Seumas O’Kelly – Michael e Mary

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Mary aveva trascorso molti giorni a raccogliere la lana dai ginestroni sul promontorio. Erano i ciuffi di lana persi dalle pecore prima della tosatura. Quando ne formava una massa morbida che riempiva il cesto la portava giù al canale e la lavava.
Quando l’aveva lavata rendendola un fiocco soffice, bianco, setoso lo metteva di nuovo nel cesto di corda marrone, premendolo con le lunghe dita delicate. Si era alzata per andare via, tenendo il cesto appoggiato alla vita, quando i suoi occhi seguirono il sottile rivolo d’acqua che serpeggiava attraverso la palude.
Non riusciva a seguire quel rivolo giallo molto più in là. La luce del giorno si stava abbassando. Una foschia stava sospesa sopra la grande Palude di Allen che si estendeva piatta tutto intorno a lei. La barca si profilava in lontananza fra la foschia nello stretto canale d’acqua. Appariva, all’inizio, molto lontana e sembrava arrivare in una nuvola. La tenue luce rosata che saliva in cielo avvolgeva la barca e la lustrava come oro grezzo.
Avanzava con calma, trainata da un cavallo, come una Barca Dorata al tramonto. Mary piegò la testa bruna un po’ di lato in modo da guardare il tranquillo movimento della barca. Il cavallo si trascinava deliberatamente lento, la testa paziente saliva e scendeva a ciascun passo pesante. Una gru si alzò dalla palude, batté due ali pigre attraverso la scia della barca e, stendendo il lungo collo davanti a sé, si perse nella foschia.
La figura che ondeggiava accanto al grande braccio del timone sulla Barca Dorata era inizialmente vaga e priva di forma, ma Mary avvertì che i suoi occhi ne seguivano i lenti movimenti del corpo. Mary pensò che fosse molto bello ondeggiare di tanto in tanto accanto al braccio del timone, guidando una Barca Dorata nel tramonto.
Poi all’improvviso comprese che la barca era molto più vicina di quanto avesse pensato. Poteva vedere precisamente le sagome degli uomini, specialmente la sagoma snella accanto al timone. Poteva seguire la corda che si allentava e si tendeva allungandosi dalla barca al cavallo.
Una volta l’acqua schizzò, e fece un piccolo spruzzo d’argento. Lei notò la frusta arrotolata sotto il braccio del conducente. Al momento riusciva a contare ogni passo pesante del cavallo, e fu colpita dalle grandi dimensioni dei peli ispidi del garretto. Ma i suoi occhi tornavano sempre indietro alla sagoma accanto al timone.
Si spostò un po’ indietro per veder passare La Barca Dorata. Veniva da uno strano mondo molto lontano, e dopo aver attraversato la palude se ne andava via in un altro mondo sconosciuto. Un uomo dal viso arrossato se ne stava seduto con aria sonnolenta sulla prua. Mary sorrise e fece un cenno del capo, ma l’uomo non rispose. Non la vedeva; forse si era addormentato.
Il conducente che camminava accanto al cavallo aveva la testa chinata e gli occhi fissi sul terreno. Non guardò su quando passò. Mary notò le sue labbra muoversi, lo sentì mormorare fra sé; forse stava pregando. Era una piccola sagoma rattrappita,  deformata  e  teneva  il  passo  con  l’animale  nel viaggio lungo la palude. Ma Mary sentì su di sé lo sguardo dell’uomo accanto al timone. Alzò gli occhi.
La luce era incerta e il cappello con la visiera gettava un’ombra su quel viso. Ma la sagoma era agile e giovane. Lui sorrise quando Mary alzò lo sguardo, poiché lei colse un bagliore sui suoi denti. Poi la barca passò. Mary non ricambiò il sorriso. Aveva fatto un passo indietro e rimase lì tranquilla. Una volta lui guardò indietro e goffamente si toccò il cappello, ma lei non fece alcun gesto.
Quando la barca ebbe percorso un po’ di strada lei si sedette sulla riva, tenendosi il cesto di lana accanto, osservando La Barca Dorata finché entrò nell’oscurità. Rimase lì per un po’ di tempo, pensando a lungo nel grande silenzio della palude. Quando, infine, si alzò, il canale sotto di lei era chiaro e freddo. Ci guardò dentro. Una pallida luna nuova scintillava nell’acqua.
Mary spesso stava alla porta della capanna sull’altipiano guardando le barche che avanzavano come serpenti neri sullo stretto corso d’acqua attraverso la palude. Ora però non erano tutte come serpenti neri. C’era fra loro una Barca Dorata. Ogni volta che lei la vedeva sorrideva, gli occhi sulla sagoma che stava accanto all’asta del timone.
Una sera stava camminando lungo il canale quando passò La Barca Dorata. La luce era molto chiara e penetrante. Mostrava ogni tavola, inclinata e macchiata di catrame, sullo scafo ruvido, ma ciononostante per Mary non perse nulla della sua magia. Il piccolo conducente rattrappito, a testa bassa, con le labbra in movimento, camminava accanto al cavallo. Mentre passava sentì il suo mormorio sommesso.
L’uomo dal volto arrossato stava chinato su un lato della barca, facendo dondolare fuori un recipiente legato a una corda per raccogliere l’acqua. Cantava una ballata con  voce monotona. Un uomo alto, scuro, sparuto stava accanto alla ciminiera, guardando avanti distrattamente. Poi gli occhi di Mary andarono al timone.
Mary fece alcuni passi indietro con un certo imbarazzo quando vide il viso. Indietreggiò in un biancospino che cresceva tutto solo sulla riva del canale. Era coperto di fiori. Quando spostò i rami le cadde addosso una cascata di petali. Le caddero sui capelli come un velo. Lui sollevò il cappello e sorrise.
Mary non sapeva che il suo viso fosse così appassionato, così ragazzino. Alla fine sorrise un po’ nervosamente. Il viso di lui si illuminò e si toccò ancora il cappello.
L’uomo dal viso arrossato era accanto al boccaporto aperto e stava andando nella stiva con il secchio d’acqua in mano. Guardò Mary e poi la sagoma accanto al timone.
«Eh, Michael?», disse scherzosamente l’uomo dal viso arrossato. Il giovane tornò indietro sulla barca e Mary percepì il calore diffondersi sul proprio viso.
«Michael!».
Mary ripeté fra sé il nome un po’ sommessamente. Gli dei avevano svelato uno dei loro grandi segreti.
Guardò La Barca Dorata fino a che le due fessure allineate sulla poppa, che servivano come feritoie, sembrarono due piccoli occhi giapponesi. Poi sentì risuonare un corno. Era il corno che suonavano per avvertire i guardiani che la barca si avvicinava. Ma la chiusa più vicina era a un miglio di distanza.
Inoltre, quello che il corno fece fu un suono lungo, basso, non il colpo breve, secco, di comando che facevano per i guardiani. Mary ascoltò il suono basso del corno, sorridendo fra sé. Da quella volta, il corno suonò sempre così ogni volta che La Barca Dorata passava dal biancospino solitario.
Mary pensò che fosse davvero meraviglioso che La Barca Dorata si trovasse nella chiusa il giorno in cui lei stava camminando con il suo cesto verso il mercato del lontano villaggio. Si fermò un attimo, esitante, accanto alla chiusa. Michael la guardò, nei suoi occhi un benvenuto.
«Diretta a Bohermeen?» chiese l’uomo dal viso arrossato.
«Sì, a Bohermeen», rispose Mary.
«Potremmo portarti alla prossima chiusa», le disse, «ti accorcerà il viaggio. Sali».
Mary esitò quando le porse una grande mano per aiutarla a salire. Lui notò l’esitazione e si voltò verso Michael.
«Su, Michael», disse.
Michael venne al bordo della barca e le porse la propria mano. Mary la prese e salì sulla barca. L’uomo dal viso arrossato rise un po’. Lei notò che l’uomo scuro che stava accanto alla ciminiera contorta non toglieva mai gli occhi dalla distesa d’acqua davanti a sé. Il conducente sulla riva stava già sollecitando il cavallo a partire. L’animale stava radunando le sue forze per il tiro, i muscoli tesi sulle cosce. Avanzarono scivolando fuori dalla chiusa.
C’era mezzo miglio da una chiusa all’altra. Michael le aveva offerto di stargli accanto, al timone. Quando Mary lo guardò pensò che il suo viso fosse timido ma molto appassionato, il viso più appassionato che mai avesse attraversato la palude.
In seguito, ogni volta che aveva tempo, lei faceva una scorciatoia attraversando la palude fino alla chiusa.
Saliva e faceva il viaggio di un miglio con Michael sulla Barca Dorata. Una volta, mentre stavano viaggiando insieme, Michael le fece scivolare qualcosa in mano. Era un ciondolo d’altri tempi e brillava come oro.
«L’ho avuto da uno strano marinaio», disse Michael.
Un altro giorno in cui erano sulla barca, si abbatterono su di loro gli accecanti scrosci di pioggia che spesso colpivano la palude.
L’uomo dal viso arrossato e l’uomo scuro entrarono nella stiva. Mary si guardò intorno, ridendo. Ma Michael stese per lei il suo grande impermeabile. Mary vi scivolò dentro e lui glielo avvolse intorno. La pioggia li tempestava, ma loro stavano insieme, e Michael le teneva il grande mantello intorno. Lei rideva un po’ nervosamente.
«Ti bagnerai», disse.
Michael non rispose. Lei vide il suo viso appassionato abbassarsi vicino al suo. Si piegò un poco contro di lui e avvertì la forza delle sue braccia intorno a sé. Navigarono insieme nella Barca Dorata attraverso tutti i mari scintillanti degli dei.
«Michael», disse Mary, «non è bellissimo?».
«Il vasto oceano è bellissimo!», disse Michael. «Penso sempre al vasto oceano andando sulla palude».
«Il vasto oceano!» esclamò Mary con sgomento. Non aveva mai visto il vasto oceano. Poi la pioggia passò. Quando i due uomini risalirono dalla stiva, Mary e Michael stavano insieme al timone.
Dopo quella volta, Mary non andò per molto tempo alla chiusa. Lavorava nel terreno bonificato sull’altipiano. Una volta il corno suonò tardi nella notte. Suonò a lungo, molto dolce e basso. Mary si sedette nel letto ascoltandolo, le labbra dischiuse, davanti a sé il ricordo di Michael sulla Barca Dorata. Sentì il suono smorzarsi lontano, a distanza.
Poi si sdraiò sul cuscino dicendosi che sarebbe andata da lui quando La Barca Dorata fosse tornata indietro.
La sagoma che stava al timone al ritorno non era quella di Michael. Quando Mary venne alla chiusa l’uomo con il viso arrossato stava srotolando la corda, e al timone dove stava sempre Michael c’era la strana sagoma bassa di un uomo con un viso sciupato, butterato.
Quando l’uomo dal viso arrossato avvolse la corda attorno al paletto della chiusa, portando la barca alla fermata, si volse verso Mary.
«Michael è andato a navigare», disse.
«Andato a navigare?» ripeté Mary.
«Sì», rispose l’uomo. «Parlava sempre dei marinai stranieri nel porto dove finisce il canale. Teneva gli occhi sui grandi alberi delle navi. L’ho sempre detto che se ne sarebbe andato».
Mary rimase là mentre La Barca Dorata era nella chiusa. Sembrava una barca giocattolo racchiusa da una scatola di legno.
«E’ andato in una tre-alberi», disse l’uomo dal viso arrossato, mentre si preparavano a partire. «Ieri sera l’ho vista pronta per il mare. Michael è sotto grandi vele spiegate. Aveva in sé il sangue per il vasto oceano, il sangue selvaggio del corsaro». E l’uomo dal viso arrossato, che era il capo della barca, vagò con gli occhi lungo il sottile corso d’acqua davanti a sé.
Mary guardò La Barca Dorata allontanarsi; accanto al timone si stagliava la sagoma grottesca. Mary rimase là finché una pallida luna non brillò sotto di lei, e rigirava fra le dita un piccolo ciondolo. Infine lo lasciò cadere nell’acqua.
Fece un piccolo spruzzo, e la visione della mezzaluna si spezzò.

FINE

Traduzione di Anna Anzani

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Seumas O’Kelly
(Loughrea, contea di Galway 1881 – 1918). Drammaturgo, romanziere, autore di racconti e giornalista, dopo aver frequentato la scuola locale (St. Brendan's College), O’Kelly iniziò la carriera giornalistica al “Southern Star” di Skibbereen, quindi si spostò a Naas per il "The Leinster Leader", dove rimase in redazione fino a quando andò a lavorare per l'amico Arthur Griffith al "Nationality", organo del Sinn Féin fondato da Griffith stesso nel 1906. Suo fratello venne arrestato durante la Rivolta di Pasqua e Seumas tornò al "Leinster Leader” per un breve periodo. Davanti agli uffici del “Leader” una targa in suo onore riporta 'Seumas O'Kelly - un rivoluzionario gentile'. Morì prematuramente, nel novembre 1918, negli uffici del “Nationality”, per un’emorragia cerebrale a seguito di violenze compiute all’interno del giornale da parte di truppe inglesi anti-Sinn Féin che festeggiavano la fine della prima guerra mondiale. Nella sua breve vita ebbe un’intensa produzione letteraria, in buona parte pubblicata postuma, e scrisse per numerosi giornali, tra cui il Saturday Evening Post e il The Sunday Freeman di Dublino. Scrisse diversi racconti, romanzi e commedie. Il suo The Weaver's Grave è considerato tra i racconti irlandesi più famosi. Una versione radio di questo racconto, adattata e prodotta da Mícheál Ó hAodha, ha vinto nel 1961 l'ambito Premio Italia per teatro radiofonico.

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