Cappuccetto rosso in compagnia dei lupi

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In Compagnia dei Lupi è una favola gotica sulla perdita dell’innocenza ispirata alla fiaba di Cappuccetto Rosso. Esistono varie e numerose versioni della fiaba di Cappuccetto Rosso, da quelle più antiche a quella più famosa del francese Perrault, che la pubblica nei Racconti di mamma Oca alla fine del 1600, e nella quale il significato sessuale allegorico è reso esplicitamente con la rappresentazione della fanciulla che entra nel letto con il lupo. Questa versione termina con una morale che, espressa direttamente, distorce il potenziale benefico della fiaba poiché ne limita le possibilità interpretative, trasformandola in un minaccioso ammonimento.I Fratelli Grimm, nell’800, ne elaborano due versioni, pubblicate a distanza di anni, nelle quali si ritrova sempre la figura di una ragazza giovane e ingenua che soccombe al lupo ma viene salvata da uomini buoni (taglialegna o cacciatori); in una di queste versioni Cappuccetto Rosso arriva ad emanciparsi e, senza l’intervento salvifico di alcun uomo, riesce a sconfiggere il lupo insieme alla nonna. Sebbene vi siano molti elementi in comune tra la versione francese e quella tedesca, i finali sono molto differenti e quella dei Fratelli Grimm termina con la salvezza della protagonista.

Nelle favole Cappuccetto Rosso è graziosa, ingenua e anche un po’ curiosa, ma a causa della sua leggerezza perde la strada, e viene divorata da un pericoloso lupo affamato.

Perrault ci dice chiaramente che se una bambina, per ignoranza o per disobbedienza, devia dal giusto sentiero non ha scampo: la sua versione termina infatti con la vittoria del lupo e perciò è priva di salvezza e consolazione. Nell’intento di Perrault questa non doveva essere una fiaba vera e propria, con le allusioni e i significati nascosti tipici del genere, ma semplicemente una storia ammonitrice con lo scopo di intimidire il bambino utilizzando un finale creatore di ansia.

Cappuccetto Rosso è un racconto atipico ed enigmatico, sulla cui origine, evoluzione e significato si sono seminati molti dubbi e si sono evidenziati svariati problemi. Il fatto che nella versione di Perrault non esistano eroi, aiutanti o altri personaggi tipici delle fiabe ha portato a considerarla più una favola morale che un vero racconto.

La fiaba pare affondare le proprie radici nella tradizione contadina francese. Un testo antico che alcuni critici hanno segnalato come possibile, sebbene lontanissimo, parallelo è De puella a lupellis servata,scritto in latino da Egberto da Liegi nel secolo XI, ma ne esistono altre con elementi simili in diverse parti del mondo.

Vi sono state varie interpretazioni che filologi, antropologi o psicologi hanno tentato di dare a questo racconto, da quelle che hanno posto l’enfasi sulla sua immediata lettura moralizzante, fino a quelle che l’hanno considerata una storia di licantropia (dato che in alcune versioni tradizionali francesi il lupo è in realtà un uomo-lupo) o, ancora, quelle che hanno sottolineato le valenze sessuali della fiaba, attraverso la rappresentazione di un’adolescente che si avvicina a un maschio seduttore, impersonato dal lupo.

Per Bruno Bettelheim, infine, sono fondamentali le rappresentazioni dello sviluppo sessuale della fanciulla, attraverso la simbologia del sangue (visualizzabile nel colore rosso della mantella), come parallelo dell’inizio del ciclo mestruale e della perdita della verginità.

In compagnia dei lupi (The Company of Wolves) è un film del 1984 diretto da Neil Jordan, che ha tra i protagonisti Sarah Patterson e, nel ruolo della nonna, Angela Lansbury.

Il film è ispirato alle storie sui lupi mannari presenti nella raccolta di racconti La camera di sangue, di Angela Carter. La stessa scrittrice collaborò con il regista alla stesura della sceneggiatura, ispirata, oltre che ai suoi racconti, anche all’adattamento radiofonico, dal medesimo titolo, realizzato in precedenza.

La storia comincia ai giorni nostri con una giovane che sta sognando: una cornice studiata per rivelare l’attenzione del film nei confronti delle paure e dei desideri del subconscio, e che crea quella che il regista definì “una struttura a scatole cinesi” all’interno della quale si dipana la trama.

Nel primo sogno Rosaleen, la protagonista, dopo la morte della sorella uccisa dai lupi, si trasferisce dalla nonna che, attraverso racconti spaventosi e affascinanti, cerca di metterla in guardia da quelle creature inquietanti, la cui presenza costante è continuamente e ossessivamente evocata.

Si sviluppa da questo episodio iniziale una successione di sogni misteriosi in cui vengono ripercorsi e interpretati gli stessi elementi della fiaba di Cappuccetto Rosso: la nonna, la casa nel bosco, la mantellina rossa, il sentiero e i lupi in agguato, che all’interno del film prendono la forma di lupi mannari. Alcune scene raccontano anche di Rosaleen che scopre l’attrazione fisica per un ragazzo e cerca di conosce la natura del sesso, altro tema ricorrente.

In uno dei suoi viaggi nel bosco Rosaleen incontra un affascinante cacciatore che, una volta arrivato a casa della nonna, rivelerà la propria natura bestiale uccidendo quest’ultima.

In un primo tempo spaventata, la fanciulla spara al cacciatore che, colpito, si trasforma in lupo. Ma, intenerita e affascinata dalla sua nuova forma di lupo ferito, lo lascia fuggire. Diventata lupo lei stessa, lo segue e fugge nei boschi con lui.

Per tutto il film la protagonista si aggira all’interno di queste atmosfere e di questi simboli fino all’incontro finale. La natura bestiale dell’uomo la terrorizza e l’attrae così come l’incontro con l’istintività della sua stessa natura.

La trama tradizionale della fiaba viene quasi completamente scomposta e rielaborata con grande originalità, attraverso l’aggregazione di episodi che, più che succedersi, si attraggono per associazione.

Ciò che nella fiaba è espresso chiaramente, sotto forma di morale o come avvertimento indiretto -la pericolosità del lupo- non si risolve in modo univoco all’interno del film: Rosaleen è spaventata ma anche affascinata dalla natura bestiale del cacciatore. Questo contatto, che risulta potenzialmente devastante all’interno di Cappuccetto Rosso, per la protagonista è invece sano e vitale, ancorché inquietante.

Tutto ciò si configura nell’irrisolta ambivalenza di predatore e preda, cacciatore e cacciato. Il vero lupo, scoprirà la ragazza in un epilogo sospeso tra orrore e compassione, è quello che ha “il pelo dentro”, e l’unico modo per superare la paura dei lupi è di diventare lupi noi stessi.

Grande maestria ha espresso il regista con la sua capacità di ricreare la dimensione onirica caratteristica delle fiabe.

Il villaggio all’interno di un bosco, perennemente avvolto da brume e ombre, è luogo in cui la realtà ha orli a tal punto sfilacciati da trasformarsi in un magma fecondo da cui si può, ancora oggi, attingere gli illimitati simboli e significati della fiaba di un tempo.

 

Cappuccetto Rosso di Charles Perrault
in “I racconti di mamma oca”

Cappuccetto Rosso di Carlo Collodi
in “I racconti delle fate”

Cappuccetto Rosso di Wilhelm e Jacob Grimm
in “Fiabe del focolare”

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