Calcio, bellezza e felicità

0
782

 

Cari lettori,

Forse qualcuno si stupirà apprendendo che questo numero di Inkroci è dedicato al calcio. Non è stata un’impresa facile convincere tutta la redazione ad accettare un argomento che la maggior parte di essa guardava con disinteresse, sospetto o pura e semplice incompetenza.

Tuttavia, chi oggi vi scrive ha saputo mettere in atto un’accorta tattica di persuasione. Calcisticamente parlando, la definirebbe una fulminea azione di contropiede o, se volesse usare un’espressione più moderna, una perfetta ripartenza. Per spiegarvi com’è andata a finire la questione (anzi, la partita), lasciate però che il vostro cronista continui a usare il gergo in cui fece le sue prime esperienze di lettore.

Davanti a chi, al solo sentir nominare il calcio, gli parlava in redazione della violenza dei tifosi, dello spreco inutile di denaro, dell’inclinazione verso il razzismo, l’omofobia e la corruzione di alcuni suoi esponenti, e persino del periodo negativo in cui versa la Nazionale italiana; davanti a tutto ciò, senza negare ma impercettibilmente sminuendo ogni argomento contrario, egli ha improvvisamente iniziato a citare libri e film.

Ha rapidamente ricordato la Storia critica del calcio italiano di Gianni Brera, scrittore sapido e coltissimo, che teorizza il calcio non già come un gioco, ma come l’immagine viva e autentica dello spirito del popolo da cui esso trae origine. E poi l’etologo inglese Desmond Morris, che in La tribù del calcio dà di questo sport (e della sua presunta carica di violenza) un’interpretazione sociologica, rappresentandolo come un nuovo tipo di caccia rituale, in cui il goal è la preda da catturare e il pallone l’arma per colpirla. E infine Nick Hornby e il suo romanzo autobiografico (e poi film) Febbre a 90°, ove si svela la natura della passione dei tifosi e si spiega che, per chi ama il calcio attraverso la propria squadra, esso non potrà mai, assolutamente mai, essere “solo un gioco”, ma piuttosto una posizione esistenziale o, ancor più giustamente, un destino.

Davanti all’improvviso sbandamento degli avversari, che certo non si attendevano questo dribbling, chi oggi vi scrive ha poi proseguito l’incontro definendo il calcio come fautore di bellezza, e ha infine chiuso citandolo come uno dei maggiori produttori di felicità. Per fare ciò ha chiamato a testimone Umberto Saba, il grande poeta di Trieste e della Triestina. Saba fu fra i pochissimi a intuire il segreto del calcio, il suo duplice dono di bellezza e di felicità, quella miscela preziosissima di intenso e di effimero che da esso scaturisce e che, per brevi istanti, può lenire le amarezze della vita:

Pochi momenti come questi belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.
(da Goal)

Voi sapete per esperienza, cari lettori, che quando si parla di libri e di film alla redazione di Inkroci, il vantaggio è assicurato. E sapete anche che, quando il discorso tocca la bellezza e la felicità, il vantaggio si traduce nella vittoria più schiacciante. Non ci sono che la bellezza e la felicità per vincere la partita, nella redazione di Inkroci. E la partita è stata puntualmente vinta! Ecco perché il calcio si è conquistato un posto sulla nostra rivista.

In questo numero di Inkroci, come si conviene d’estate, tratteremo di calcio con leggerezza. Di volta in volta compariranno pezzi allegri, nostalgici, un po’ comici e un po’ commossi. Parleremo di grandi e piccole partite, di onesti calciatori e di campioni. Ma soprattutto parleremo dei tifosi, non teppisti ma uomini, delle loro avventure e della loro sofferta ricerca della felicità.

Buone letture!

SHARE
Articolo precedenteAndrea Taffi – Niente di nobile
Articolo successivoInkroci – Tamburino Luglio/Agosto
Michele Curatolo
Un altro uomo invisibile che galleggia in mezzo al mare del nulla, è arduo definirlo sia per tratti somatici che per età. Campa la vita lavorando, di contraggenio, in uno dei templi assoluti della brescianità e, ciò nonostante, ne prende ispirazione per le cose che scrive. Espulso da tutti i circoli cui si è aggregato, gli amici lo chiamano “Wikipedia” a causa dei discorsi incomprensibili e della pronunzia, che confonde in un unico suono le erre, le elle, le vu, le pi, le bi, le esse e le effe. Sostiene di essere pacifista, ma si vanta di aver redatto, molto tempo fa, alcuni testi rivoluzionari per un ex-guerrigliero irascibile e avarissimo, ora convertitosi al libero mercato.