Il braccio violento della legge

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Un film di genere che è anche cinema d’autore, un capolavoro immortale questo The French Connection (titolo originale) di un maestro come Friedkin, che ha insegnato a tutti a fare il nuovo cinema poliziesco, violento, esasperato, pieno di inseguimenti e di tanto sangue, al punto di dover essere vietato ai minori. Un film che fece discutere per gli eccessi che conteneva, ma che vinse cinque premi Oscar e ancor oggi viene considerato uno dei cento migliori film statunitensi di tutti i tempi.

La trama è molto semplice: non è tanto di cosa si parla ad affascinare, ma come viene trattato il tema, con uno stile innovativo e insolito, senza tirare mai il freno a mano, anzi, spingendo sull’acceleratore dell’eccesso. Protagonisti sono due poliziotti della narcotici (Hackman e Scheider) sulle tracce di un traffico di droga gestito da un francese (Rey) che deve concludere un affare con un potente boss locale.

Ottimi i salti di location da Marsiglia a New York, con belle inquadrature marine della Costa Azzurra francese e numerose carrellate sulle zone malfamate della città statunitense. Friedkin usa molte soggettive e tanta macchina a mano per conferire un andamento rapido e nervoso alla pellicola, seguendo le azioni spesso inconsulte ed eccessive dell’investigatore Jimmy Doyle, in rotta con tutti, padre di tutti i personaggi dei poliziotti italiani privi di scrupoli e senza regole.

Alla fine i due investigatori seguono il caso anche se vengono rimossi dal capo della polizia e la conclusione li vede sventare il colpo ma perdere le tracce del trafficante, che la fa franca, mentre resta ucciso l’investigatore Buddy Russo, colpito da uno sparo maldestro del collega. Il finale viene raccontato da Friedkin come se fosse una storia vera, narrando i destini dei singoli personaggi e il loro futuro, con scritte che scorrono su immagini fotografiche, mentre la storia s’interrompe di colpo sulla fuga del francese. In realtà un caso vero di traffico di droga franco-americano esiste ed è narrato nel libro di Robin Moore, che racconta una storia simile di due veri agenti della narcotici implicati nelle indagini.

Il film è costruito tutto su appostamenti e inseguimenti; sono notevoli le pericolose sequenze che vedono Hackman a bordo di un’auto – girate personalmente da Friedkin per il rifiuto di molti operatori – credibili e realistiche, con incidenti altamente spettacolari, uno dei quali accadde per davvero e impose di pagare un risarcimento al malcapitato.

Un linguaggio nuovo è quel che caratterizza il film, montato a ritmi frenetici, con inquadrature spiazzanti e una sceneggiatura che non si basa più sul classico scontro tra buoni e cattivi, ma vede i contorni dei caratteri molto sfumati, al punto che non è sempre facile stare dalla parte dei poliziotti.
Friedkin insegna al nuovo cinema americano (e anche a quello italiano) come si fa un  poliziesco moderno, alternando momenti riflessivi e introspettivi a scene d’azione rapide e suggestive, cambiando improvvisamente registro narrativo.

Fernando Rey viene scelto come ripiego nel ruolo del malavitoso francese (il regista avrebbe voluto Francisco Rabal), ma si conferma un attore efficace e ispirato, che frequenterà molto il genere, anche nel cinema italiano. Bravissimi i due poliziotti trasgressivi, sia Hackman che Scheider, con il primo che sta quasi sempre sulla scena e si guadagna il ruolo di protagonista sopra le righe. Molto azzeccata, nella versione italiana, la scelta di doppiare gli attori che si esprimo in inglese e di lasciare il francese sottotitolato quando tocca ai marsigliesi.

Friedkin – che ci ha lasciato poco tempo fa – rinnova il poliziesco un anno prima della sua opera miliare nel capo dell’horror – L’esorcista –, lavoro canonico per un sottogenere infinito (l’esorcistico) che ancora oggi non accenna a mostrare segni di stanchezza.
Cinque Oscar meritati: regia, montaggio, film, sceneggiatura, attore (Hackman). Invecchiato benissimo. Recuperabile su Rai Play, dopo un recente passaggio su Rai Movie.


Regia: William Friedkin. Soggetto: Edward M. Keyes, Robin Moore (libro inchiesta). Sceneggiatura: Ernest Tidyman. Fotografia: Owen Roizman. Montaggio: Jerry Greenberg. Effetti Speciali: Sass Bedig. Musiche: Don Ellis. Scenografia: Ben Kasazkow. Costumi: Joseph Fretwell III. Trucco: Irving Buchman. Produttore: Philip D’Antoni. Produttore Esecutivo: G. David Schine. Casa di Produzione: Philip D’Antoni Productions. Distribuzione (Italia): 20th Century Fox. Titolo Originale: The French Connection. Lingua Originale: Inglese, Francese. Paese di Produzione: Stati Uniti d’America, 1971. Durata: 103’. Genere: Poliziesco. Interpreti: Gene Hackman (investigatore Jimmy Doyle), Fernando Rey (Alain Charnier), Roy Scheider (investigatore Buddy Russo), Tony Lo Bianco (Sal Boca), Marcel Bozzuffi (Pierre Nicoli), Frédéric de Pasquale (Henri Devereaux), Bill Hickman (Bill Mulderig), Ann Rebbot (Marie Charnier), Harold Gary (Joel Weinstock), Arlene Farber (Angie Boca), Eddie Egan (Walter Simonson), André Ernotte (La Valle), Sonny Grosso (Bill Klein), Benny Marino (Lou Boca), Patrick McDermott (chimico Howard), Alan Weeks (spacciatore Willie Craven), Al Fann (informatore), Irving Abrahams (meccanico), Randy Jurgensen (sergente), William Coke (conducente tram), The Three Degrees (loro stesse).
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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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