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Il mondo è diviso in due parti: una ricca e una povera. Tra di loro c’è un processo di selezione. A vent’anni ogni persona ha una sola chance. Quelli scelti non fanno più ritorno. Sono il 3%.[1] 
È con queste parole che si viene introdotti nell’universo di 3%, una serie televisiva brasiliana distopica, rilasciata da Netflix nel 2016.

Il mondo che la serie mostra è in realtà circoscritto a una città senza nome del Brasile, divisa in una parte povera, l’Entroterra, e in una ricca, l’Offshore. Ambientazione dell’intera prima stagione è però solo l’Entroterra, un’enorme favela dove non c’è elettricità né tecnologia e in cui la gente vive in povertà, tra sporcizia, malattie e violenza. In netto contrasto c’è l’Offshore, che, non essendo mai mostrato, lo spettatore può solo immaginare e sognare, come fanno tutti gli abitanti dell’Entroterra: un paradiso che possiede tutto ciò che a loro manca, abbondanza di cibo, salute e tecnologia avanzata, ma situato in mezzo all’Oceano e perciò irraggiungibile se non dopo aver passato il Processo.
Non stupisce quindi che il focus della prima stagione sia proprio questa selezione, con i suoi test ideati per decretare chi sia il 3% meritevole di accedere all’Offshore: nell’anno del centoquattresimo Processo cinque ragazzi, episodio dopo episodio, prova dopo prova, lottano con tutte le loro forze, insieme a tutti gli altri ventenni, per superare quest’unico ostacolo che li separa dai loro obiettivi. Marco, Joana, Fernando, Michele e Rafael sono tutti spinti dallo stesso desiderio di passare il Processo, ma ognuno con motivazioni diverse: riunirsi alla propria famiglia, scappare da una situazione pericolosa, la speranza di tornare a camminare, la vendetta.

Le cose però si rivelano essere ben diverse dalle aspettative. Il Processo è tutt’altro che una valutazione giusta e meritocratica e, paradossalmente, i confini tra giusto e sbagliato, in una selezione che deve distinguere tra meritevoli e non, diventano sfumati, fino a scomparire: imbrogliare è consentito e le prove stesse sono concepite per spingere le persone a tirare fuori il peggio di sé, con esiti spesso fatali. Anche la perfezione dell’Offshore non è altro che una facciata, smascherata nel corso della seconda stagione, quando questo luogo viene finalmente presentato agli spettatori, insieme ai suoi torbidi segreti. Emergono verità nascoste sulle sue origini: quello che era nato, nelle intenzioni di un gruppo di scienziati, come il progetto utopistico di una società tecnologica, efficiente ed ecosostenibile, si è trasformato ben presto in una dittatura elitaria, che poggia le basi su un’ingiustizia – non hanno costruito un mondo migliore per tutti, ma siamo qui per creare un mondo perfetto, che per definizione non può essere per tutti, perché l’uomo medio è corrotto. Qui le cose funzionano grazie alla selezione.[2]

In un’epoca, la nostra, in cui tanto si parla di corruzione, scorrettezze e nepotismi, vengono qui mostrati i pericoli di un mondo interamente governato dalla meritocrazia spinta a livelli estremi, tanto da trasformarsi in una dittatura dei migliori. Una società elitaria che è riuscita a giustificare sulla base del merito una divisione profondamente ingiusta tra chi ha tutto e chi non ha niente, sfruttando il Processo per tenere sotto controllo il resto della popolazione: l’Entroterra accetta infatti passivamente questa situazione, tutti credono fermamente nel Processo e nel suo funzionamento e l’élite li controlla proprio attraverso la speranza che sia l’unico modo possibile per liberarsi dalla miseria. È contro questo sistema di soggiogamento che i nostri protagonisti scopriranno di doversi ribellare, per poter davvero essere liberi.

[1] Ep. 1, prima stagione
[2] Dialogo tra i Fondatori dell’Offshore, ep. 9, seconda stagione

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Chiara Elli
Chiara Elli è una studentessa dell’Università degli Studi di Milano, laureata in Lettere Moderne e ora iscritta all’ultimo anno del corso magistrale di Editoria. Nata nel 1994, fin da piccola è affascinata dalle storie e dai racconti di altri tempi, di altri luoghi e anche di altri mondi, che la portano a diventare una grande lettrice di libri prima, e una divoratrice di film e serie tv poi. Sogna un giorno di poter vivere della sua passione per la letteratura e per i libri e lavorare in una casa editrice.

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