15 maggio: Stefano Testa presenta “Qui, a farci quel vento”

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Lo scrittore e musicista Stefano Testa presenterà, martedì 15 maggio alle ore 20:45, i due volumi del suo libro “Qui, a farci quel vento” (Prospero Editore). L’incontro, che si terrà alla Biblioteca P. Guidotti di Vergato (BO), in Galleria I Maggio 86/A, verrà presentato da Marco Tamarri e Igor Taruffi. Ci saranno letture di Cristina Monti e Gualtiero Palmieri e intermezzi musciali con Gianni Landroni, Marco Coppi e Walter Chiappelli.

L’incontro è organizzato dall’Associazione 440 Hz in collaborazione con L’Arcobaleno Editore nell’ambito della rassegna culturale “Incontri tra le pagine”.

Chi è Stefano Testa
Stefano Testa è nato a Roma nel 1949. Da sempre vive nei pressi di Porretta Terme. Ha fatto molti lavori: il redattore nello storico programma Rai “Gli eroi di cartone”, il bibliotecario, l’addetto stampa in una stazione termale, il musicista. Un suo LP del 1977, Una vita, una balena bianca e altre cose, concept album sulla vita di Cesare Pavese, viene considerato un piccolo gioiello del rock progressive italiano. Nel 2012 ha inciso Il silenzio del mondo e, nel 2016, ha pubblicato per Mellow Record la suite Andrea il Traditore.

Qui, a farci quel vento – L’opera
Qui, a farci quel vento è una vasta raccolta di racconti che si compone di due libri autonomi tra loro e acquistabili separatamente: La Guardiana e La Grazia.

Qui, a farci quel vento – Vol. 1 – La Guardiana
Dicono che le stelle, quando si spengono, si mutano in vento che si diffonde nel buio sconfinato. Noi restiamo Qui, a farci quel vento.
In un susseguirsi di storie, sogni e visioni, il protagonista e il suo accidioso labrador Tobia ci accompagnano tra le valli di un appennino interiore, interrogate sul senso del tempo e l’invisibile che decide di apparirci.

Qui, a farci quel vento – Vol. 2 – La Grazia
Eppure, deve pur esserci qualcosa d’arcano, qualche segreto incantesimo che ci fa restare ancora qui, a camminare per queste strade, a pascolarvi i nostri giorni come se essi fossero eterni.
Il protagonista e il suo cane Tobia, tra presenze inattese, forse solo sognate, ci accompagnano attraverso le foreste morenti, i campi incolti, i casolari abbandonati di un appennino interiore, illuminati dalla luce del tramonto. Quando il rosso della sera imminente fa brillare per una volta ancora le cose e, nuovamente, le ridesta.

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