Senza malizia

0
167

Rai Tre, nella sua programmazione estiva, il 6 luglio 2023 manda in onda un interessante documentario che ripercorre la vita di Laura Antonelli attraverso filmati e testimonianze di attori, registi, amici e persone che l’hanno conosciuta. Il lavoro è scritto e diretto da Bernard Bédarida (giornalista di TV France) e Nello Correale, prodotto da Tìpota Movie Company, Rai Documentari e Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Interviste a Giancarlo Giannini, Michele Placido, Claudia Gerini e Simone Cristicchi; ricordi di Jean-Paul Belmondo e di un amico istriano; Marco Risi racconta la sua Laura; inoltre ascoltiamo memorie dal passato di Salvatore Samperi, Carlo Vanzina, Giorgio Albertazzi e modeste suggestioni critiche di Valerio Caprara.

Tutto comincia da Cerveteri e da Valle della Mola, la villa tanto amata da Laura, con le immagini dell’arresto del 27 aprile 1991 per possesso di ventisette grammi di cocaina e relativo processo. Le sequenze passano al cimitero di Ladispoli dove Laura Antonelli ha una tomba come tante, un forno in un campo comune con due foto ordinare e qualche fiore. Il viaggiatore che visita il sepolcro è un giornalista francese (Bédarida) che vuol fare un film per scoprire la sua essenza più intima.

Il primo interrogativo è su quanto abbiano pesato l’origine istriana, la fuga dopo la Seconda Guerra Mondiale insieme ad altri compaesani, l’abbandono forzato della terra natale, immortalato con immagini tratte da La città dolente di Mario Bonnard. Laura nasce a Pola (il 28 novembre del 1948), si sposta a Brescia, nel Veneto, nei campi profughi più disparati, fino alla Reggia di Capodimonte a Napoli, nelle vecchie baracche americane che alloggiavano gli istriani. Il regista mostra foto della famiglia, Laura e Claudio con i genitori, nelle casupole allestite per ospitare un popolo in fuga, che pagava sulla propria pelle colpe storiche commesse da altri. Alcuni ricordano Laura a passeggio per il Vomero, narrano di un carattere aperto, della sua voglia di riscattare un destino difficile, fino a prendere il diploma come insegnante di educazione fisica.

A un certo punto Laura si trasferisce a Roma, dove vive il fidanzato (l’architetto-attore Mario Marenco), e proprio nella capitale comincia la sua avventura nel mondo dello spettacolo, tra fotoromanzi e riviste, pellicole di modesto spessore, scatti da fotomodella, fino a diventare una diva pop degli anni Settanta-Ottanta. Bédarida riporta sequenze di un piccolo ruolo con Tognazzi, Gradiva di Albertazzi (film originale ma molto elitario) e Il merlo maschio di Pasquale Festa Campanile (tratto da un racconto di Bianciardi) con Buzzanca, che la fa conoscere al grande pubblico.

Il fulcro del documentario sta nel ricordo di Malizia di Salvatore Samperi, regista che ha sempre avuto grande fiuto per le interpreti femminili, al punto che per il ruolo di Angela la produzione avrebbe voluto Mariangela Melato, ma lui insistette per Laura Antonelli. Malizia è un piccolo capolavoro del cinema erotico, fotografato con classe da Storaro, con la colonna sonora suadente di Bongusto, girato con lo stile di Samperi; non è certo il film che raccontano critici e giornalisti chiamati a dare un’opinione nel documentario. Malizia non è un film nostalgico scritto contro le femministe, è solo il capostipite di un genere – la commedia sexy – e un lavoro importante che detta i canoni di quello che per alcuni anni sarà il leitmotiv del cinema erotico italiano, quel vedo non vedo, il buco della serratura, le immagini spiate sotto una scala o in una stanza chiusa, il marchio di fabbrica di un genere.

Tullio Provenghi, truccatore storico di Laura, ci racconta la bellezza naturale di una donna che divenne il sogno erotico degli italiani, grazie alla bravura di Samperi, alla tecnica sopraffina nel fotografare le attrici. Michele Placido racconta la storia di un grande amore che durò nove anni tra Laura e Jean-Paul Belmondo, ai tempi del film di Comencini (Mio Dio come sono caduta in basso!); Giancarlo Giannini aggiunge che, mentre lavoravano insieme, nelle pause del film L’innocente Laura prendeva il primo aereo per Parigi e andava dal fidanzato, così come faceva l’attore francese nei momenti liberi.

Laura Antonelli spodesta Ursula Andress nel cuore di Jean-Paul Belmondo, attore che si è sempre fatto vedere in compagnia di bellezze muliebri e di attrici famose; quindi gira alcune pellicole in Francia con Calude Chabrol, la vediamo a Cannes sulla Croisette, immersa nella vita mondana accanto al suo amore.

Dacia Maraini conferisce un senso politico alle pellicole stile Malizia, ma è una sua opinione che non condivido, la scrittrice ritiene che siano state pensate in funzione antifemminista (sic!) per contrastare l’avanzata di una donna che pretendeva di non essere trattata come un oggetto. Addirittura si pone la domanda se Laura Antonelli sia stata o meno pornografica, per fortuna risponde di no, ma non c’è niente di più lontano dal cinema pornografico della commedia sexy e del cinema erotico raffinato che l’attrice istriana ha interpretato. Tutto il sex appeal di Laura si nota negli episodi di Sessomatto di Dino Risi, accanto a Giancarlo Giannini, quando mostra delicatezza e sensibilità, grande malizia nascosta da un sorriso ingenuo. L’innocente di Visconti la vede sempre con Giannini, ma per un ruolo drammatico, da feuilleton in costume, e mostra il volto più bello del cinema italiano, come diceva il regista ormai malato, costretto a girare film in sedia a rotelle.

Bédarida ricorda che fu il costumista Piero Tosi a imporre Laura a Visconti e a Bolognini (Gli indifferenti), perché era una donna antica e morbida, diversa dalle bellezze contemporanee, adatta a ricoprire ruoli in costume ottocentesco.

Il documentario ritrae la Antonelli nella villa di Cerveteri, il suo buen ritiro, un luogo che amava, dove si comportava come una perfetta massaia di provincia, semplice e ironica, accompagnata da quella malinconia istriana che era una sorta di malattia originaria.

Anna Maria Mori esprime un sacco di considerazioni non condivisibili, sia sul cinema di Laura Antonelli (che forse conosce poco) che sulla donna-attrice, vista come un simbolo antifemminista (sic!). Valerio Caprara è la quintessenza dell’inutilità critica, anche se sappiamo bene quanto sia difficile fare un discorso complesso e articolato usando il media televisivo, di per sé banalizzante.

Il film ritorna al punto di partenza, a quel terribile giorno quando tutto finisce, dove tutto crolla, l’arresto in villa il 21 aprile del 1991, per pochi grammi di cocaina, posseduti per uso personale. Le immagini impietose ci mostrano una Laura distrutta davanti ai giudici del Tribunale di Civitavecchia, costretta a provare l’umiliazione della galera dopo tanti fasti cinematografici. Il colpo finale per la vita di Laura è Malizia 2000, un esperimento fallimentare che segna la fine di Samperi regista e di Antonelli attrice, con il tentativo di ringiovanire un volto grazie a espedienti chimici che finiscono per rovinarlo. Non riuscivo a guardarmi allo specchio, confessa Laura a un amico. Malizia 2000 è un film triste e inutile, che vorrebbe essere il sequel del vecchio Malizia ma non ha niente della tensione erotica e della struggente bellezza dell’originale.

Laura Antonelli si ritira dalla vita artistica, finisce per vivere in un modesto appartamento di Ladispoli, due stanze e cucina, settanta metri quadri, senza televisione, con la sola compagnia della Bibbia, di Radio Maria, delle sigarette (che fuma in abbondanza) e di una ritrovata fede religiosa. Marco Risi confida che Laura asseriva di parlare con i morti, un giorno gli disse che aveva parlato con suo padre e che lo aveva trovato triste perché il figlio non credeva in Dio (che Laura chiamava confidenzialmente Papino). Simone Cristicchi va da lei per dirle che ha scritto una canzone sulla sua storia, Laura lo ringrazia ma rifiuta di ascoltarla perché servirebbe solo a riaprire antiche ferite. Laura Antonelli negli ultimi anni della sua vita si confida solo con L’Ortica, giornale di Ladispoli, ma non vuole avere niente a che fare con Pino Corrias (inviato di Chi) e con il mondo del giornalismo ufficiale, interessato soltanto a sbattere il mostro in prima pagina.

Il suo amico Ivan, un istriano che conosce da sempre, è l’ultimo a vederla, prima che muoia, a soli 63 anni, lontana dai riflettori, in totale solitudine. Forse è vero quel che dice Cristicchi: Laura negli ultimi anni della sua vita aveva fatto come San Francesco, si era spogliata di tutti i suoi averi per tornare a una vita naturale, fatta di povertà e ascesi.

Senza malizia è un buon lavoro, ma non aggiunge niente a quanto già sapevamo di Laura Antonelli e che abbiamo scritto in un libro inedito che racconta tutto il suo cinema.

Lascia un commento

Scrivi un commento
Per favore inserisci qui il tuo nome

inserisci CAPTCHA *