Marco Gabbas – Il sorriso di Ilaria

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Può un sorriso bianco come il loto
spezzare le catene, rompere le sbarre,
sfondare il cemento?
Di chi è la violenza?
Lo stato è terrorista.
Non uno slogan, ma una realtà.
Stranieri discriminati, muri,
filo spinato, cacciatori di frontiera,
giudici zittiti, insegnanti licenziati,
untermensch picchiati e uccisi
nelle galere per immigrati.
Infame è lo stato, chi regge quella catena,
i bestioni armati col volto coperto
per la vergogna.
Fa così paura al giudice-Dracula,
la toga come un nero mantello?
Se vuoi succhiare il sangue, stai attento,
non hai paura di succhiare
il sangue di una strega?
Poi, non tutto il sangue è uguale.
A volte è un liquido freddo e gelido,
a volte è un liquido caldo e avvolgente,
come una coperta.
Poi, se il sangue è un liquido fertile,
anche nel cemento possono crescere radici.
Il buio di una cella,
un buco di cielo interrotto dalle sbarre,
come quello che vedeva Nino.
Ma cos’è il buio, se il cuore è
un sole luminoso?
Se qualcuno dice Giovanna D’Arco,
non ancora al rogo,
altri pensavo a nuova Ulrica o a una Emma.
Se Emma era una strega,
lei è una terrorista?
Un’ex fabbrica vicino a un naviglio,
ricordo una ragazza timida
che mi insegnava a essere forte,
rincontrata in catene, mai immaginato.
Ricordi l’adesivo sul muro:
“Fuoco alle galere”?
Un giorno rumore di chiavi spezzate,
clangore di sbarre divelte,
odore di divise bruciate.
Si diceva “Una risata vi seppellirà.”
Forse il sorriso di loto di Ilaria
seppellirà l’infamia e l’ingiustizia?
Se Zola fosse vivo griderebbe
J’ACCUSE!!! non una ma dieci, cento,
mille volte, fino a far tremare i muri,
o forse sino ad abbatterli?
Il mio sogno:
Mallory in azione
il timer che scatta,
un buco che si apre,
il muro che crolla,
tu che esci in mezzo alla polvere,
come un angelo dalle nuvole.
Se Arendt diceva di Dimitrov
“In Germania oggi c’è un solo uomo,
ed è un bulgaro,”
oggi possiamo dire
“In Ungheria oggi c’è una sola donna,
e si chiama Ilaria”.


Poesia vincitrice del primo premio al Festival del Sogno di Roma 2024.

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Marco Gabbas è nato a Nuoro nel 1988 e vive a Budapest, dove fa l’insegnante. Si è occupato per diversi anni di storia politica dell’età contemporanea, pubblicando svariati saggi in materia su riviste accademiche internazionali. Ha pubblicato nel 2023 "Inferno a Rosarno" (romanzo breve sulle rivolte dei braccianti africani) e nel 2024 un libro di storia orale sulla balbuzie, entrambi col l’editore Calibano.

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