Suggerimenti di “biblioterapia d’urto”

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Suggerimenti di biblioterapia d’urto … ogni libro, romanzo o saggio che sia, può ispirarci, aiutarci e guidarci in ogni fase della vita, basta che ci fermiamo un attimo a riflettere su ciò che, del suo contenuto, risuona con la nostra esperienza, situazione e/o stato d’animo, provando poi a trovare soluzioni creative…

…in questo articolo consiglio tre autobiografie di grande ispirazione per tutti, soprattutto in un periodo storico e sociale in cui si percepisce molta frustrazione ed è difficile essere davvero autentici e sentirsi bene. Giusy, Nicolò e Mollie denotano un grande coraggio e una voglia di Vivere che permette loro di superare le avversità e dovrebbero essere presi a esempio per agire, anziché perdere tempo a lamentarsi, a prendersela con “la sfortuna” o sfogandosi sugli altri. Loro scelgono di prendersi la responsabilità per la propria vita e di accettare gli eventi che accadono, mettendo in pratica il consiglio di Gandhi: Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo. E dopo aver letto le loro storie, spero vi sentirete pronti a fare lo stesso.

Giusy Versace
Con la testa e con il cuore si va ovunque. La mia storia

È il 2005 quando, viaggiando per lavoro, Giusy Versace perde entrambe le gambe, tranciate via da un guardrail, e si ritrova a dover ricostruire completamente la propria vita a soli 28 anni. Lo shock iniziale e lo sgomento però non la distruggono e pian piano la sua voglia di Vivere e la fede l’aiutano a guarire e fare progressi, finché torna a camminare grazie alle protesi artificiali. Ma Giusy ha grinta, ha carattere e non si ferma qui, infatti comincia ad allenarsi e finisce col gareggiare alle paralimpiadi, diventando la prima atleta donna della storia italiana a correre con doppia amputazione agli arti inferiori. La storia di Giusy è forte, dolorosa (è facile versare delle lacrime, leggendola), ma di grande ispirazione. Ci aiuta a ricordare di non perdere tempo dietro alle sciocchezze e alle lamentele e ad essere grati per quello che abbiamo e che purtroppo diamo per scontato (ma scontato non è, perché da un secondo all’altro può essere perso), come ad esempio le nostre gambe e un corpo che ci permette di FARE.

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Nicolò Govoni
Bianco come Dio

Si tratta di un racconto autobiografico dell’autore che da giovanissimo (lo è ancora) ha deciso di fare un’esperienza di volontariato in un orfanotrofio indiano, in cui poi successivamente è tornato per rimanere (oggi si trova prevalentemente a Samos, dove si prende cura dei bambini rifugiati). Nicolò Govoni ci apre il suo cuore in modo commovente e ci fa entrare nelle storie intime di questi bambini che, nonostante le difficoltà che da sempre affrontano, hanno nel cuore una speranza e una gioia di vivere ammirevoli, da cui prendere esempio. Lo scopo dell’autore è quello di svelare ai lettori come stanno davvero le cose, sia dal punto di vista indiano (la situazione degli orfanotrofi e i problemi governativi) sia da quello occidentale, soprattutto quando si tratta di “volonturismo”, una pratica ormai diffusa e con cui molte organizzazioni si arricchiscono e altrettante persone si scaricano la coscienza, destinando questi bambini a innumerevoli traumi dell’abbandono. Al di là degli aspetti più amari del libro, leggendolo sentiamo soprattutto una forte spinta a rendere più significativa la nostra vita e quella degli altri, facendo la differenza e cambiando il mondo.

NOTA: I proventi della vendita del libro andranno all’orfanotrofio, quindi, se ve la sentite di fare la vostra parte per cambiare il mondo, potete cominciare da qui.

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Mollie Moran
Aprons and Silver Spoons: The Heartwarming Memoirs of a 1930s Scullery Maid

Durante le mie vacanze in Inghilterra, nella splendida libreria di Bath “Mr B’s emporium of reading delights”, mi sono imbattuta nel memoir di Mollie Moran sulla propria giovinezza trascorsa lavorando prima come sguattera, poi come aiuto cuoca e infine cuoca per famiglie altolocate nell’Inghilterra degli anni ’30. La lettura è molto piacevole, sembra di trovarsi al cospetto di Mollie, sedute in intimità davanti a una tazza di tè ad ascoltare la sua storia, inoltre Mollie “salta fuori dalle pagine”, rivelandosi una bambina birichina prima e poi una giovane donna ambiziosa, coraggiosa, piena di vita e propositiva: una donna insomma che tutte vorrebbero per amica. Oltre ad essere solare e sicura di sé, una delle più belle qualità di Mollie è che non si vergogna del suo lavoro (come invece facevano molte altre ragazze nella stessa condizione). Il libro è una testimonianza importante del passato e di un’epoca di grandi cambiamenti e ci fornisce preziose informazioni e insegnamenti sulle qualità che potremmo (e dovremmo) recuperare, come prenderci la responsabilità del nostro lavoro e farlo al meglio, anche quando non ci piace, o come ritrovare il piacere della cucina autentica, preparando una pietanza partendo da zero (senza scatolette, preparati o surgelati). Ci ricorda anche di essere grati (riecco la gratitudine!) per i progressi che sono stati fatti a livello sociale: anche se oggi abbiamo altri problemi di cui occuparci, Mollie ad esempio ci ricorda di come, dopo la prima guerra mondiale, i soldati rientrati in patria ma incapaci di lavorare per via di lesioni o menomazioni finivano per strada, senza nessuno che se ne curasse né tantomeno pensioni di invalidità.

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