Sense8: un invito gentile alla tolleranza

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Sense8 serie televisiva delle sorelle Wachowski andata in onda per Netflix a partire dal 5 giugno 2015. La storia segue otto personaggi, inizialmente estranei tra loro, in otto diverse città del mondo:

  1. Will (Chicago, agente di polizia perseguitato da un incubo ricorrente, cerca di essere degno del padre);
  2. Capheus (Nairobi, autista della baraccopoli dal carattere solare, appassionato di Jean-Claude Van Damme);
  3. Sun (Seoul, figlia di un ricco imprenditore col quale ha un rapporto difficile, campionessa di arti marziali);
  4. Nomi (San Francisco, donna transessuale, blogger, hacker e attivista);
  5. Kala (Mumbai, donna istruita e religiosa, in procinto di sposarsi con un uomo che non ama);
  6. Riley (Londra, DJ, originaria dell’Islanda dalla quale si è allontanata seguendo un terribile presentimento);
  7. Wolfgang (Berlino, scassinatore, alle prese con una famiglia mafiosa al quale il padre era legato);
  8. Lito (Città del Messico, attore gay ma sex symbol del mondo eterosessuale).

Il primo elemento di trama che unisce gli otto personaggi è la morte/sacrificio di Angel, facente parte della precedente generazione di sensates. Angel appare loro in forma di visione prima di uccidersi per non cadere nelle mani della corporazione che caccia i sensates.

Sense8 serie televisiva delle sorelle Wachowski

Da questo momento iniziano a stabilirsi delle connessioni tra i protagonisti: nei momenti di bisogno possono parlarsi a distanza, condividere abilità o conoscenze, agire l’uno per l’altro. Ma non solo, la loro unione segue il filo sottile delle emozioni e delle sensazioni, in questo modo possono, ad esempio, ritrovarsi tutti a canticchiare What’s up delle 4 Non Blondes seguendo la musica che solo Riley sta ascoltando sull’ipod.

“Sono qui” è la prima battuta del primo episodio e determina il punto focale della serie: non siamo soli. I sensates percepiscono uno le emozioni dell’altro; condividono gioia, dolore, ansia, entusiasmo, urgenza. Vivono le emozioni degli altri come proprie e da qui parte l’invito alla tolleranza della serie, che percorre due strade:

  • l’invito alla tolleranza di una nuova evoluzione empatica della specie umana, i sensates appunto, che invece vengono braccati;
  • la tolleranza verso il diverso che s’incontra ogni giorno nel nostro mondo non fantascientifico, persone di diverso sesso, orientamento sessuale e identità di genere, diverse etnie ed estrazioni sociali, diversi idiomi e religioni.

Dice David Foster Wallace nel discorso al Kenyon College del 2005[1]:

[…] Tutto nella mia esperienza immediata supporta la mia profonda convinzione che io sia l’assoluto centro dell’universo; la più reale, più vivida e importante persona esistente. […] Pensate a questo: non c’è nessuna esperienza che abbiate fatto di cui non siate stati l’assoluto centro. […] I pensieri e i sentimenti delle altre persone vi devono essere comunicati in qualche modo, mentre i vostri propri sono immediati, urgenti, reali.

È precisamente questo l’assunto che Sense8 va a ribaltare ponendo il quesito: che cosa succederebbe se la specie umana iniziasse a presentare casi di telepatia/empatia/condivisione dei sensi?

Posto che nel mondo reale questo non è (ancora) accaduto, la serie e Foster Wallace sembrano suggerire la stessa soluzione, proporre lo stesso invito.

[…] Questa non è una questione di virtù. E’ questione di scegliere di fare il lavoro di alterare in qualche modo o di liberarmi del naturale, impostato modo di essere che implica l’essere profondamente e letteralmente centrato in me stesso e di vedere e interpretare tutto tramite la lente dell’io.[2]

Cercare di porsi al di fuori della propria soggettività, riconoscere la soggettività e centralità altrui, accettare come una realtà di fatto che le emozioni altrui siano altrettanto vivide e importanti delle proprie. Sense8 offre allo spettatore un’interpretazione dell’ipotesi fantascientifica per cui questa apertura all’altro diventi un fattore biologico.

Daryl Hannah, attrice che interpreta Angel, dice al New Zeland Herald:

I problemi che le Wachowski hanno deciso di affrontare sembrano anche una risposta al nostro progressivo distacco e solitudine, nonostante la nostra progressiva interconnessione tecnologica.[3]

Un’elaborazione di questo concetto viene espressa da Nomi, che si trova al Gay Pride di San Francisco con la fidanzata Amanita, e dichiara:

Oggi marcerò per ricordare che io non sono solo un io, ma sono anche un noi[4].

Questa frase rappresenta lo spirito della serie: tolleranza e partecipazione nei confronti del diverso, della transessualità per esempio; empatia e unione con altri esseri umani, sensates, come evoluzione che contrasta il processo di progressiva individualizzazione e allontanamento. Sense8 è una serie fantascientifica ottimista, in cui la specie umana trova un antidoto agli incubi solipsistici: i sensates appunto.

In gergo fantascientifico, Sense8 riguarda il transumanesimo – l’idea che in futuro, come specie, possiamo diventare più di quanto non siamo ora. […] Veramente, però, il punto di Sense8 è di rivelare l’ampliamento dell’empatia – di fantasticare su quanto possiamo essere in sintonia uno con l’altro. Nella sua propria maniera, quindi, Sense8 è una critica alla fantascienza. Chiede se, nel vincolare i nostri sogni circa la trasformazione umana a fantasie di sviluppo tecnologico, potremmo essere in errore. La serie suggerisce un altro percorso verso la trascendenza: l’altro[5].

Nella mia opinione questo è il merito della serie: mettere in luce la possibilità di una connessione tra persone differenti e distanti; raccontare la diversità come un valore; suggerire che la collaborazione e la condivisione vincano sull’individualismo.

Questi valori vengono portati avanti in un intrico di trame legate ai singoli personaggi, in cui l’opposizione profonda tra empatia e la sua assenza si mostra nella madre di Nomi, che preferisce consegnarla alla corporazione che le dà la caccia piuttosto che accettare la sua transessualità; nel padre e nel fratello di Sun, che la ritengono incapace di gestire gli affari di famiglia in quanto donna; in Lito, che per paura che la sua stessa omosessualità metta a repentaglio la propria carriera rischia di perdere un’amica e un grande amore.

L’empatia, l’accettazione e la condivisione si scontrano con l’intolleranza, la discriminazione e la paura.

Volendo soprassedere su alcuni problemi di trama, la principale critica che mi sento di muovere a Sense8 è questa: dato che il punto di forza è costituito quasi unicamente dai personaggi e dalle loro interconnessioni, non era forse possibile renderli più reali, più onesti? Non mi riferisco al fatto che i sensates possano apparire come stereotipi culturali, anche se a volte sembra così, quanto piuttosto al loro essere positivi a oltranza.

Gli unici a presentare un dilemma morale sono Lito, che però ricopre un ruolo da commedia romantica, e Will, il cui dilemma circa la cattura di Jonas (anche lui parte della precedente generazione di sensates con Angel) non sembra portare conseguenze sulle psicologia del personaggio.

Mi sarebbe piaciuto vedere l’unione dei sensates alle prese con seri dilemmi morali e non un fronte positivo e compatto contro il male.

Nonostante questo gli spunti di riflessione offerti da Sense8 sono numerosi e interessanti, provare a immaginare le conseguenze su larga scala di una simile evoluzione fantascientifica della specie umana apre scenari utopici in cui l’intolleranza e il razzismo vengano combattuti dalla prossimità e dall’affetto; basterebbe un solo ambientalista in ogni gruppo di sensates per rendere il pianeta un paradiso naturale.

Certo, da appassionata di fantascienza mi chiedo dove stia l’inghippo: se fosse un’ambientazione di Gibson i sensates troverebbero in fretta il modo di massacrarsi l’uno col l’altro in una lotta per il potere, o si creerebbero alleanze di gruppi per sottometterne altri. Forse basterebbe un personaggio razzista in un gruppo di otto per convertirli tutti in razzisti anziché un personaggio di colore per renderli tutti tolleranti.

Per fortuna però è una storia delle Wachowski e scopriremo nella seconda stagione quale nuova evoluzione prenderà la storia.

[1]     Way more than luck, Commencement Speeches on Living with Bravery, Empathy, and other existential skills. P. 175 (Chronicle books, San Francisco, 2015)

[2]             Ibidem

[3]             New Zeland Herald: Sense8: Making sense of it all [Lydia Jenkin, May 30, 2015]

[4]             Episodio 2, 00:08:28,522 –> 00:08:34,790

[5]             NewYorker: Sympathetic Sci-Fi [Joshua Rothman, July 14, 2015]

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Elisa Emiliani
Elisa Emiliani si è laureata in Filosofia e specializzata in Semiotica (con una tesi su La comunicazione del concetto di morte nella società delle ICT). E' nata in Romagna ma ha studiato a Torino, poi seguendo la passione per la comunicazione e l'educazione non formale ha vissuto e lavorato in Inghilterra e si trova ora in terra spagnola per un anno di volontariato. Ad oggi ha pubblicato due romanzi (Le guardiane, con Damster editore e Ibrido con editrice GDS) e un altro è in corso di pubblicazione, sul web c’è qualche suo racconto (Gaby, la morte e la lavanda, su Fantasy Magazine; Ibrido, su Effemme; La masca, su Speechless magazine) ma soprattutto cura il blog Maledetta Tastiera e si cimenta in nuove sperimentazioni narrative.