Stefano Tevini – Manuale diffuso del guerrigliero psichico

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In un futuro prossimo, alcuni esseri umani possiedono particolari facoltà psichiche, le “vibrazioni”: possono leggere e condizionare le menti, alterare percezioni ed emozioni, interferire con la tecnologia o agire sulle probabilità. Braccati e sfruttati dai “normali”, i portatori di queste capacità hanno costruito una rete clandestina di resistenza. Un professore addestra cinque adolescenti – Sooki, Hector, Khaled, Lex e Nina – preparandoli all’“ora X”: un’operazione destinata a cambiare radicalmente i rapporti di forza tra le due diverse forme di umanità. 

Manuale diffuso del guerrigliero psichico comincia come un romanzo di Alan D. Altieri: nel pieno dell’azione, senza concederci il tempo di orientarci: un portone sfondato dall’ariete idraulico, uomini in tenuta da combattimento, anfibi sul marmo, armi, auricolari, droni, ordini secchi. La scrittura procede per immagini rapide e materiali, con quella predilezione per il lessico operativo e per la tecnologia militare che apparteneva all’Altieri più aggressivo. Poi, quasi immediatamente, qualcosa devia: i ragazzi assediati non combattono con armi convenzionali. Hector agisce sul sistema nervoso di Sooki, le menti si collegano, una misteriosa “dinamo” amplifica le loro facoltà e Nina interviene sulle concatenazioni causali fino a provocare incidenti apparentemente fortuiti. Il techno-thriller è diventato fantascienza psichica senza che Tevini abbia avuto bisogno di fermarsi a spiegare il passaggio.
È una buona dichiarazione di poetica narrativa, perché il romanzo procede esattamente così: prima ci mostra ciò che accade, poi ci porta a capire. L’idea di partenza – esseri umani dotati di capacità mentali straordinarie, perseguitati dalla maggioranza – appartiene naturalmente a una lunga genealogia fantascientifica, sia romanzesca, sia fumettistica, ma Tevini la sottrae presto al semplice schema degli “uomini nuovi contro uomini normali”. Particolarmente interessante è la gestione collettiva del potere: le facoltà dei protagonisti acquistano forza quando vengono coordinate, e ciascuno possiede una specializzazione, ma è la rete a trasformarle in uno strumento politico. Il principio viene formulato esplicitamente dal professore: «il bene di ognuno è legato al bene di tutti»; la sopravvivenza stessa dipende dalla capacità di agire insieme.

Da qui nasce anche la struttura insolita del libro. Ai capitoli scanditi dal conto alla rovescia verso l’“ora X” si alternano i “Consigli di classe” e frammenti del Manuale vero e proprio, testi clandestini rivolti direttamente ai portatori di “diapason”. Il romanzo è contemporaneamente racconto, addestramento, simulazione e documento interno al mondo narrato. Le catastrofi che vediamo accadere possono essere scenari sperimentali o futuri possibili da correggere prima che diventino reali: la classe è una sorta di laboratorio narrativo nel quale si producono storie per imparare a modificare la Storia. Tevini arriva infatti a definire il procedimento una “macchina mitopoietica”, capace di immaginare molti futuri affinché soltanto uno possa infine esistere.
L’autore bresciano gioca dunque con un’idea di fantascienza che è anche un’idea della narrazione come tecnologia politica, e non nasconde le proprie carte: nella prefazione dichiara il debito verso Mind MGMT di Matt Kindt, da cui proviene lo spunto dei messaggi psichici occultati nei manifesti, e verso Grant Morrison, assunto come modello di una “letteratura di idee compresse e poi fatte detonare”. Più provocatorio è il terzo riferimento: The Turner Diaries di Andrew Macdonald, pseudonimo del suprematista William Luther Pierce. Tevini ne rovescia deliberatamente il dispositivo, trasformando il romanzo-manuale della propaganda razzista in un “controincantesimo” che insegna a costruire reti, produrre cultura e comunicare sotto il radar del potere.
È qui che Manuale diffuso del guerrigliero psichico trova la propria identità più interessante: dietro inseguimenti, operazioni tattiche, telepatia e scenari apocalittici c’è una domanda eminentemente politica – che cosa accade quando una minoranza perseguitata smette di chiedere di essere tollerata e comincia a organizzarsi per sopravvivere? E fino a che punto la difesa può spingersi senza riprodurre i meccanismi di dominio contro cui combatte?

Stefano Tevini non rinuncia al gusto spettacolare della fantascienza d’azione – e l’energia altieriana dell’attacco iniziale resta una componente importante del libro – ma usa quella macchina narrativa per parlare di discriminazione, propaganda, manipolazione dell’informazione, solidarietà e costruzione del consenso. Persino l’arma decisiva, quando arriva l’ora X, consiste nel diffondere conoscenza: imprimere nelle menti dei nuovi nati il sapere accumulato dalla resistenza. Il Manuale, insomma, finisce per essere esattamente ciò che promette il titolo: non soltanto un oggetto dentro il romanzo, ma il principio secondo cui il romanzo stesso è costruito.

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Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025) e "Niente da salvare" (con Fiorenzo Dioni, Calibano, 2026). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web. ---------- Heiko H. Caimi, born in 1968, is a writer, screenwriter, poet, and creative writing teacher. He has worked with a number of publishers, including Mondadori, Tranchida, and abrigliasciolta. He has taught at the Egea Bookshop at Bocconi University in Milan, as well as at various schools, libraries, and cultural associations in Italy and Switzerland. Since 2013, he has served as editorial director of the literary magazine “Inkroci”. He is one of the founders and organisers of “Libri in Movimento”, a travelling literary festival. He contributed the column “Pagine in un minuto” to the news publication “InPrimis” and has also contributed to writer Barbara Garlaschelli’s blog “Sdiario”. He is the author of the novel “I predestinati” (Prospero, 2019) and has edited the short-story anthologies “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch’io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (with Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (with Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024), “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (with Giovanni Peli, Calibano, 2025), and “Niente da salvare” (with Fiorenzo Dioni, Calibano, 2026). His short stories have appeared in numerous anthologies and magazines, as well as online.

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