Stelvio Di Spigno – Quasar

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Se ci fosse un luogo dove gridare aiuto –
se l’ombra altrui non mi trapanasse il cranio –
se l’occhio di Dio non sapesse chi sono –

davvero i corridoi sarebbero interminabili,
e le case appannate così piene di luce
che i morti avrebbero un loro condominio,
andrebbero al mercato degli istanti
spargendo il loro addio a tutti i viali dell’universo,
con le mani sconciate e le sporte
impiastrate di frutta.

Ma la terra è divisa dal cielo.
Mancano da molto i questuanti, le vecchie
donne dalla voce ferma e quella porta
che spalanca su altre porte all’infinito.
Stringi le mani al tronco
del mandorlo fiorito, divora il verde
con gli occhi affabulati,
apri ogni orifizio agli ammassi globulari.

Un giorno il sole uncinerà alla cieca
il binario senza ascolto, la conca di pietre bianche,
sarà fatto il nostro nome palmo a palmo,
sorgeremo tra estuari, laghi e fiumi
a vita di carbonio o a canto delle stelle.

Lava bene le posate prima di ogni partenza.
Non guardare oltre la tua speranza, mai.


Dalla silloge “Minimo umano” – recensione di Sara Comuzzo

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