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Haruki Murakami – L’uccello che girava le viti del mondo

Recensione in versi liberi

Un rumore.
Chri-chri – come un giravite che stringe le viti del mondo.
Un uccello che nessuno vede, ma tutti sentono.
L’uccello-giraviti.

E May.
Sedici anni, curiosa, un poco strana.
Fa troppe domande, come solo i ragazzi sanno fare.
“Se io sono pessimista, un adulto che non lo sia, in questo mondo, è proprio un cretino!”.
Lavora per un’azienda di parrucche.
E trascina Okada Toru in una singolare inchiesta.
Toru racconta in prima persona.
Il suo matrimonio.
Kumiko, moglie impegnata, che lavora molto,
che fa tardi la sera.

Toru no.
Toru fa le cose di casa, cucina e rassetta,
e nel tempo libero cerca il suo gatto.
Che si è perso.

Poi Wataya Noboru.
Il cognato.
Arrogante, prevaricatore,
si mette in politica e mostra i muscoli del potere.

Entrano due sorelle,
nomi da teatro di rivista, ma sono solo soprannomi:
Kano Malta e Kano Creta.
Malta è un’indovina, fa profezie, predice eventi.
Creta, tormentata dal dolore fino a vent’anni,
tenta il suicidio, poi guarisce, diventa prostituta
per pagare un debito.
Creta incontra il cognato di Toru come cliente
e subisce violenza, una strana violenza mentale.

Poi la moglie scompare.
Dopo il gatto, la moglie.
Toru resta solo. Riceve minacce.

Ed ecco il pozzo.
Il solito pozzo di Murakami che risolve tutto
e mette in comunicazione due mondi.
Il pozzo dove meditare, in solitudine,
nel giardino di una strana casa abbandonata,
la casa degli impiccati.

Creta che diventa amante mentale.
Toru che forse fa l’amore con Creta,
ma in un’altra dimensione.
Prostituta psichica, è un suo potere.

“Dove hai lasciato le tracce del tempo che hai perduto?”.

Toru crede che Kumiko sia prigioniera del fratello.
Resta in quella casa e attende.
Spera nel ritorno.
Mentre Creta e May lo abbandonano.

Una voglia cresce sulla guancia
e il mistero si fa intricato.
Sta tutto nel pozzo.

May scrive da lontano strane lettere che non arrivano
mentre il gatto fa ritorno a casa.
Con la punta della coda storta.

E in tutto questo, la storia di Nutmeg
e del padre veterinario,
un eccidio di animali, un fitto mistero, una guerra lontana.
Terribili ricordi di guerra che affiorano
nella memoria di un tenente che ha deciso di abbandonare la Mongolia
quando gli hanno scuoiato vivo un compagno.

Ricordi di una sporca guerra tra Giappone e Unione Sovietica.
Un maggiore giapponese e come avversario Boris lo Scorticatore.
Boris e il suo giudizio sprezzante sull’Unione Sovietica,
un paese dove a far carriera sono i cretini,
coloro che mettono in pratica per il proprio tornaconto
il poco che hanno capito delle teorie di Marx.

“Per me il mare è sempre stato un luogo dove respirare,
a volte basta sedersi di fronte al mare
e guardare oltre l’orizzonte
per sentire che esiste ancora uno spazio più vasto
di tutto ciò che ci circonda”.

Il fantastico che irrompe in mezzo agli orrori di una turpe guerra.
Toru cerca di parlare con Kumiko al computer.
Un losco figuro lo tormenta per conto di Wataya.

Nessun uomo è un’isola, ma sognare è lecito.
Toru sogna Creta e un bambino di nome Corsica.

Wataya Noboru con la testa fracassata da una mazza da baseball,
ma non è reale, si tratta di un ictus,
non è Toru ad averlo ucciso, forse l’ha fatto
ma con la forza mentale.
Toru se ne stava in fondo al pozzo e pensava.
Il pozzo risolve, collega ad altri mondi,
a un uomo senza volto che aiuta.

Il mondo della realtà contaminato da irrealtà tramite un pozzo.
Incontrare la Kumiko di un mondo che non è reale,
tenuta segregata, cercare di salvarla, anche se è impossibile.

Kumiko si salva da sola, staccando la spina al fratello, in ospedale.

“Voglio portarti via con me,
riportarti nel mondo che hai lasciato,
dove c’è un gatto con la punta della coda storta,
un piccolo giardino e al mattino suona la sveglia”
dice Toru.

Riportare con sé Kumiko, rompere l’incantesimo, come nelle fiabe.
Kumiko sarà libera solo togliendo la vita al fratello.
Kumiko tornerà, forse, alla casa con il gatto e il giardino.
E se un giorno avrà un figlio da Toru
lo chiamerà Corsica.

20 agosto 2026

Gordiano Lupi: Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).
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