X

Chiara Daino – Siamo soli [morirò a Parigi]

“Siamo soli” è un romanzo che declina la solitudine, diviso in cinque parti (dis)simili e diseguali e denso di note autoriali, attraverso il quale il testo si fa ipertesto anche di relazioni, di eros mal corrisposto, di amore mal riposto.

Filosofeggiando tra rutilanti giochi di parole e rimandi continui, Chiara Daino si dimostra sacerdotessa della parola poetica, che riesce ad imprimere alla prosa esacerbandola di sensi e controsensi, di doppi sensi e sensi unici [la solitudine] senza mai banalizzare né fossilizzarsi nel ribadimento coatto tanto in uso: qui la parola danza di senso compiuto, guizzando creatrice inesausta tra i significati e le sensazioni del linguaggio, soffermandosi sulle pieghe e sulle piaghe delle solitudini con ferma e spietata lucidità, con sguardo ora compassionevole ora affilato nel denso magma dell’essere [soli].

Eruttiva come una sinfonia rock, compatta come un concept album, quest’opera riluce di densità stellare, dimostrandosi romanzo compulsivo virato seppia: Non c’è filo quando scrivo. Ne sei certo? O ti dai per vinto? Un po’ mi diverto, ma è rosso: è a cuore aperto –l’operazione sulla lingua. È senza veti. È sul mondo, senza veli.
È un libro da leggere d’un fiato che non si può comprendere in un fiato, ossigeno fluido di parole [pensieri, concetti, emozioni (in)esplorabili] che destano la coscienza e la reminiscenza. Un testo che qualcuno potrebbe ritenere poco digeribile e pesante: il lettore mi insulterà, per la complicanza; la critica padrona mi demolirà: «respinta!»; toccherà a qualche Poeta l’ultima postilla. Si tratta del peso specifico dell’ipersenso, solo in apparenza a tratti insensato: solo per chi si ferma [alla superficie].
Fiammeggiante groviglio ludico ma non illusorio, questo romanzo, che, come detto, a leggerlo tutto d’un fiato lascia senza fiato, è sublime di profondità esplorate ed effluvia il lettore di Pensiero e di pensieri; denso di citazioni, di cultura non parassitaria né esiziale (ma fondamenta su cui si erge la struttura tutta del racconto, fatta di canti e controcanti, di voci sovrapposte, di coscienze che si [de]lucidano e non retrocedono mai), riesce a frantumare la realtà ricomponendola in co-scienza, grazie anche all’uso e al rimpasto cosciente del riferimento. Senza evitare d’interrogarsi sul proprio scrivere e sullo scrivere, e dando risposte pervasive, fino a comporre un menabò dell’anima (inevitabilmente condannata all’abbandono e, dunque, alla solitudine). E la chiave di lettura non è nel finale, ma nell’ultima nota al testo: “La lezione [lectio difficilior] è: siamo soli. Voi brillate… Io sono esplosa.
Geniale e apodittico, il testo della Daino non è per chiunque ma è per tutti: perché tutti siamo soli.

Heiko H. Caimi: Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Ha collaborato con il notiziario “InPrimis” con la rubrica “Pagine in un minuto” e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli “Sdiario”. Ha pubblicato il romanzo “I predestinati” (Prospero, 2019) e ha curato le antologie di racconti “Oltre il confine. Storie di migrazione” (Prospero, 2019), “Anch'io. Storie di donne al limite” (Prospero, 2021), “Ci sedemmo dalla parte del torto” (con Viviana E. Gabrini, Prospero, 2022), “Niente per cui uccidere” (con Viviana E. Gabrini, Calibano, 2024) e “Trasformazioni. Storie dal pianeta che cambia” (con Giovanni Peli, Calibano, 2025). Svariati suoi racconti sono presenti in antologie, riviste e nel web.
Related Post