Henryk Sienkiewicz – Quo Vadis?

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Nella Roma dell’imperatore Nerone, Vinicio, nipote di Petronio, si innamora perdutamente di Licia, principessa barbara tenuta come ostaggio presso la casa del venerabile Plauzio. Convinto di poterla avere come una schiava qualsiasi, ne organizza il rapimento ma, quando la fanciulla gli sfugge, scopre che la principessa è cristiana e che, se vorrà averla, dovrà mirare al suo cuore pronto al martirio. Inizia così una serie di avventure per la giovane coppia, durante le quali Licia scopre il vero amore e Vinicio la vera fede; tuttavia, un devastante incendio distrugge Roma e l’imperatore stabilisce di incolparne i cristiani. Riuscirà Vinicio a salvare la sua amata dai leoni dell’arena?

Feuilleton in salsa storica, perfetto esempio di letteratura di genere ottocentesca, a Quo vadis? non manca niente per entrare nell’olimpo del romanzo popolare, dove popolare non è termine dispregiativo, ma sottolinea la capacità dell’autore di interpretare i gusti del pubblico di fine XIX secolo.
Non diversamente da altri illustri esempi analoghi, il romanzo ci presenta scene madri di estatico dolore, momenti d’azione, storie di amori coronate dal sacrificio e un cattivo come l’imperatore Nerone, la cui figura letteraria è palesemente ispirata ai ritratti negativi che ne diedero Svetonio e Tacito, poco rigorosa dal punto di vista dell’analisi storica ma decisamente efficace da quello narrativo.

Sullo sfondo di una Roma decadente e viziosa, come la volevano credere i virtuosi lettori dell’Ottocento, si stagliano figure immaginarie e figure storiche opportunamente romanzate, rese credibili da una grande capacità letteraria: il Petronio di Sienkiewicz, vagamente ispirato al personaggio descritto da Tacito, risulta una figura umana e ben approfondita, innegabilmente simpatica e credibile.

L’autore sfrutta abilmente tutte le leggende, le credenze e le nozioni storiche in suo possesso per trasmetterci ritmo, emozioni ed esempi edificanti che rendono Quo Vadis? una lettura ancora godibile e appassionante, non noiosa, capace di suscitarci simpatia verso le sventure dei buoni e indignazione contro le aberrazioni dei cattivi: questo è ciò che sa fare un classico.

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