In un futuro prossimo, alcuni esseri umani possiedono particolari facoltà psichiche, le “vibrazioni”: possono leggere e condizionare le menti, alterare percezioni ed emozioni, interferire con la tecnologia o agire sulle probabilità. Braccati e sfruttati dai “normali”, i portatori di queste capacità hanno costruito una rete clandestina di resistenza. Un professore addestra cinque adolescenti – Sooki, Hector, Khaled, Lex e Nina – preparandoli all’“ora X”: un’operazione destinata a cambiare radicalmente i rapporti di forza tra le due diverse forme di umanità.
Manuale diffuso del guerrigliero psichico comincia come un romanzo di Alan D. Altieri: nel pieno dell’azione, senza concederci il tempo di orientarci: un portone sfondato dall’ariete idraulico, uomini in tenuta da combattimento, anfibi sul marmo, armi, auricolari, droni, ordini secchi. La scrittura procede per immagini rapide e materiali, con quella predilezione per il lessico operativo e per la tecnologia militare che apparteneva all’Altieri più aggressivo. Poi, quasi immediatamente, qualcosa devia: i ragazzi assediati non combattono con armi convenzionali. Hector agisce sul sistema nervoso di Sooki, le menti si collegano, una misteriosa “dinamo” amplifica le loro facoltà e Nina interviene sulle concatenazioni causali fino a provocare incidenti apparentemente fortuiti. Il techno-thriller è diventato fantascienza psichica senza che Tevini abbia avuto bisogno di fermarsi a spiegare il passaggio.
È una buona dichiarazione di poetica narrativa, perché il romanzo procede esattamente così: prima ci mostra ciò che accade, poi ci porta a capire. L’idea di partenza – esseri umani dotati di capacità mentali straordinarie, perseguitati dalla maggioranza – appartiene naturalmente a una lunga genealogia fantascientifica, sia romanzesca, sia fumettistica, ma Tevini la sottrae presto al semplice schema degli “uomini nuovi contro uomini normali”. Particolarmente interessante è la gestione collettiva del potere: le facoltà dei protagonisti acquistano forza quando vengono coordinate, e ciascuno possiede una specializzazione, ma è la rete a trasformarle in uno strumento politico. Il principio viene formulato esplicitamente dal professore: «il bene di ognuno è legato al bene di tutti»; la sopravvivenza stessa dipende dalla capacità di agire insieme.
Da qui nasce anche la struttura insolita del libro. Ai capitoli scanditi dal conto alla rovescia verso l’“ora X” si alternano i “Consigli di classe” e frammenti del Manuale vero e proprio, testi clandestini rivolti direttamente ai portatori di “diapason”. Il romanzo è contemporaneamente racconto, addestramento, simulazione e documento interno al mondo narrato. Le catastrofi che vediamo accadere possono essere scenari sperimentali o futuri possibili da correggere prima che diventino reali: la classe è una sorta di laboratorio narrativo nel quale si producono storie per imparare a modificare la Storia. Tevini arriva infatti a definire il procedimento una “macchina mitopoietica”, capace di immaginare molti futuri affinché soltanto uno possa infine esistere.
L’autore bresciano gioca dunque con un’idea di fantascienza che è anche un’idea della narrazione come tecnologia politica, e non nasconde le proprie carte: nella prefazione dichiara il debito verso Mind MGMT di Matt Kindt, da cui proviene lo spunto dei messaggi psichici occultati nei manifesti, e verso Grant Morrison, assunto come modello di una “letteratura di idee compresse e poi fatte detonare”. Più provocatorio è il terzo riferimento: The Turner Diaries di Andrew Macdonald, pseudonimo del suprematista William Luther Pierce. Tevini ne rovescia deliberatamente il dispositivo, trasformando il romanzo-manuale della propaganda razzista in un “controincantesimo” che insegna a costruire reti, produrre cultura e comunicare sotto il radar del potere.
È qui che Manuale diffuso del guerrigliero psichico trova la propria identità più interessante: dietro inseguimenti, operazioni tattiche, telepatia e scenari apocalittici c’è una domanda eminentemente politica – che cosa accade quando una minoranza perseguitata smette di chiedere di essere tollerata e comincia a organizzarsi per sopravvivere? E fino a che punto la difesa può spingersi senza riprodurre i meccanismi di dominio contro cui combatte?
Stefano Tevini non rinuncia al gusto spettacolare della fantascienza d’azione – e l’energia altieriana dell’attacco iniziale resta una componente importante del libro – ma usa quella macchina narrativa per parlare di discriminazione, propaganda, manipolazione dell’informazione, solidarietà e costruzione del consenso. Persino l’arma decisiva, quando arriva l’ora X, consiste nel diffondere conoscenza: imprimere nelle menti dei nuovi nati il sapere accumulato dalla resistenza. Il Manuale, insomma, finisce per essere esattamente ciò che promette il titolo: non soltanto un oggetto dentro il romanzo, ma il principio secondo cui il romanzo stesso è costruito.




















