George Simenon – Le memorie di Maigret

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Con il romanzo Le memorie di Maigret, scritto nel 1950 nell’arco di una settimana durante il suo soggiorno negli Stati Uniti, Georges Simenon fa il punto sulle vicende del suo famoso personaggio. Il commissario si sostituisce al suo autore per raccontare in prima persona la propria vita, a partire dall’incontro presso gli uffici del Quai des Orfèvres con un famoso giornalista/scrittore, George Sim, che vuole approfondire la sua conoscenza dei metodi d’indagine della polizia giudiziaria.

Il libro è una sorta di autobiografia del personaggio, in cui, con un efficace gioco di specchi, Maigret rimprovera al propro autore il modo in cui lo ha rappresentato, svela le contraddizioni presenti nei romanzi e non risparmia critiche agli attori che lo hanno impersonato. Infatti George Simenon ha scritto, nell’arco di più di quarant’anni, 75 romanzi che hanno il commissario Maigret come protagonista, ma le storie sono come sospese in una dimensione atemporale: non ci sono quasi mai riferimenti a fatti di cronaca o alla realtà contemporanea (solo in qualcuna delle ultime c’è un timido accenno alla televisione) e, soprattutto, non seguono un ordine cronologico.

Appunto perché sono fuori dal tempo, Simenon fa andare in pensione Maigret in un romanzo del 1933, anche perché in realtà aveva intenzione di chiudere con i gialli e di cambiare editore, ma non ci riuscirà. Infatti per altri 39 anni continuerà a far lavorare il suo commissario, riprendendo ogni tanto a parlare della casa che ha visto in campagna e che vorrebbe comprare per trascorrervi la vecchiaia. Descrive in un romanzo del 1948 la sua prima indagine, che però si svolge nel 1913, in cui per la prima volta (e, per quel che ne so, l’ultima) il commissario appare giovane, persino magro, con un fisico da adolescente e un bel paio di baffi che poi scomparirà. Mentre nel racconto Due giorni per Maigret del 1938 gli fa fare la sua ultima inchiesta due giorni prima del pensionamento mentre, in due racconti dello stesso anno, lo troviamo di nuovo già in pensione. Per non parlare del caso dell’ispettore Torrence che Simenon fa morire nel primo libro, Pietr il Lettone, per poi farlo collaborare con Maigret fino all’ultimo romanzo, come se niente fosse.

Le memorie di Maigret permette agli appassionati delle avventure del commissario di mettere in ordine la successione degli avvenimenti e di scoprire aspetti delle vicende che non compaiono nei romanzi, come ad esempio il primo incontro con la moglie Louise. Ma soprattutto consente all’autore di rivelare, con grande ironia, i meccanismi che sottendono alla creazione letteraria.

Un’ultima curiosità: un simile gioco di specchi tra autore e personaggio lo troviamo anche nell’ultimo romanzo di Camilleri pubblicato da Sellerio, Riccardino, opera che in realtà, come ha dichiarato lo stesso autore, fu scritta tra il 2004 e il 2005 e poi rimaneggiata nel 2016. Naturalmente non è un mistero che Camilleri fosse un profondo conoscitore di Maigret, avendo curato, insieme a Diego Fabbri, la produzione dei 16 episodi dello sceneggiato realizzato dalla Rai tra il 1964 e il 1972. Ma questa è un’altra storia, e magari ve la racconterò un’altra volta.

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