Robin Cook – Al posto di Dio

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Una serie di morti sospette rischia di travolgere un ospedale nello scandalo. La trama, sebbene promettente, si perde in una serie di cliché e di situazioni prevedibili. Kingsley, il bravo chirurgo (ma sarà poi così bravo, visto che “si fa” di stimolanti e rilassanti?), è un personaggio che non riesce a suscitare empatia, e sua moglie, che indaga insieme a un collega sulle morte sospette, è un personaggio stereotipato e privo di autenticità. La loro dinamica conflittuale di coppia, inoltre, manca di mordente tranne nelle scene in cui è presente la madre di Ben.

La scrittura di Cook sembra affrettata, anonima: le descrizioni sono banali e la narrazione manca di profondità. I dialoghi sono piatti, per lo più poco significativi, e non riescono a far emergere la complessità dei personaggi o a creare un’atmosfera davvero coinvolgente. Infine, il colpo di scena finale è deludente ed estremamente prevedibile.

Al posto di Dio è un romanzo che, purtroppo, non riesce a soddisfare le aspettative. Robin Cook, giustamente noto per i suoi medical thriller mozzafiato, qui non riesce a brillare come le sue opere precedenti. Peccato, perché l’inizio prometteva bene.

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