Matteo Ciucci – Il costo della vita

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Murray Sand e sua moglie Clara attendevano seduti sul sofà del loro soggiorno. Murray picchiettava meccanicamente con il tallone contro il pavimento, tendendo i muscoli della gamba destra e poi rilasciandoli lentamente. Ogni tanto allungava la mano sul tavolino accanto al sofà e afferrava un bicchiere vuoto. Gli piaceva la sensazione di sicurezza lasciata sulle dita dalla durezza del vetro. Murray lo inclinava leggermente, come se dovesse afferrarlo per bere, poi lo lasciava improvvisamente andare sul tavolino, ascoltando il tono della sua vibrazione diventare sempre più acuto. Al suo fianco, Clara fissava come ipnotizzata le cifre dell’orologio digitale a muro Merchant. Ascoltava il rumore del bicchiere di Murray come immersa in uno stato di trance.

«Quando dovrebbe arrivare?», chiese Murray.

«Dovrebbe già essere qui, caro. Ma sai come sono gli ufficiali Merchant», gli ripeté dolcemente la moglie.

«Sì», bofonchiò Murray, più a sé stesso che a lei. «E gli esami, i documenti… Li hai con te vero?», le domandò cautamente subito dopo. Con i suoi controlli sapeva di irritarla ulteriormente; ma, che diamine, erano nervosi tutti e due!

«Sì, ho tutti i documenti qui con me, caro».

Clara osservò il tavolo di quercia di fronte al sofà dove, accanto a una bottiglia nuova di Jamestown e a tre bicchieri puliti, si trovava un mazzetto di documenti ben impilati.

«Hai controllato anche i miei, di documenti?», domandò ancora lui.

«Sì, caro, ho controllato anche i tuoi», rispose Clara sforzandosi di mantenere la calma.

«“Bene», concluse Murray. Lei lo udì, ma non replicò nulla.

Murray credette che la moglie non lo avesse sentito, quindi ripeté a voce un po’ più alta: «Bene».

L’appartamento di Murray e Clara Sand era un piccolo ma accogliente bilocale situato al trentaquattresimo piano di un vecchio grattacielo. La luce dorata di una grande abat-jour dava alle sottili damascature in rilievo della tappezzeria l’aspetto di antiche iscrizioni di una civiltà perduta. Accanto al sofà troneggiava una pila di riviste, in cima alla quale si trovava un numero recente del Philadelphia Inquirer.

«Tu pensi che potremmo fare come i Jones? Intendo dire, mandare nostro figlio alla Guardian’s?», domandò Clara a Murray, stringendogli il braccio.

«Io credo di sì», le rispose Murray. «Spero proprio che potremo farlo».

Clara guardò l’orologio Merchant: le 16.09. «Credi che facciano pagare i minuti di ritardo anche ai funzionari della Merchant?».

«Tutti devono pagare, Clara», rispose Murray fissando il quadrante dell’orologio e facendosi improvvisamente più cupo.

Il citofono della porta ronzò. Un’ombra attraversò gli occhi di Murray e Clara, poi si disperse fra la penombra della stanza e la mezza luce di quel pomeriggio nuvoloso. Entrambi si alzarono dal sofà e guardarono sul quadrante dell’orologio a muro che ore fossero. Le 16.09.

«Apro io». Murray si diresse verso la porta. Clara osservò ancora una volta i numeri digitali neri contro lo sfondo chiaro e brillante dei cristalli liquidi sull’orologio Merchant, come rune che avessero accumulato il loro potere magico nell’attesa e che si fossero destate al suono del citofono. È solo un orologio Merchant, si disse Clara per calmarsi. Al diavolo anche loro, una buona volta.

Fu mentre pensava a tutte queste cose che l’ultima cifra dell’orologio Merchant cambiò da nove a zero, mentre la penultima brillò, diventando un nitido uno. Questo, e sia lei che Murray lo sapevano bene, significava indiscutibilmente che secondo la Merchant, e quindi su tutta la superficie terrestre, qualunque orologio Merchant riportava esattamente la stessa ora: le 16.10, tempo di Merchant.

La porta si aprì e Murray si trovò di fronte l’ufficiale della Merchant, un tizio alto e ben piantato, coperto da un cappotto blu classico che contrastava meravigliosamente con l’abbronzatura del suo volto, l’azzurro degli occhi e la riga perfettamente in ordine dei capelli brizzolati. L’ufficiale spalancò le labbra arrossate dal freddo in un ampio sorriso e si presentò a Murray tendendogli cordialmente la mano. «Molto piacere, Mr. Sand. Sono Mr. Johnson, Merchant Corporate». Poi indicò i tre bicchieri vuoti sul tavolo e l’ombra di Clara, in piedi, alle sue spalle. «A quanto vedo, mi stavate aspettando».

«Confesso di sì, Mr. Johnson». Murray ricambiò il sorriso. «Si accomodi, prego», e si fece di lato per farlo entrare in salotto.

Johnson attraversò la stanzetta. Murray, alle sue spalle, si diresse verso Clara.

«Mr. Johnson, mia moglie Clara», disse Murray prima che i due fossero arrivati troppo vicini; Clara gli tese la mano timidamente. Johnson ricambiò con una stretta energica.

«Gradisce nel frattempo qualcosa da bere, Mr. Johnson?».

Johnson guardò la bottiglia. «Grazie, Mrs. Sand», esclamò, «ma, sa come si dice, quando noi della Merchant siamo in servizio…», e le sue labbra rosse si spalancarono emettendo una seconda fragorosa risata.

«In questo caso, si accomodi», lo invitò Clara.

I tre si sedettero al tavolo e Johnson raccolse il mazzetto di documenti preparati da Murray e da sua moglie e cominciò ad esaminarli uno ad uno. «Dunque, Mr. Sand, a quanto mi risulta, lei lavora per la West Corporate, mentre sua moglie per la Quitters, è esatto?», chiese sorridendo ad entrambi con le labbra color ciliegia in mezzo al volto dorato.

«Sì, è esatto», rispose Murray, che si aggiustò meglio sulla sedia.

«Può confermarmi anche questi dati?». Cominciò a sfogliare i documenti che stringeva in mano, appoggiò l’indice su uno dei formulari preparati da Murray e cominciò metodicamente a recitare. «Dunque, Mr. Sand… reddito lordo familiare 70000 dollari l’anno…», e sollevò e riabbassò subito o sguardo, «…assicurazione sanitaria di classe F per entrambi, un’auto del valore stimato di 6000 dollari…».

Clara si appoggiò a Murray e gli strinse il braccio con la mano mentre lui continuava a registrare passivamente i dati che classificavano il loro profilo sociale: avrebbero determinato, al termine dell’esame, la loro classe di Merchant, ovvero la classe economica alla quale appartenevano una volta definiti i livelli di reddito di entrambi, le loro spese medie e le loro possibilità di carriera complessive.

«…e nessun figlio», concluse Johnson, che sollevò quindi lo sguardo dal foglio e guardò di nuovo la coppia. «È esatto finora, Mr. Sand?».

«Sì, è tutto esatto, Mr. Johnson».

Johnson cambiò espressione. Si portò pensosamente la mano al mento e se lo grattò un po’. Quindi sfumò il sorriso con cui fino ad allora aveva meccanicamente elencato la loro posizione economica. «E questa che avete preparato è la vostra richiesta per avere un figlio, insieme a tutta la documentazione relativa alla vostra attuale posizione finanziaria. È esatto Mr. Sand?».

«È esatto, Mr. Johnson».

«Sa, ci piacerebbe chiamarlo Jimmy, nel caso in cui…». Clara s’interruppe, poi guardò rapidamente Murray negli occhi, come per cercare il suo supporto; i due si rivolsero quindi a Johnson e, insieme, gli sorrisero timidamente.

Johnson rilesse mentalmente i dati che aveva ascoltato, si passò ancora la mano sul mento abbronzato, quindi assunse un’espressione più seria. «Lei si renderà conto, Mr. Sand, che nella vostra posizione…».

«Sappiamo di avere poche possibilità, Mr. Johnson, non glielo nascondo», lo interruppe Murray. «Ma vorremmo lo stesso provare ad avere un figlio».

«Almeno uno», aggiunse Clara con decisione.

Johnson valutò attentamente i volti della coppia e diede di nuovo un’occhiata alla casa, come per accertarsi di non essersi sbagliato. Quindi proseguì: «In questo caso, signori Sand, prima di continuare questa discussione, lasciate che vi illustri quale sarebbe, secondo la Merchant, il futuro di un vostro eventuale figlio o figlia È mio preciso dovere aprirvi gli occhi, anche se quello che ascolterete potrà essere per voi un po’ brusco».

L’ufficiale estrasse un piccolo computer palmare e premette delicatamente sul suo schermo. I nomi di Murray e Clara Sand e il loro completo stato finanziario e familiare comparvero scintillando sul monitor. Johnson premette ancora con l’indice due o tre volte sullo schermo, quindi evidenziò l’icona luminosa di un bambino; la parola “figlio” e il numero “uno” brillarono sul suo monitor.

«Questo è il modello matematico Merchant Corporate previsto per la pianificazione di ogni nucleo familiare, signori Sand. Come sapete, la Merchant è stata legalmente autorizzata dal governo degli Stati Uniti a eseguire questo tipo di analisi finanziarie preventive nell’interesse di ogni futuro cittadino americano e quindi, primariamente, nell’interesse esclusivo di vostro figlio». Sfiorò nuovamente lo schermo e alcuni nuovi numeri scintillarono sul monitor. Quindi alzò lo sguardo verso Murray e Clara. «Con 70.000 dollari di reddito familiare complessivo attuale, vostro figlio andrà, con una probabilità del novantotto percento, a una scuola primaria popolare. Considerata la vostra attuale zona di residenza, dovrebbe trattarsi, con il novantaquattro percento di probabilità, della Mc Allany».

«In effetti, avevamo proprio pensato, per i primi tempi, di mandarlo alla Mc Allany», esclamò sorpresa Clara, che guardava perplessa il palmare nelle mani di Johnson.

Johnson si rivolse quindi a Murray e continuò: «A quanto vedo qui, la stessa che ha frequentato lei, Mr. Sand».

Murray osservò nervosamente i dati personali sul palmare di Johnson scorrere inesorabilmente uno dopo l’altro. «E se decidessimo di mandarlo ad una scuola migliore? Alla Guardian’s, o a una scuola Merchant, forse?», fece agitando le mani a mezz’aria.

Johnson attese che l’altro terminasse la domanda, quindi espose la situazione con calma: «In questo caso, Mr. Sand, lei dovrebbe», e sfiorò di nuovo il monitor che tornò a scintillare, «vediamo un po’, indebitarsi per almeno quarantamila dollari all’anno, il che la porterebbe a perdere, vediamo… la proprietà della casa in otto anni e trascorrere la vecchiaia in un ospedale di categoria K». Clara si strinse a Murray. «Non credo sia necessario mostrarle un video per darle un’idea di un ospedale di categoria K», aggiunse Johnson.

Clara e Murray tacquero.

«Ma chi ha fatto questi calcoli? I Jones, per esempio, hanno mandato entrambi i loro figli alla Guardian’s e non hanno…».

Johnson alzo la mano a mezz’aria per interromperli e assunse un’espressione grave. «I Jones sono falliti ieri, Mr. Sand».

Murray tacque. Clara si agitò sulla sedia. «Come, falliti? Quando?», interrogò Murray agitando ancora di più le mani a mezz’aria.

«Due giorni fa, Mr. Sand», rispose Johnson. «Mi sono occupato io del caso Jones. E, come se non bastasse, da ieri è ormai diventata una barzelletta alla Merchant: i miei colleghi continuano a chiedermi se mi sono occupato dei miei genitori Jones!». E scoppiò a ridere fragorosamente.

«E Tim? E Lena?», chiese Clara, agitandosi sulla sedia.

«Ma proprio questo è il punto, signora Sand!» ribatté Johnson.

«Eppure lo Stato dovrebbe garantire che i figli di una famiglia fallita», Murray faticò a pronunciare il termine, «siano mantenuti con il fondo di solidarietà nazionale. Non è così?».

«Parole sante, Mr. Murray. Ma vede», aggiunse, «come lei certamente saprà, si tratta di situazioni eccezionali, che lo stato tende a ridurre al minimo, e che in nessun caso godranno del diritto economico alla riproduzione. Per dirla altrimenti, si tratta di soggetti la cui esistenza è dovuta ad un errore strutturale non eliminabile da alcun modello, il cui costo sociale non può, e non deve, essere pagato dalla collettività, Come vede, garantendo la loro esistenza, ma privandoli del diritto alla riproduzione, nell’arco di una generazione l’instabilità economica verrà sanata, e con ciò, per Smith!, la stabilità economica generale del sistema sarà garantita elemento per elemento».

Murray e Clara continuarono a tacere. «E dei Jones se ne davvero è occupato lei?», chiese timidamente Clara.

«Erano fra i miei clienti, Mrs. Sand. Come voi, dopotutto» chiarì Johnson. «Ma voi non vorrete ripetere l’errore commesso dai Jones, non è vero? Un errore costato allo Stato, per via del sostentamento dei due figli fino all’età lavorativa circa», e sfiorò il palmare, che brillò, «un milione e trecentomila dollari». Poi si fece cupo: «Capite di quali entità di denaro stiamo parlando, non è vero?».

Murray tacque nuovamente. Sulla fronte gli comparvero tre rughe lunghe e profonde. Clara pareva essersi fatta d’improvviso immobile e silenziosa. Era sprofondata nel sofà e pareva una bambola adagiata fra i cuscini di una culla.

«Dunque, Mr. Sand», riprese Johnson, «se intende continuare con l’esame delle possibilità riservate al profilo del suo potenziale figlio…».

«Vada avanti», lo invitò Murray, deciso.

«Molto bene, Mr. Sand. Dunque… il profilo più probabile dell’esistenza di suo figlio, con il sessantotto percento di probabilità, prevede questo: dopo aver frequentato un liceo statale, che quasi certamente, se non otterrà un trasferimento dalla West Corporate, dovrebbe essere il Mc Kensee, lei si troverà con un reddito effettivo, tolte le spese per il college di suo figlio, di…». Johnson sfiorò lo schermo del suo palmare che brillò di nuovo. «38230 dollari».

Clara strinse con le dita un ginocchio di Murray, ma non seppe trattenere un singhiozzo. Portò il fazzoletto al viso e scoppiò a piangere. Murray le passò un braccio dietro la schiena. Il suo cervello venne invaso dalle urla dei suoi pensieri e dei suoi sogni infranti. Lasciò che i singhiozzi cessassero, poi cercò di ritrovare il proprio sangue freddo.

«Ci scusi, Mr. Johnson», disse Clara smettendo di piangere, lo sguardo fisso a terra per evitare di guardare Johnson negli occhi.

«Avanti», disse Murray, «vada avanti».

Johnson assunse un’aria più grave e si fece più stretto sulla sedia. «Come sapete, il diritto economico all’esistenza prevede che il reddito minimo necessario di ciascun individuo non possa essere inferiore ai 40000 dollari l’anno».

Murray fissò Clara negli occhi. Era impotente, lo sapeva. Poi rifletté e abbassò di nuovo lo sguardo. «E non sarebbe possibile…», implorò.

«Mr. Sand», lo interruppe Johnson, «lei sa che, se continua a insistere, sarò costretto a segnalare la sua situazione alla Merchant. E questo significherebbe la perdita definitiva e irrevocabile del diritto ad avere un figlio, qualunque diventi la sua situazione economica in futuro».

«E cosa possiamo fare, allora?», intervenne Clara, la voce rotta nuovamente dal pianto.

«Dunque, Mrs. Sand», Johnson riacquistò la calma e tornò ad allargare le labbra color ciliegia in un ampio sorriso, «nell’eventualità che suo marito o lei otteniate un aumento dell’ordine di 15000 dollari l’anno…».

«Ma lavoriamo già entrambi dieci ore al giorno, Mr. Johnson!», protestò Clara.

«Capisco, Mrs. Sand, capisco», rispose Johnson tornando serio. «Ma in questo caso, le conseguenze delle vostre scelte sono quelle che le ho appena descritto».

Murray guardò Clara, che abbassò lo sguardo.

Johnson si alzò dalla sedia e porse la mano a Murray per congedarsi. «Signori Sand, arrivederci a fra tre anni».

Murray si alzò in piedi e tese svogliatamente la mano a Johnson.

«Signora», disse Johnson porgendo la mano a Clara, che era ancora seduta sulla sedia. Clara si rifiutò di porgere la sua.

«Clara, per favore», la pregò Murray, esausto.

Clara obbedì, e tese freddamente la mano. Johnson la strinse energicamente, come se non fosse successo nulla, e si diresse verso la porta. «Non s’incomodi, Mr. Sand, conosco la strada. E ricordi che è suo diritto chiedere una qualunque revisione del suo profilo familiare futuro, se il suo stato patrimoniale dovesse cambiare a seguito di qualsiasi evento improvviso», concluse sorridendo e aprendo la porta.

Murray si sforzò di rispondere al suo sorriso, poi lasciò perdere.

«Arrivederci, Mr. Sand».

«Johnson?», lo arrestò Murray sull’uscio.

«Sì, Mr. Sand», sospirò Johnson, che si trovava già fuori dall’appartamento e ormai non vedeva l’ora di andarsene.

«Lei ha figli, vero?», chiese Murray nervosamente. Non avrebbe dovuto lasciarsi scappare quella domanda in quel momento, lo sapeva. Ma, diamine!

Johnson fissò Murray negli occhi e perse il sorriso da venditore porta a porta. Si fece d’improvviso tutto serio. «Con questo cosa intende dire, Mr. Sand?».

«Ne ha, vero?».

«Tre».

«E scommetto che a voi della Merchant non fanno nemmeno pagare i minuti di ritardo, non è vero?». Murray era sempre più nervoso.

«Su questo punto, Mr. Sand, il trattamento riservato a tutti gli ufficiali della Merchant è definito dalla legge nazionale», replicò secco Johnson.

«Che io non ho mai votato».

Johnson aveva fatto un passo in direzione della porta e ora si trovava in piedi, in mezzo all’uscio dell’appartamento dei Sand. Clara si alzò e corse nella stanza di fianco. Murray la udì frugare nei cassetti in camera da letto.

«Se questo è ciò che pensa, Mr. Sand, allora la saluto», concluse Johnson. Fece un passo e uscì sul pianerottolo. Ma non fu abbastanza rapido. Quando si voltò per chiudere la porta, vide Clara, alle spalle di Murray, con il braccio teso verso il suo viso. Si ritrovò a fissare la canna metallica e scintillante di una calibro trentotto.

«Rientri, per favore, Mr. Johnson», disse Clara. La sua voce strideva, tremava di rabbia.

Murray si volse verso la moglie e gridò: «Dio, Clara, che stai facendo? Metti giù la mia pistola!».

Il volto di Clara, pallido e contratto, pareva quello di un fantasma. Continuò a fissare Johnson sull’uscio della porta e, quando Murray fece per avvicinarsi, a tentoni riuscì a far scattare il caricatore indietro e avanti nel proprio alloggiamento. «Murray, stai fermo», gli intimò con una calma glaciale. «E lei, Mr. Johnson, si accomodi, prego».

Johnson fece tre passi nell’appartamento.

«La porta», disse Clara.

Johnson si volse, gettò un’ultima occhiata al pianerottolo, la sua ultima via di fuga, infine chiuse definitivamente la porta. Murray taceva, terrorizzato dallo sguardo della moglie, dalla sua voce e dall’intera situazione in cui si erano ficcati tutti e tre.

«Si accomodi, Mr. Johnson», ripeté Clara, sforzandosi di assumere un tono pacato, e indicò la sedia da cui Johnson si era appena alzato.

Johnson si sedette nuovamente. La situazione gli pareva ridicola. «Metta giù quell’arma, Mrs. Sand, e non ne parliamo più», le intimò.

Clara non si mosse. Continuava a tenerlo sotto tiro. «Metta i suoi dati nel suo computer e vediamo che cosa viene fuori, Johnson», gli disse Clara.

Johnson obbedì: estrasse di nuovo il suo computer palmare e, sfiorando il monitor, inserì il proprio nome e cognome nel modello di Merchant.

«Scriva: Figli».

Johnson digitò: “Tre”. Sfiorò di nuovo lo schermo, che scintillò come prima.

«Ora il reddito familiare, Johnson».

Johnson si fermò per un istante. Si risistemò sulla sedia e guardò Murray negli occhi. Clara attese che il marito osservasse Johnson, poi guardò a sua volta il marito negli occhi, quindi tornò a puntare la pistola sul rappresentante della Merchant.

«È meglio che lei faccia quello che dice», lo implorò Murray, serio.

«Mi ha sentito. Il reddito, Johnson», intimò di nuovo Clara.

Johnson introdusse la cifra e sfiorò il monitor, che scintillò. Clara e Murray lessero: “756.000 dollari”.

«Maiale», espirò Clara. «Ora determini la sua classe di Merchant».

Johnson obbedì e sfiorò il monitor. Tutti tacquero. Sullo schermo luminoso del palmare, che Johnson stringeva ancora fra le mani, Clara e Murray lessero, a lettere chiare e brillanti: “Nessun limite di riproduzione”.

Trascorsero alcuni istanti, probabilmente i più lunghi che Johnson avesse mai vissuto. Clara fissava ancora l’esito dell’analisi della famiglia di Johnson e continuava a ripetersi: “nessun limite”. Se lo ripeté parecchie volte nella mente: “nessun limite, nessun limite”, finché quasi lo sussurrò di fronte a suo marito e a Johnson: «Nessun limite», disse.

Murray, in piedi di fronte a Clara, continuava ad altalenare lo sguardo dalla moglie all’ufficiale. Fu interrotto dal suono grave della voce di Clara: «Vede, Johnson, una sola delle vostre famiglie vale almeno dieci delle nostre». Strinse ancora più energicamente la mano sulla pistola. Poi, con il tono di voce più inespressivo che Murray avesse mai udito da parte sua, proseguì: «Come in guerra. Come nella seconda guerra mondiale. Lo ha mai letto, Johnson? Prima delle politiche di strutturazione sociale del mercato, prima della Merchant. Tutto era molto più semplice: uno a dieci. Se lo ricorda, Johnson?».

Johnson taceva. Era una fanatica, era chiaro. E in che razza di situazione si era ficcato, maledizione!

«Ne converrà, quindi, che, se io adesso la uccido, altre dieci famiglie potranno indirettamente beneficiare del suo reddito, domani», osservò Clara con lo stesso tono neutro. Potremmo anche modificare il suo modello Merchant per inserire questa possibilità. Che ne pensa di questa idea, eh, Johnson?». Poi gli urlò in faccia: «Perché non ci scrivete anche questo su quell’affare?».

«Clara, per favore, mettila giù», la scongiurò Murray mentre tendeva timorosamente una mano verso la pistola.

Johnson taceva. Contemplò l’espressione dura di Clara, il volto spaventato di Murray, il foro lucido della canna della pistola e, sullo schermo luminoso del suo palmare, la scritta brillante: “Nessun limite di riproduzione”.

“Nessun limite di riproduzione” pensò Johnson. “Uno su dieci”, gli venne in mente del tutto involontariamente. Quel pensiero gli uscì come una furia fra gli altri che gli turbinavano in testa. “Che sia economicamente giustificabile?”, pensò in preda al panico. Che diavolo gli veniva in mente ora? Poi rilesse mentalmente la scritta che continuava a scintillare sullo schermo del suo portatile. “Nessun limite di riproduzione”. Guardò di nuovo, sul muro bianco, l’orologio Merchant scintillare, fisso di fronte a lui. Erano le 16.19, tempo di Merchant. “Ancora uno e…”.

Non riuscì a concludere il pensiero. Lo interruppe bruscamente un proiettile calibro trentotto che gli trapassò il cervello da parte a parte.

 

FINE

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Matteo Ciucci
Nato a Milano, nel 1975. Laurea in fisica teorica, poi programmatore, nel 2006 si trasferisce in Germania per amore, dove consegue nel 2009 un PhD in informatica medica con una tesi sulle applicazioni della realtà aumentata all'endoscopia. Post-doc in computer graphics in Arabia Saudita, nel 2011 diventa funzionario presso la Direzione Generale delle Traduzioni del Parlamento Europeo occupandosi di statistiche e supporto alla gestione. Ha pubblicato alcuni articoli accademici di strumentazione medica, e alcune poesie nei libretti d'arte della pittrice Nadia Formentini.