Gordiano Lupi – Alda Merini, folle d’amore e mistica

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(Milano, 21 marzo 1931 – 1º novembre 2009)

Nasco nel marzo del Trentuno a Milano, città della mia vita, dove bene o male sempre voglio tornare, anche a morire; mio padre è un conte decaduto, diseredato a causa del suo folle amore per una donna del popolo, una contadina; mio padre è il responsabile del mio temperamento, dei miei sogni a occhi aperti. Mia madre è una donna semplice, per lei una figlia deve stare in casa, sposarsi, accudire i figli, non avere tanti grilli per la testa. Vivo soprattutto con mio padre, che mi fa leggere libri, m’insegna il significato di tutte le parole, cose che mia madre mi proibisce: per lei tutto è vietato, anche pregare. Forse per questo vorrei farmi suora, vivo una crisi religiosa che mia madre contrasta, ma io – ribelle come poche – scappo di casa, vado a mendicare, sfido le botte materne che giungono puntuali.
Sono poetessa fin da piccolina, vinco premi scolastici, mi piace studiare, ma per volere di mio padre devo frequentare l’avviamento: quando tento di entrare al ginnasio mi bocciano proprio in italiano. Forse sono troppo libera, troppo originale.
Finisce la guerra: la mia casa distrutta dalle bombe poi ricostruita, la mia voglia di scrivere costante della vita, come quella di suonare il pianoforte. La mia insegnante della scuola media – Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri – fa leggere alcune poesie a Spagnoletti, che pubblica Il gobbo in un’antologia importante; un altro che mi sta vicino è Scheiwiller, l’editore della poesia; poi Giorgio Manganelli, per un po’ di tempo anche mio amante, lui molto più grande di me che son bambina, lui con moglie e figli, io ribelle come sempre, un poco folle, vado persino a sfidare la consorte.
Comincia il disturbo bipolare che m’accompagnerà tutta la vita, sono in cura da Fornari e da Musatti, ma le cose non migliorano per niente nonostante il ricovero d’un mese a Villa Turri; la poesia mi aiuta ma non troppo, croce e delizia d’una triste vita. Conosco Ettore e lo sposo. Lui, operaio e sindacalista non troppo avvezzo alle cose dei poeti, poi panettiere nella mia Milano, proprio lui mi fa internare in manicomio quando le crisi si fanno più importanti e trascuro di occuparmi delle figlie – Emanuela e Flavia – nate dal turbolento matrimonio. Nonostante tutto escono La presenza di Orfeo, Paura di Dio e Nozze romane, anche Tu sei Pietro, dedicata al pediatra di mia figlia Emanuela, raccolta maledetta che segna l’inizio della crisi. Triste periodo d’una vita che mi fa perdere il contatto con la gente, marito e figlie, per otto lunghi anni rinchiusa dentro le mura del Paolo Pini, dove praticano gli elettroshock, tengono i pazienti legati: ai materassi, agli alberi del giardino. Ci sono ancora i manicomi, li chiamano ospedali psichiatrici, ma non curano nessuno, addormentano con strane medicine e fan soffrire fino al giorno in cui la medicina diventa più moderna.
Nascono altre due figlie, ché di tanto in tanto torno da Ettore che mi accoglie e in fondo mi vuol bene; si chiamano Barbara e Simona, subito me le tolgono, le affidano ad altri, soffro ancora del disturbo bipolare, non posso occuparmene. Il mio libro più bello lo scrivo in manicomio, son le poesie più intense de La Terra Santa, che mi fanno vincere dei premi e mi portano nel mondo. Muore anche Ettore, adesso sono sola per davvero, con gli editori sempre più distanti, vado a cercarli ma tutti mi rifiutano, non vogliono leggere i miei versi, resta solo Vanni Scheiwiller che pubblica La Terra Santa.
Sono in piena crisi quando conosco Michele Pierri, poeta tarantino con il quale nasce un amore telefonico; lui ha quasi novant’anni, trenta più dei miei, nonostante ciò lo sposo, vado a vivere in Puglia, davanti al mare del golfo tarantino. Scrivo molto mentre mio marito – un tempo medico – cura il mio carattere malato, mi sta vicino mentre pubblico il Diario di una diversa, il primo lavoro in prosa; sono anni fecondi per la letteratura, anni di premi importanti, vinti o perduti non fa differenza.
Il Premio Montale certifica che sono una grande poetessa degna di restare nella storia, accanto a Montale, Caproni e Bertolucci, pure Luzi, Zanzotto e Fortini. Non ho denaro per campare, mi mantengo grazie ai pochi premi e ai libri che pubblico e vendo porta a porta ad amici e conoscenti. Viene in aiuto la legge pensata per Bacchelli, e io sono un’artista povera e malmessa, proprio come lui, non ho soldi neppure per il caffè e le sigarette, le sole cose di cui non posso fare a meno.

La mia vita è stata intensa, è stata piena, ancor più bella delle poesie, tutti quei documentari sul passato, girati mentre recito in concerti, non possono racchiudere un’esistenza intera, tutte le crisi mistiche che di tanto in tanto mi spingono a entrare in un convento. Milva e Giovanni Nuti mettono in musica alcune poesie mentre esce Clinica dell’abbandono, il volume delle mie ultime liriche.
Ho settantotto anni quando mi ammalo di tumore alle ossa, muoio al San Paolo di  Milano dopo aver ricevuto l’estrema unzione, mentre Giovanni Nuti prepara Una piccola ape furibonda, disco che racconta una vita con le mie parole.
La mia casa non è più sui Navigli, dove restano le pareti taccuino intrise del fumo delle infinite sigarette, vergate di appunti, scritti e poesie. Per chi crede sono al Cimitero Monumentale di Milano; non sono stata una cattolica perfetta, ma ho messo così tanta fede in Dio nella mia vita e nelle poesie che Lui mi ha sicuramente perdonato.

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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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