Natalie Diaz – Come fu creata la Via Lattea

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Il mio fiume era indiviso un tempo. Era il Colorado. Rossa –
rapida alluvione. Capace di portare
   ogni cosa potesse infradiciare – in una furia selvaggia–
                               fino al Messico.
Ora è distrutto da quindici dighe
Oltre mille quattrocento cinquanta miglia,
tubi e pompe che riempiono
piscine e annaffiatoi
        a Los Angeles e a Las Vegas.
Per salvare i nostri pesci, li sollevammo dagli alvei dei fiumi scheletrici,
li liberammo nei nostri cieli e ne facemmo astri
          ‘Achii ‘ahan, salmone Mojave,
                Luccio del Colorado,
brillano nella volta, ricolmi di stelle.
Li puoi osservare,
         divino-enormi, dai profili d’oro e verde
                          il ventre e il petto di un bianco lunare
farsi strada, veloci, nelle ore più buie
e increspare l’acqua del cielo zaffiro in un percorso cosmico.
La scia opaca che trascinano mentre percorrono il sentiero
tra il cielo notturno è chiamata
       ‘Achii ‘ahan nyuunye –
                  Via Lattea nella nostra lingua.
C’è anche Coyote lassù, accoccolato nella luna
Dopo il suo tentativo fallito di scavalcarla, la rete da pesca fradicia
            E vuota, appoggiata alla schiena –
                Un prigioniero triste che sogna
Di estrarre la pelle setosa del salmone coi denti.
Oh, la debolezza di ogni bocca
       Mentre si abbandona all’universo
                  Di un corpo dolce-latteo.
Cosi come la mia bocca sogna d’avere sete
Dei lunghi sentieri del desiderio, delle strade da centomila anni luce
Della tua gola e delle tue cosce.


Poesia tratta dalla silloge di Natalie Diaz Postcolonial Love Poem (2020), vincitrice del Premio Pulitzer 2021.
Traduzione di Simone Maria Bonin
Poesia scelta da Emilia Mirazchiyska

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Natalie Diaz è nata nel villaggio indiano di Fort Mojave a Needles, in California. È Mojave ed è membro iscritto alla comunità indiana Gila River. Si è laureata alla Old Dominion University, dove ha ricevuto una borsa di studio completa per l'atletica. Diaz ha giocato a basket da professionista in Europa e in Asia prima di tornare all'Old Dominion per conseguire un MFA. È autrice delle raccolte di poesia “Postcolonial Love Poem” (2020), vincitrice del Premio Pulitzer, e “When My Brother Was an Aztec” (2012), che il recensore del New York Times Eric McHenry ha descritto come un "ambizioso... bellissimo libro". I suoi altri riconoscimenti e premi includono il Nimrod/Hardman Pablo Neruda Prize for Poetry, il Louis Untermeyer Scholarship in Poetry da Bread Loaf, il Narrative Poetry Prize, e un Lannan Literary Fellowship. Diaz vive nella Mohave Valley, Arizona, dove ha lavorato con gli ultimi parlanti la lingua Mojave e ha diretto un programma di rivitalizzazione della lingua stessa. In un'intervista alla PBS, ha parlato della connessione tra scrittura ed esperienza: "per me scrivere è una specie di modo per esplorare perché voglio le cose e perché ho paura delle cose e perché mi preoccupo delle cose. E per me, tutte queste cose rappresentano una sorta di fame che deriva dall'essere cresciuta in un posto come questo".

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