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	<title>Inkroci 51 &#8211; Inkroci Magazine</title>
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	<description>Inkroci Rivista Letteraria</description>
	<lastBuildDate>Mon, 03 Mar 2025 05:30:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il trionfo del pop: benvenuti nell’epoca dell’anestesia culturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Heiko H. Caimi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2024 00:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Heiko H. Caimi]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 51]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Non lo vedevamo? Non ce ne siamo accorti?” sono domande retoriche, quasi comiche, che ci si potrebbe porre contemplando l’attuale panorama culturale, letteratura inclusa. Il pop, con la sua implacabile strategia di massificazione e banalizzazione, ha ormai distrutto ogni angolo di autentica ricerca artistica. Era inevitabile, direte? Forse, ma dobbiamo davvero accettarlo senza colpo ferire? [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Non lo vedevamo? Non ce ne siamo accorti?” sono domande retoriche, quasi comiche, che ci si potrebbe porre contemplando l’attuale panorama culturale, letteratura inclusa. Il pop, con la sua implacabile strategia di massificazione e banalizzazione, ha ormai distrutto ogni angolo di autentica ricerca artistica. Era inevitabile, direte? Forse, ma dobbiamo davvero accettarlo senza colpo ferire?<br />
Non fraintendetemi: non si tratta di un’accusa verso chi ama la leggerezza o la semplicità, ma verso un sistema che ha reso <em>quella</em> la sola opzione disponibile. Libri che esplorano la complessità umana? Troppo impegnativi. Trame che richiedono un minimo sforzo intellettuale? Nah, meglio un po’ di comfort food letterario: personaggi piatti, dialoghi che sembrano usciti da un algoritmo e trame che scivolano via come serie TV da binge-watching.</p>
<p style="text-align: justify;">La letteratura di massa si è trasformata in una versione decorativa di se stessa, un’esperienza confezionata per soddisfare le aspettative immediate di chi, distratto dal bombardamento social, non vuole pensare. E che cos’è il pop, se non l’arte di appiattire, di rendere tutto omogeneo, tutto digeribile? Abbiamo trasformato i romanzi in una catena di montaggio emotiva: vuoi ridere? Ecco una battuta. Vuoi piangere? Qui c’è un cliché drammatico (drammatico, attenzione: mai tragico, che la tragedia è troppo da digerire). Vuoi sognare? Prego, il solito eroe con l’arco narrativo prefabbricato e semplificato.<br />
E non parliamo del linguaggio! Una volta potente veicolo di idee, ora ridotto a una melassa informe, un miscuglio di frasi fatte, espressioni vuote e slogan. Dov’è finita la letteratura che sfida? Quella che disturba, che provoca? Forse è stata archiviata come troppo “demodé”, mentre i bestseller propongono storie che scorrono come acqua tiepida, lasciandoci esattamente come ci hanno trovati: addormentati, assuefatti, acquiescenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dirà: “Il pop vende, la cultura è una nicchia”. Certo, ma è davvero impossibile immaginare un modello diverso? Davvero non ci serve più una letteratura che provoca e stimola, ma solo qualcosa che “intrattiene”? E, ribadisco, il problema non è la presenza del pop, ma la sua egemonia. Non è un caso che chi prova a sfidare questo dominio venga relegato ai margini, etichettato come “elitario” o, peggio, “noioso”. Guai a parlare di profondità: il pop la aborre – preferisce la superficie, brillante e lucida come una vetrina.<br />
Da quando, esattamente, il valore di un’opera culturale è misurato dalla sua vendibilità? La letteratura che conta, quella che spinge a pensare e sfida le convenzioni, non ha mai avuto come scopo primario il mercato. Eppure eccoci qui, in un mondo dove “se vende, vale” sembra essere il nuovo dogma. Il che presuppone il suo deleterio opposto: “se non vende, non vale”. Un ragionamento che rasenta il ridicolo: misurare la cultura con il metro delle copie vendute è come giudicare un quadro dal colore della cornice.<br />
Il paradigma “se non vende, non vale”, rappresenta la completa inversione dei valori culturali: la quantità al posto della qualità, la logica del profitto che fagocita il senso stesso della creazione artistica. Una visione mercantile che non lascia spazio all’immaginazione, all’audacia o alla ricerca del nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque che cos’è la letteratura, oggi, se non un prodotto da scaffale, un brand? Autori che diventano marchi, romanzi che si vendono più per il nome in copertina che per il contenuto. Qualcuno ricorderà quando i libri erano spazi di libertà, non semplici merci? Quei tempi sembrano così lontani, sostituiti da un’industria che se ne frega della qualità, punta soltanto alla velocità di consumo.<br />
“Pop has eaten itself”, dicono gli anglofoni. E noi? Noi ci siamo lasciati mangiare senza opporre resistenza, sorridendo, mentre il pop digeriva tutto: idee, speranze, visioni. Ma ora, guardando il panorama letterario desertificato, dovremmo almeno avere il coraggio di ammettere che, sì, è successo sotto i nostri occhi. E non solo: abbiamo lasciato che accadesse, spettatori imbelli di questa società dello spettacolo che tutto ingloba, come ben denunciava Guy Debord nel suo celebre manifesto, in cui ci ammoniva che “tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione” e che “il mondo intero è diventato merce”. Ci aveva avvertiti, già alla fine degli anni Sessanta. E noi, per cinquant&#8217;anni, ci siamo limitati a fare spallucce. Con il nostro silenzio e la nostra indifferenza, abbiamo permesso che la cultura si trasformasse in mero intrattenimento senz’anima, scambiandola per una forma di libertà. Ma è una libertà ingannevole: quella di scegliere tra prodotti identici, svuotati di significato e piegati alla logica del consumo.<br />
E no, non è affatto divertente.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Heiko H. Caimi</strong></p>
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		<title>Il camorrista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gordiano Lupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 May 2022 02:07:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cineteca di Caino]]></category>
		<category><![CDATA[Making movies]]></category>
		<category><![CDATA[Ben Gazzara]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Marrazzo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Tornatore]]></category>
		<category><![CDATA[Gordiano Lupi]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 51]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Del Sol]]></category>
		<category><![CDATA[Leo Gullotta]]></category>
		<category><![CDATA[Lino Troisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il camorrista è il primo film di Giuseppe Tornatore, che due anni dopo vincerà l’Oscar con Nuovo Cinema Paradiso. Nastro d’Argento al miglior regista esordiente per un film apprezzato da pubblico e critica, che sfrutta tutti gli strumenti del miglior cinema di genere e porta sul grande schermo (romanzata) la vita del boss Raffaele Cutolo. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Il camorrista</em> è il primo film di Giuseppe Tornatore, che due anni dopo vincerà l’Oscar con <em>Nuovo Cinema Paradiso</em>. Nastro d’Argento al miglior regista esordiente per un film apprezzato da pubblico e critica, che sfrutta tutti gli strumenti del miglior cinema di genere e porta sul grande schermo (romanzata) la vita del boss Raffaele Cutolo. Tutto è liberamente ispirato a <em>Il camorrista</em> di Giuseppe Marrazzo (Tullio Pironti Editore), opera che lo stesso Cutolo ha più volte osteggiato, fino alla querela, per molti passaggi che riteneva non conformi al vero. Film ricco (4 miliardi di lire il costo), prodotto da Reteitalia e Titanus, in due versioni: la più lunga per la televisione (ben 5 ore), ancora inedita; la più corta (168 minuti) per il grande schermo, uscita il 12 settembre del 1986 (querelata, ritirata dopo due mesi, infine rimessa in circolazione). Molti problemi al film furono creati dallo stesso Cutolo, che sentiva tradita la propria esistenza da certi eventi narrati, a suo parere mai accaduti, come l’aver ordinato l’esecuzione del suo più caro amico. In televisione abbiamo visto il film su Rete 4 solo il 20 marzo del 1994, ma continua a non passare spesso, anche se di recente è stato programmato da Cine 34.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il camorrista</em> è cinema allo stato puro, crudo e violento, politico e spettacolare, girato con mano ferma e movimenti di macchina originali, interpretato da attori in grande forma. Il regista sceneggia la vita del <em>professore vesuviano</em> – come si fa chiamare il camorrista (Gazzara) sin dalla prima infanzia – descrivendo lo stretto rapporto con la sorella Rosaria (Del Sol), gli anni passati in galera per aver ucciso un uomo, la decisione di riformare la camorra e la capacità di creare una rete di interessi delinquenziali e politici tali da renderlo una potenza assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lino Troisi è Don Antonio, il boss rivale, contro cui <em>il professore</em> combatte la prima guerra di camorra per costruire una nuova organizzazione basata su un legame di sangue di stampo massonico. <em>Il professore</em> ordina esecuzioni e traffici dalle stanze di una lussuosa galera, si fa rinchiudere in manicomio, corrompe giudici e secondini, organizza una spettacolare evasione, quindi viene ripreso e si vendica del miglior amico, reo di aver parlato con la polizia per salvargli la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo di Marrazzo è preso come filo conduttore per raccontare la vicenda di Raffaele Cutolo, gli intrighi con certa politica del malaffare, la sua capacità di influenzare l’andamento delle amministrazioni locali, infine punta il dito sugli errori, sul delirio di onnipotenza che gli ha fatto calpestare piedi intoccabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben Gazzara è un <em>professore</em> convincente, pur doppiato da Mariano Rigillo, la gestualità è tutta napoletana. Laura Del Sol è una sorella del boss intensa e coinvolgente. Nastro d’argento a Leo Gullotta come attore non protagonista, commissario tutto cuore che dà la caccia al <em>professore</em> e lo conduce di persona al definitivo esilio in un carcere di massima sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Fotografia cupa e notturna di Blasco Giurato, montaggio rapido e consequenziale di Mario Morra, colonna sonora suadente e intensa di Nicola Piovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Regia non certo da esordiente: grande direzione di attori e tecnica notevole. Inseguimenti cittadini straordinari ,che ricordano il miglior cinema di Umberto Lenzi, molto credibili le parti cruente, uccisioni realistiche a colpi di coltello, sangue che tinge le docce della galera, corpi umani devastati, riti massonici ben riprodotti; vediamo persino una donna calata in una vasca ricolma di acido e lasciata sciogliere.</p>
<p style="text-align: justify;">Inevitabile il divieto ai minori, anche se siamo di fronte a un film culturalmente importante, capace di coniugare esigenze d’autore e spettacolarità da pura <em>fiction</em> noir. Consigliato per conoscere i lati oscuri della criminalità italiana.</p>
<hr />
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14px;"><strong>Regia</strong>: Giuseppe Tornatore. <strong>Soggetto</strong>: Giuseppe Marrazzo (<em>Il camorrista &#8211; Vita di Giuseppe Cutolo</em>). <strong>Sceneggiatura</strong>: Giuseppe Tornatore, Massimo De Rita. <strong>Fotografia</strong>: Blasco Giurato. <strong>Montaggio</strong>: Mario Morra. <strong>Musiche</strong>: Nicola Piovani. <strong>Scenografia</strong>: Antonio Visone<strong>. Costumi</strong>: Luciana Mannucci. <strong>Casa di Produzione</strong>: Titanus, Reteitalia<strong>. Durata</strong>: 168’. <strong>Genere</strong>: Drammatico. <strong>Interpreti</strong>: Ben Gazzara (Il Professore vesuviano), Laura Del Sol (Rosaria), Leo Gullotta (commissario Iervolino), Luciano Bartoli (Ciro Parrella), Lino Troisi (Don Antonio), Marzio Honorato (Salvatore Lo Russo), Nicola Di Pinto (Alfredo Canale), Anita Zagaria (Anna Schifato), Cloris Brosca (Cettina), Franco Interlenghi (Don Saverio), Biagio Pelligra (Padre del Professore), Maria Carta (madre del Professore), Elio Polimeno, Piero Vida (Mimmo Mesillo), Orlando Forioso (Salvatore), Mario Frera (boss del clan Nunziata), Domenico Gennaro (Domenico Spina), Pino D’Angiò (Verzella), Sergio Boccalatte (il segretario Di Domenico), Beppe Chierici (direttore del carcere), Giovanni Febraro (Domenico La Sciarra), Giacomo Piperno (il questore), Jean Pierre Duriez (Frank Titas), marino Masè (Roberto Sapienza), Gilla Novak (Pelle di pesca). <strong>Anno</strong>: 1986.</span></h6>
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		<title>Edgar Allan Poe – Lo scarabeo d’oro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Heiko H. Caimi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2022 02:06:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni bonsai]]></category>
		<category><![CDATA[Edgar Allan Poe]]></category>
		<category><![CDATA[Heiko H. Caimi]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 51]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scarabeo d’oro è un racconto lungo nel quale un elemento fantastico introduce un enigma: William Legrand, nobile decaduto, ritrova un raro esemplare di scarabeo gigante la cui effigie, da lui disegnata, ricorda quella di un teschio, come il narratore e testimone racconterà nelle prime pagine. E sarà proprio il disegno a celare un crittogramma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Lo scarabeo d’oro</em> è un racconto lungo nel quale un elemento fantastico introduce un enigma: William Legrand, nobile decaduto, ritrova un raro esemplare di scarabeo gigante la cui effigie, da lui disegnata, ricorda quella di un teschio, come il narratore e testimone racconterà nelle prime pagine. E sarà proprio il disegno a celare un crittogramma che porterà a svelare un mistero e a ritrovare il tesoro di Capitan Kidd.</p>
<p style="text-align: justify;">Narrando parallelamente due vicende, quella del narratore/testimone e quella di Legrand, Poe dà vita a una storia del mistero che ispirerà in parte anche <em>L’isola del tesoro</em> di Robert Louis Stevenson, mischiando elementi sovrannaturali al pragmatismo della logica pura. Il racconto procede per tappe, a partire dall’elemento fantastico, per poi passare dal registro emotivo a quello logico, fino al finale sorprendente.<br />
Un racconto di quelli che restano sottopelle.</p>
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		<title>Lida Yusupova – “Un video…”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lida Yusupova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2022 02:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Verso Est]]></category>
		<category><![CDATA[Alessabdro Achilli]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Mirazchiyska]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 51]]></category>
		<category><![CDATA[Lida Yusupova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>un video: un soldato russo nella neve non il viso ma un buco di carne questa è la russia non il viso ma un buco non la russia ma un buco tutto ciò che era russia è un buco la nuova realtà un buco (1 marzo 2022) Traduzione di Alessandro Achilli* Serie a cura di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>un video: un soldato russo nella neve<br />
non il viso ma un buco di carne<br />
questa è la russia<br />
non il viso ma un buco<br />
non la russia ma un buco<br />
tutto ciò che era russia è un buco<br />
la nuova realtà<br />
un buco</p>
<p style="text-align: right;">(1 marzo 2022)</p>
<hr />
<p><em>Traduzione di Alessandro Achilli*<br />
Serie a cura di Emilia Mirazchiyska<br />
</em></p>
<hr />
<p>Testo originale:</p>
<p>видео: солдат на снегу <br />
вместо лица мясная дыра <br />
это россия <br />
вместо лица дыра <br />
вместо россии дыра <br />
всё что было россией дыра <br />
новая реальность <br />
дыра</p>
<p>1 марта 2022 года</p>
<hr />
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12px;"><strong><a href="https://www.inkroci.it/racconti-brevi/wp-content/uploads/2022/05/Alessandro-Achilli-4.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-16866" src="https://www.inkroci.it/racconti-brevi/wp-content/uploads/2022/05/Alessandro-Achilli-4-300x292.jpg" alt="" width="300" height="292" srcset="https://www.inkroci.it/racconti-brevi/wp-content/uploads/2022/05/Alessandro-Achilli-4-300x292.jpg 300w, https://www.inkroci.it/racconti-brevi/wp-content/uploads/2022/05/Alessandro-Achilli-4.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>* Alessandro Achilli</strong> è ricercatore di Slavistica presso l’Università degli Studi di Cagliari. Ha studiato all’Università degli Studi di Milano, specializzandosi in Slavistica e Germanistica. Nell&#8217;autunno del 2015 è stato research fellow presso Harvard Ukrainian Research Institute. Dal 2017 al 2020 è stato Lecturer (ricercatore) in Ukrainian Studies alla Monash University di Melbourne, in Australia. Nel 2021, prima di prendere servizio all&#8217;Università di Cagliari, è stato fellow nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Russischsprachige Lyrik in Transition&#8221; (FOR 2603), finanziato dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft presso l&#8217;Istituto di Slavistica dell&#8217;Università di Treviri, in Germania.<br />
</span><span style="font-size: 12px;"> Si occupa prevalentemente di poesia moderna e contemporanea in area slava, su cui ha pubblicato numerosi articoli in rivista (tra cui &#8220;Harvard Ukrainian Studies&#8221;, &#8220;Zeitschrift für Slawistik&#8221;, &#8220;Canadian Slavonic Papers&#8221;, &#8220;Modern Language Review&#8221; e &#8220;Studi slavistici&#8221;) e capitoli di libri. È autore della prima monografia su Vasyl&#8217; Stus pubblicata al di fuori dell&#8217;Ucraina (<em>La lirica di Vasyl&#8217; Stus: Modernismo e Intertestualità Poetica nell&#8217;Ucraina del Secondo Novecento</em>, Firenze University Press, 2018) e co-curatore con Serhy Yekelchyk e Dmytro Yesypenko del volume <em>Cossacks in Jamaica, Ukraine at the Antipodes: Essays in Honor of Marko Pavlyshyn</em>, Boston, Academic Studies Press, 2020. Dal 2021 è membro del comitato di redazione della rivista &#8220;Ricerche slavistiche&#8221; (Sapienza Università di Roma). Sta lavorando a una monografia sulla poesia ucraina indipendente della tarda età sovietica e ad articoli e saggi sulla cultura poetica moderna e contemporanea tra Ucraina, Bielorussia, Russia e Polonia.</span></h6>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.inkroci.it/racconti-brevi/libri-dal-mondo/verso-est/lida-yusupova-un-video-poesia.html">Lida Yusupova – “Un video…”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.inkroci.it/racconti-brevi">Inkroci Magazine</a>.</p>
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		<title>Lida Yusupova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2022 01:58:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Verso Est]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 51]]></category>
		<category><![CDATA[Lida Yusupova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lida Yusupova è autrice di diversi libri di poesia e prosa, tra cui il suo ultimo libro di poesia, Shutter [Shtorka] (Centrifuga, 2021); The Scar We Know (Cicada Press, 2020; traduzione in inglese e poesie originali); Verdicts [Prigovory] (NLO, 2020); Dead Dad (Kolonna Publications, 2016); Ritual C-4 (Argo-Risk, 2013); Irasaliml (Petropress, 1995); la raccolta di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lida Yusupova è autrice di diversi libri di poesia e prosa, tra cui il suo ultimo libro di poesia, <em>Shutter</em> [<em>Shtorka</em>] (Centrifuga, 2021); <em>The Scar We Know</em> (Cicada Press, 2020; traduzione in inglese e poesie originali); <em>Verdicts</em> [<em>Prigovory</em>] (NLO, 2020); <em>Dead Dad</em> (Kolonna Publications, 2016); <em>Ritual C-4</em> (Argo-Risk, 2013); <em>Irasaliml</em> (Petropress, 1995); la raccolta di prose <em>Love Has Four Hands</em> [<em>U liubvi chetyre ruki</em>] (Kvir, 2008; co-autore con Margarita Meklina); oltre a numerose pubblicazioni su riviste e giornali. Ha ricevuto il Premio Razlichiye per il suo libro Dead Dad nel 2017 e il “Premio Vavilon per la poesia” nel 2021. Le sue opere sono state tradotte in diverse lingue. </p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il lavoro di Lida Yusupova ha facilitato l&#8217;ascesa di una nuova generazione di poeti queer russofoni&#8221;. (Nashville Review)</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;È la Yusupova, originaria di Leningrado ma ora residente in Canada e in Belize, e significativamente più anziana della maggior parte dei suoi coetanei, ad aver plasmato la poetica di questo nuovo marchio di poesia femminista, sia dal punto di vista formale che semantico. Ha reso popolari le lunghe poesie narrative in versi liberi, marchio di fabbrica del movimento, con i loro versi incalzanti e l&#8217;estetica documentaristica. Ha messo a fuoco il corpo, con abbondanti dettagli fisiologici. E definì la violenza come soggetto dominante&#8221;. (Josephine von Zitzewitz, WWB Magazine).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Lida Yusupova è nata in Unione Sovietica, a Petrozavodsk, una piccola città che in epoca sovietica era sia normalmente provinciale che insolitamente aperta all&#8217;Occidente e persino allo spazio. Ma, ahimè, ha dormito durante la famosa visita aliena del 1977. Dopo essere stata costretta ad abbandonare gli studi all&#8217;Università Statale di Leningrado (essendo stata accusata di essere priva di mezzi e antisovietica), la Yusupova lavorò all&#8217;ufficio postale. &lt;Nel 1996, la Yusupova ha lasciato la Russia, prima per Gerusalemme e poi per Toronto, dove trascorre anche il suo tempo. Nel 2004 si trasferisce in Belize, sull&#8217;isola di Ambergris Caye (San Pedro) che, per la sua bellezza e apertura, si avvicina a un mondo perfetto. Ma è anche il luogo in cui è stata quasi uccisa da un ladro che si è introdotto nel suo appartamento alle 3 del mattino del 13 dicembre 2006&#8221;. (Ainsley Morse, <em>La cicatrice che conosciamo</em>).</p>
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		<title>&#8220;Todo Modo&#8221; di Leonardo Sciascia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Leoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2022 02:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attenti al libro]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 51]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Sciascia]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Leoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un noto pittore capita per caso nei pressi di un eremo trasformato in albergo da un prete che vi organizza, ogni estate, esercizi spirituali ai quali partecipano membri delle classi sociali più alte e illustri esponenti politici; incuriosito, il pittore decide di prendervi parte, pur non avendo alcun sentimento religioso. Durante un momento di preghiera, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un noto pittore capita per caso nei pressi di un eremo trasformato in albergo da un prete che vi organizza, ogni estate, esercizi spirituali ai quali partecipano membri delle classi sociali più alte e illustri esponenti politici; incuriosito, il pittore decide di prendervi parte, pur non avendo alcun sentimento religioso. Durante un momento di preghiera, uno dei partecipanti viene assassinato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Romanzo breve ma notevolmente complesso, <em>Todo Modo</em> ha l’apparenza di un giallo ma è un racconto profondamente allegorico, poiché nell’orribile casermone di cemento che deturpa il paesaggio – oggi lo chiameremmo eco-mostro – si fa molto di più che pregare: qui sono radunate le eminenze grigie d’Italia, con amanti al seguito a dispetto del contesto spirituale: industriali, politici, cardinali, poche persone in tutto ma in grado di gestire, più o meno occultamente, un potere che viene semplicemente evocato eppure è percepito come presente in tutta la narrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella che un giornalista, in quegli stessi anni, definirà “razza padrona” è ritratta da Sciascia negli atteggiamenti tipici di chi è abituato a comandare senza curarsi di regole o di vincoli – da quelli paesaggistici a quelli religiosi – in conversazioni colte e ricche di citazioni nelle quelli sono nascoste allusioni, minacce e ricatti. Su tutte queste figure spicca l’ambigua e carismatica figura di Don Gaetano, animatore degli incontri ma impenetrabile quando si tratta di capire quale rapporto lo leghi a ognuno dei presenti: è un sant’uomo che persegue la volontà di Dio ad ogni costo e con ogni mezzo (il <em>Todo Modo</em> del titolo, citazione di Sant’Ignazio) o una serpe tra le serpi, forse la più pericolosa e imprevedibile?</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo coraggioso ritratto sociale, Sciascia denuncia un modo di fare politica che non è “servizio allo Stato” ma Stato al servizio di pochi: dipinge un quadro calzante, realistico, inquietante ma ambiguamente affascinante dell’Italia dei suoi tempi, sulla quale si stende l’ombra di una corruzione che non risparmia la Chiesa e pone definitivamente in ombra Cristo e i suoi insegnamenti, come mostra il disegno che il pittore realizza per Don Gaetano ma che lascia, fatalmente, incompiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ironico, lucidamente razionale e profondamente pessimista, <em>Todo Modo</em> è uno dei romanzi più complessi e affascinanti di Leonardo Sciascia, autore che aveva fatto dell’impegno civile il suo credo e che oggi è da scoprire o riscoprire per la sua incredibile attualità.</p>
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		<title>Lesyk Panasiuk – Volti sparsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lesyk Panasiuk]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 May 2022 02:54:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Verso Est]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Achilli]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 51]]></category>
		<category><![CDATA[Lesyk Panasiuk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I I soldati russi calano sui paracadute dei nostri volti tenendosi agli angoli delle nostre labbra Adesso i nostri volti non sono volti Ma paracadute sparsi adesso è più difficile per noi riconoscerci E loro calano e calano i nostri volti gonfi sporchi lacerati sbattuti sulla terra seminata di rottami delle nostre vite II I [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I</strong></p>
<p>I soldati russi calano sui paracadute dei nostri volti<br />
tenendosi agli angoli delle nostre labbra</p>
<p>Adesso i nostri volti non sono volti<br />
Ma paracadute sparsi<br />
adesso è più difficile per noi riconoscerci</p>
<p>E loro calano e calano<br />
i nostri volti gonfi sporchi<br />
lacerati sbattuti sulla terra seminata di rottami delle nostre vite</p>
<p><strong>II</strong></p>
<p>I soldati russi coi carri armati nel nostro cortile<br />
ci entrano in casa<br />
a leggere i nostri libri e non capiscono l’ucraino l’inglese il polacco il bielorusso il ceco il lettone<br />
il lituano il romeno lo svedese il tedesco il francese il georgiano il croato il turco lo spagnolo<br />
e nemmeno il russo</p>
<p>Chiedono ai vicini di spiegargli qualcosa mentre li pestano a sangue<br />
chiedono alle vicine di spiegargli qualcosa mentre le stuprano<br />
chiedono ai bambini di spiegargli qualcosa che muoiono di fame in cantina</p>
<p>Ci dicono che siamo la nazione che legge di più<br />
ma io non capisco un cacchio mi grida il soldato un cacchio capisco</p>
<p>I nostri volti tremano<br />
come di un soffio di vento</p>
<p><strong>III</strong></p>
<p>I soldati russi cucinano il cibo dei nostri ripiani, dei nostri frigo<br />
al fuoco dei nostri libri</p>
<p>Bruciano i debutti poetici del duemila venti<br />
poi del duemila dieci poi del duemila poi degli anni novanta ottanta settanta sessanta<br />
i libri ucraini fino alla fine<br />
bruciano i libri tradotti<br />
bruciano i libri in originale<br />
bruciano i classici e i contemporanei</p>
<p>Bruciano tutti gli autori che ci hanno influenzato<br />
bruciano quelli che abbiamo cominciato<br />
quelli che abbiamo letto e stavamo per leggere<br />
bruciano le nostre poesie<br />
pubblicate<br />
non pubblicate<br />
non scritte</p>
<p>e questa poesia sui nostri volti brucia in quel falò <br />
ché i soldati russi riescano finalmente a mangiare</p>
<p><strong>IV</strong></p>
<p>I soldati russi decidono di distrarsi<br />
guardando le foto di quand’eravamo piccoli</p>
<p>guarda questo, fa il coniglietto, o questo, che sembra scemo<br />
io invece mi vestivo da soldato<br />
io da guerriero<br />
io da marine<br />
che popolo stupido i coniglietti<br />
qui abbraccia un cane come fosse una bambina<br />
io avevo una sciabola<br />
io una pistola<br />
io correvo col fucile<br />
loro invece coi cagnolini fanno ridere ste foto<br />
che se la rida un po’ anche il fuoco</p>
<p>Brucia l’infanzia e gli anni di scuola<br />
le loro particelle carbonizzate si sollevano e ricadono sui nostri volti sparsi sulla terra</p>
<p><strong>V</strong></p>
<p>I soldati russi sono vermi che spuntano dalla loro russia nera<br />
per morire in pozzanghere di lacrime ucraine</p>
<p>Volano qui su aerei ed elicotteri <br />
calano qui sui paracadute dei nostri volti<br />
attraccano qui con le loro navi da guerra<br />
arrivano qui con le loro armi sulla linea delle nostre vite</p>
<p>E muoiono in cielo<br />
muoiono in terra<br />
muoiono in acqua<br />
muoiono e muoiono</p>
<p>Ma non ci sono sorrisi<br />
i nostri volti sono ancora sparsi in terra</p>
<hr />
<p><em>Traduzione dall’ucraino di Alessandro Achilli*<br />
Serie a cura di Emilia Mirazchiyska<strong><br />
</strong></em></p>
<hr />
<p>Testo originale:</p>
<p>Лесик Панасюк – РОЗКИДАНІ ОБЛИЧЧЯ</p>
<p>І</p>
<p>Російські солдати спускаються на парашутах наших облич <br />
тримаються за кутики наших губ</p>
<p>Тепер наші обличчя не обличчя<br />
а розкидані парашути<br />
тепер стало важче впізнавати одне одного</p>
<p>А вони спускаються і спускаються<br />
наші обличчя розпухлі замурзані <br />
роздерті валяються на землі всіяній уламками наших життів</p>
<p>ІІ</p>
<p>Російські солдати ставлять танк на нашому подвір&#8217;ї<br />
заходять у квартири <br />
читають наші книжки і нічого не розуміють українською англійською польською білоруською чеською латвійською литовською румунською німецькою французькою грузинською хорватською турецькою іспанською <br />
і навіть російською</p>
<p>Просять пояснити щось наших сусідів поки забивають їх до смерті<br />
просять пояснити наших сусідок поки ґвалтують їх раз за разом<br />
просять пояснити щось їхніх дітей яких морять голодом у підвалі<br />
Нам казали що ми нація яка читає найбільше у світі<br />
але я ніхріна не розумію кричить солдат ніхріна не розумію</p>
<p>Наші обличчя тремтять<br />
наче від пориву вітру</p>
<p>ІІІ</p>
<p>Російські солдати готують їжу яку вигребли з наших комор і холодильників <br />
на багатті з наших книжок</p>
<p>Палять видання перших українських двітисячідвадцятників <br />
потім двітисячідесятників двотисячників дев&#8217;яностників вісімдесятників сімдесятників шістдесятників <br />
і так до кінця української літератури<br />
палять перекладні книжки <br />
палять книжки в оригіналі<br />
палять сучасників і класиків</p>
<p>Горять усі автори які на нас повпливали <br />
горить усе що ми не дочитали<br />
все що ми прочитали і що збиралися прочитати<br />
наші вірші горять<br />
опубліковані <br />
неопубліковані <br />
ненаписані</p>
<p>І цей вірш про наші обличчя горить у тому багатті<br />
щоб російські солдати нарешті наїлися</p>
<p>ІV</p>
<p>Російські солдати вирішують розважитися<br />
й подивитися наші дитячі фотоальбоми</p>
<p>О диви на цього в костюмі зайчика який ідіотський костюм<br />
от у мене був костюм танкіста<br />
а в мене десантника<br />
а я був морячком<br />
зайчики от смішний народ<br />
а тут собаку іграшкового обіймає як дівчинка якась<br />
от у мене була шабля<br />
а в мене пістолет<br />
а я з автоматом бігав<br />
собачок вони обіймають ну смішні фотографії <br />
хай і вогонь посміється</p>
<p>Горять наші дитинства і шкільні роки<br />
їхні обвуглені часточки підлітають догори й опадають на наші розкидані по землі обличчя</p>
<p>V</p>
<p>Російські солдати як черви що вилазять зі своєї чорної росії<br />
щоб померти в калюжах українських сліз</p>
<p>Летять сюди на літаках і гелікоптерах<br />
спускаються сюди на парашутах наших облич<br />
пливуть сюди на своїх військових кораблях <br />
їдуть сюди на своїй військовій техніці лініями наших життів</p>
<p>І помирають у небі<br />
помирають на землі<br />
помирають на воді<br />
помирають і помирають</p>
<p>Але немає посмішок<br />
наші обличчя досі розкидані по землі</p>
<hr />
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12px;"><a href="https://www.inkroci.it/racconti-brevi/wp-content/uploads/2022/05/Alessandro-Achilli-4.jpg"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-16866 alignleft" src="https://www.inkroci.it/racconti-brevi/wp-content/uploads/2022/05/Alessandro-Achilli-4-300x292.jpg" alt="" width="300" height="292" srcset="https://www.inkroci.it/racconti-brevi/wp-content/uploads/2022/05/Alessandro-Achilli-4-300x292.jpg 300w, https://www.inkroci.it/racconti-brevi/wp-content/uploads/2022/05/Alessandro-Achilli-4.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> * Alessandro Achilli è ricercatore a tempo determinato di tipologia b per il settore s.d. L-LIN/21 Slavistica. Ha studiato all&#8217;Università degli Studi di Milano, specializzandosi in Slavistica e Germanistica, dove si è anche addottorato nel 2015 con una tesi sul poeta ucraino novecentesco Vasyl&#8217; Stus e l&#8217;intertestualità nella sua lirica, soprattutto per quanto riguarda le influenze russe e tedesche.<br />
</span><span style="font-size: 12px;">Nell&#8217;autunno del 2015 è stato research fellow presso l’Harvard Ukrainian Research Institute. Dal 2017 al 2020 è stato Lecturer (ricercatore) in Ukrainian Studies alla Monash University di Melbourne, in Australia. Nel 2021, prima di prendere servizio all&#8217;Università di Cagliari, è stato fellow nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Russischsprachige Lyrik in Transition&#8221; (FOR 2603), finanziato dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft presso l&#8217;Istituto di Slavistica dell&#8217;Università di Treviri, in Germania.<br />
</span><span style="font-size: 12px;">Si occupa prevalentemente di poesia moderna e contemporanea in area slava, su cui ha pubblicato numerosi articoli in rivista (tra cui &#8220;Harvard Ukrainian Studies&#8221;, &#8220;Zeitschrift für Slawistik&#8221;, &#8220;Canadian Slavonic Papers&#8221;, &#8220;Modern Language Review&#8221; e &#8220;Studi slavistici&#8221;) e capitoli di libri, soffermandosi con particolare attenzione sui rapporti letterari interslavi e slavo-tedeschi. È autore della prima monografia su Vasyl&#8217; Stus pubblicata al di fuori dell&#8217;Ucraina (<em>La lirica di Vasyl&#8217; Stus: Modernismo e Intertestualità Poetica nell&#8217;Ucraina del Secondo Novecento</em>, Firenze University Press, 2018) e co-curatore con Serhy Yekelchyk e Dmytro Yesypenko del volume <em>Cossacks in Jamaica, Ukraine at the Antipodes: Essays in Honor of Marko Pavlyshyn</em>, Boston, Academic Studies Press, 2020. Dal 2021 è membro del comitato di redazione della rivista &#8220;Ricerche slavistiche&#8221; (Sapienza Università di Roma).<br />
</span><span style="font-size: 12px;">Sta lavorando a una monografia sulla poesia ucraina indipendente della tarda età sovietica e ad articoli e saggi sulla cultura poetica moderna e contemporanea tra Ucraina, Bielorussia, Russia e Polonia, soprattutto in chiave politica, ma non solo. <br />
</span><span style="font-size: 12px;">Tra il 2016 e il 2021 è stato membro del direttivo dell&#8217;Associazione Italiana di Studi Ucraini (AISU). Dal 2018 è vice-presidente della Ukrainian Studies Association of Australian and New Zealand (USAANZ).</span></h6>
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		<item>
		<title>Denti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gordiano Lupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 May 2022 02:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cineteca di Caino]]></category>
		<category><![CDATA[Anita Caprioli]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Amendola]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Starnone]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Bentivoglio]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Salvatores]]></category>
		<category><![CDATA[Gordiano Lupi]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 51]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Villaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Rubini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Denti è un film trascurato di Gabriele Salvatores, fa parte del periodo sperimentale che comincia con Nirvana (opera ricca di atmosfere surreali e cyberpunk), lavori nei quali la narrazione diventa frammentaria, piena zeppa di flashback, di momenti onirici, di psicologia e suggestioni grottesche. Sceneggiatura del regista, ispirata al romanzo omonimo di Domenico Starnone, efficace ambientazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.inkroci.it/racconti-brevi/recensioni-film-recensioni-libri-recensioni-musica-recensioni-fumetti-graphic-novel/recensioni-film/denti.html">Denti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.inkroci.it/racconti-brevi">Inkroci Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Denti</em> è un film trascurato di Gabriele Salvatores, fa parte del periodo sperimentale che comincia con <em>Nirvana</em> (opera ricca di atmosfere surreali e cyberpunk), lavori nei quali la narrazione diventa frammentaria, piena zeppa di flashback, di momenti onirici, di psicologia e suggestioni grottesche. Sceneggiatura del regista, ispirata al romanzo omonimo di Domenico Starnone, efficace ambientazione napoletana, tra vicoli e lungomare.</p>
<p style="text-align: justify;">Antonio (Rubini) vive un complesso d’inferiorità, che proviene dalla sua infanzia, per colpa degli enormi incisivi che gli rovinano il sorriso. Un tempo ha tentato di distruggerli sbattendoli con forza sulle antiche rovine di Pompei, mentre i genitori litigavano per presunte infedeltà materne. Adesso ha una famiglia disgregata, una moglie con due figli che ha lasciato e una compagna che crede infedele con la quale spesso discute, fino al giorno in cui la ragazza, esasperata dai continui litigi, gli spacca i denti con un portacenere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film narra in forma grottesca le disavventure di Antonio con i dentisti, le peripezie alla ricerca del dentista ideale che gli ricostruisca denti normali e di conseguenza gli conceda una vita non tormentata da una presenza disturbante. Antonio tocca con la lingua i denti malridotti e gli tornano a mente episodi dell’infanzia, rivede la madre e quel rapporto con la sola donna capace di capirlo, vive sulla sua pelle le sofferenze paterne per i tradimenti subiti e patisce l’amicizia singolare che lega la sua donna a un dentista. Un film costruito per flashback e ricordi, con la voce fuori campo del protagonista che lega le parti narrative, una macchina da presa nervosa, inquietante, che mette in primissimo piano oggetti e situazioni, tra scene sincopate e una fotografia giallo ocra, da film dell’orrore. I dentisti sembrano personaggi di un film noir, fino a un insolito Paolo Villaggio che opera in una cucina malandata dei Quartieri Spagnoli ed estrae denti a sangue freddo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Denti</em> è intriso di significati psicanalitici come i segreti che nascondono gli altri con cui vivi, il ricordo di uno zio <em>latin lover</em> (Bentivoglio), collezionista di peli pubici, una vita fatta di abbandoni, il bisogno di essere amati che ci rende fragili e violenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Salvatores è sceneggiatore e scenografo di un film originale, frammentario e psichedelico, girato a ritmi rapidi, che approfondisce la psicologia maschile e il rapporto con la donna, sia madre, moglie o amante, alla luce dei complessi infantili e del disagio di vivere la realtà quotidiana.<br />
Interessante.</p>
<hr />
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14px;"><strong>Paese di Origine</strong>: Italia, 2000. <strong>Durata</strong>: 98’. <strong>Genere</strong>: Grottesco. <strong>Regia</strong>: Gabriele Salvatores. <strong>Soggetto</strong>: Domenico Starnone (romanzo omonimo). <strong>Sceneggiatura</strong>: Gabriele Salvatores.  <strong>Casa di Produzione</strong>: Cecchi Gori Group, Colorado Film. <strong>Fotografia</strong>: Italo Petriccione. <strong>Montaggio</strong>: Massimo Fiocchi. <strong>Scenografia</strong>: Gabriele Salvatores. <strong>Trucco</strong>: Manilo Rocchetti. <strong>Interpreti</strong>: Sergio Rubini (Antonio), Anita Caprioli  (Mara), Paolo Villaggio (dr.Cagnano), Claudio Ammendola (Antonio da giovane), Anouk Grinberg (madre di Antonio), Fabrizio Bentivoglio (Zio Nino), Tom Novembre (dr. Luca De Rosa), Angela Goodwin (Ciuta), Ruggero Dondi (dr. Calandra), Olimpia Di Maio (madre dr. Cagnano). Elisabetta Pellini (assistente dr. Di Rosa).</span></h6>
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		<title>Juan Goytisolo – Esiliato di qua e di là</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Vainieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 02:38:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni bonsai]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Vainieri]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 51]]></category>
		<category><![CDATA[Juan Goytisolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Juan Goytisolo, definito da Carlos Fuentes «il più importante romanziere spagnolo contemporaneo», è nato a Barcellona nel 1931. La sua forte opposizione al regime di Franco lo portà ad esisliarsi a Parigi, e nella capitale francese, soprattutto grazie alle conoscenze di Monique Lange, incontrò Luis Buñuel, Guy Debord, Albert Camus e Jean Genet. Quest&#8217;ultimo lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Juan Goytisolo, definito da Carlos Fuentes «il più importante romanziere spagnolo contemporaneo», è nato a Barcellona nel 1931. La sua forte opposizione al regime di Franco lo portà ad esisliarsi a Parigi, e nella capitale francese, soprattutto grazie alle conoscenze di Monique Lange, incontrò Luis Buñuel, Guy Debord, Albert Camus e Jean Genet. Quest&#8217;ultimo lo influenzò profondamente. Visse poi negli Stati Uniti, dove insegnò nelle università di San Diego, New York e Boston, infine a Marrakech. La sua opera romanzesca e saggistica è una delle più significative e anticonformiste della seconda metà del XX secolo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Mostro del Sentier, alter ego grottesco dell&#8217;autore, riappare in veste di defunto dopo essere stato vittima di un attentato terroristico nelle pagine del precedente romanzo (<em>Paesaggi dopo la battaglia</em>, 1982). Sospeso tra l&#8217;Aldiquà, un oltretomba virtuale, e l&#8217;Aldilà, ovvero il mondo dei vivi, cercherà di comprendere le ragioni di chi lo fece saltare in aria.<br />
Nel corso delle sue passeggiate cibernetiche, il protagonista entrerà in contatto con personaggi inverosimili e la navigazione virtuale diventerà la via per osservare lo stato della società contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Juan Goytisolo, con feroce ironia, mette a nudo  un mondo dove tutto si vende e si compra come a un&#8217;asta tra imbroglioni ludodipatici. I tentativi di indagare le ragioni del suo attentato e della sua esistenza si scontreranno con la finzione e le assurdità che lo circondano.</p>
<p style="text-align: justify;">Una suggestiva e dissacrante satira dei valori occidentali che non risparmia niente e nessuno.</p>
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		<title>Olga Braghina &#8211; Qui non puoi uscire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Olga Braghina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2022 02:28:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Verso Est]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Mirazchiyska]]></category>
		<category><![CDATA[Inkroci 51]]></category>
		<category><![CDATA[Olga Braghina]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>qui non puoi uscire da nessuna parte perché la distanza di tiro è troppo breve e dopo la pace la guerra prospera sul tuo corpo cerca tra coloro che sono come noi esclusi da ogni facoltà della verità storica indurita nella cenere del pensiero prendi questo cuore come prova che la vita non passa mai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>qui non puoi uscire da nessuna parte perché la distanza di tiro è troppo breve e dopo la pace la guerra prospera sul tuo corpo</p>
<p>cerca tra coloro che sono come noi esclusi da ogni facoltà della verità storica indurita nella cenere del pensiero prendi questo cuore come prova che la vita non passa mai senza lasciare traccia</p>
<p>qui non puoi uscire da nessuna parte perché i bambini disegnano i frutti dell&#8217;autunno sulle pareti imbiancate a calce, i fogli lucidi della sovrastruttura e la base, è qui che la granata colpirà i caldi raggi di luce come se fosse ancora primavera</p>
<p>qui non puoi uscire da nessuna parte perché il mondo è dipinto con il sangue e la carne delle ombre la guerra finirà un giorno e dove sarai allora</p>
<p>non c&#8217;è pace, cos&#8217;è? un&#8217;altra città resisterà</p>
<p>le persone felici usciranno dalle case contando sulla tela quanti di noi ancora sono rimasti</p>
<p>è quasi come l&#8217;amore per tutto ciò che può scomparire per tutto ciò che esiste solo un giorno come la farfalla dell&#8217;anima</p>
<p>il mondo ti ha fatto studiare al microscopio per vedere dove inserire l&#8217;ago per renderlo il più interessante possibile così disperdi nell&#8217;acqua il corpo, scorre con l&#8217;acqua l&#8217;anima raccoglie queste immagini perché è una buona idea per fare la differenza. sono troppo piccolo per proteggere il mondo questa è una guerra contro te stesso perché ci hanno diviso a metà</p>
<p>qui non puoi uscire da nessuna parte</p>
<p>non riconosciamo più questa città e non dovresti guardarti negli occhi, è uno specchio, è mentire, non sei ancora esistito lì dietro la tenda il mondo è un caldo ottobre come a primavera</p>
<p>qualcosa pulsa sotto la pelle come un tocco come il sangue del cuore che deve essere vivo altrimenti dove altro dovresti andare ora dopo la pace</p>
<p>imparerò di nuovo a disegnare per realizzare tutto</p>
<hr />
<p><em>Traduzione di Emilia Mirazchiyska e Valentina Meloni </em></p>
<hr />
<p>Testo originale:</p>
<p><strong>Ольга Брагина &#8211; звідси не вийти нікуди</strong></p>
<p>звідси не вийти нікуди бо відстань для пострілу надто коротка війна після миру навпомацки тіло своє</p>
<p>шукати поміж схожих нас відрахували з усіх вишів історичної правди вигартували в попілі сенсів візьми це серце як доказ життя не минає ось так</p>
<p>звідси не вийти нікуди бо діти малюють осінні плоди на білених стінах осяйні простирадла думок надбудова та базис сюди ось і влучить снаряд світла промені теплі немов ще весна так було</p>
<p>звідси не вийти бо світ намальований кров’ю та плоттю тіней війна закінчиться колись і куди ти потім</p>
<p>миру не існує що це таке це мальви ось цю пігулку вигодувала вовчиця отруйне тло тут буде інше місто</p>
<p>щасливі люди будуть виходити з будинків на холстині рахувати скільки нас ще залишилося</p>
<p>це майже кохання до всього що зникнути має до всього що тільки на день мов метелик душі</p>
<p>звідси не вийти нікуди світ спіймав роздивляється під мікроскопом куди цю голку вштрикнути щоб цікавіше було щоб у розчині борсатись тіло пливе за водою душа ці малюнки збирає бо мала вона що залишити мир це війна із собою бо навпіл розрізали нас</p>
<p>ми не впізнаємо більше це місто і в очі твої не дивитись це дзеркало бреше що ти існувала що там за фіранкою світ теплий жовтень весни</p>
<p>що пульсує під шкірою що це як доторк як кров із серця що має бути живим ще інакше куди ти тепер після миру</p>
<p>я ще навчусь малювати щоб справдилось все</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.inkroci.it/racconti-brevi/libri-dal-mondo/verso-est/olga-braghina-qui-non-puoi-uscire-poesia.html">Olga Braghina &#8211; Qui non puoi uscire</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.inkroci.it/racconti-brevi">Inkroci Magazine</a>.</p>
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