Georges Simenon – Tre camere a Manhattan

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Tre camere a Manhattan è uno dei romanzi duri di George Simenon, composto durante il suo soggiorno negli Stati Uniti. È un’opera anomala, che potrebbe avere come sottotitolo “Psicopatologia di un rapporto amoroso”, infatti scandaglia l’ossessione di un attore francese trapiantato a New York per una donna incontrata una notte in un bar. Due solitudini, due esseri allo sbando che si aggrappano l’uno all’altra per non precipitare nell’abisso.

Il quadro di Edward Hopper Nottambuli, esposto all’Art Institute di Chicago dal 13 maggio del 1942, rappresenta esattamente la stessa atmosfera, e non escludo che Simenon abbia avuto occasione di vederlo e ne abbia tratto ispirazione, anche se ha dichiarato Scrissi il romanzo a caldo. È uno dei rari romanzi che ho scritto a caldo e questo mi fece un po’ paura… Infatti descrive il primo incontro avvenuto tra lui e Denise Ouimet, che sarebbe poi diventata sua moglie: un rapporto travagliato, il loro, come del resto tutti quelli di Simenon, che era un grande tombeur de femmes. E il personaggio di François rispecchia certamente il carattere del suo autore: un uomo incapace di amare, che usava le donne per soddisfare il proprio sfrenato bisogno di sesso (dichiarava di avere avuto più di diecimila donne, di classi socioculturali inferiori).

Mario Andrea Rigoni, nella quarta di copertina, definisce Tre camere a Manhattan “un romantico capolavoro ambientato nella più romantica delle città moderne”, ma a me non sembra affatto romantico il comportamento di François, che tortura la povera Kay con la sua ossessiva gelosia del passato e, quando finalmente si rende conto di amarla e di non poter fare a meno di lei, la tradisce con una donna incontrata in un bar, in tutto e per tutto un doppio di Kay per la sottomissione e l’assoluta assenza di autostima. E New York, nella luce livida dei lampioni, nello squallore dei bar fumosi, non ha niente di romantico, come nel quadro che Hopper disse di aver dipinto ispirandosi a un locale che si trovava a Greenwich Village, il quartiere attorno a cui ruota, per l’appunto, la storia del romanzo di Simenon.

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Gloriana Orlando ha insegnato per diversi anni “Materie Letterarie e Latino” nei licei di Catania, sua città natale, dove tuttora vive; adesso si dedica a tempo pieno alla scrittura, collaborando con alcune riviste culturali. Ha pubblicato una decina di romanzi, tra cui “Profumo di papaveri”, tradotto in rumeno, “Quizás quizás quizás. Un romanzo epistolare”, “Alienor, facebook ergo sum” sul mondo della comunicazione virtuale, “E noi sull’illusione...”, un giallo psicologico, “Il filo del tempo”, con cui ha vinto il Premio Internazionale Nino Martoglio, “Un inconfessabile segreto”. Numerosi racconti sono entrati a far parte di importanti antologie tra cui “Saluti a Dickens”, pubblicato in tre lingue, inglese, italiano e bulgaro dalla casa Editrice Scalino di Sofia. Tra i numerosi saggi pubblicati, “La ricerca di una via d’uscita dallo sgomento di vivere” ha partecipato al Premio Letterario Nazionale Sebastiano Addamo. Il saggio su De Roberto dal titolo “Dalla Beata Ximena a don Blasco. Figure di religiosi ne ‘I vicerè’ è stato inserito nel IV volume di un’antologia della critica dal titolo “Letteratura e Sacro”, edito da Bastogi Libri. Nel V volume della stessa antologia è stato inserito il saggio dal titolo “Italo Calvino: il ‘broglio metafisico’ di uno scrutatore”. Dallo spagnolo ha tradotto “Libro de los regresos” di Daniel Salguero Díaz, “Un regalo de Navidad rojo” di Reynold Pérez Vásquez.

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