Michael Rothenberg – Guerra

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Può accadere in ogni ora del giorno.
Un’ansia lussata inizia nei piedi.
Un che di simile alla sinestesia,
uno spasmo rosso, percorre l’orologio
verso qualcosa d’immaginario che svanisce.
Una guerra.

Migliora, vilipendi, difendi.
Placa, ammansisci, nascondi.
Non c’è dove nascondersi.

Interferenza, interferenza, interferenza…

Ricomincia.
La guerra.
Spossatezza locale.
Lame smaniose forano la guancia.
Onde tossiche ficcate in fondo alla gola.
Una spirale enfiata, ispessimento, frutta settica strozza.
Un che di sporco, secco e acre…

Le pillole per i tremori non mi fanno più effetto.
Non so se l’abbiano mai fatto.

E mi convinco che non ci sarà mai
spirito, polvere, gesso, tonico, unguento, filtro, malware,
miscuglio neurale che sappia ghermire l’attimo
dal panico virale una volta per tutte.
Cura l’olocausto.
Svolgi il flessibile presente.
Rendi tollerabile l’amore.

Interferenza, interferenza, ferma la guerra, interferenza, amore è la risposta, interferenza…

Mai ci sarà una calamina rosa,
erba o fermentazione pura,
fava o kava esistenziale
senza un qualche caustico effetto collaterale,
che non induca una qualche statuaria cecità
vertigini, visione sfocata, palpitazioni.
È una guerra perenne.

Non ci sarà mai farmaco o
ferula morale che ponga termine al conflitto,
estingua la guerra incessante
tra consunzione e diniego.
È sempre guerra.

Mai ci sarà pillola frizzante da assumere, in un bicchierone d’acqua,
uno schizzo di limone, un mantra yoni che riallinei i sensi,
allevi il dolore o revochi la pena
che defluisce dal relitto.

Guerra,
nome e verbo universali,
nomignoli per tutto ciò che siamo e che facciamo.
Azione, inazione, reazione
Re-impiumarsi della colomba.

Interferenza, interferenza, interferenza di guerra.

Non possiamo farci niente.

Interferenza.

Guerra è la parola.

Guerre buone, cattive e mediocri.
Guerre contro la guerra.

Tutti esultano per guerre tra deità immaginarie
e le sleali, ma morali armate di Dio.
Vessilli di ricchi, vessilli di poveri a gremire i cieli.
Stendardi titolari, standard infiammabili.
Guerra tra i sessi e le personalità di Twitter.
Guerra tra noi tutti!

Guerra,
le inesorabili montagne russe dionisiache,
carnevale di clown megalomani su una ruota panoramica in fiamme.
Sete di sangue, bagno di sangue.
Intransigente guerra personale, locale, globale
intrapresa sul dorso di questo pianeta stremato da stupri.
Guerra in ogni luogo.
Nella bottega dei balocchi, figure d’azione nel “meccanismo di perdita”,
“soldatini: il nostro mestiere” “portare la guerra a un livello affatto nuovo”.

Su cartelloni fiammanti paraurti cromati e cilindri mostruosi
sfornano la vendetta proto-maschile contro una natura proto-femminile.
Guerra!
Interferenza. Interferenza. Interferenza… un loop sintomatico…

Sostieni le truppe?
Uccidi per denaro contante?
Speculi sul Death Contractors Index?
Hai il Military Industrial Complex integrato nei piani
pensionistico e sanitario, negoziato come il virus Ebola
nelle transazioni in borsa.

Dove c’è da far soldi non c’è cura o riposo.
La guerra è la valuta essenziale e fondamentale d’una libera economia imprenditoriale.
Per me è vantaggiosa!
Di te non m’importa!

“Una War of Word Apocalypse ti mette in campo contro altri 3 giocatori
per una mischia totale di distruzione verbale!”.

Guerra alla rinite comune e al sensazionale esantema.
Guerra alla povertà.
Guerra alla fame.
La guerra all’obesità ingozzatrice e al culo floscio.

Guerra a prostata enfiata e insufficienze rettali.
Guerra ai reni riluttanti e a quelli iperattivi.
Guerra al cancro di polmoni, labbra, lingua, gola e cervello.
Guerra alla co-dipendenza emotiva.

Interferenza.

Guerra alle tendenze sociopatiche.

Interferenza.

Guerra ad apatie psicopatiche.
Guerra ad ambivalenza e impegno.
Guerra al silenzio.
Guerra al parlare.

Interferenza.

La guerra alla droga e al guerriero creato dalle droghe per vincere la guerra alla droga.

Guerra alla povertà.

Interferenza.

Guerra sulla passerella suicida tra… interferenza, interferenza, interferenza…
stilisti distopici e top model anoressiche.

Guerra ai miscredenti, ai non credenti, agli eccellenti e agli scadenti.

Guerra agli alieni dal Messico,
o agli alieni da qualsiasi altro luogo nello spazio.
Guerre stellari!

Guerra a terroristi, scarafaggi, topi, formiche, cimici,
lepisma, falene, pidocchi, batteri, muffe e poetiche.

Guerra ai depositi di calcare nel water, al velo opaco sull’argenteria.

Interferenza.

Guerra per il puro brivido della cosa in sé.
È uno spasso far saltare cose in aria.
Napalm.
Lanciafiamme.
Benzina gelatinosa.
Il torvo gioco quotidiano dei Reaper nelle sale di guerra del Nevada.
Droni!
Sento le urla in Pakistan, il danno collaterale.
Tutto a posto.
Invia una videocamera nella ferita carbonizzata,
misteriosa e magica d’un trofeo a lunga distanza.
Scatta una foto, poi torna a casa e dimenticati tutto.
Botto nel soggiorno per salutare
l’amorevole sposa e i ragazzini felici
immersi in altri video-giochi di guerra.
Sììì!
Papà è a casa.
Mamma è a casa dalla guerra!

Giochi di guerra!
Canne caricate, porte di vani spalancate, rilascio del retto.
La merda di guerra.
Carica!

Interferenza. Interferenza. Interferenza.

Chiunque siano, intralciano.
Assassini addestrati e insegnanti tiratori scelti.
Serial killer e uomini neri in felpe con cappuccio.
Bambini sulla via della scuola.
Chiunque appesti la visione del nostro perfetto mondo statico.
Positivi e negativi fatti a brandelli,
liquefatti, emulsionati, liquidati …
Offerti per riscatto.
Voi sapete chi siete!

Guerra dell’immaginazione!

Interferenza. Interferenza.

Guerra tra rivali in amore.
Guerra a crisi d’ansia creativa e ispirazione.
Guerra a folle esasperanti e paradigmi ecclesiastici.
Guerra a indifferenza e apprensione.

L’assalto dell’orgasmo.
La scissione soporifera.
Guerra di poli opposti.
Guerra d’ombre in bianco e nero.
Guerra incolore di dicotomie.
L’inesorabile conflagrazione di yin e yang.
Siamo qui per vincere e adorare lo sfidante sbudellato.
Mostratemi di nuovo quel trofeo!
Ponete fine all’onta e all’imbarazzo di pacifisti utopisti.
Perseguite più gloria!
Perseguite più guerra!

Interferenza.

Perseguite più…

Interferenza, guerra…

Storia e natura, sintonizzate sul War Channel, collidono,
decidono il destino di un centinaio di civiltà estinte.
Sopravvivenza di 100 mila specie.
Ci riempiamo le menti d’immortali, misantropi angeli di guerra.
Marte governa la nave della morte, mentre Acab
annuncia il richiamo della natura selvaggia.

Ci immaginiamo lo squalo come macchina che uccide.
Diventiamo la macchina che uccide.
Ci immaginiamo, in pianure d’erba alta rugginose,
il re della giungla che annuncia Armageddon.
Diventiamo le chiarine della distruzione.
Noi ruggiamo!
Comprendiamo la nostra natura in quanto tale.
Sappiamo che è vero.
La sopravvivenza del più adatto è la morte di noi tutti!

Ovunque un canto di guerra, fiaba, ninnananna,
sussurrato nell’orecchio d’ogni bimbo ogni sera prima della nanna.
Un inno alla specie.
Prima della nanna ogni sera sentono questo dolce canto:

Dormi piccino, prima dei nostri spari
Dormi piccino, una salva di 21 spari.

Lo cantiamo lentamente in un giro, girotondo di respiri.
Guerra dolce, guerra dolce, dolce, gentile.
Sappiamo che è così.
BUM!
L’abbiamo già sentito prima.

Non so perché, di notte, sono così teso, sdraiato sulla schiena,
non-placato dalla ventola che gira.

Ancora una volta. Guerra…

Ecco, a letto ora mi metto, sonno è guerra che è a buon prezzo.

Nenie e cantilene in guerra contro il sonnambulismo diurno.
Dormi, piccolo bastardo, dormi!

Non capisco: perché mi sveglio così arrabbiato?
Una stricnina metabolica mi striscia nei piedi.
Sussulto e mi contorco.

Guerra, guerra, interferenza, interferenza… l’amore è la risposta… interferenza di guerra, interferenza di guerra, guerra.

Guerra tra ballerini viziati,
cantanti pop amniotici con sogni sociopatici di celebrità.
Reginette di bellezza in erba con tacchi a spillo,
rossetto rosso ardente e un corsetto di granate.
Atleti con palle d’acciaio.
Splendide reality-star con grandi tette.
Brutte reality-star, pure con grandi tette.
Grandi cazzi e grandi tette che flettono un fisico da guerra.
Costruito per la guerra!

Guerra in guerra contro la realtà.
Tutti in guerra contro la fantasia.
In guerra contro la gioia, impegnati in guerra e disperazione.
Disperazione l’eccelsa virtù chiave per la guerra, motore e prece della guerra.
Un tavolo di chef belligeranti con coltelli e pelapatate baleno tra la carne.
Un torrente di fois gras e di piscio.
Intrisi di brama mentre concorrenti d’un futile gioco a quiz
ci danno dentro e finiscono prima del tempo.
E alla fine, un giorno, un uomo solitario, armato, arriva alla Sandy Hook School.
“Non lo dimenticheremo mai.”

Interferenza, interferenza, bandiera a mezz’asta
e per un attimo… amore è la risposta… interferenza, interferenza.

Guerra ai bambini.
Guerra ai deboli e agli ingenui.
Guerra ai tipi veri e sinceri.
Schiavi di guerra seguono l’ottone rapsodico della politica,
la litania di terrore, cospirazione, propaganda e patriottismo.
È sempre la battaglia di Gerico!
Guerra per vincere la tomba più superba,
l’anello più brillante, il crepitacolo più sonante e la rosa più scura.
Guerra per un biglietto della lotteria in una crocifissione-tombola.

Abbattete il ​​muro!
Le trombe chiamano!
Guerra nel naso pieno di cocaina di un Titano.
Guerra etilista all’ultimo respiro al ritmo fatale d’un metronomo da ludo-parco.

È guerra ciò di cui godiamo per il bene dell’umanità.
Una guerra di verità immutabili.
Un assedio da salotto contro l’attimo insopportabile.
Con una birra fredda, una pillola e un contratto di avallo
lasciamo che l’intero atto genetico,
spasmo spaziale, contrazione, eclissi, convulsione, reazione
faccia il suo corso epidemico fino a casa verso la fedele Penelope
che tesse uno scialle atomico.

Infine, la resistenza si decompone, la morte di tutti noi!
L’osso-amuleto e l’alloro creano un effetto placebo.
L’autocontrollo è un cane che si morde la coda.
La guerra riprende.
Nel nome della guerra, la fede esige il proprio giudizio.
In una nuvola di polvere.

Interferenza.
Interferenza.

La guerra tra i Jones o i Gonzalez,
o qualunque gruppo demografico elegga i politici dei tempi moderni.
Non è più sufficiente tenersi semplicemente al passo,
sfoggiare il prato più verde e curato intorno alla nostra anomalia,
o chiudersi nel più rigido conformismo.
Il viaggio verso l’uguaglianza è scalzato da una guerra per superare tutte le guerre
per eccellere ed estinguere, dominare e distruggere,
piegare e controllare, per possedere tutto!

Il vincitore non deve lasciare ossa incombuste
o pietra non lanciata.
In ogni linea o corsia, in giorno di apertura si stritola l’amore sotto i piedi.
In ogni giorno di shopping.

La guerra ci fa struggere per possedere ogni dispositivo inutile,
ma tutto ciò non ha più senso nel momento in cui vengono
svestiti o disimballati.

Guerra per pagare meno, guerra per pagare di più.
Vincere la scommessa.
Toglimiti da davanti ai piedi, cazzo, o ti stacco quella teste di cazzo!
Possiedo questo lume, quest’abito, questa casa, quest’auto, questa strada.
Questo destino da autostrada, questa vetta, questa cresta.
Sono il vincitore genetico metabolico.
Possiedo le spoglie, le scorie.
È il mio diritto
La mia ricompensa
La mia religione vi spiazza perché
in qualche punto dice che posso,
in qualche punto dell’ antico testamento,
in una qualche costituzione,
dice che posso resistere, quindi io devo.
In qualche punto nella costituzione
c’è scritto che chi vince prende tutto.
Sono certo che è così.
Il diritto alla guerra!

Interferenza. Interferenza.

Interferenza di guerra, interferenza di guerra.

Sento dire che l’amore è la risposta, un sospiro che rapido si spegne.

Poi, più interferenza, guerra-interferenza.

Interferenza.

Guerra.

Nel mio corpo, ogni nervo che consente
e giustifica spavento e fulminea aggressione,
non arso da una coscienza residuale.
C’è un posto per me
nel Guinness of World Records, libro
dove le generazioni future potranno leggere e sapere tutto di me.
Sono quello che ha vinto la guerra.
Che ha mangiato i più hot-dog di manzo
nel minor lasso di tempo
in una gara di golosità consumistica,
un pomeriggio, in una qualche brutale fiera o rodeo di campagna,
l’ultima festa dei diritti delle pollastre
chioccianti, porci grufolanti e mucche ruminanti.

Guerra.

Più guerra.

E prima che il mio nome sia inciso in questo registro di Re guerrieri,
devo annientare ogni segno del futuro per assicurarmi autorità eterna,
perché io sono dio, e nient’altro.
Il Grande Dio Distruttore!
Ho sempre l’ultima parola.
Il corpo e la progenie sono un compito insignificante.
Solo un mezzo per il fine, e sapere questo, alla fine, è tutto ciò che importa.
Nulla è necessario abbandonare, non seme o crosta.

A chi importa se non dormirò mai più?
A chi importa di questa neuropatia incombente?
Le piaghe nel mio cervello?
Devo andare oltre la malattia verso estinzione e annientamento.
Con ogni mia energia respiro,
la guerra si vince solo quando è garantita la posizione superiore
per l’ultimissima volta,
e l’ultimo e più sonoro “vaffanculo” è il mio.
Un’eco attraverso la galassia!
Neppure quello.
No, neppure un’eco …
Nulla resta.
Prova che la guerra è infine vinta.

Interferenza.

Interferenza.

Guerra.

Interferenza.

Interferenza.

Più interferenza

Pensavo d’averla sentita dire: “L’amore è la risposta”.

Interferenza.

Ma l’amore non basta.
Il fioraio è un gladiatore!

Gennaio – 5 maggio 2013, 10 dicembre 2014


Traduzione di Angela D’Ambra


Testo originale

Michael Rothenberg – War

It can happen any time of the day.
A dislocated anxiety begins in the feet.
Something close to synesthesia,
a red spasm, walks through the clock
towards some vanishing imagination.
A war.

Ameliorate, vilify, shield.
Placate, mollify, hide.
There’s nowhere to hide.

Static, static, static . . .

It starts again.
The war.
Topical weariness.
Itchy blades pierce the cheek.
Toxic waves stick to the back of the throat.
A swollen billow, thickening, septic fruit chokes.
Something dirty, dry and tart…

The pills I take to cure the tremors don’t work anymore.
I don’t know that they ever did.

And I’m convinced there never will be
a spirit, powder, plaster, tonic, ointment, filter, malware,
neural concoction that can seize the day
from infectious panic once and for all.
Cure the holocaust.
Untwist the elastic present.
Make love tolerable.

Static, static, end the war, static, love is the answer, static…

There never will be a pink calamine,
stainless weed or fermentation,
existential fava or kava
that doesn’t have some caustic side effect,
induce some statuary blindness,
dizziness, blurriness, palpitations.
It’s an everlasting war.

There never will be a medicine or
moral splint that brings the conflict to an end,
terminates the unceasing war
between consumption and denial.
It’s always a war.

There never will be a fizzy pill you can take, with a tall glass of water,
a splash of lemon, a yoni mantra to align the senses,
ease the pain or repeal the punishment
that flows out of the wreckage.

War,
the universal noun and verb,
moniker for everything we are and do.
Action, inaction, reaction
Re-feathering of the dove.

Static, static, war static.

There’s nothing we can do about it.

Static.

War’s the word.

Good, bad, and average wars.
Wars against war.

All cheer for war between imaginary gods
and god’s sinuous, righteous armies.
Flags of the rich, flags of the poor crowding the heavens.
Titular banners, combustible standards.
War between the sexes and twitter personalities.
War between us all!

War,
the unrelenting Dionysian roller coaster,
carnival of megalomaniacal clowns on a Ferris wheel in flames.
Bloodlust bloodbath.
Uncompromising global, local, personal war
waged upon on this planet’s rape-weary spine.
Everywhere war.
At the toy store, action figures in “the machinery of loss”,
“toy soldiers are our business” “taking war to a whole new scale.”

On billboards fiery chrome bumpers and monster cylinders
grind out the proto-masculine vendetta against proto-feminine nature.
War!
Static. Static. Static…a symptomatic loop…

Do you support the troops?
Kill for cash?
Speculate on The Death Contractors Index?
Military Industrial Complex built into your retirement
pension and health plan, traded like Ebola virus
on the stock exchange.

Where there’s money to be made there’s no cure or rest.
War is the essential and fundamental currency of a free enterprise economy.
It’s good for me!
I don’t care about you!

“A War of Words Apocalypse pits you up against 3 other players
for an all-out word destruction brawl!”

War against the common cold and sensational rash.
War against poverty.
War against hunger.
War against big gulp obesity and flabby ass.

War against swollen prostate and rectal inadequacies.
War against reluctant and overactive kidneys.
War against lung, lip, tongue, throat, and brain cancer.
War against emotional co-dependency.

Static.

War against sociopathic tendencies.

Static.

War against psychopathic apathies.
War against ambivalence and engagement.
War against silence.
War against speaking out.

Static.

War against drugs and warrior drugs invented to win the war on drugs.

War against poverty.

Static.

War on the suicidal catwalk between… static, static, static…
dystopian fashion designers and anorexic supermodels.

War against disbelievers, unbelievers, over and underachievers.

War against aliens from Mexico,
or aliens from anywhere else in outer space.
Star wars!

War against terrorists, roaches, mice, ants, chinch bugs,
silverfish, moths, lice, bacteria, molds, and poetries.

War against lime deposits in the toilet bowl, soapy film on the silverware.

Static.

War for the simple thrill of it all.
It’s fun to blow things up.
Napalm.
Flame throwers.
Jellied gasoline.
The daily grim game of Reapers in Nevada war rooms.
Drones!
I hear the screams in Pakistan, the collateral damage.
It’s all good.
Send a camera into the mysterious and magical
charred wound of a long distance trophy.
Take a picture, then go home and forget about it all.
Burst into the living room to greet
the loving spouse and happy kiddies
engrossed in more war game videos.
Yay!
Daddy’s home.
Mommie’s home from war!

War games!
Barrels loaded, bomb bay doors wide open, the rectum release.
The shit of war.
Charge!

Static. Static. Static.

Whoever they are that gets in the way.
Trained assassins and sharpshooter school teachers.
Serial killers and black men in hoodies.
Children on their way to school.
Anyone who stinks up the view of our perfect static world.
Positives and negatives torn to shreds,
liquefied, emulsified, liquidated…
Offered for ransom.
You know who you are!

War of the imagination!

Static. Static.

War between vying lovers.
War against creative anxiety crisis and inspiration.
War against maddening crowds and ecclesiastic paradigms.
War against indifference and concern.

The assault of the orgasm.
The soporific split.
War of polar opposites.
Black and white war of shadows.
A colorless war of dichotomies.
The merciless conflagration of yin and yang.
We’re here to win and adore the disemboweled challenger.
Show me that trophy again!
End the shame and embarrassment of dreamy pacifists.
Wage more glory!
Wage more war!

Static.

Wage more…

Static, war…

Tuned to the War Channel history and nature collide,
decide the fate of a hundred extinct civilizations.
The survival of 100 thousand species.
We fill our minds with misanthropic, immortal angels of war.
Mars navigates the ship of death, while Ahab
heralds in the call of the wild.

 

We imagine the shark a killing machine.
We become the killing machine.
We imagine, in rusty high grass plains
the king of the jungle announces Armageddon.
We become the clarions of destruction.
We roar!
We understand our nature as such.
We know it to be true.
Survival of the fittest is the death of us all!

Everywhere a song of war, fairy tale, lullaby,
whispered in the ear of every child each night before they go to bed.
A hymn to the species.
Before they go to bed each night they hear this sweet song:

Rock-a-bye baby, before we shoot.
Rock-a-bye baby, a 21-gun salute.

We sing it slow in breathy rounds, rounds and rounds.
Sweet war, sweet, sweet, gentle war.
We know it to be so.
POW!
We’ve heard it all before.

I don’t know why I feel so tense at night, lying on my back,
un-soothed by the turning fan.

Once more. War…

Now I lay me down to sleep, sleep is war, and war is cheap.

Rock-a-bye baby nursery rhymes waged against daily somnambulism.
Sleep, you little bastard, sleep!

I don’t know why I wake up so angry?
A metabolic strychnine creeps through my feet.
I jolt and twitch.

War, war, static, static… love is the answer…war static, war static, war.

War between pampered ballet dancers,
amniotic pop singers with sociopathic dreams of stardom.
Beauty queen infants in stiletto heels,
hot red lipstick and a corset of grenades.
Athletes with steel balls.
Gorgeous reality stars with big tits.
Ugly reality stars also with big tits.
Big dicks and big tits flexing a war physique.
Built for war!

War at war with reality.
All at war with fantasy.
At war with joy, employed in war and desperation.
Desperation the high key virtue to war, the engine and prayer of war.
A table of warring chefs with knives and peelers flash through flesh.
A stream of fois gras and piss.
Drenched in lust while trivia game show contestants
beat the clock to death.
Then finally, the lone gunman drops in to Sandy Hook School one day.
“We will never forget.”

Static, static, the flag is lowered
and for a moment… love is the answer…static, static.

War against kids.
War against the weak and naïve.
War against the genuine and sincere.
War slaves follow the rhapsodic brass of policy,
the litany of fear, conspiracy, propaganda and patriotism.
It’s always the battle of Jericho!
War to win the proudest grave,
the shiniest ring, the loudest rattle and darkest rose.
War for a lotto ticket in some bingo crucifixion.

Bring down the wall!
The trumpets call!
War in the cocaine filled nose of a Titan.
An alcoholic war to death on a fatal play-land metronome.

It’s war we enjoy for the good of mankind.
A war of immutable truths.
An armchair siege against the insufferable moment.
With a cold beer, pill and an endorsement contract
we let the whole genetic act,
spatial twitch, contraction, eclipse, convulsion, reaction
take its epidemic course all the way home to faithful Penelope
weaving an atomic shawl.

Eventually resistance decays, the death of us all!
The wishbone and laurel create a placebo effect.
Self-control is a dog chasing its own tail.
War resumes.
In the name of war, faith exacts its own judgment.
In a cloud of dust.

Static.
Static.

War between The Joneses or Gonzalezes,
or whichever demographic elects the politicians these days.
It’s not enough to simply keep up anymore,
to wear the trim and greenest lawn around our broken necks,
or to box the squarest hedge.
The journey to equality is supplanted by war to surpass all wars,
to exceed and exterminate, dominate and destroy,
to flex and control, to own it all!

The winner must leave no bone unburned
or stone un-thrown.
In any line or lane, love is crushed underfoot on opening day.
On any shopping day.

War consumes us to possess any device and uselessness,
all of which become meaningless the moment they are
undressed or unpacked.

War to pay less, war to pay more.
Winning the bet.
Get out of my fucking way or I’ll take your fucking head off!
I own this lamp, this dress, this house, this car, this road.
This highway destiny, this peak, this crest.
I am the metabolic genetic victor.
I own the spoils, the waste.
It is my right.
My reward
My religion running you down because
somewhere it says I can,
somewhere in some ancient testament,
some constitution,
it says I can stand my ground and so I must.
Somewhere in the constitution
it says winner takes all.
I am sure it does.
The right to war!

Static. Static.

War static, war static.

I hear that love is the answer, a quickly, extinguished sigh.

Then more static, war static.

Static.

War.

In my body, every nerve that permits
and justifies a fright and flight aggression,
unburned by a vestigial conscience.
There’s a place for me
in The Guinness Book of World Records,
where future generations can read and know all about me.
I am the one who won the war.
Who ate the most all-beef hotdogs
in the least amount of time,
in a competition of consumptive gluttony,
one afternoon at some brutal county fair or rodeo,
the last rights festivity of squawking
chickens, grunting pigs and masticating cows.

War.

More war.

And before I am engraved in this record of warrior Kings,
I must annihilate all trace of the future to secure my eternal authority,
for I am god and nothing else.
The Great God Destroyer!
The last word always belongs to me.
The body and progeny is a meaningless task.
Only a means to the end, and to know this is all that matters in the end.
Nothing needs to be left, not a seed or crust.

Who cares if I never sleep again?
Who cares about this approaching neuropathy?
The blisters on my brain?
I must go beyond that disease to extinction and annihilation.
With all my strength and breath,
The war is won only once the superior position is guaranteed
for the very last time,
and the last and loudest “fuck you” is mine.
An echo through the galaxy!
Not even that.
No, not even an echo…
Nothing remains.
Proof the war is finally won.

Static.

Static.

War.

Static.

Static.

More static.

I thought I heard her say, “Love is the answer.”

Static.

But love is not enough.
The florist is a gladiator!

January 2013-May 5, 2013, December 10, 2014

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Michael Rothenberg è il co-fondatore di “100 Thousand Poets for Change” (www.100tpc.org), dell’iniziativa “Read A Poem To A Child”, e co-fondatore di “Poets In Need”, un’organizzazione no profit, che offre assistenza ai poeti in crisi. Tra i suoi libri più recenti “Drawing The Shade” (Dos Madres Press, 2016), “Wake Up and Dream” (MadHat Press, 2017) e “I Murdered Elvis” (Alien Buddha Press, 2020). Un’edizione araba di “Indefinite Detention: A Dog Story” è stata pubblicata al Cairo, in Egitto, dalla Arwiqa Publishers nel 2020. Ha curato, in qualità di editor, diversi volumi della serie Penguin Books Poets: “Overtime” di Philip Whalen, “As Ever” di Joanne Kyger, “David’s Copy” di David Meltzer e “Way More West” di Edward Dorn. Rothenberg è inoltre editor del volume “The Collected Poems of Philip Whalen” pubblicato dalla Wesleyan University Press (2007). Vive a Tallahassee, Florida, dove è attualmente Poet in Residence presso la Florida State University. Foto di Bob Howard

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