i non addetti, dall’altro chi demonizza il suo lavoro a tal punto da augurargli la morte. Sono questi i tempi che corrono, tempi in cui la violenza verbale pare essere sdoganata senza ripercussioni. Il che è un paradosso se parliamo di scrittura.
Chi è Franco Arminio? I più dimenticano che Arminio non ha di certo cominciato a scrivere con l’avvento di Facebook e similari: è come se in un attimo si sia dato un colpo di spugna alla sua trentennale attività scritturale.  Suoi testi sono rintracciabili in Braci nel numero di marzo 1983, Quattro poesie per Angelo, quattro brevi poesie in cui è già presente il tema ossessivo della morte.
Chi è Franco Arminio? È un paesologo – qui va ricercato per me, innanzitutto, il suo linguaggio, osso della sua poetica. E non è un lamento di qualcosa che è andato e non c’è più, né una invocazione a rimpolpare i paesi di gente: è un canto a questa Italia che di intero ha di essere un insieme di paesi, da Nord a Sud. In Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Bari-Roma, Laterza 2008) Arminio scrive che «La paesologia è una forma d’attenzione. È uno sguardo lento, dilatato, verso queste creature che per secoli sono rimaste identiche a se stesse e ora sono in fuga dalla loro forma.»

  1. Franco Arminio è un poeta. Com’è cambiata la sua poesia dagli anni Ottanta a oggi?
    Non so se è cambiata. Direi che deve cambiare moltissimo. Siamo in un mondo completamente diverso. La poesia non segue l’attualità, ma il mondo deve seguirlo, non può perderlo di vista.
  1. Franco Arminio è un paesologo. In molti pensano che la paesologia sia una “scienza” da applicare solo ai paesi dell’Italia centrale e meridionale. Non è così, giusto?
    La paesologia si applica a tutti i paesi, anche a quelli del nord, ovviamente. E direi anche alle città, che spesso sono pezzi di paesi.
  1. Infinito senza farci caso è uscito di recente per Bompiani, perché un libro sull’amore?
    Ci pensavo da tempo. Bisogna fare i conti con l’amore.
  1. Lei è più poeta o paesologo?
    Sono un poeta di paese.
  1. Ci dia un consiglio di lettura e un paese da visitare.
    I libri di Gianni Celati.
    Roghudi, in Aspromonte.

Qui alcune poesie di Franco Arminio:
“Nel ronzio pasquale…” 
“L’esistenza educa…” 
“Nessuno può vivere…”

Biografia
Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, in provincia di Avellino. Collabora con il Corriere della sera, Il manifesto, e Il Fatto Quotidiano ed è animatore del blog Comunità Provvisorie.
È documentarista e promotore di battaglie civili: si è battuto, ad esempio, contro l’installazione delle discariche in Alta Irpinia e contro la chiusura dell’ospedale di Bisaccia.
Nel 2009, con Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia, è stato candidato al Premio Napoli.
Roberto Saviano ha definito Franco Arminio «uno dei poeti più importanti di questo paese, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto e ciò che ha generato», citando un suo passo: «Venticinque anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco. Dei vivi ancora meno». Il 29 novembre 2010 sempre Roberto Saviano legge una poesia di Arminio in prima serata su Rai 3 nella quarta e ultima puntata di Vieni via con me, nel corso di un monologo sul terremoto dell’Aquila del 2009.
Nel luglio 2011, con Cartoline dai morti ha vinto il premio Stephen Dedalus per la sezione Altre scritture.
Con Terracarne, edito da Mondadori, ha vinto il premio Carlo Levi e il premio Volponi.
Nel 2013 è uscito il suo ultimo libro di prosa, Geografia commossa dell’Italia interna.
Nel 2014 si candida nel collegio Sud alle elezioni europee nella lista L’Altra Europa con Tsipras, ma non viene eletto. È il direttore artistico del Festival della paesologia La Luna e i Calanchi di Aliano.
Nel 2015 fonda la Casa della paesologia a Trevico, il comune dell’Irpinia più elevato in altitudine, nonché antica sede della Baronia.
Nel 2018 gli è stato assegnato il Bronzo dorato all’Arte poetica al Festival Animavì – Cinema d’animazione e arte poetica. Ha ricevuto anche il Premio Brancati per Cedi la strada agli alberi, del 2017.
Nel 2019 si candida alla carica di sindaco di Bisaccia, arriva secondo e viene eletto come capo della minoranza al consiglio comunale.

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