Cinzia Petri – Bambina in rosa

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Costanza ci ha invitate allo zoo di sabato pomeriggio. Anne, la bambina tedesca con problemi di sordità che rimane sotto la mia responsabilità dal martedì al venerdì, ha deciso di farsi venire un bell’attacco di febbre a inizio settimana, quando la gita era stata originariamente concordata, e adesso è ancora un po’ malconcia. La madre di Anne non si è mostrata molto convinta dall’idea della mia amica, la quale sostiene che il malessere covato troppo a lungo dentro casa non guarisca, bisogna uscire e muoversi. Ma ho trascorso la settimana cambiando lenzuola e stracci pieni di vomito, per cui ho insistito.
“Speriamo di non fare una stronzata”, ho pensato mentre salivo le scale che conducono alla camera della bambina per prendere una giacca. Credevo di averlo detto tra me e me, invece devo averlo esclamato, perché il padre di Anne, che lavora all’Ambasciata tedesca e non dice mai parolacce, si è affacciato sulle scale dalla porta del suo studio e ha fatto schioccare la lingua, con gli occhi che sprizzavano choc e divertimento insieme.
Costanza è passata a prenderci con la sua vecchia Fiat Panda Active, con la radiolina portatile infilata nel portaoggetti laterale, al posto dello stereo. Appena ci siamo sistemate, tentando di non sederci sui sacchetti vuoti delle patatine e sulle macchie di unto disseminate sul tessuto logoro dei sedili, ha ribadito che alla bambina in convalescenza non può che far bene un po’ d’aria fresca.
È una splendida giornata di cieli azzurri e sole sulle pareti di mattoni dei palazzi che ci lasciamo alle spalle in velocità. Appena varchiamo l’accesso ai parcheggi dello zoo, non posso fare a meno di notare le rose riflesse nella sfera di specchi al centro del prato circolare, intorno al quale gira il viale d’ingresso. I sentieri all’inizio del parco sono fiancheggiati da bordure di piante e germogli: sembra una grande esposizione floreale.
Anne all’inizio, per quanto sembrasse spenta, svogliata e nel tragitto abbia più volte evidenziato il precario stato di salute con lunghi e frequenti starnuti, si è eccitata e ora sfoggia saltellando un vasto vocabolario di suoni più o meno intelligibili: «Ehehanhe!» (elefante), «Hihia!» (scimmia), «Hoho!» (orso). La tengo per mano mentre Costanza ci gira intorno indicando questo o quello a proposito degli animali. Siamo vicino alla montagna delle scimmie, una grande isola di rocce al centro di una specie di laghetto con cascate.
Tengo stretta la mano di Anne mentre noto qualcosa che mi colpisce a proposito delle scimmie. «Guarda, Costanza!» dico, e lascio la sua mano per indicarle la scimmia e spiegarle quel che ho da dire. Quando tendo di nuovo la mano per prendere la sua, scopro che non c’è.
Con lei è come se avessi il pilota automatico: la mia mano e la sua si ritrovano sempre qualche secondo dopo che si sono separate. Quando non sento la mano, abbasso gli occhi. «Anne!» grido. Poi inizia a gridare anche Costanza.
«Dov’è Anne?» continuiamo a urlarci a vicenda.
Siamo inchiodate sul posto, giriamo la testa tutt’intorno. C’è tanta gente, ma non lei.
«Cerca di mantenere la calma» suggerisce Costanza, ma sto rischiando di sentirmi male. So bene come Anne sembri non avere alcuna paura della morte, sempre immersa in uno dei suoi sogni a occhi aperti. Se le passa per la mente di attraversare di corsa la strada, lo fa, senza guardare né a destra né a sinistra. È già successo. Quando qualche mese fa si è gettata in mezzo a un incrocio provocando una serie di frenate a catena e un paio di tamponamenti; tutte le auto si sono messe a suonare il clacson facendo un frastuono infernale. Quindi no, non posso mantenere la calma.
«Dividiamoci» suggerisce Costanza. «Appuntamento qui tra quindici minuti, che l’abbiamo ritrovata o no».
Ci separiamo, gridando «Anne!» anche se sappiamo benissimo che non servirà a niente.
Corro da una persona all’altra, chiedendo: «Avete visto una bambina piccola, vestita di rosa, con le trecce e l’apparecchio acustico?». Assalgo un gruppo dopo l’altro, in preda alla frenesia, interrompendo decine di conversazioni senza ricevere in cambio che sguardi ottusi o scocciati.
Un quarto d’ora più tardi ci ritroviamo al punto di partenza, entrambe senza Anne. Decidiamo di descrivere cerchi ancora più ampi e incontrarci mezz’ora dopo, altrimenti ci rivolgeremo al personale dello zoo.
Formulare la domanda: «Avete visto una bambina piccola, vestita di rosa, con le trecce e l’apparecchio acustico?» richiede tempo e la ripeto tante, tante volte. La folla sembra sempre più fitta e all’orario concordato, quando Costanza si presenta con un uomo dello staff, ci viene spiegato che non possono diffondere nessun comunicato perché gli altoparlanti sono fuori uso dalla mattina per un guasto.
«Avete visto una bambina piccola vestita di rosa con le trecce, avete visto una bambina piccola con le trecce, una bambina vestita di rosa?». Sono sudata in questa bella giornata, così calda. Bambina in rosa? La gente ci mette un’eternità a rispondere, facendo nascere delle speranze. E invece no. «Ah, ma certo che sì! Da quella parte! Ci sono tante bambine vestite di rosa». «Ma una bambina vestita di rosa con le trecce e l’apparecchio acustico?».
Nella tana dei rinoceronti fa fresco. C’è buio. Silenzio. Niente calca, giusto una manciata di persone. Si tratta di una caverna artificiale che racchiude un grande specchio d’acqua, un lago circondato da ripide pareti di cemento, un pozzo scivoloso e pieno di melma nel quale galleggiano pigramente animali da due tonnellate, con corni appuntiti. Tutto intorno gira una recinzione in ferro battuto. Dalla parte opposta del lago non c’è nessuno, tranne una bambina piccola, vestita di rosa, con le trecce e l’apparecchio acustico. Che scavalca la recinzione in ferro battuto.
«No!» urlo. Chiudo per un istante gli occhi e vedo il sangue per terra, il corpo sfracellato. «Anne, no!». Comincio a correre a perdifiato. Quando sono ad appena un quarto di distanza, lei striscia in cima al bordo del muro. Stringo forte gli occhi e scuoto la testa. «Ferma!» continuo a urlare, ma so che è del tutto inutile. Ha l’aria confusa, cerca un appoggio per il piede. Non c’è, perché la parete interna di cemento scende a precipizio verso il fondo. Anne è già oltre, con un piede sull’orlo solido che circonda lo specchio d’acqua e l’altro proteso nel vuoto.
La raggiungo nell’attimo preciso in cui perde l’equilibrio e resta sospesa nell’aria, con una mano che scivola mentre tenta con affanno di stringere qualcosa che non c’è. Mi sporgo sulla recinzione e l’afferro per un braccio, tenendola ben stretta. Protesa da sopra, afferro anche l’altro. Per quanto mi affanni a spingerla dalla mia parte, non riesco a sollevarla. Non mollo, continuo a tirarla nella mia direzione mentre lei si dibatte, disorientata.
Finalmente riesco a sollevarla al di sopra della recinzione e la stringo tra le braccia. «Anne!» dico, eppure lei non reagisce. La stringo ancora più forte ma i suoi occhi sono assenti. Nessuna reazione. La scrollo delicatamente, è pallida, gli occhi sono vacui. Continuo a tenerla stretta. È come se fosse circondata dalla nebbia, non risponde agli stimoli.
Fuori la luce è abbagliante. Stringo Anne tra le braccia e corro all’impazzata. Gli occhi mi bruciano e avverto le lacrime che scendono e si accumulano sotto alla radice del naso, gocciolando sulle labbra. Continuo a correre mentre la gente intorno ci osserva.
Con Costanza dovevamo trovarci all’isola delle scimmie, ma quando arriviamo non c’è nessuno. Solo sconosciuti, io e una bambina in rosa che si guarda attorno con calma indifferenza.

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Cinzia Petri è nata nel 1978 a Castel del Piano, in provincia di Grosseto. Vive nelle campagne della Maremma toscana con un marito, sette gatti e un cane. Ha pubblicato la raccolta di racconti "Frammentaria" (Innocenti, 2019) e il romanzo "Un libro ti salverà" (Calibano, 2020). Le sue pubblicazioni più recenti sono "Io sono figlia unica" (Transeuropa, 2022) e "L’uomo della sera" (Erudita - Giulio Perrone, 2023). ---------- Cinzia Petri was born in 1978 in Castel del Piano, in the province of Grosseto. She lives in the Tuscan Maremma countryside with her husband, seven cats and a dog. She has published the short-story collection "Frammentaria" (Innocenti, 2019) and the novel "Un libro ti salverà" (Calibano, 2020). Her most recent publications are "Io sono figlia unica" (Transeuropa, 2022) and "L’uomo della sera" (Erudita - Giulio Perrone, 2023).

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