{"id":22406,"date":"2026-10-13T01:26:03","date_gmt":"2026-10-12T23:26:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/?p=22406"},"modified":"2026-10-13T10:41:55","modified_gmt":"2026-10-13T08:41:55","slug":"noam-chomsky-le-dieci-leggi-del-potere-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/featured\/noam-chomsky-le-dieci-leggi-del-potere-recensione.html","title":{"rendered":"Noam Chomsky \u2013 Le dieci leggi del potere"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Noam Chomsky analizza i meccanismi attraverso cui il potere economico e politico tende a concentrarsi nelle mani di una minoranza, svuotando progressivamente la democrazia. In dieci \u201cleggi\u201d mostra come le \u00e9lite riducano la partecipazione popolare, plasmino l\u2019ideologia, ridisegnino l\u2019economia, indeboliscano solidariet\u00e0 e sindacati, condizionino politica e informazione e fabbrichino consenso, fino a marginalizzare i cittadini e ad accrescere le disuguaglianze favorendo il potere delle classi dominanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un modo molto semplice per neutralizzare un libro come questo: convincersi che parli solo degli Stati Uniti, non di noi. E in effetti Noam Chomsky parla degli Stati Uniti, della loro storia, delle loro istituzioni, di Wall Street, delle grandi corporation, delle campagne elettorali americane, della concentrazione della ricchezza e della progressiva perdita di potere politico da parte della maggioranza della popolazione. \u00c8 quindi possibile leggere <em>Le dieci leggi del potere<\/em> con un certo distacco, riconoscere la lucidit\u00e0 dell\u2019analisi, magari condividerne l\u2019indignazione, ma alla fine chiudere il libro rassicurandosi: s\u00ec, certo, in America; ma da noi non \u00e8 mica cos\u00ec!<br \/>\n\u00c8 proprio questo l\u2019alibi che vorremmo mettere in discussione. Perch\u00e9 ci\u00f2 che rende oggi questo saggio particolarmente inquietante \u00e8 la possibilit\u00e0 di utilizzare i dieci principi da lui individuati come altrettanti strumenti per leggere ci\u00f2 che, con modalit\u00e0 differenti e con qualche decennio di ritardo, sta accadendo anche in Italia e nell\u2019Unione europea.<br \/>\nCerto, USA, Italia e UE sono realt\u00e0 che differiscono per istituzioni, storia politica, sistemi elettorali, forme di welfare, relazioni industriali, peso dei sindacati, legislazione sociale eccetera; eppure le dieci leggi presentate da Chomsky descrivono i meccanismi che stanno agendo anche da noi, mostrandoci come il potere tenda a concentrarsi; come la concentrazione della ricchezza generi concentrazione politica e quest\u2019ultima produca condizioni favorevoli a un\u2019ulteriore concentrazione della ricchezza; come la democrazia possa essere progressivamente svuotata senza bisogno di abolirla; come il conflitto sociale venga depotenziato, il consenso costruito e il cittadino ridotto a spettatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chomsky parla esplicitamente di un \u201ccircolo vizioso\u201d, ed \u00e8 questa la figura retorica da tener presente durante tutta la lettura: ricchezza e potere non procedono parallelamente, ma si alimentano reciprocamente. Chi dispone di maggior ricchezza dispone di maggiori possibilit\u00e0 di incidere sulla politica; una politica maggiormente influenzata dalla ricchezza produce regole che tendono a favorire chi gi\u00e0 la possiede; l\u2019aumento della disuguaglianza accresce nuovamente la disparit\u00e0 di potere. Il circuito si autoalimenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiediamoci allora: quanto di ci\u00f2 che Chomsky descriveva come processo americano \u00e8 gi\u00e0 accaduto, o sta accadendo, nei nostri lidi e sotto i nostri occhi?<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proviamo a rispondere seguendo le dieci leggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima \u00e8 <strong>ridurre la democrazia<\/strong>. Ridurre, appunto, non abolire: \u00e8 una distinzione fondamentale. Le elezioni continuano a svolgersi, i parlamenti continuano a riunirsi, i cittadini conservano formalmente i propri diritti; tuttavia pu\u00f2 restringersi progressivamente il campo entro il quale l\u2019esercizio di quei diritti riesce a modificare le decisioni fondamentali. Sempre pi\u00f9 scelte vengono presentate come necessit\u00e0: \u201clo chiedono i mercati\u201d, \u201clo impongono i conti\u201d, \u201clo esigono i trattati\u201d, \u201clo richiedono gli investitori\u201d, \u201clo pretende la competitivit\u00e0\u201d, \u201clo determina la situazione internazionale\u201d. La parola decisiva \u00e8 sempre la stessa: \u201c\u00e8 inevitabile\u201d.<br \/>\nUna democrazia incomincia a impoverirsi quando aumenta il numero delle questioni sulle quali al cittadino viene spiegato che, in realt\u00e0, non c\u2019\u00e8 nulla da decidere. Si pu\u00f2 votare per governi diversi, purch\u00e9 alcune direttrici fondamentali restino fuori discussione. Il perimetro della democrazia rimane apparentemente intatto, mentre si restringe quello del possibile. Ed \u00e8 esattamente il conflitto individuato da Chomsky: da una parte la spinta popolare ad allargare gli spazi democratici, dall\u2019altra la tendenza delle \u00e9lite economiche e politiche a contenerli. Cambiano gli strumenti, non il principio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda legge \u00e8 <strong>plasmare l\u2019ideologia<\/strong>. Anche qui la forma europea \u00e8 meno brutale di quella americana descritta nel libro, ma il meccanismo \u00e8 perfettamente riconoscibile. Il risultato pi\u00f9 efficace di un\u2019ideologia non consiste nel convincerci che sia giusta, ma nel convincerci che non sia affatto un\u2019ideologia, che sia semplicemente \u201cla realt\u00e0\u201d.<br \/>\nIl mercato non fa altro che \u201creagire\u201d, mica decide per noi; la finanza si limita a \u201cmandare segnali\u201d, non si permetterebbe mai di esercitare pressioni; i governi decidono di ridurre la spesa solo perch\u00e9 \u201cnon ci sono le risorse\u201d; la privatizzazione non \u00e8 altro che una \u201cmodernizzazione\u201d, la deregolamentazione una \u201csemplificazione\u201d e la precariet\u00e0 \u201cflessibilit\u00e0\u201d; la concorrenza \u00e8 semplicemente una condizione naturale dell\u2019esistenza. Persino parole politiche come \u201cuguaglianza\u201d e \u201credistribuzione\u201d vengono frequentemente messe sulla difensiva, come se fosse chi le pronuncia a dover dimostrare la propria ragionevolezza, mentre l\u2019accumulazione privata della ricchezza viene trattata come il risultato spontaneo e dunque neutrale dell\u2019economia.<br \/>\nQuesto significa plasmare l\u2019ideologia: stabilire preventivamente quali idee siano realistiche e quali estremiste, quali responsabili e quali demagogiche, quali possano essere discusse e quali debbano essere escluse prima ancora che la discussione cominci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza legge \u00e8 <strong>ridisegnare l\u2019economia<\/strong>. E diventa molto pi\u00f9 difficile sostenere che \u201cda noi non \u00e8 cos\u00ec: finanziarizzazione, privatizzazioni, liberalizzazioni, delocalizzazioni produttive, esternalizzazioni, indebolimento del lavoro contrattualmente stabile, crescente trasferimento di potere dal lavoro al capitale, con intensit\u00e0 e cronologie differenti, sono fenomeni che hanno attraversato anche l\u2019Europa e l\u2019Italia. E il risultato \u00e8 misurabile: alla fine del 2025 il 10% pi\u00f9 ricco delle famiglie italiane possedeva il 60,6% dell\u2019intera ricchezza netta del Paese; alla met\u00e0 meno abbiente delle famiglie restava il 7,2%. Non \u00e8 un dato prodotto da un centro studi anticapitalista: \u00e8 della Banca d\u2019Italia, che rileva anche come la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza sia ulteriormente aumentata rispetto all\u2019anno precedente.<br \/>\nUn sistema economico pu\u00f2 produrre spontaneamente concentrazione e, una volta raggiunto un certo livello, la concentrazione economica comincia a tradursi in differenza di potere. \u00c8 esattamente il circuito descritto da Chomsky. Nel caso italiano c\u2019\u00e8 poi un dato che rende particolarmente evidente lo spostamento dei rapporti di forza: secondo l\u2019OCSE, l\u2019Italia ha registrato la maggiore perdita di salari reali fra le principali economie dell\u2019organizzazione, che all\u2019inizio del 2025 erano ancora inferiori del 7,5% rispetto all\u2019inizio del 2021. Il lavoro ha perso terreno nella distribuzione della ricchezza e nella capacit\u00e0 di contrattare la propria parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quarta legge: <strong>scaricare i costi<\/strong>. Chomsky descrive uno dei meccanismi pi\u00f9 elementari del capitalismo contemporaneo: privatizzare i benefici e trasferire altrove, quando possibile, i costi. Sullo Stato, sui lavoratori, sull\u2019ambiente, sui consumatori, sulle generazioni future.<br \/>\nIl principio \u00e8 diventato talmente abituale da risultare quasi invisibile: se un\u2019attivit\u00e0 produce profitti, quei profitti appartengono legittimamente a chi possiede l\u2019impresa; se produce conseguenze sistemiche insostenibili, improvvisamente la collettivit\u00e0 torna indispensabile. L\u2019abbiamo visto con i salvataggi finanziari, con le crisi industriali, con i costi delle bonifiche ambientali, con settori sostenuti attraverso incentivi, garanzie e infrastrutture pubbliche, mentre i rendimenti rimangono privati.<br \/>\nNon \u00e8 neppure necessario attribuire una particolare malvagit\u00e0 ai protagonisti: se il sistema premia chi riesce a esternalizzare i propri costi, l\u2019impresa che lo fa si comporta razionalmente. \u00c8 una prerogativa politica: chi decide quali costi possano essere scaricati sulla collettivit\u00e0 e chi abbia il potere sufficiente per impedirlo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quinta legge, <strong>aggredire la solidariet\u00e0<\/strong>, riguarda pi\u00f9 direttamente l\u2019identit\u00e0 europea. Proprio la solidariet\u00e0 \u00e8 stata uno dei fondamenti del modello sociale costruito nel nostro continente dopo la catastrofe della Seconda guerra mondiale: sanit\u00e0 pubblica, istruzione, previdenza, pensioni, assicurazioni sociali significano accettare di pagare anche per bisogni che in quel momento non sono i nostri. Chi \u00e8 sano finanzia l\u2019ospedale, chi non ha figli la scuola, chi lavora il sostegno di chi il lavoro lo ha perduto. Una societ\u00e0 esiste proprio perch\u00e9 non \u00e8 una somma di contratti individuali.<br \/>\nL\u2019attacco alla solidariet\u00e0 comincia dunque dal linguaggio. Il diritto diventa servizio, il servizio diventa costo, il cittadino diventa utente, poi cliente. Si domanda alla sanit\u00e0 pubblica quanto costa prima di chiedersi che cosa garantisce; all\u2019istruzione quanto rende; alla previdenza se sia finanziariamente conveniente. E mentre il servizio pubblico viene impoverito, chi pu\u00f2 permetterselo cerca sul mercato la soluzione individuale: assicurazione sanitaria, scuola privata, previdenza integrativa. Da quel momento avr\u00e0 sempre meno interesse a finanziare attraverso le tasse ci\u00f2 che ormai acquista privatamente.<br \/>\n\u00c8 un processo circolare: si indebolisce il pubblico, e il peggioramento del pubblico spinge verso il privato; la fuga verso il privato rende politicamente ancora pi\u00f9 semplice indebolire il pubblico.<br \/>\nNel 2025, nonostante decenni di crescita economica e tecnologica, 92,7 milioni di persone nell\u2019Unione europea \u2013 il 20,9% della popolazione \u2013 risultavano a rischio di povert\u00e0 o di esclusione sociale. E nel 2024 l\u20198,2% delle persone che lavoravano nell\u2019UE risultava a rischio di povert\u00e0. Avere un lavoro non garantisce pi\u00f9 neppure di sottrarsi alla povert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sesta legge: <strong>controllare i controllori<\/strong>. L\u2019Europa possiede strumenti di regolamentazione pi\u00f9 robusti di quelli statunitensi, ma Chomsky ci invita a guardare un gradino pi\u00f9 in profondit\u00e0: chi influenza coloro che stabiliscono le regole?<br \/>\nIl lobbying \u00e8 perfettamente legale e pu\u00f2 persino svolgere una funzione utile, fornendo ai decisori competenze e informazioni. Proprio per questo l\u2019Unione europea dispone di un Registro per la trasparenza che rende pubbliche le organizzazioni impegnate a influenzare legislazione e politiche europee e i relativi budget. Potrebbe essere una forma importante di controllo democratico, ma la trasparenza non cancella la disparit\u00e0.<br \/>\nUn\u2019associazione di cittadini, un sindacato, una piccola organizzazione ambientalista, una banca internazionale, un gigante tecnologico e una multinazionale farmaceutica possiedono formalmente lo stesso diritto di presentare le proprie ragioni alle istituzioni, eppure non dispongono delle stesse risorse economiche, tecniche, legali, comunicative e relazionali per farlo.<br \/>\nLa domanda di Chomsky rimane quindi intatta: quando una minoranza dispone di mezzi incomparabilmente superiori a quelli della maggioranza dei cittadini, chi controlla davvero chi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La settima legge \u00e8 <strong>l\u2019ingegneria delle elezioni<\/strong>. Qui il parallelo non pu\u00f2 essere letterale: il sistema americano di finanziamento della politica \u00e8 profondamente diverso da quello italiano ed europeo. Ma sarebbe ingenuo concludere che il problema non esista.<br \/>\nL\u2019ingegneria elettorale non consiste soltanto nel denaro versato direttamente a un candidato, ma anche nel controllo dell\u2019accesso alla visibilit\u00e0, nella personalizzazione della politica, nella trasformazione della campagna elettorale in marketing, nella selezione delle candidature da parte di apparati sempre pi\u00f9 ristretti, nella costruzione professionale dell\u2019immagine del leader e nella capacit\u00e0 economica necessaria per occupare lo spazio pubblico.<br \/>\nIn Italia, differenti sistemi elettorali hanno progressivamente limitato la possibilit\u00e0 dell\u2019elettore di scegliere direttamente i propri rappresentanti, affidando una parte sostanziale della loro selezione ai vertici dei partiti. Il cittadino sceglie all\u2019interno di un\u2019offerta che altri hanno preventivamente costruito, e quando la possibilit\u00e0 formale di scelta convive con la sensazione che qualunque scelta modifichi sempre meno le direttrici fondamentali, compare il fenomeno forse pi\u00f9 pericoloso per una democrazia: il disinteresse, con l\u2019abbandono delle urne elettorali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ottava legge: <strong>tenere a bada la plebaglia<\/strong>. L\u2019espressione \u00e8 volutamente brutale, perch\u00e9 brutale \u00e8 la concezione del popolo che Chomsky rintraccia nella storia delle \u00e9lite: una maggioranza di straccioni che dev\u2019essere tenuta adeguatamente lontana dai luoghi in cui si prendono le decisioni.<br \/>\nStoricamente, uno dei principali strumenti con cui questa maggioranza ha potuto esercitare un contropotere \u00e8 stata l\u2019organizzazione del lavoro: un lavoratore isolato possiede una capacit\u00e0 contrattuale minima; centomila lavoratori organizzati possiedono potere. Per questo Chomsky dedica tanta attenzione all\u2019attacco contro i sindacati.<br \/>\nIn Italia c\u2019\u00e8 una presenza sindacale assai pi\u00f9 forte di quella statunitense ed esiste una contrattazione collettiva molto estesa, ma sempre pi\u00f9 delegittimata: precarizzazione, appalti, subappalti, esternalizzazioni, false autonomie, lavoro discontinuo, piattaforme digitali e frammentazione delle carriere rendono sempre pi\u00f9 difficile costruire interessi collettivi. E soprattutto funzionano le divisioni: dipendente contro autonomo, pubblico contro privato, garantito contro precario, giovane contro pensionato, italiano contro immigrato, occupato contro disoccupato. \u00c8 il pi\u00f9 antico principio del potere: trasformare un conflitto verticale in cento conflitti orizzontali. Se chi sta sotto combatte contro chi gli sta accanto, difficilmente guarder\u00e0 verso chi gli sta sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nona legge \u00e8 <strong>fabbricare il consenso<\/strong>. Non significa immaginare un ministero della propaganda che ogni mattina distribuisca ai giornali le istruzioni da seguire e le veline da pubblicare. Sarebbe una concezione infantile del potere contemporaneo. Il sistema descritto da Chomsky \u00e8 molto pi\u00f9 sofisticato proprio perch\u00e9 pu\u00f2 funzionare senza ordini espliciti: propriet\u00e0 dei mezzi di comunicazione, dipendenza dalla pubblicit\u00e0, selezione delle fonti considerate autorevoli, accesso privilegiato alle istituzioni, necessit\u00e0 di produrre continuamente contenuti, concentrazione editoriale e rapporti economici sono filtri sufficienti a delimitare lo spazio entro il quale avviene la discussione. A questi se ne sono aggiunti altri che Chomsky poteva soltanto intravedere nelle dimensioni attuali: le piattaforme digitali hanno trasformato l\u2019attenzione in merce, e l\u2019algoritmo non deve necessariamente convincerci di qualcosa \u2013 basta che ci mantenga davanti allo schermo. Paura, indignazione, conflitto, scandalo e conferma dei nostri pregiudizi sono straordinari strumenti per riuscirci.<br \/>\nIl risultato paradossale \u00e8 una societ\u00e0 nella quale disponiamo di una quantit\u00e0 d\u2019informazioni senza precedenti e possiamo contemporaneamente essere sempre meno esposti a ci\u00f2 che contraddice la nostra visione del mondo. E il problema diventa ancora pi\u00f9 serio quando ci\u00f2 che deve essere costruito non \u00e8 semplicemente il consenso intorno a una misura economica, bens\u00ec intorno alla guerra.<br \/>\nL\u2019Unione europea si trova oggi di fronte a una minaccia reale: l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina ha riportato una guerra di grandi dimensioni sul continente e ha modificato radicalmente il quadro della sicurezza europea: \u00e8 il punto di partenza necessario di qualsiasi discussione seria, ma riconoscere questo fatto non obbliga ad accettare come inevitabile qualsiasi risposta venga proposta.<br \/>\nDal 2025 l\u2019Unione ha intrapreso un\u2019accelerazione militare senza precedenti nella propria storia. Il programma <em>ReArm Europe\/Readiness 2030<\/em> prevede di mobilitare fino a 800 miliardi di euro per la difesa; 150 miliardi vengono messi a disposizione attraverso lo strumento SAFE; la clausola di salvaguardia del Patto di stabilit\u00e0 consente agli Stati di aumentare la spesa militare creando fino a 650 miliardi di spazio fiscale aggiuntivo; vengono accelerati gli investimenti dell\u2019industria bellica e persino semplificate le procedure autorizzative per i progetti della difesa.<br \/>\nLa posizione ufficiale delle istituzioni europee \u00e8 chiara: armarsi maggiormente significa aumentare la deterrenza e quindi impedire la guerra. \u00c8 una posizione legittima, ma non \u00e8 una verit\u00e0 naturale, e soprattutto non pu\u00f2 essere sottratta alla discussione democratica, perch\u00e9 esiste anche la possibilit\u00e0 opposta: che una societ\u00e0 che organizza economia, industria, infrastrutture, bilanci pubblici e cultura politica intorno alla preparazione di un conflitto finisca per considerare quel conflitto non pi\u00f9 impensabile, ma possibile; poi plausibile; infine normale. Accettabile. Anzi, inevitabile.<br \/>\nLa questione non \u00e8 essere \u201cfilorussi\u201d o \u201cantioccidentali\u201d, formule che servono troppo spesso a interrompere la discussione invece di affrontarla, ma chi decide quale livello di rischio i cittadini europei debbano accettare, quali risorse debbano essere destinate alla preparazione militare, quale equilibrio debba esistere tra deterrenza e diplomazia e fino a qual punto l\u2019Europa debba prepararsi a uno scontro diretto con una potenza nucleare.<br \/>\nE quando per decenni ci \u00e8 stato spiegato che i vincoli di bilancio imponevano sacrifici, mentre improvvisamente centinaia di miliardi diventano mobilitabili per il riarmo, chiedere chi stabilisca le priorit\u00e0 non \u00e8 ingenuo pacifismo. E se decisioni di questa portata vengono progressivamente presentate come tecnicamente o geopoliticamente inevitabili, torniamo esattamente alla prima legge: <strong>ridurre la democrazia<\/strong>. E il cerchio si chiude.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decima legge, infatti, \u00e8 <strong>marginalizzare il popolo<\/strong>. \u00c8 la conclusione naturale delle nove precedenti e, non a caso, il capitolo con cui Chomsky termina il proprio percorso, che contiene gi\u00e0 molto di ci\u00f2 che potrebbe costituire una conclusione dell\u2019intero libro.<br \/>\nNegli Stati Uniti, gli studi di Martin Gilens e Benjamin Page citati da Chomsky mostrano una realt\u00e0 impressionante: le preferenze del cittadino medio hanno un\u2019influenza minima sulle decisioni politiche, mentre l\u2019influenza cresce con il reddito e con la forza dei gruppi economici organizzati. E dunque: quanto conta realmente il cittadino? Quanto riesce concretamente a incidere sulle decisioni che determinano il proprio lavoro, il proprio reddito, la propria salute, la propria vecchiaia, il proprio ambiente e persino la possibilit\u00e0 che il continente nel quale vive venga coinvolto in una guerra?<br \/>\n\u00c8 questo il punto d\u2019arrivo delle dieci leggi. La democrazia viene ridotta. L\u2019ideologia stabilisce ci\u00f2 che \u00e8 pensabile. L\u2019economia viene ridisegnata e concentra ricchezza. I costi vengono trasferiti verso il basso. La solidariet\u00e0 viene erosa. Chi stabilisce le regole subisce l\u2019enorme capacit\u00e0 di pressione degli interessi che dovrebbero regolare. La rappresentanza politica viene professionalizzata e allontanata dagli elettori. Il lavoro viene frammentato e indebolito. Il consenso viene costruito. Alla fine il cittadino scopre di avere conservato quasi tutti i propri diritti formali e di possedere sempre meno potere sostanziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente da noi non \u00e8 identico: l\u2019Italia conserva una Costituzione democratica e sociale, un servizio sanitario universalistico, una forte tradizione sindacale, istituzioni di garanzia, una societ\u00e0 civile vitale, e l\u2019Unione europea possiede sistemi di welfare e strumenti di regolazione assai differenti da quelli statunitensi, sarebbe ideologico negarlo, ma Chomsky non ci ha consegnato dieci fotografie degli Stati Uniti, bens\u00ec dieci teoremi del potere, che possono agire ovunque. E infatti quei teoremi stanno funzionando anche qui: la direzione \u00e8 riconoscibile.<br \/>\nLa concentrazione della ricchezza, l\u2019indebolimento del lavoro, la privatizzazione progressiva di ci\u00f2 che un tempo apparteneva alla sfera dei diritti, la subordinazione della politica a vincoli presentati come inevitabili, l\u2019influenza sproporzionata degli interessi economicamente pi\u00f9 forti, la trasformazione della comunicazione politica in marketing, la frammentazione sociale, la costruzione del consenso e l\u2019allontanamento del cittadino dalle decisioni fondamentali non appartengono pi\u00f9 a un\u2019America lontana: sono davanti a noi.<br \/>\nPer questo <em>Le dieci leggi del potere<\/em>, a dieci anni dalla sua prima pubblicazione, pi\u00f9 che apparire invecchiato \u00e8 diventato ancora pi\u00f9 attuale. Chomsky descriveva un processo che negli Stati Uniti aveva gi\u00e0 raggiunto uno stadio avanzato, e noi oggi possiamo osservare quelle stesse dinamiche svilupparsi nelle nostre societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resta da chiedersi: quanto il processo \u00e8 gi\u00e0 avanzato, quanto pu\u00f2 ancora avanzare e quanto tempo rimane prima che ci\u00f2 che continuiamo a considerare una degenerazione altrui venga riconosciuto per una trasformazione gi\u00e0 in corso delle nostre democrazie?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E resta ancora l\u2019ultima domanda, quella che nessuna analisi del potere pu\u00f2 permettersi di eludere senza trasformarsi in esercizio di rassegnazione; <strong>che fare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta \u00e8 gi\u00e0, almeno in parte, nel saggio di Chomsky.<br \/>\nIl potere da lui descritto \u00e8 enorme, ma \u00e8 il risultato di rapporti di forza costruiti dagli esseri umani e pu\u00f2 essere modificato modificando quei rapporti di forza. Del resto, quasi nessuna delle conquiste democratiche e sociali che oggi consideriamo normali \u00e8 nata dalla spontanea generosit\u00e0 di chi deteneva il potere, anzi: suffragio universale, diritti dei lavoratori, libert\u00e0 sindacali, welfare, emancipazione femminile, diritti civili sono stati conquistati perch\u00e9 persone che singolarmente possedevano pochissimo potere hanno imparato a esercitarlo insieme.<br \/>\n\u00c8 dunque necessario ricostruire ci\u00f2 che decenni di individualizzazione hanno demolito: organizzazione, associazionismo, partecipazione, sindacato, corpi intermedi, luoghi di discussione e di conflitto. Restituire al lavoro forza contrattuale. Difendere e ricostruire i servizi pubblici. Pretendere una trasparenza effettiva nei rapporti tra potere economico e decisione politica. Contrastare le concentrazioni economiche e informative. Sottrarre per quanto possibile la politica alla dipendenza dal denaro. Riportare all\u2019interno della discussione democratica tutto ci\u00f2 che viene presentato come inevitabile: economia, finanza, welfare, energia, politica estera, riarmo, guerra e pace.<br \/>\nE, soprattutto, recuperare un\u2019idea che abbiamo quasi dimenticato: quella di essere <em>cittadini.<\/em> Non clienti, non utenti, non consumatori, non spettatori o individui isolati messi in concorrenza gli uni con gli altri. Cittadini.<br \/>\nPerch\u00e9 la rassegnazione \u00e8 forse la pi\u00f9 efficace delle leggi, l\u2019undicesima, che Chomsky non ha numerato. Un potere che deve reprimere milioni di persone incontra un problema; ma un potere davanti a milioni di persone convinte che tanto non cambier\u00e0 mai nulla ha gi\u00e0 vinto senza nemmeno bisogno di reprimerle.<br \/>\nLa storia, fortunatamente, dimostra anche il contrario: ogni volta che qualcuno ha detto \u201cnon c\u2019\u00e8 alternativa\u201d, qualcun altro, prima o poi, l\u2019ha costruita, e senza chiedere il permesso.<br \/>\nLe dieci leggi di Chomsky spiegano molto bene come il potere riesca a perpetuarsi. Ma non dimostrano affatto che debba riuscirci per sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Noam Chomsky analizza i meccanismi attraverso cui il potere economico e politico tende a concentrarsi nelle mani di una minoranza, svuotando progressivamente la democrazia. In dieci \u201cleggi\u201d mostra come le \u00e9lite riducano la partecipazione popolare, plasmino l\u2019ideologia, ridisegnino l\u2019economia, indeboliscano solidariet\u00e0 e sindacati, condizionino politica e informazione e fabbrichino consenso, fino a marginalizzare i cittadini [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1057,"featured_media":22407,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[28,150],"tags":[180,12771,11738],"yst_prominent_words":[1535,4354,1654,3751,2474],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22406"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1057"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22406"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22406\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22408,"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22406\/revisions\/22408"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/media\/22407"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22406"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22406"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22406"},{"taxonomy":"yst_prominent_words","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-json\/wp\/v2\/yst_prominent_words?post=22406"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}