Giorgio Scerbanenco – I ragazzi del massacro

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Il romanzo si apre con una morte, quella della signorina Matilde Crescenzaghi fu Michele e Ada Pirelli, nubile, insegnante in una scuola serale, con una classe mista di ragazzi dai tredici ai vent’anni, la maggior parte dei quali provenienti da riformatori, o con padri alcolizzati e madri di malaffare. Non una morte per caso: un vero massacro, semmai. Ma si può massacrare una sola persona?
La risposta è affermativa, e la scena ce lo dimostra: umiliata, seviziata, stuprata, la giovane Matilde muore in seguito alla violenza estrema che le è stata perpetrata.
La scena del crimine è l’aula nella quale insegnava. I colpevoli li conosciamo fin da subito: i suoi undici allievi.

Le indagini toccano a Duca Lamberti, ex medico radiato dall’albo a causa di un’eutanasia e poliziotto-filosofo alla ricerca delle ragioni di una morte. Ad affiancarlo, come negli altri romanzi neri della serie, il fido Mascaranti, l’immancabile Livia, compagna e amica, e Càrrua, il suo superiore. Ma i colpevoli negano le proprie responsabilità: tutti a dire non sono stato io, io non ho fatto niente, non ho visto niente, non ho voluto vedere, non so chi degli altri sia stato. E, dietro i colpevoli, l’ombra di un possibile mandante, di un organizzatore segreto, di un istigatore che ha agito dall’ombra.

Un gioco perverso di vendetta e paura. Forse. E forse questo sospetto di Duca Lamberti è destinato a rimanere tale. Ma Duca non si dà per vinto. Nonostante un’altra morte venga a funestare la sua famiglia. Nonostante le difficoltà dell’indagine. Che è condotta da un essere umano, prima ancora che da un poliziotto. E che lo porterà a confrontarsi con un’umanità al limite. Perché i genitori hanno sempre un po’ di colpa se i figli sono dei criminali. Praticamente ne hanno un po’ meno, perché un uomo diviene criminale anche per colpa dell’ambiente, non lo è soltanto per costituzione ereditaria. Ma una cosa è certa: non esiste assolutamente il caso in cui il padre o la madre o tutti e due insieme non abbiano nessuna colpa di come cresce il figlio.
L’indagine sarà complicata anche dal fatto che in un interrogatorio, quello che perde regolarmente è l’interrogante, perché – a meno che non si adoperi la forza fisica – l’interrogato cammina placido sulle bugie e le invenzioni e la legge non può fargli nulla.

Scerbanenco imbastisce una storia cupissima di vite al margine, verrebbe da dire di ragazzi di vita di pasoliniana memoria, o di ragazzi fuori di più recente reminiscenza cinematografica, con uno stile agile, quasi colloquiale, immediato e d’impatto. Racconta una vicenda scabrosa, morbosa ma sempre con pudore, alludendo piuttosto che descrivere dettagliatamente, sottintendendo piuttosto che porre il lettore di fronte a immagini nitide e sconvolgenti. Del resto, ciò che ci porta a immaginare è sicuramente più efficace di qualsiasi rappresentazione esplicita.
Una visione pessimistica, quella dell’autore, che sembra immaginare ben poche speranze di redenzione e quasi nessuna di riscatto. A parte quella del suo protagonista, che si interroga, pur senza risposte, sul proprio desiderio di uccidere. Gli interrogativi rimangono, e una risposta ognuno di noi la può trovare soltanto dentro se stesso.
Uno dei romanzi più feroci di Scerbanenco, una perla rara nell’ambito della narrativa poliziesca italiana. Da leggere e da non dimenticare.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.

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