Marco Polo – Alamut

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40 – Del Veglio de la Montagna e come fece il paradiso, e li assessini.

Milice è una contrada ove ‘l Veglio de la Montagna solea dimorare anticamente. Or vi conterò l’afare, secondo che messer Marco intese da più uomini.
Lo Veglio è chiamato in loro lingua Aloodin. Egli avea fatto fare tra due montagne in una valle lo piú bello giardino e ‘l piú grande del mondo. Quivi avea tutti frutti (e) li piú begli palagi del mondo, tutti dipinti ad oro, a bestie, a uccelli; quivi era condotti: per tale venía acqua a per tale mèle e per tale vino; quivi era donzelli e donzelle, li piú begli del mondo, che meglio sapeano cantare e sonare e ballare. E facea lo Veglio credere a costoro che quello era lo paradiso. E perciò ‘l fece, perché Malcometto disse che chi andasse in paradiso, avrebbe di belle femine tante quanto volesse, e quivi troverebbe fiumi di latte, di vino e di mèle. E perciò ‘l fece simile a quello ch’avea detto Malcometto; e li saracini di quella contrada credeano veramente che quello fosse lo paradiso.
E in questo giardino non intrava se none colui cu’ e’ volea fare assesin[o]. A la ‘ntrata del giardino ave’ uno castello sí forte, che non temea niuno uomo del mondo. Lo Veglio tenea in sua corte tutti giovani di 12 anni, li quali li paressero da diventare prodi uomini. Quando lo Veglio ne facea mettere nel giardino a 4, a 10, a 20, egli gli facea dare oppio a bere, e quelli dormía bene 3 dí; e faceali portare nel giardino e là entro gli facea isvegliare.

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Quando li giovani si svegliavano e si trovavano là entro e vedeano tutte queste cose, veramente credeano essere in paradiso. E queste donzelle sempre stavano co loro in canti e in grandi solazzi; e aveano sí quello che voleano, che mai per loro volere non sarebboro partiti da quello giardino. E ‘l Veglio tiene bella corte e ricca e fa credere a quegli di quella montagna che cosí sia com’è detto.
E quando elli ne vuole mandare niuno di quegli giovani ine uno luogo, li fa dare beveraggio che dormono, e fagli recare fuori del giardino in su lo suo palagio. Quando coloro si svegliono (e) truovansi quivi, molto si meravigliano, e sono molto tristi, ché si truovano fuori del paradiso. Egli se ne vanno incontanente dinanzi al Veglio, credendo che sia uno grande profeta, inginocchiandosi; e egli dimand[a] onde vegnono. Rispondono: «Del paradiso»; e contagli tutto quello che vi truovano entro e ànno grande voglia di tornarvi. E quando lo Veglio vuole fare uccidere alcuna persona, fa tòrre quello che sia lo piú vigoroso, e fagli uccidire cui egli vuole. E coloro lo fanno volontieri, per ritornare al paradiso; se scampano, ritornano a loro signore; se è preso, vuole morire, credendo ritornare al paradiso.
E quando lo Veglio vuole fare uccidere neuno uomo, egli lo prende e dice: «Va’ fà cotale cosa; e questo ti fo perché ti voglio fare tornare al paradiso». E li assesini vanno e fannolo molto volontieri. E in questa maniera non campa niuno uomo dinanzi al Veglio de la Montagna a cu’elli lo vuole fare; e sí vi dico che piú re li fanno trebuto per quella paura.

42 – Come Alau, signore de’ Tarteri del Levante il distrusse.

Egli è vero che ‘n anni 1277 Alau, signore delli Tartari del Levante, che sa tutte queste malvagità, egli pensò fra se medesimo di volerlo distruggere, e mandò de’ suoi baroni a questo giardino. E’ stettero 3 anni attorno a lo castello prima che l’avessero, né mai non l’avrebboro avuto se no per fame. Alotta per fame fu preso, e fue morto lo Veglio e sua gente tutta. E d’alora in qua non vi fue piú Veglio niuno: in lui s’è finita tutta la segnoria.
Or lasciamo qui, e andiamo inanzi.

 

Il Milione
di Anna Ettore

Il Milione, che costituisce il racconto del lunghissimo viaggio di Marco Polo in Asia, si può considerare un’enciclopedia geografica del tempo in cui egli visse, poiché riunisce in un volume le conoscenze fondamentali note alla fine del XIII secolo riguardo a quel continente.
Oltre che una narrazione del viaggio, costituisce anche un trattato storico-geografico, visto che vi si narrava oltre che dei luoghi anche delle genti, della natura e della scienza, nonché delle vicende storiche e politiche che riguardavano i luoghi visitati, fornendo quindi uno strumento prezioso per affrescare, in modo più o meno affidabile e controverso, l’Asia medievale.

Il primo redattore dell’opera fu Rustichello da Pisa, uno scrittore italiano contemporaneo di Marco Polo, che apprese la lingua francese a Pisa, viaggiò in Europa e si recò in Terra Santa, scrivendo anche una compilazione in prosa di preesistenti romanzi arturiani.

Rustichello venne preso prigioniero a Genova a seguito di una delle battaglie tra le Repubbliche marinare, e in prigione conobbe Marco Polo, anch’egli fatto prigioniero verso il 1298, dopo una sconfitta veneziana.
Fu durante la prigionia che, nelle carceri di Palazzo San Giorgio a Genova, Marco Polo raccontò a Rustichello le memorie dei propri viaggi, il quale le trascrisse in lingua d’oïl, una lingua franca dei Crociati e dei mercanti, ne Le divisament dou monde (“La descrizione del mondo”), noto con il titolo de Il Milione.

Marco Polo venne alla luce a Venezia nel 1254, ebbe una vita intensa e avventurosa e fu un grande esploratore. Nacque all’interno di una famiglia di mercanti del patriziato veneziano, e già il padre e lo zio, da cui apprese l’attività di mercante, prima di lui avevano attraversato l’Asia giungendo a Pechino. Sulla via del ritorno verso l’Italia, con una missione affidata loro dal Gran Khan dei Mongoli per il Papa, tornarono a Venezia, e nel 1271 presero il giovane Marco, allora adolescente, per portarlo in viaggio con loro.
Attraversarono il Medio Oriente e la Persia, l’Asia Centrale e il Deserto dei Gobi, e giunsero infine in Cina e a Khanbaliq – l’antica Pechino – dopo più di tre anni di viaggio.
Alla corte di Kubilai Khan, Marco fu bene accolto e ricevette ogni onore, diventando col tempo persino suo consigliere ed ambasciatore.
Tornò a Venezia nel 1295, 24 anni dopo essersene andato, nel periodo in cui Venezia era in guerra con la Repubblica di Genova; partecipò alla guerra e fu fatto prigioniero.

Un grande dibattito tra gli studiosi si è sviluppato intorno alla vita e all’opera di Marco Polo, dato che molti scettici si sono interrogati sulla veridicità dell’itinerario di questo esploratore.
Originato forse dall’idea di costituire una guida di viaggio e di lavoro per i mercanti, Il Milione fece conoscere l’Asia agli Europei, perché sebbene Marco Polo non fosse il primo occidentale a raggiungere la Cina, come dimostra la sua stessa storia familiare, fu però il primo a lasciare un racconto così particolareggiato dei luoghi che visitò e delle sue esperienze, il suo libro influenzò gli esploratori che gli succedettero e persino la cartografia.