Da un po’ di tempo a questa parte
ho deciso
che non voglio cambiare il mondo
scrivendo e traducendo.
Non voglio arrivare chissà dove
facendo editoria.
La fiera del libro di Torino
vale molto meno
di un play-out giocato
allo stadio Magona.
Da un po’ di tempo a questa parte
penso
che sono finiti i tempi
in cui mi facevo prendere per il naso
da un direttore di giornale
servo della Cia –
non vi dico il nome
ma anche se lo scrivessi
mi dissocerei –
e che 500 euro al mese più Iva
sono un prezzo troppo basso
per il mio culo.

Da un po’ di tempo a questa parte
preferisco una partita del Piombino
alla presentazione di un libro.
Tutto è più genuino e vero,
calcio naif dei dilettanti.
Da un po’ di tempo a questa parte
molto meglio
il sapore del mare e del rimpianto,
una passeggiata
tra le acque limacciose del Rio Salivoli
che i lustrini
di un premio letterario,
farlocco come questa vita.
Da un po’ di tempo a questa parte
non penso che vivere in provincia
mi salverà la vita.
Dobbiamo comunque morire.
Ma credo sia meglio
raccontare un gol di Luciano Bianchi
alla Juventus di cinquant’anni fa
che le gesta eroiche
di una blogger venduta agli americani
che ancora strepita
da un palazzo avanero,
ma senza il mio megafono italiano.
12 maggio 2026





















