Era la mia strada per la perdizione

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La strada per Perdition

Stati Uniti, anni Trenta del Novecento. Michael O’Sullivan è un buon padre di famiglia, e conduce un’esistenza apparentemente appartata e devota. Uno dei due amati figli decide di nascondersi nel baule della sua auto mentre Michael, come tutti i giorni, va al lavoro, e assiste a una brutale esecuzione in stile mafioso. Apprende così che il padre è in realtà un famigerato killer. Purtroppo si fa scoprire e le regole della mafia vogliono che il testimone di un regolamento di conti non possa essere lasciato in vita.
Padre e figlio fuggono insieme, ma il resto della loro ignara famiglia viene giustiziato. Inizia così una storia di vendetta e di ritorsioni senza esclusione di colpi, cupa e appassionante, narrata in prima persona dal figlio di Michael O’Sullivan. Meta finale: Perdition, la cittadina in cui i due sperano di trovare la propria salvezza.

In Road to Perdition (titolo ambivalente intraducibile in italiano) il romanziere Max Allan Collins si cimenta nuovamente nel campo del fumetto, e lo fa con rara incisività. Rappresenta il mondo della mafia statunitense nel periodo del Proibizionismo con precisione ed efficacia, evidenziando l’importanza della famiglia e il forte legame con una certa concezione cattolica della vita, che accomuna italiani e irlandesi. L’adozione del punto di vista di un bambino ci restituisce una narrazione coinvolgente, e rende facile parteggiare per suo padre.
Grazie ad un ritmo sincopato, a dialoghi asciutti e a battute fulminanti, cinematografiche, Collins rende memorabile questa lunga storia di gangster e di formazione. Impagabili i disegni di Richard Piers Rayner, che tratteggia perfettamente ambienti e personaggi e riesce a rendere palpabile l’atmosfera grazie a un abile gioco di chiaroscuri attento ai particolari.

L’opera ha ispirato il sopravvalutato film Era mio padre (regia di Sam Mendes), classico prodotto hollywoodiano di tediosa medietà, che tradisce l’immediatezza della storia a favore degli usuali toni melensi e patinati.

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Heiko H. Caimi
Scrittore e sceneggiatore, insegna scrittura creativa dal 1999. Ha collaborato con la casa editrice Tranchida dal 2007 al 2009 come docente di Scuola Forrester e come membro del CdA e redattore del comitato editoriale, nonché come autore sulle riviste telematiche “Gluck59” e “Tenekè”. Ha collaborato come autore di novelle con gli editori Mondadori e GVE e pubblica racconti, articoli, recensioni e poesie con diverse riviste telematiche. Ha partecipato come poeta alla VII Edizione della Carovana dei Versi nel 2012-2013, e sue opere sono state pubblicate nel 2013 all’interno dell’antologia edita dalla Casa Editrice Abrigliasciolta di Varese. Ha tenuto corsi di scrittura e di sceneggiatura presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano, presso l’I.I.S. A. Lunardi di Brescia, in svariate biblioteche e associazioni del comprensorio bresciano e in alcune scuole svizzere. Un film per cui ha scritto la sceneggiatura è stato opzionato due volte e ha collaborato come sceneggiatore a una produzione internazionale (“Haiti Voodoo”, 2011). In un lontano passato ha suonato in svariati gruppi musicali e ha collaborato a numerosi cortometraggi. Attualmente vive e lavora a Brescia. Dal 2002 è Presidente di Magnoliaitalia e dal 2013 è docente e direttore della Bottega della Scrittura di Brescia, scuola professionale per scrittori.

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