Siri Ranva Hjelm Jacobsen – Isola

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Si può provare nostalgia per un luogo mai visto? È questa la domanda che si pone la scrittrice danese Siri Ranva Hjelm Jacobsen nel suo romanzo d’esordio, Isola. La protagonista è una ragazza cresciuta in Danimarca, ma nel suo cuore avverte forte il richiamo di una terra lontana: Suðuroy, la più meridionale delle isole Faroe, da dove, negli anni Trenta, emigrarono i nonni. Attraverso lo sguardo del suo personaggio, l’autrice racconta il viaggio di ritorno, reale e metaforico, verso ciò che viene definito casa.

Jacobsen attinge alla sua storia personale e inserisce nel romanzo gocce di autobiografia: anche lei, come la ragazza di Isola, rappresenta l’ultima generazione di una famiglia che porta nel proprio gene gli effetti della migrazione. La protagonista è una sorta di alter ego della scrittrice: entrambe sono nate e cresciute in Danimarca, ma hanno origini faroesi. Condividono quindi una stessa lacerazione interna, divise tra la terra d’origine, culla delle loro radici, e la patria d’adozione, sentendo di non appartenere a nessuna delle due e insieme di appartenere a entrambe.

La Jacobsen narra, con stile evocativo, un dramma tipicamente contemporaneo, frutto di una catena di eventi che si susseguono uno dopo l’altro. Nelle pagine più illuminanti propone un’acuta riflessione sugli effetti a lungo termine della migrazione, spiegando che «la migrazione si compie in tre generazioni». Ed è proprio attraverso questi tre piani temporali che sviluppa il suo racconto: all’origine ci sono Fritz e Marita (i nonni, abbi e omma) che avvertono il desiderio di ampliare gli orizzonti della propria vita, soprattutto la sognatrice Marita. La seconda generazione è quella che «sta a gambe divaricate sulla distanza»: i genitori della protagonista (La Tarantola e la mamma), che «stanno ancora pagando il viaggio». L’ultima, infine, è quella della ragazza «la cui pelle si confonde con la tappezzeria, e che lo sappia o no, si porta dentro il viaggio come una perdita». Da questa privazione si origina la nostalgia, il desiderio del nostos, del ritorno alla propria casa. Così comincia il viaggio verso una terra remota, vissuta solo attraverso i racconti o i ricordi di altri,e parallelamente inizia anche un percorso di formazione alla ricerca della propria identità.

Isola parla di viaggi e ritorni, ma è anche una piccola saga familiare che racchiude diversi personaggi: non solo i nonni e i genitori della ragazza protagonista, ma anche le zie e il burbero e misterioso Ragnar il Rosso, che custodisce un segreto. La Jacobsen tratteggia ogni figura in maniera evocativa, lasciandoci il piacere di completare il ritratto con la nostra immaginazione e il nostro vissuto.
L’altro grande protagonista del romanzo è il paesaggio: quell’arcipelago sperduto nell’Atlantico, formato da terre emerse verdi e galleggianti sferzate da venti gelidi. Isola, infatti, è anche un canto d’amore per le Faroe, uno scenario incantato sospeso fra la Storia (ci sono cenni alla Seconda guerra mondiale, alla Guerra fredda e alla lotta per l’indipendenza dalla Danimarca) e le leggende, dove gli eventi reali si mescolano con il folklore.

Il folgorante esordio di una promettente giovane scrittrice (classe 1980), una voce inedita che arriva con il vento del nord e si fa interprete dei sentimenti di nuove generazioni.

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Classe 1994, nata e cresciuta tra le colline dell’Oltrepò pavese, da sempre scrive, legge e guarda film. Dopo il liceo decide di seguire i suoi sogni: si laurea in Lettere moderne e in seguito studia Cinema allo IULM di Milano. Spettatrice onnivora, si nutre di ogni genere e crede con tutto il cuore nel potere della fantasia. Tra immagini in movimento e svolazzanti pagine di carta, vive perennemente tra le nuvole. Non riesce mai a rispondere alla domanda “qual è il tuo regista preferito?”.

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