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	<title>Stefano Ghisleri &#8211; Inkroci Magazine</title>
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	<description>Inkroci Rivista Letteraria</description>
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		<title>Girolamo Cardano –  Il libro della mia vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 May 2021 04:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attenti al libro]]></category>
		<category><![CDATA[Girolamo Cardano]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 45]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il termine cardanico giungerà familiare a quei pochi che si interessano di motori. Per tutti i meccanici, infatti, il giunto cardanico è un meccanismo che permette di trasmettere il moto tra due assi non allineati. Dietro a questa geniale invenzione si cela un personaggio unico nel suo genere: Girolamo Cardano. Autore di una grande quantità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il termine <em>cardanico</em> giungerà familiare a quei pochi che si interessano di motori. Per tutti i meccanici, infatti, il giunto cardanico è un meccanismo che permette di trasmettere il moto tra due assi non allineati. Dietro a questa geniale invenzione si cela un personaggio unico nel suo genere: Girolamo Cardano.<br />
Autore di una grande quantità di libri, durante l’ultimo anno della sua vita, il 1576, decise di scrivere un’autobiografia, testo che egli stesso definisce <em>l’ombelico di tutti i miei libri.<br />
</em>Personaggio vissuto nella disgrazie e nella fortuna, quest’uomo sorresse sulle proprie spalle di tutto e di più: la madre tentò di abortire ingerendo un misterioso intruglio, a tre anni si ammalò di peste, venne ripetutamente picchiato dai genitori, dai ventuno ai trentuno anni divenne impotente, soffrì d’insonnia, ebbe la gotta, crisi urinarie e disturbi nervosi, fu un noto baro nel gioco dei dadi, perse denaro giocando a scacchi, il secondo figlio fu un <em>cretino </em>e la terza figlia sterile; infine, venne incarcerato per aver osato fare l’oroscopo di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un sottile filo rosso percorre tutta la narrazione: la morte del primo figlio. Sposatosi con una ragazza senza dote, dopo aver scoperto che lo tradiva il giovane pensò bene di avvelenarla con il cianuro. Reo confesso, venne decapitato. La sua storia ci è raccontata nel capitolo 50, con il poetico (ma di poesia di basso livello si tratta) <em>Canto funebre per la morte del figlio.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’autobiografia di Cardano è un testo scritto più di 400 anni fa, ma che, in diversi punti, si dimostra estremamente moderno. Ci racconta, infatti, la lotta spietata per agguantare una cattedra universitaria, che al tempo portò a una vera e propria congiura nei riguardi dell’autore. Cardano cerca anche di darci consigli di vita: <em>Le tre cose che più cambiano le abitudini sono: l’età, la fortuna e il matrimonio. Bisogna affrontarle con gli occhi bene aperti.<br />
</em>Infine, proprio come noi, teme il futuro per la scoperta del nuovo mondo. Al tempo fu una novità geografica a spaventare gli animi, oggi è di tipo culturale: nuovi cibi, nuove lingue, nuove credenze. I suoi timori sono descritti nel capitolo 41: <em>Certo ci si può aspettare che dividere fra noi un bottino di queste dimensioni ci provocherà disastri a non finire: ciascuno farà di testa propria, si butteranno via arte e cultura, si scambierà il certo per l’incerto.</em></p>
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		<title>Charles Dickens &#8211; Le due città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2020 05:37:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attenti al libro]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Dickens]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 42]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Leggete Dickens, egli è il maestro di tutti noi” Posso definirmi un figlio di Cartesio: in me vige costantemente il dubbio. Dubito che le competenze di una persona siano quelle riportate sul curriculum, dubito dell’infallibilità del Papa, dubito che la democrazia sia un bene per l’umanità e una volta, devo ammetterlo con un po’ di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Leggete Dickens, egli è il maestro di tutti noi”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Posso definirmi un figlio di Cartesio: in me vige costantemente il dubbio. Dubito che le competenze di una persona siano quelle riportate sul curriculum, dubito dell’infallibilità del Papa, dubito che la democrazia sia un bene per l’umanità e una volta, devo ammetterlo con un po’ di vergogna, ho dubitato della teoria della gravitazione di Newton. Ma su Charles Dickens di dubbi non ne ho: era un genio.<br />
Il matematico Simon de Laplace, parlando del più prolifico matematico della storia, disse: “Leggete Eulero, egli è il maestro di tutti noi”. E se Eulero è una tappa che non può essere saltata  da un matematico, poiché è presente in ogni ramo nella scienza, allo stesso modo Dickens non può essere tralasciato da chi voglia avvicinarsi al mondo della lettura e, soprattutto, a quello della scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le due città</em> è il romanzo di Dickens meno noto in Italia, nonostante sia, con oltre duecento milioni di copie vendute, il romanzo più letto nel mondo. Diciamolo subito: non è un romanzo storico; il tempo è quello della rivoluzione francese, e tutta la vicenda, che si svolge tra Londra a Parigi, nasce dai tumulti rivoluzionari, ma nella narrazione tutto questo rimane sullo sfondo. I personaggi sono i veri protagonisti, non la Storia in sé. A Dickens non interessa raccogliere intere biblioteche sui più minuscoli eventi all’interno della rivoluzione per poi catalogarli e incastrarli a dovere all’interno del racconto: lui, ed è questo a mio avviso a renderlo così grande, vive dei propri personaggi. E i personaggi dI <em>Le due città</em>, come tutti quelli di Dickens, sono sempre coerenti con se stessi e magnificamente caratterizzati grazie alle loro azioni e alle loro parole: è come se l’autore stesse semplicemente raccontando ciò che vede davanti a sé.<br />
Personaggio chiave è Charles Darnay, un aristocratico francese espatriato in Inghilterra. Dovrà tornare a Parigi durante la rivoluzione per salvare un servitore che gli è sempre stato fedele. Catturato dai rivoluzionari, in un primo tempo viene liberato dal suocero, uomo ormai anziano, per anni imprigionato e ora simbooi della rivoluzione ma, con un incredibile colpo di scena (uno dei tanti del romanzo), una nuova accusa, creata proprio dal suocero quando ancora i due non si conoscevano, lo porta a essere nuovamente imprigionato e condannato a morte. Ma non finisce qui…<br />
Un ristretto numero di altri personaggi riempie questo affresco e rende il libro appassionante e, in certi punti, angosciante per l’efficacia con cui viene reso il periodo del Terrore che seguì la presa della Bastiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può, infine, non cogliere un’analogia con la contemporaneità. Nel finale, infatti, leggiamo: <em>Vedo […] lunghe file dei nuovi oppressori sorti dopo la distruzione dei vecchi</em>; o forse non è attuale per niente, poiché sempre ci sono stati oppressori e sempre ce ne saranno; e il tempo, in una Storia che si ripete sempre uguale a se stessa, perde di significato.</p>
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		<title>Heinrich Böll &#8211; L’onore perduto di Katharina Blum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2020 05:34:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attenti al libro]]></category>
		<category><![CDATA[Heinrich Böll]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 40]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La calunnia è un venticello” La calunnia è un venticello: così intona il dottor Bartolo nel Barbiere di Siviglia, la più celebre opere di Gioachino Rossini, ben sapendo che essa si introduce destramente nelle orecchie della gente e lì rimane ben salda. Lo sappiamo subito che Katharina Blum è un’assassina: è lei, infatti, che si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>“La calunnia è un venticello”</strong></h2>
<p style="text-align: justify;"><em>La calunnia è un venticello</em>: così intona il dottor Bartolo nel <em>Barbiere di Siviglia</em>, la più celebre opere di Gioachino Rossini, ben sapendo che essa si <em>introduce destramente</em> nelle orecchie della gente e lì rimane ben salda.<br />
Lo sappiamo subito che Katharina Blum è un’assassina: è lei, infatti, che si presenta da Moeding, il commissario di polizia, per costituirsi. Lo fa nel terzo capitolo,  che inizia a pagina 5 per concludersi nella successiva. È singolare, infatti, la tecnica utilizzata da Böll in questo breve romanzo: ben 58 capitoli in sole 136 pagine, una media che credo costituisca un record. Ma ogni capitolo è essenziale: ognuno rappresenta una scena e dà informazioni sostanziali.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo testo del 1974 il premio Nobel racconta, ispirato da una storia vera, la malvagità di cui può essere capace un giornalista pur di far vendere copie al giornale per cui lavora. Katharina è infatti una persona esemplare: è intelligente, ha sempre pagato le tasse fino all’ultimo centesimo e compie il proprio lavoro di domestica in maniera impeccabile. Ma è sospettata di essere l’amante di Ludwig, un uomo ricercato da tempo dalla polizia, e Tötges, il giornalista, fa di tutto per imporre all’opinione pubblica l’immagine di una donna malvagia: intervista sua madre e ne travisa le risposte, redime l’ex marito molesto che si vendica sulla moglie diffamandola, getta fango sui suoi datori di lavoro e su tutti quelli che le sono attorno. Non è importante che le cose siano a mano a mano smentite e l’onore della protagonista Katharina venga lavato da tutte le macchie: ormai è perduto, e lo sarà per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">In <em>L’onore perduto di Katharina Blum</em> sono presenti un’attualità (basti pensare alle notizie false, le cosiddette <em>fake news</em>) e una profondità notevoli: giudicare ci fa sentire migliori, ci porta a ridimensionare i nostri peccati e i nostri errori, ci erge su un piedistallo che sembra innalzare la nostra morale al di sopra di quella degli altri; ci fa sentire immortali come Dorian Gray, mentre il nostro dipinto si sfigura in soffitta. Finché, un giorno, qualcuno, farà lo stesso con noi.</p>
<p style="text-align: justify;">August Strinberg, nel suo <em>Il</em> <em>temporale</em>, dice una grande verità a proposito dell’animo umano: <em>Una parola che è volata via, non la si riacchiappa più. </em>Ed è quello che capita a Katharina nel romanzo di Böll, ma anche a molte persone nel romanzo della vita. Desolante è il commento finale della protagonista: «Del resto», dice, «come fa la gente a sapere che sono tutte bugie?».</p>
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		<title>Stefano Ghisleri &#8211; Bernardo o Torquato?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 05:44:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sogni di carta]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 37]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In uno dei miei sogni più particolari mi trovavo al di là del segnalibro sbiadito che rappresenta il passaggio tra la vita e la morte, immerso in una nebbia azzurra striata di bianco. Piccoli cartelli con frecce rosse indicavano altrettanti nomi. Incuriosito da quell’ambiente (e completamente sconcertato e deluso dall’assenza di cori angelici, ai quali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In uno dei miei sogni più particolari mi trovavo al di là del segnalibro sbiadito che rappresenta il passaggio tra la vita e la morte, immerso in una nebbia azzurra striata di bianco. Piccoli cartelli con frecce rosse indicavano altrettanti nomi. Incuriosito da quell’ambiente (e completamente sconcertato e deluso dall’assenza di cori angelici, ai quali avrei immediatamente chiesto quale scala musicale usavano abitualmente e perché) iniziai a leggere i nomi intagliati e tinti di azzurro.</p>
<p style="text-align: justify;">Scelsi TASSO. Arrivato a un piazzale, anch’esso dotato della medesima nebbia sebbene un po’ più rarefatta, trovai altri due cartelli: uno aveva inciso sopra BERNARDO e l’altro TORQUATO. Il secondo toccava il lembo finale di una coda che poteva essere chilometrica; il primo, la cui insegna sembrava perfino più sbiadita di quella che aveva di fianco, era l’immagine stessa della desolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi misi in coda, e dopo diversi giorni durante i quali non provai né noia, né fatica, né fame, né sonno, né nostalgia, né fretta, mi ritrovai faccia a faccia con il grande poeta di Sorrento.<br />
Mi toccai il mento, nello stupido tentativo di controllare se la barba fosse in ordine; lui sembrò non farci caso. Dopo aver respirato tre o quattro volte per prendere coraggio, gli feci una domanda che mi ero posto decine di volte: «Perché…». Ma appena mi ebbe udito, Torquato si portò violentemente le mani alle tempie e, mentre correva come un pazzo zigzagando qua e là, gridava: «Basta! Basta!».</p>
<p style="text-align: justify;">Cercai di capire il motivo di quell’atteggiamento. Mi rivolsi allora a Bernardo, il padre di Torquato, seguendo un altro cartello che ne indicava la posizione. Era un cartello bianco, dalla forma irregolare, come se non fosse stato stampato ma realizzato da una mano demoralizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedendomi entrare spalancò gli occhi: forse ero l’unico visitatore da quando era morto suo figlio. Il suo banco era desolato: polvere ovunque, foglie morte che si accatastavano le une sopra le altre; ormai non faceva nemmeno più i mestieri. Udendomi domandargli del figlio la sua felicità si mitigò. Ma non del tutto: avere una compagnia, anche se di seconda generazione potremmo dire, per lui era già qualcosa.<br />
Di Torquato venni a sapere che erano ormai cinquecento anni che tutti gli ponevano la stessa domanda quesito: «Perché hai riscritto la <em>Gerusalemme liberata</em>?». E al milionesimo visitatore i suoi nervi avevano definitivamente ceduto.</p>
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		<title>Torquato Tasso &#8211; Gerusalemme liberata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 05:51:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attenti al libro]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 36]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></category>
		<category><![CDATA[Torquato Tasso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Gerusalemme liberata è un poema che parla della vittoriosa crociata cristiana nella campagna alla conquista del Santo sepolcro. Molti sono gli episodi memorabili: l’amore tra Olindo e Sofronia, un amore che sembra destinato a esaurirsi sul rogo e che viene salvato solo all’ultimo momento; il concilio degli inferi, nel quale Satana decide di intervenire [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.inkroci.it/racconti-brevi/recensioni-film-recensioni-libri-recensioni-musica-recensioni-fumetti-graphic-novel/attenti-al-libro-recensione-libri/torquato-tasso-gerusalemme-liberata.html">Torquato Tasso &#8211; Gerusalemme liberata</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.inkroci.it/racconti-brevi">Inkroci Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La <em>Gerusalemme liberata </em>è un poema che parla della vittoriosa crociata cristiana nella campagna alla conquista del Santo sepolcro.<br />
Molti sono gli episodi memorabili: l’amore tra Olindo e Sofronia, un amore che sembra destinato a esaurirsi sul rogo e che viene salvato solo all’ultimo momento; il concilio degli inferi, nel quale Satana decide di intervenire nella lotta a difesa della città; lo sventurato Latinio che vede morire i suoi cinque figli uno a uno grazie alla spada di Solimano. Il più tragico lo abbiamo nel canto XII, dove si consuma l’amore tra il guerriero cristiano Tancredi e la musulmana Clorinda, una parte talmente toccante da indurre Monteverdi a musicarla. Egli è follemente innamorato della donna, ma l’armatura indossata dalla guerriera non è quella che lui conosce; così la uccide credendola un’altra. Toltole l’elmo dopo averla mortalmente ferita, le <em>darà vita con l’acqua </em>mediante il battesimo. Altro episodio meraviglioso è quello nel quale Erminia cura l’amato Tancredi dopo che questi ha sconfitto in duello Argante, un combattente musulmano, tagliandosi i capelli e usandoli come laccio emostatico.<br />
Un luogo importante dell’opera è la foresta: essa contiene le paure degli uomini che cercano di entrarvi. Solo Rinaldo, cavaliere cristiano ispirato a un personaggio realmente esisistito, riesce ad abbattere gli alberi, ma non perché egli sia nato puro (anzi, è addirittura artefice di un assassinio), bensì per aver saputo superare le difficoltà e rimediare agli errori compiuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono gli episodi amorosi che rendono memorabile quest’opera, molto più di quelli di carattere religioso: è qui che risiede il genio del Tasso, nella grande passionalità che riesce a trasmettere grazie alla musicalità delle parole.<br />
Tutti questi episodi saranno giudicati negativamente dal comitato editoriale che si raccolse attorno al cardinale Gonzaga. Le critiche, com’è noto, porteranno il Tasso a una vera e propria crisi, fino a spingerlo a compiere quella follia che sarà la riscrittura completa del poema con il nome di <em>Gerusalemme conquistata.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La potenza e la musicalità della lingua del Tasso rendono la<em> Liberata</em> quasi di natura sonora. Non è un testo che può essere letto a mente: ha bisogno di respirare nella viva parola del lettore e richiede una lettura ad alta voce per poter essere interamente assaporato.<br />
Sebbene siano passati cinque secoli dalla sua scrittura, sembra che l’autore parli, in fondo, anche a noi: narra, in fin dei conti, di un popolo che vuole conquistarne un altro e sottometterlo perché ha qualcosa che ritiene suo e perché prega un Dio diverso. Parla di un capitano, Goffredo, che guida il suo esercito fino a espugnare la fortezza e uccidere tutti i nemici; ma, sconfitto il nemico, prima di pregare davanti al Santo sepolcro si guarda in giro: tutta la sua lotta, la sua ferocia e il suo zelo si esauriscono per un istante quando vede che <em>corre di tenta in tenda il sangue in rivi</em>, come ancora oggi accade.</p>
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		<title>Jules Verne &#8211; Una fantasia del dottor Ox</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jul 2019 06:55:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attenti al libro]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 36]]></category>
		<category><![CDATA[Jules Verne]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Un po’ di ossigeno, grazie!” Pochi giorni fa, sulla strada per l’accademia dove insegno il lunedì, sono passato vicino alla mia vecchia sede universitaria. Anche se è un mondo che ormai avverto assai lontano, più per la mentalità che per gli anni, è sempre bello rivedere un luogo dove si sono sudate molte camicie ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>“Un po’ di ossigeno, grazie!”</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Pochi giorni fa, sulla strada per l’accademia dove insegno il lunedì, sono passato vicino alla mia vecchia sede universitaria. Anche se è un mondo che ormai avverto assai lontano, più per la mentalità che per gli anni, è sempre bello rivedere un luogo dove si sono sudate molte camicie ma anche raccolto altrettante soddisfazioni. Solo una cosa mi ha portato a fuggire velocemente da quella zona: l’aria. Era satura di tutte le sostanze che un tubo di scappamento può emettere, e a ogni boccata aumentava l’energia richiesta per effettuare la successiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il racconto <em>Una fantasia del dottor Ox </em>parla, appunto, di aria.<br />
Nella città fantastica di Quiquedone, nel cuore delle Fiandre, uno scienziato, il dottor Ox, si offre di installare la rete di illuminazione gratuitamente. Ma la sua non è generosità, poiché i pacifici (anche troppo, forse) abitanti diventeranno in realtà cavie per un suo esperimento: lo scienziato vuole dimostrare che, saturando l’aria di ossigeno, è possibile alterare l’intelletto, la morale, il carattere e così via. Le reazioni dei Quiquedoniani sono sorprendenti e, grazie alla maestria di Verne, molto divertenti.<br />
Una cosa ridicola, si potrebbe pensare; se non fosse che, su <em>Le scienze </em>del marzo 2019, un articolo di Paolo Attivissimo parla proprio di questo: <em>la concentrazione di anidride carbonica (CO<sub>2</sub>), oltre a modificare il clima, altera anche umore e capacità cognitive. Numerosi studi recenti hanno evidenziato cali del quindici per cento delle prestazioni mentali già a mille parti per milione</em>. […] <em>A titolo di confronto, oggi la CO<sub>2</sub> atmosferica è intorno a 440 ppm ed è in aumento</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello di Verne è un racconto che può farci riflettere, pur all’interno di un testo davvero spassoso, sul problema del clima, che troppo spesso viene accantonato come una questione tutto sommato di scarsa rilevanza. Quasi l’aria non fosse vitale.</p>
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		<title>Anthony Trollope &#8211; Il prigioniero delle Bermuda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 05:37:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni bonsai]]></category>
		<category><![CDATA[Anthony Trollope]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 35]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una ciliegia letteraria Il venerdì è un giorno dotato di uno strano lasso di tempo, quello cioè che va dalla fine del lavoro all’aperitivo, quando non si sa mai che cosa fare. Non si riesce a guardare un film: troppo poco tempo; non si riesce a scrivere: il peso della settimana lavorativa lo rende impossibile; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Una ciliegia letteraria</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Il venerdì è un giorno dotato di uno strano lasso di tempo, quello cioè che va dalla fine del lavoro all’aperitivo, quando non si sa mai che cosa fare. Non si riesce a guardare un film: troppo poco tempo; non si riesce a scrivere: il peso della settimana lavorativa lo rende impossibile; non si può ascoltare una cantata di Bach: lo spirito ne risulterebbe troppo elevato e si dovrebbe annullare l’aperitivo.<br />
Non rimane che leggere. Un romanzo? No, troppo lungo. Ci vuole qualcosa di piccolo: una ciliegia letteraria, che vada giù in un lampo ma che lasci un sapore gradevole e duraturo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il prigioniero delle Bermuda </em>di Anthony Trollope è proprio un racconto da venerdì pomeriggio inoltrato: lungo solo una cinquantina di pagine, narra la storia di Aaron Trow, un evaso dal penitenziario che cerca in tutti i modi di sopravvivere.<br />
Diverse sono le congetture sulla sua fine: qualcuno crede che sia fuggito negli Stati Uniti su una nave, altri pensano che si sia ucciso; quasi nessuno sospetta che possa ancora trovarsi sull’isola.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il prigioniero delle Bermuda</em> ci mantiene col respiro sospeso fino all’ultima pagina: solo allora scopriremo chi dei due, il prigioniero evaso o l’inseguitore, l’avrà vinta sull’altro. Tutto il testo è costruito in un crescendo di emozione e suspense. La scrittura è fluida e accattivante, adatta a trascinarci per un breve lasso di tempo in un mondo di avventura.</p>
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		<title>Stefan Zweig &#8211; Storia nel crepuscolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2019 05:52:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni bonsai]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 33]]></category>
		<category><![CDATA[Stefan Zweig]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Crepuscolo della passione In questo libretto di circa ottanta pagine, lo scrittore austriaco Stefan Zweig tratta il tema dell’amore. Non lo affronta, tuttavia, nel senso positivo del termine, come forma di passione irresistibile, bensì nel senso del disinganno: un equivoco che porta ad amare una ragazza sbagliata, come nel primo racconto. Nel secondo una gravidanza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><strong>Crepuscolo della passione</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">In questo libretto di circa ottanta pagine, lo scrittore austriaco Stefan Zweig tratta il tema dell’amore. Non lo affronta, tuttavia, nel senso positivo del termine, come forma di passione irresistibile, bensì nel senso del disinganno: un equivoco che porta ad amare una ragazza sbagliata, come nel primo racconto.<br />
Nel secondo una gravidanza viene vista con l’ingenuità di due sorelle che perdono per sempre la loro governante, cacciata dai padroni. Tutti i personaggi adolescenti di questi primi due racconti diventano grandi, ma così facendo perdono qualcosa e sono costretti a tuffarsi con desolazione nel mondo degli adulti.<br />
Il terzo racconto, il più breve, tratta il lato opposto della vita: la vecchiaia. E proprio in quest’ultimo testo Zweig chiude il cerchio: anziani e bambini non sono a loro agio con la passione, <em>perché entrambi non si sentono del tutto adatti ad essa</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un testo appassionante e magnificamente scritto: l’autore riesce a mantenere costantemente viva l’attenzione del lettore tramite la creazione di piccoli misteri, scene avvincenti e passaggi ironici. Assolutamente da leggere.</p>
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		<title>Isaiah Berlin &#8211; Le arti in Russia sotto Stalin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Dec 2018 06:17:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni bonsai]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 32]]></category>
		<category><![CDATA[Isaiah Berlin]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una merce che scotta La lotta contro la cultura è tipica di tutti i regimi. In questi due brevi testi Berlin ci narra dei suoi viaggi in Russia compiuti alla fine del 1945. Nel primo, dopo aver fatto un breve riassunto  della situazione delle arti in Russia dal 1900 al 1937, l’autore racconta degli scrittori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><strong>Una merce che scotta</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">La lotta contro la cultura è tipica di tutti i regimi. In questi due brevi testi Berlin ci narra dei suoi viaggi in Russia compiuti alla fine del 1945.<br />
Nel primo, dopo aver fatto un breve riassunto  della situazione delle arti in Russia dal 1900 al 1937, l’autore racconta degli scrittori mandati in esilio, con qualche accenno anche ai musicisti. In particolare afferma che il governo russo teneva sotto particolare sorveglianza gli scrittori perché <em>trattano la pericolosa merce delle idee.<br />
</em>Nel secondo dei due scritti, Berlin ci parla della situazione di Leningrado terminato l’assedio. Racconta di un libraio che teneva una sorta di caffè letterario, di come per zuppa mangiava la colla per il legno e di persone talmente deboli da non riuscire a sollevare i libri pesanti ed essere costrette a portargli un capitolo alla volta, dopo averlo strappato.<br />
Un libro interessante, quasi un diario di guerra, una guerra contro il libero pensiero che ogni regime cerca di perpetrare.</p>
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		<title>Ludovico Ariosto &#8211; Satire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 05:43:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attenti al libro]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 32]]></category>
		<category><![CDATA[Ludovico Ariosto]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ghisleri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La mia poltrona per una rapa” Cosa pensereste della vita di Ludovico Ariosto, un autore capace di creare un poema come l’Orlando furioso, definito, citando Calvino, un universo a sé, vissuto in un mondo come quello del XVI secolo, dove tutto cambiava pur restando immobile, e in un paese come l’Italia, dove bastava conoscere un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;"><strong>“La mia poltrona per una rapa”</strong></h2>
<p style="text-align: justify;">Cosa pensereste della vita di Ludovico Ariosto, un autore capace di creare un poema come <em>l’Orlando furioso, </em>definito, citando Calvino, un <em>universo a sé</em>, vissuto in un mondo come quello del XVI secolo, dove tutto cambiava pur restando immobile, e in un paese come l’Italia, dove bastava conoscere un cardinale per far carriera? Forse ve lo immaginereste come un uomo di corte, attento a soddisfare il potente di turno e a scalare l’insidiosa montagna della società.<br />
Niente di tutto questo: in queste sette satire, scritte tra il 1517 e il 1525, Ariosto dipinge se stesso come un uomo al quale importa solo la libertà. E la libertà cui si riferisce non è tanto quella del pensiero, già proclamata da troppi, ma piuttosto quella di poter fare ciò che si vuole e godersi la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando nel 1517 il cardinale Ippolito d’Este lo vuole portare in Ungheria, Ariosto scrive la prima satira al fratello Alessandro: inizia prendendosi beffa dei cortigiani, che con le loro lusinghe e i loro sorrisi fanno di tutto per ingraziarsi il loro signore, poi si lamenta che lassù, sotto il Polo (che poi l’Ungheria tanto vicino al Polo non è), fa troppo freddo, che il caldo delle stufe infesta le stanze e che il vino è troppo forte: Ludovico addirittura allunga quello toscano con l’acqua. E poi non può abbandonare la famiglia, nella quale c’è anche un paralitico. Insomma, vorrebbe poter starsene tranquillo e scrivere versi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qualche viaggio lo deve pur fare, e la seconda satira ci racconta quello a Roma. Qui l’Ariosto ne ha per tutti: per i frati che una volta seduti a tavola non odono più il campanello; e per le infinite attese prima che qualche alta carica ecclesiastica possa concedere udienza: talmente impegnata, dice il poeta, che farebbe aspettare persino Gesù Cristo. Rifiuta anche l’offerta di diventare arciprete, fattagli da un vecchio che temeva lo avvelenassero per sottrargli la carica. L’Ariosto lo ribadisce: meglio la libertà che il più illustre cappello cardinalizio romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema della libertà continua a ritornare nella satira terza, quando si paragona a una rondine che in un giorno di gabbia muore, e diventa perfino commuovente nella successiva: nella quarta è ormai da un anno commissario ducale e non ce la fa proprio più. Leggendo i suoi versi sembra quasi di osservarlo dall’alto e ci viene inevitabilmente un pensiero: “Ludovico, che diavolo ci fai, tu che hai scritto l’<em>Orlando furioso,</em> in mezzo a questi idioti che si ammazzano per il furto di due capre?”<br />
E forse anche noi potremmo chiederci se ciò che facciamo è davvero quel che vogliamo fare.</p>
<p style="text-align: justify;">La quinta satira parla del matrimonio, e Ludovico dà consigli al cugino Annibale su come dovrebbe essere una donna da sposare: l’importante, gli dice, è guardarne la madre. Diventerà di certo come lei.<br />
La sesta è di certo la meno divertente: è indirizzata al poeta Pietro Bembo e gli chiede consigli per l’educazione del figlio Virginio. Per l’Ariosto ormai al mondo solo la poesia è incontaminata; l’unico problema sono i poeti, che considera quasi tutti dei sodomiti.<br />
La settima e ultima, scritta come tutte in terzine dantesche, rimarca ancora più fortemente il desiderio del poeta di starsene tranquillo a scrivere i suoi versi, di rimanere vicino alla propria terra e, sebbene lo tenga nascosto, di stare con l’amata Alessandra Benucci.</p>
<p style="text-align: justify;">Le satire dell’Ariosto sono ormai vecchie di cinquecento anni, ma lette oggi ci mostrano quando poco il mondo sia cambiato: ancora cerchiamo la scalata al potere e ancora tutto gira intorno ai soldi. Questo libretto suscita un bisogno di libertà immenso: non una libertà astratta, che rimanga solo sulla carta, ma una libertà che riguardi innanzitutto noi stessi, ché l’Ariosto è rimasto solo tre anni a fare il governatore in mezzo agli assassini, e poi è tornato nella sua Ferrara per dedicarsi alla propria arte; ma qualcuno rimane invischiato sulla propria poltrona per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Bastano due terzine tratta dalla terza satira per riassumerci il suo pensiero:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chi brama onor di sprone o di capello,<br />
</em><em>serva re, duca, cardinale o papa;<br />
</em><em>io no, che poco curo questo e quello.</em><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In casa mia mi sa meglio una rapa<br />
</em><em>ch’io cuoca, e cotta s’un stesso me inforco,<br />
</em><em>e mondo, e spargo poi di acetto e sapa.</em></p>
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